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“Cous Cous” di quinoa e pollo su prato di cicoria estiva

Ecco una ricetta d’Autore, a cura di Nadia Giani: semplice, veloce e gustosissima! Gli ingredienti selezionati sono ben bilanciati per una cena leggera ma ricca di nutrienti! Un “cous cous” che non è un vero cous cous: questa proposta è senza glutine perché interamente a base di quinoa!
… Per una super salute 😉

 

***Questa ricetta la trovi anche all’interno del manuale “Mangia Ascolta Amati” di Monica Montanaro – disponibile come PDF interattivo al link https://sellky.com/a/cpo e rientra nei consigli alimentari della 2 fase del protocollo***


Ingredienti per 4 persone

  • 350gr di petto di  pollo
  • 350gr di quinoa
  • 1 cipolla rossa
  • 350gr di cicoria estiva
  • 4 cucchiai ghee
  • 1 spicchio di aglio
  • Peperoncino di cayenna qb
  • Sale qb


Procedimento

  1. Mondare e pulire la cicoria: farla bollire 5 min in acqua salata.
  2. Scolare
  3. Cuocere la quinoa in acqua salata
  4. A fine cottura scolare
  5. Tagliare a cubetti sia petto di pollo che cipolla
  6. In una padella mettere 2 cucchiai di ghee  e far saltare il pollo per 5 minuti
  7. Aggiustare di sale e aggiungere la cipolla
  8. Finire la cottura per 2 minuti e aggiungere la quinoa
  9. Mescolare e lasciar riposare coperta
  10. Far saltare la cicoria, preventivamente strizzata e tagliata, in una padella con due cucchiai di ghee e lo spicchio d’aglio.
  11. Aggiungere il peperoncino e, se serve, sale.

 

Impiattamento d’Autore

Utilizzare un coppa-pasta abbastanza largo di diametro e disporre a strati nel seguente ordine:

  1. Primo strato: cicoria
  2. Secondo strato: Quinoa e pollo

Guarnire a piacere con semi di sesamo tostati!

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Tartare di salmone su letto di riso basmati alla curcuma

Ecco una ricetta d’Autore, a cura di Nadia Giani: semplice, veloce e gustosissima! Gli ingredienti selezionati sono sbilanciati sui grassi buoni – salmone rosso selvaggio – funzionali ad un corretto sviluppo e mantenimento delle facoltà mentali
E per una super salute 😉

 

***Questa ricetta la trovi anche all’interno del manuale “Mangia Ascolta Amati” di Monica Montanaro – disponibile come PDF interattivo al link https://sellky.com/a/cpo – e rientra nei consigli alimentari della 3 fase del protocollo***

 

Ingredienti per 4 persone

  • 250 gr di Riso Basmati
  • 350 gr salmone selvaggio
  • 2 lime
  • 40 gr di noci Brasiliane
  • 2 cucchiai di curcuma
  • 2 anici stellati
  • sale e pepe qb

 

Procedimento

Per il riso:

  1. Lavare sotto acqua corrente il riso fino a quando l’acqua non risulta perfettamente limpida
  2. Mettere a cuocere il riso con una quantità di acqua 2 volte superiore al volume del riso stesso
  3. Aggiungere un pochino di sale grosso e i 2 anici stellati
  4. Far cuocere a fuoco medio fino a quando tutta l’acqua non si è assorbita
  5. Aggiungere i 2 cucchiai di curcuma, mescolare e far raffreddare coprendo la pentola con un coperchio

Per il salmone:

Importante!

Se il salmone non è stato precedentemente abbattuto – chiedete al vostro pescivendolo, o leggete attentamente l’etichetta – dovete farlo voi o prima di consumarlo, per poi farlo scongelare al momento dell’utilizzo.

  1. Ridurre a questo punto il vostro salmone a cubetti piccoli
  2. Mettere in una ciotola e spremere sopra il succo dei due lime
  3. Aggiustare di sale e pepe e mescolare
  4. Tritare al coltello le noci brasiliane

 

Impiattamento d’Autore

Per l’impiattamento utilizzare un coppa-pasta seguendo quest’ordine:

  • Primo strato: di 1,5 cm di riso alla curcuma
  • Secondo strato: salmone
  • Terzo strato: spolverare sopra il trito di noci e a piacere una fogliolina di menta o finocchietto selvatico
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Petto di tacchino su un letto di zucca con abbraccio di radicchio

Ecco una ricetta d’Autore, a cura di Nadia Giani: semplice, veloce e gustosissima! Gli ingredienti selezionati sono ben bilanciati per un pasto gustoso, ma allo stesso tempo sano e ricco di nutrienti!
… Per una super salute 😉

 

***Questa ricetta la trovi anche all’interno del manuale “Mangia Ascolta Amati” di Monica Montanaro – disponibile come PDF interattivo al link https://sellky.com/a/cpo – e rientra nei consigli alimentari della 1 fase del protocollo***

 

Ingredienti per 4 persone

  • 350 gr di petto di tacchino
  • 1 cespo di radicchio trevigiano
  • 350 gr di zucca
  • 15 mandorle sgusciate e pelate
  • 2 cucchiai di di ghee
  • Paprika affumicata qb
  • Curcuma qb
  • Timo qb
  • Sale e pepe qb
  • Olio evo qb

 

Procedimento

  1. Accendere il forno a 180°
  2. Pulire la zucca e tagliarla a dadini
  3. Mettere la zucca in forno su una teglia ricoperta di carta forno e spolverare il tutto con un pizzico di sale e timo
  4. Far cuocere per circa 6/7 minuti
  5. Sfornare e spolverare di curcuma
  6. Tagliate a dadini il petto di tacchino
  7. Mondare il radicchio e dividerlo in 4 parti
  8. Far scaldare una griglia o una padella antiaderente
  9. Spennellare i 4 pezzi di radicchio con olio evo e far grigliare fino a quando non sono cotti
  10. Far saltare in una padella con due cucchiai di ghee il tacchino e aggiustare di sale e pepe. Dopo circa 7 minuti dovrebbe essere cotto e dorato
  11. Aggiungere una spolverata di paprica affumicata, mescolare e lasciar riposare
  12. Tagliare a lamelle le mandorle


Impiattamento d’Autore

Sui bordi interni del coppa pasta posizionare le foglie di radicchio in modo che formino “l’abbraccio” e disporre a strati gli altri ingredienti:

  • Primo strato: Zucca
  • Secondo strato: tacchino
  • Terzo strato: mandorle a lamelle
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Gestione Covid-19: Tolleranza alla frustrazione

Uno dei limiti o risorse che tutti noi stiamo sperimentando in questo periodo sia la carenza o, al contrario la presenza di “tolleranza alla frustrazione”.

Per tolleranza si intende la capacità di fra fronte in modo adattivo ad una frustrazione: reggere, accogliere e sapersi in qualche modo adattare.

Con frustrazione ci si riferisce invece al vissuto che proviamo quando le cose non vanno come vorremmo. Quando la realtà – noi, gli altri, il mondo – non è come la desideriamo, come abbiamo bisogno che sia, come riteniamo che debba essere. La frustrazione è quindi quello stato emotivo che può essere conseguente al mancato soddisfacimento di un bisogno, di un desiderio, di un obiettivo, di una speranza.

Come ogni dimensione e caratteristica umana non va tanto bene se è assente come pure se è presente in modo eccessivo. Ad esempio, una bassa tolleranza è indice di immaturità, del desiderio di soddisfare immediatamente i propri bisogni e porta quindi a frequenti e intense frustrazioni. Una tolleranza troppo alta costituisce un atteggiamento non adattivo perché può limitare le reazioni del soggetto, ci può rendere passivi: far restare fermi e porci quindi in un atteggiamento di eccessiva attesa.

Quest’emergenza Covid-19 – e il periodo che stiamo vivendo, con le relative misure imposte per la sua gestione – rappresenta una frustrazione, nel senso che molto probabilmente per nessuno rappresenta uno stato ideale, desiderato, voluto, scelto a braccia aperte! Contiene molti limiti, interferenze e a volte veri e propri impedimenti alla soddisfazione di molti nostri bisogni, desideri, obiettivi, speranze.
E anche solo alla nostra routine, abitudini, stile di vitaSi sta adattando meglio chi ha un’alta tolleranza alla frustrazione e quindi resilienza, peggio chi non ce l’ha o ne ha poca.

 

Ci si può allenare ad una maggiore tolleranza alla frustrazione?

 

Eccoo alcuni spunti “cognitivi” e altri più “comportamentali”: come sempre provate a sentire quelli che vi ispirano maggiormente e poi utilizzateli!

  • Quanto più ci accorgiamo di pensare a vari aspetti del nostro “nuovo” quotidiano come “ingiusti, sbagliati, non doveva andare così, non dovrebbe essere così”, “insopportabili e intollerabili”, “catastrofici e terribili”, tanto più la nostra tolleranza sarà basse e li vivremo male. Proviamo a cambiare le parole con cui li pensiamo, a descriverli in modo diverso, a rappresentarceli in modo differente, a usare altri colori per dipingerli.
    Come ci parliamo influenza come ci sentiamo e come ci comportiamo:
    cerchiamo quindi di parlarci in un modo utile a rendere questi aspetti meno difficili e insopportabili. Ad esempio se ci accorgiamo di pensare “Questo periodo è davvero durissimo, non posso tollerare di non poter ancora tornare alla mia vita di prima”, proviamo a capire che emozioni e azioni ci suscitano questi pensieri. Quindi, proviamo a trasformarli per aumentare la sopportabilità di questi aspetti del nostro presente e la nostra tolleranza ad essi.
    Qualche esempio: “Alcune cose che sto vivendo non mi piacciono proprio, ma altre non sono poi così male”, “Non avrei mai scelto di trascorrere queste settimane chiuso in casa, ma di certo c’è chi sta peggio di me”, “Non avrei voluto che questo accadesse, come probabilmente nessuno, ma spesso nella vita non siamo noi a decidere come ‘devono’ andare le cose”, “Più mi oppongo a questa situazione più mi starà stretta, mi conviene cercare di accettarla, come vedo che alcuni riescono a fare e come io stesso sono riuscito in passato riguardo ad alcune cose negative”.

  • Un’altra cosa che abbassa la tolleranza alla frustrazione è il concentrarsi tanto sugli aspetti negativi della situazione attuale, perdendo di vista che ce ne sono alcuni di neutri o finanche di positivi. Riusciremo a tollerare meglio le restrizioni vigenti se impariamo a gestire meglio il tempo in più che abbiamo per coltivare e fare ora cose che ci interessano o richiedono la nostra attenzione. Fosse anche riposare, rilassarsi, rallentare un po’. Oppure approfittare dello stare in casa con la nostra famiglia per curare le relazioni famigliari, fare alcune attività insieme, condividere alcuni momenti e lavori.

  • Una cosa che probabilmente facciamo in modo automatico è continuare a fare confronti tra la situazione attuale e quella passata: può essere più utile concentrarci sul presente senza fare troppi confronti, cercando di viverlo per come è, di focalizzarci sul qui ed ora. Se viviamo maggiormente il presente e meno il passato e il futuro riusciamo ad abbassare una quota della tristezza e dell’ansia che possono derivare proprio da un eccessivo sbilanciamento verso ciò che è stato “bello” e ora non è più. E verso ciò che di “brutto” forse potrebbe essere un domani.

  • Accettare sia quanto non dipende da noi cambiare sia i nostri limiti e difficoltà: rispetto a quanto non dipende da noi e non può essere modificato è davvero sano e utile cercare di accettare invece che irrigidirci, contrastare, opporci. Come pure accettare che in questo periodo siamo frustrati, che facciamo fatica ad adattarci, che siamo in difficoltà…. ad accettare. Quanta libertà ci arriva se lo ammettiamo con mente e cuore aperta! Se diamo per scontato che abbiamo dei limiti, che facciamo fatica, che alcune cose sì le stiamo subendo o le stiamo perdendo… saremo più liberi per agire su ciò che davvero dipende da noi e che realmente possiamo fare!
    Come trasportare dell’acqua con le mani: se stringiamo troppo perché non vogliamo perderne nemmeno una goccia…. finiamo con il perderla tutta! Se invece siamo più morbidi e accettiamo, mettiamo in conto, partiamo già dal presupposto che un po’ di acqua uscirà… probabilmente ne salveremo di più…

  • Un ultimo suggerimento per aumentare la nostra soglia di tolleranza alla frustrazione è quello di focalizzare la nostra attenzione ed energia sul problem solving, ovvero su “cosa posso fare io”? Essere troppo orientati sul problema a volte non ci permette di rivolgere mente e braccia verso le soluzioni.
    Essere troppo intenti a pensare, ragionare, riflettere, a volte ci fa trascurare l’agire, il fare.
    Lottare perché le cose non siano così o non dovrebbero essere colà ci impedisce di percorrere la strada a volte più proficua dell’accettare ciò che non dipende da noi e focalizzarci su ciò che invece è in nostro potere.
    Chiediamoci quindi:
    “Cosa posso fare io oggi? Come posso organizzare io al meglio i prossimi giorni, tenendo conto che questa è la situazione? Per quello che dipende da me come posso sentirmi attivo? Cosa posso decidere perché sta a me farlo, nonostante diverse cose non posso deciderle io?”
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Pollo al lime e zenzero

Ecco una ricetta facile, veloce, leggera… e ricca di gusto!
Mangiare sano è importante, mai come in questo momento. Ora, oltre alla qualità è opportuno fare attenzione anche alle quantità perché ci muoviamo meno.

Quindi ecco una ricetta a base di pollo pronta in 10 minuti , previa marinatura di 1 ora. Mentre il pollo riposa potete preparare un contorno: io consiglio batate a forno.

Ingredienti per 4 Persone

  • 350gr di petto di pollo
  • 2 lime
  • 1 radice di zenzero
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cucchiaio raso di ghee o olio evo
  • sale e pepe rosa in grani qb
  • 1 cucchiaio raso di farina – opzionabile!
  • 1 manciata di prezzemolo o coriandolo ( io preferisco coriandolo)


Procedimento

Tagliare il petto di pollo a cubi e riporlo in una ciotola. Spremere nella ciotola i due lime, aggiungere lo zenzero pelato e tagliato a fettine sottili e i grani di pepe rosa.
Lasciare marinare in frigo coperto da pellicola per un’ora.

Marinatura

Scolare il pollo dalla marinatura, asciugarlo con carta da cucina – lasciando la marinatura da parte.

Cospargere i bocconcini di pollo di farina.

In una padella far rosolare il ghee – o l’olio evo – e aggiungere i bocconcini di pollo facendoli cuocere a fuoco vivace per circa 7/8 minuti.

Ora aggiungere la marinatura, regolare di sale e far cuocere a fuoco medio per altri 7/8 minuti.
Se necessario aggiungere un pò di acqua.

E per finire… impiattare e cospargere con il trito di prezzemolo o coriandolo.

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5G: tutto quello che ancora non sai, e devi assolutamente sapere

 

Ci spacciano questo 5G come la più grande innovazione “da e per” il futuro: ma tu, quanto e cosa sai su questa tecnologia di “quinta generazione”?
Iniziamo con il chiarire una volta per tutte di cosa si tratta, e quali sono i reali rischi per la salute. Per farlo abbiamo scambiato due chiacchiere con due ingegneri di tutto rispetto: Alessio Angeleri e Angelo Rossiello, di Evolutamente.it, il portale per eccellenza dello stile di vita evoluzionistico.

Alessio, ci spieghi in maniera semplice – per chi ancora non lo sapesse – cos’è il 5G?

Il 5G rappresenta la quinta generazione del mondo wireless, che si prepone l’obiettivo di fornire una piattaforma efficiente – altissima velocità, ridotto consumo energetico, minore latenza, alta densità – in grado di realizzare il famoso progetto “Internet of Things”, una digitalizzazione globale a livello planetario volta a operare su tutti i livelli della nostra quotidianità.
Le bande di frequenza al momento previste nel nostro Paese sono: 694-790 Mhz, 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz, con la necessità di un elevatissimo numero di ripetitori e della rimozione di eventuali barriere naturali (alberi).

 

E come interferiscono con la nostra attività cerebrale le onde a bassa, ma costante intensità di questa tecnologia?

I negazionisti, a causa della totale ignoranza in biofisica o per evidenti conflitti di interesse, pongono l’accento sulla capacità di ionizzazione o sugli effetti termici della radiazione elettromagnetica, trascurando totalmente il fatto che il contenuto energetico del segnale (legato alla frequenza) e la potenza di emissione, rappresentano solo la metà della storia. Infatti, alcuni trial ed evidenze epidemiologiche, mostrano chiaramente come una continua esposizione a segnali ‘deboli’ e a scarso contenuto energetico, sia molto più dannosa rispetto a una breve esposizione ad una fonte di radiazioni altamente ionizzanti.
Questo perché i dispositivi con cui lavoriamo operano nel bel mezzo di ‘finestre biologiche’ fondamentali per i processi biochimici dell’organismo. Entrando in risonanza con le biomolecole, infatti, esse sono in grado di interferire con i processi cellulari.
Le nostre biomolecole, infatti, in maniera del tutto analoga ai nostri telefoni, tablet e pc: ricevono delle vere e proprie ‘istruzioni’, e questo avviene non solo a livello cerebrale, ma in tutto l’organismo.
Inoltre le modulazioni digitali creano rumore distribuito su una larga banda di frequenze, che è la componente elettromagnetica più biologicamente attiva. Ci tengo a ricordare che non è solo il 5G ad interferire, ma anche tutte le altre piattaforme per la telefonia mobile (3G, 4G), Wi-Fi, Bluetooth, e anche l’elettricità sporca nelle nostre case. Tutte sono in grado di provocare permeabilità delle membrane cellulari, con la conseguente depolarizzazione.
Il 5G, a causa della capillarità dei ripetitori e del tipo di trasmissione dei dati, va solo ad esacerbare problematiche già esistenti con le vecchie tecnologie.

Angelo, quali sono i rischi reali e concreti di questa nuova “tecnologia di quinta generazione”?

I rischi del 5G sono ben più importanti di quelli delle tecnologie precedenti. Oltre 20.000 studi condotti da ricercatori molto bravi e famosi ci dicono che le onde elettromagnetiche possono interferire con l’acqua di cui siamo composti per circa il 70% in volume (99% sul numero delle molecole).
Tutte queste interferenze possono provocare (o esacerbare):

  • stress ossidativo – che abbassa le nostre difese immunitarie
  • Problemi al corretto funzionamento dei canali di calcio creando o esacerbando permeabilità di barriera – per esempio intestinale e cerebrale
  • Favorire alcuni tipi di tumore
  • Favorire un impoverimento della qualità e della morfologia dello sperma maschile – alcuni studi su cavie sono emblematici in tal senso
  • altri problemi ben dimostrati possono esserci nella omeostasi del glucosio – diabete e sindrome metabolica
  • problemi all’emoglobina – e peggiorare il trasporto del prezioso ossigeno ai tessuti
  • l’esposizione eccessiva ai telefonini può diminuire e compromettere in modo estremamente significativo la produzione di melatonina da parte della pineale – con problemi di insonnia, problemi neurologici, diminuita capacità naturale antiossidante
  • resistenza agli antibiotici

E tanto tanto altro che approfondiremo nel nostro prossimo libro dal titolo “Beyond Longevity”, offrendo possibili ed economiche soluzioni. Speriamo di pubblicarlo a settembre prossimo. Molte di queste soluzioni sono già sono esposte nel mio libro Insonnia. Il male del nuovo secolo”.

Inoltre diamo soluzioni con consulenze specifiche sulla persona, case, uffici, palestre… Infine facciamo corsi di “Rudimenti di Light Training” lungo tutto lo stivale.



Alessio, si ipotizza possa esserci un chiaro collegamento tra 5G e viralità di Covid-19. Come stanno realmente le cose?

Sicuramente le onde elettromagnetiche non native (non solo il 5G), pur non essendone la causa diretta, possono contribuire in modo consistente all’infezione.
Questo perché interferiscono con il sistema immunitario e provocano permeabilità delle membrane cellulari, favorendo la replicazione virale.

 

Angelo, c’è qualcosa che possiamo fare concretamente per opporci a questa tecnologia di ultima generazione?

Le strade sono sostanzialmente 2: la prima è continuare, da parte di chi non è allineato ai diktat mainstream che spingono sempre più violentemente verso l’uso di queste tecnologie, a fare controinformazione come stiamo facendo da molti anni a questa parte con il nostro blog, presentando incessantemente gli ultimi studi in materia. Con questa controinformazione si spera in qualche modo – diretto o indiretto – di sensibilizzare sindaci e tutte le autorità politiche. E riuscire magari a bloccare il progetto nell’attesa che dati sui pericoli alla salute pubblica possano essere chiariti una volta e per tutte.
Considera pure che l’inquinamento elettromagnetico non è come quello atmosferico che spesso si vedeÈ totalmente invisibile all’occhio umano ed animale.
Un’altra strada che possiamo tutti percorrere sin da ora è quella di utilizzare metodi proattivi per proteggersi. Può essere di grande aiuto seguire i nostri corsi, informarsi ed applicare su se stessi e sui propri cari alcune delle semplici strategie di biohacking che proponiamo. Per esempio praticare earthing o prendere il sole con precise modalità. Oppure migliorare la qualità del sonno. Sono tutte strategie atte a dare un sollievo momentaneo al nostro fisico e dare tempo per rinforzarsi/rigenerarsi e resistere nel tempo diventando resiliente.
Lasciami dire che con i nostri strumenti di misura troviamo ovunque situazioni allarmanti persino con tecnologie 4G con valori ben al di sopra persino di quanto stabilito dalla legge che, in Italia, è tra le più stringenti al mondo. Pensa che il limite stabilito dall’OMS è di 61 V/m, mentre in Italia è di 6V/m seppur attaccato e rivisto, non nel suo valore medio, nel corso delle legislature che si sono succedute dal primo decreto legge. Gli studi invece di parlano di un limite sicuro di 0,2 V/m.



Angelo, Alessio… l’installazione del 5G ovunque significa in realtà molto di più: dove inizia e dove finisce la perdita dell’identità a favore di un pensiero unico comune?

L’internet delle cose, con il quale praticamente tutto – dal collare del cane, alle scarpe da running, ai pannolini dei bambini – sarà connesso, avrà un incredibile potenziale in termini di violazione della privacy e di controllo delle masse.
La capacità della rete 5G permetterebbe di controllare ogni nostra singola azione; e questo non è affatto frutto di manie paranoiche, basta osservare quello che sta avvenendo in Cina, dove la popolazione è già pienamente immersa in questo tipo di scenario.
Come? Qui da noi c’è la democrazia? Tanti Auguri…

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Gestione del Covid-19: Come sopravvivere alla noia

Oggi sono felice di trarre e condividere alcuni spunti di riflessione ispiratimi da un articolo della collega Albanese Marzia, che credo di possibile aiuto per tutti.

In queste settimane praticamente tutti ci stiamo imponendo dei cambiamenti rispetto alle nostre routine e abitudini, cosa che ci pone di fronte alla necessaria ristrutturazione di tante cose, sia “concrete” che “mentali”.
Qualche esempio?
La gestione del tempo, degli spazi in casa, del lavoro /non lavoro, delle relazioni con i famigliari con cui stiamo e degli altri che non frequentiamo più, della spesa, del tempo di solitudine.
E, soprattutto, il rivalutare ciò che è più importante e ciò che invece non lo è.

Come sempre questa ristrutturazione richiede tempo e “lavoro”, anche mentale, che ognuno di noi affronterà a suo modo, con i suoi tempi, con i suoi scopi e risultati personali e specifici.
“Lavoro mentale” significa soprattutto modificazione dei pensieri, chiavi di lettura, credenze che sono alla base dei nostri comportamenti e dei nostri stati d’animo: molti di essi sono automatici e inconsapevoli, ma altrettanti possono essere volontari e ragionati/scelti.

Per qualcuno prevarrà – prima o dopo o per lo più – il vedere in questa situazione soprattutto minaccia e pericolo, e allora vivrà il momento con molta paura e preoccupazione, ansia e panico.
Per qualcun altro si attiverà una lettura di quanto sta accadendo soprattutto come perdita, privazione, fine, impossibilità di… e allora l’emozione prevalente sarà la tristezza.
Qualcuno invece attraverserà il periodo con uno stato d’animo più rabbioso, qualora percepisse in questa situazione un’ingiustizia, un torto subito, un danno ricevuto.

Cosa fare?

Proviamo a chiederci:

  1. quali emozioni prevalenti sto provando e perché (= cosa vedo di questa situazione, cosa ne colgo in particolare, che significato le attribuisco, che spiegazione ne do). Possiamo scrivere le nostre osservazioni;
  2. come vorrei riuscire a vivere questo periodo? Cerchiamo di individuare quali riflessioni, sguardi, considerazioni aiuterebbero quello stato d’animo, nutrirebbero quei sentimenti.
  3. proviamo a coltivare questi sguardi maggiormente, volutamente, intenzionalmente, come un allenamento, facendo ciò che ci può permettere di consolidarli e viverli, agendo in base ad essi.

Un esempio?
Sto vivendo la reclusione in casa con nervosismo e frustrazione e vorrei viverla invece con maggiore accettazione e tranquillità.
Provo a chiedermi:
“Quali atteggiamenti e sguardi mi creano nervosismo, e quali sosterrebbero invece una maggiore accettazione e tranquillità?”
“Cosa posso fare per andare in quella direzione, per allenare quei pensieri e quegli stati d’animo che credo mi farebbero stare meglio?”

“Quali azioni, comportamenti posso provare a fare di più o di meno?”
“Cosa posso ridurre e cosa aumentare nella mia giornata?”


Proviamoci!

 

Ulteriore riflessione

Nel nostro tempo vige un’ideologia “emozionalista”, che assegna un predominio valoriale e sociale solo alle “emozioni forti”, a scapito invece delle forme più sfumate del sentimento e della dimensione contemplativa della vita.
In questa “cultura” il tempo diviene una cosa da riempire, meglio se super-imbottire, di tante cose e di cose “forti”.
Spesso non c’è tempo né valore dato alla noia, all’attesa, al vuoto, all’ascolto, alla riflessione, al deserto, alle pause, alla solitudine, alla lentezza…

Ecco, quindi, che quando ci manca il fine del nostro agire (produrre qualcosa, ad esempio emozioni), si fa spazio quella sensazione di “vuoto e inutilità” ed è qui che nasce la noia. La noia che tanto temiamo, che fa assumere alle nostre giornate quella forma lineare che così poco ci piace, quella sorta di “nebbia”, quella sensazione di “sterilità”. Noia da cui vorremmo scappare, per cui vorremmo uscire di casa e riprenderci la vita di prima, forse anche “più” di prima.

In questo periodo tutte le restrizioni che dobbiamo vivere ci predispongono verso giornate più vuote, meno sensazionali, meno produttive, più lente e nello stesso posto e con le stesse persone (o da soli)… situazione che può essere un problema/rischio… ma anche un’occasione/opportunità…

 

Soluzioni

Ramón Gómez de la Serna diceva che “se si potesse sfruttare la noia disporremmo della più potente fonte di energia”.
Allora forse la sfida è di provare non tanto o non solo ad evitare la noia, la solitudine, il silenzio, a riempirlo di altro, a coprirlo, ma ad accogliere questi vissuti, a riconoscere loro un valore! 

Chiediamoci ad esempio:
“A cosa serve la noia?”
Cosa posso imparare dal silenzio?”
Cosa mi può insegnare la solitudine? Cosa posso scoprire se rallento?


Ad esempio facciamo  sedere la noia accanto alle altre emozioni, lasciamo che occupi i suoi spazi, occupi il nostro tempo. La noia serve: a liberare la mente, a rafforzare attenzione e creatività, a lasciare depositare quanto abbiamo ascoltato/visto, a guardarci attorno e dentro, a valutare come poter rivalorizzare il tempo…
Ed è anche così che capiamo che cosa, forse, ha valore per noi.

Anche in questo caso, insomma, oltre a cercare di uscire da una situazione che non ci piace possiamo “provare a starci dentro”, per conoscerla meglio e imparare a temerla e rifuggirla meno, ad abitarla con minor disagio, a viverla con minore intolleranza e maggior capacità.
Ad accettarla…

Allego infine uno schema dell’associazione Casa per la pace di Milano, molto utile in questo periodo: proviamo a lasciarci ispirare, per uscire dalla “zona di paura” dentro cui magari siamo e incamminarci verso la zona di apprendimento” e “di crescita… Buon cammino!

 

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Crema di cacao e Ghee

Ecco una ricetta davvero sfiziosa tuttavia super sana! La crema di cacao e Ghee è un prodotto venduto in America ma difficilmente reperibile in Italia.
Tuttavia è molto semplice da preparare in completa autonomia a casa. È necessario munirsi di Ghee – possibilmente grass fed – cacao puro, pasta di cacao al 100%, e perché no, degli avanzi delle uova di Pasqua, purché siano di cioccolato fondente almeno all’85%!

Ingredienti

  • 200 gr di Ghee – possibilmente grass fed, ovvero da animali allevati esclusivamente ad erba e fieno!
  • 100 gr di Pasta di cacao 100% – ottima quella Ecor, reperibile nei supermercati biologici
  • 100 gr di avanzi di cioccolato fondente almeno 85% delle uova di Pasqua
  • 80 gr di cacao amaro biologico 

 

Procedimento

È davvero di una semplicità spiazzante!
In una pentola a fuoco medio lento unisci Ghee, pasta di cacao, avanzi delle uova di Pasqua e cacao amaro biologico.

Sciogli il tutto mescolando di tanto in tanto con un mestolo di legno.

Una volta sciolto e amalgamato alla perfezione il tutto, riponi in un vasetto e lascia riposare per almeno mezz’ora senza coperchio in un luogo all’ombra, lontano da fonti di calore e/o luce.

Dopodiché riponi il vasetto con relativo coperchio in frigo per almeno un paio d’ore.

Togli dal frigo: et voilà!
La tua crema spalmabile super sfiziosa e super sana è pronta!
Da conservare fuori dal frigo lontano da fonti di luce e calore.

Ora puoi usarla come meglio credi;)

Spunti in cucina

È ottima anche per colazione: un cucchiaino nel caffè ti dà lo sprint giusto per iniziare la giornata perché ti fornisce grassi buoni di altissima qualità… con gusto!

È strepitosa durante l’arco della giornata come spezzafame: essendo completamente realizzata con grassi buoni d’alta qualità, aiuta a tenere lontani i morsi della fame e assicura più sazietà a lungo.
Ebbene sì: la magia dei grassi😉

 

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Gestione Covid-19: Paura e lutto

Ecco qualche riflessione e spunto operativo su due condizioni in cui possiamo trovarci, esserci trovati, o ci potremo trovare nelle prossime settimane e mesi riguardo alla pandemia in atto. Paure e preoccupazioni specifiche sulla malattia, lutti e perdite per Corona virus.

Paura del contagio per sé/propri cari

Ormai è chiaro a tutti che questa malattia è davvero seria e comporta scenari gravi:

  • per facilità e velocità di contagio
  • per espansione ed onnipresenza nel mondo di contagi e morti
  • per sintomi che possono essere anche molto pesanti, in particolare per l’apparato respiratorio, e che richiedono ricoveri in ospedale in terapia intensiva per un numero di persone cheva oltre la capacità di accoglienza e cura degli ospedali. Questo porta inevitabilemente a non riuscire a curare tutti coloro che ne avrebbero bisogno – e che si potrebbero probabilmente salvare se curati con adeguate attrezzature, personale e medicinali
  • per sintomi che possono anche non esserci (asintomaticità) o essere molto blandi e quindi venire sottovalutati: molte persone possono essere contagiose e contagiare senza saperlo, quindi potenzialmente potremmo correre il rischio di ammalarci con ogni contatto – qualora non ci proteggiamo con le misure indicate
  • perché il periodo di incubazione, contagiosità e durata dei sintomi non è breve – è di diverse settimane!
  • ovviamente perché non esiste ancora un vaccino e i tempi stimati per produrlo sono di circa un anno-un anno e mezzo

Questi sono i dati di realtà.

Non possiamo sottovalutare questo virus, non possiamo permettercelo proprio, né per noi né per gli altri. Tuttavia nemmeno dobbiamo viverlo travolti dall’ansia e dal panico.

Questa deriva è sicuramente possibile e molto probabile in queste settimane, poiché Covid-19 ha alcune delle caratteristiche che ci provocano ansia e panico:

  1. senso di minaccia futura vaga e incerta (ansia)
  2. senso di minaccia incombente/in atto (panico), senso di costrizione, di oppressione e non scelta
  3. senso di limitazione di libertà e diritti (reali o presunti), di imprevedibilità e incertezza, di non controllo
  4. impossibilità/difficoltà di fare previsioni su varie conseguenze anche a medio/lungo termine

Per mantenere una ragionevole, sana e gestibile preoccupazione cerchiamo tutti di attivare ciò che possiamo/dipende da noi (questo ci dà potere, senso di controllo, gestione, scelta, libertà). Ciò che ci dà un senso di continuità con noi stessi e con la nostra routine di prima, o addirittura di possibilità e scoperta.
Possiamo ad esempio rispettare e far rispettare le regole di igiene e di comportamento, abitudini, alimentazione indicate.

Possiamo informarci solo da fonti sicure e competenti e non stare sempre alla televisione o incollati ai social 24 ore su 24: cerchiamo di non occuparci (= informarci, pensare, parlare) solo del virus!
Meglio concentrarci su ciò che possiamo fare, ciò che è in nostro potere e dipende da noi. Cerchiamo di accettare il fatto che non tutto dipende da noi e su tante cose non possiamo controllare e avere la sicurezza del 100%.

Inoltre se è vero che per molti tanto è cambiato nelle nostre giornate è altrettanto vero che non tutto è cambiato e non tutto è cambiato in senso peggiorativo!

Lutto per morte di famigliari/amici da Corona virus

Purtroppo molti di noi conoscono o conosceranno amici o famigliari, conoscenti o persone care e vicine che si sono ammalate/ammalano/ammaleranno e che sono morte/stanno morendo/moriranno

Alcune delle caratteristiche del ricovero, della morte e del dopo morte legate al Covid-19 sono tali per cui rendono davvero difficile un processo di lutto “fisiologico”. Inoltre aprono lo scenario a possibili lutti complessi o traumatici. Queste alcune caratteristiche critiche per “chi resta”: allontanamento da casa del malato che avviene in modo veloce, senza la possibilità di “prepararsi” a questo, salutarsi, “chiudere eventuali cose sospese”.
Incertezza su cosa succederà e preoccupazione per l’evoluzione della malattia e delle sorti del proprio caro.
Incertezza sul dove verrà ricoverato e/o dove verrà portata la salma.
Preoccupazione e incertezza per sé stessi e per il resto della famiglia potenzialmente contagiata.
Difficoltà anche per l’eventuale numerosità delle persone conosciute ammalate o morte, in associazione magari ad altri “lutti” (es. del lavoro, dell’azienda, di uno status).
Mancanza del rituale del commiato sia prima dell’ospedale che dopo la morte.
Solitudine anche nella gestione delle preoccupazioni e del dolore, dato non solo l’isolamento dal malato ma anche da tutte le altre persone: difficile parlarne, ricordare, condividere ricordi, avere supporto e vicinanza.
Senso di impotenza ed eventualmente di colpa rispetto alla malattia e morte.
Consapevolezza che il proprio caro è/è stato solo e lucido fino alla fine…

Ciò che possiamo fare è in qualche modo cercare per noi e per gli altri che hanno subito una o più perdite di attuare una serie di comportamenti che possono “integrare” l’esperienza vissuta e renderla più “elaborabile”. Ad esempio possiamo parlare del nostro caro, anche degli ultimi giorni, di quando è stato portato in ospedale, delle ultime ore passate assieme.
Possiamo condividere i nostri ricordi, le nostre paure, il nostro dolore parlandone con qualcuno o anche scrivendo.
Possiamo sentire magari anche esperienze simili di altri conoscenti e famigliari, partecipare al dolore altrui e rispecchiarsi.
E se sentiamo di avere “lasciato in sospeso” qualcosa – ad esempio di non aver potuto dire uno “scusa” o un “grazie” – proviamo a farlo, nella preghiera o scrivendo una lettera.
Possiamo organizzare magari on line o successivamente un memoriale di saluto e commiato: è fondamentale che ricordiamo che quanto abbiamo potuto fare e quanto non potevamo fare, non dipendeva da noi, non era nelle nostre possibilità o scelte.
Tutt’altro che semplice, tuttavia è davvero necessario cercare anche di provare a “stare” con l’impotenza, il dolore, le domande senza risposte, la perdita, la mancanza, la solitudine.
Sono aspetti inevitabili e intrinseci del nostro essere umani e del nostro avere legami e sentimenti che ci uniscono agli altri

Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Gestione Covid-19: cosa mi sta succedendo?

Oggi voglio parlare di alcune fasi che possiamo vivere e “attraversare” in questo periodo così pesantemente condizionato dal Corona virus. Molte cose che viviamo non ci inducono infatti una sola e unica reazione – soprattutto se ci riferiamo a eventi complessi e duraturi come può essere un lutto, una malattia, una guerra, una pandemia appunto.

Anche cose “positive” quali una convivenza, un lavoro, il diventare genitori  –  attivano alcuni “processi”.
Varie reazioni quindi, legate alle necessarie elaborazioni, adattamenti, accettazioni e cambiamenti che comportano. Spesso queste fasi si susseguono, ovvero è come se fossimo all’interno di un ciclo in cui ne sperimentiamo diverse, alcune anche più volte, a più riprese.

Ecco le principali che potremmo trovarci a vivere in queste settimane.

Probabilmente all’inizio abbiamo tutti avuto, chi più a lungo chi meno, una fase di incredulità e sbigottimento, negazione – “Non può essere vero! Ma cosa sta succedendo? Non capisco, non è possibile, come può essere…?” – a cui la reazione è stata una certa “latenza” nel cambiare comportamenti e abitudini tendendo a mantenere le nostre abitudini di sempre.

Serve infatti tempo per digerire e capire le informazioni e i mutamenti di azione che talvolta dobbiamo fare, per trasformarli in conoscenza e consapevolezza e quindi per trasferirli anche nel campo del fare e del continuare a fare qualcosa di diverso e nuovo. Questa fase ci protegge anche un po’ dall’angoscia che alcune realtà inevitabilmente ci suscitano. Quanto più le cose che ci richiedono un cambiamento sono veloci, improvvise, inaspettate, tanto più tendiamo a reagire e permanere in questo stadio.

Molte persone stanno vivendo o hanno vissuto una fase di spaesamento e confusione, disorientamento e disorganizzazione: tanto tempo a disposizione ma non riuscire a gestirlo bene, perdere tempo, iniziare varie cose e non concluderle.
Queste alcune esternazioni che esprimono questi vissuti: “Mi pare di correre, correre, ma di stare ferma”; “Mi sento come un criceto su una ruota: giro giro… ma non faccio strada”; “Al mattino mi dico che ho un sacco di tempo per fare un sacco di cose… ma alla sera mi pare di avere le mani vuote”; “Non so proprio cosa fare, come reagire, mi sento proprio confuso, nel caos”.

Paura e preoccupazione

Tanti hanno sperimentato/stanno sperimentando/sperimenteranno fasi di paure e preoccupazioni sia specifiche rispetto alla malattia – “L’ho presa? La prenderò? Come stanno i miei cari? E se si ammalasse mio figlio/mio padre…? Se dovessimo aver bisogno di andare in Ospedale? Se morissi/qualcuno dei miei cari morisse? Oddio mi sono ammalato!”.
E anche, più generali, rispetto alle conseguenze a breve e lungo termine di cosa stiamo facendo per contenere e gestire al meglio il virus: “Quanto durerà? Come farò con la scuola? Cosa ne sarà del mio lavoro? Come faremo a resistere? Come posso farcela se non guadagno? Quando potrò rivedere i miei cari?”.

Rabbia e frustazione

Un’ulteriore reazione/fase può essere la rabbia/frustrazione, un senso di ingiustizia, di torto subito, di danno, di limite imposto, di pretesa che le cose siano come vorremmo o come “dovrebbero” essere: “Non è giusto, perché sta succedendo tutto questo?”, “è insopportabile vedermi privato della minima e normale libertà di muovermi e fare quello che devo/voglio e stare con chi amo!”, “Sono teso, una corda di violino, non poter continuare con la mia vita mi pesa troppo”, “Quest’incertezza mi sta uccidendo”, “è tutta colpa di…”.
Quando la realtà è molto distante dalle nostre aspettative, viviamo le cose come un torto e un’ingiustizia, non abbiamo “sotto controllo” quanto accade e soffriamo l’incertezza… tendiamo a vivere con grande senso di frustrazione, rabbia, irritabilità e irritazione.

Abbattimento e resa

Altra reazione che potremmo vivere è l’abbattimento, la resa, la “sottomissione”, ovvero una reazione più depressiva. Qualcuno di noi starà provando o potrà provare vissuti che hanno a che fare maggiormente con una reazione di tristezza, scoramento e blocco, stallo, sensazione di essere fermo: “Sono bloccato, non mi sento in grado di reagire”, “Passo le ore in silenzio, fermo, con la testa vuota, senza concludere nulla”, “Che senso ha tutto questo? Nessuno, non vale la pena di reagire, sono totalmente in balia di quanto sta accadendo”, “Mi sembra di vivere a rallentatore e dentro ad un incubo, non sarà mai più come prima”.

Anche rispetto alle informazione possiamo avere molte diverse reazioni: anche atteggiamenti opposti e molto distanti tra loro! Ci sarà qualcuno che è sempre attaccato ai mezzi di informazione, alla ricerca costante e spasmodica di aggiornamenti, notizie, novità.
Qualcuno invece che ha selezionato fonti e anche frequenza con cui si aggiorna sulla situazione.
Qualcuno che sin da subito, o dopo aver magari anche vissuto il primo tipo di atteggiamento, è ora distante, si è “saturato” e “bruciato” e scappa a gambe levate quando sente parlare di Covid-19, evita programmi e notizie che parlano della malattia.

Resilienza

Molti si stanno avviando o sono già in una fase di nuova organizzazione, di buon adattamento: o perché riescono a fare più o meno quello che facevano prima – orari e routine quotidiane, studio o lavoro on line – oppure perché si sono adattati con una certa “tranquillità” e “velocità” a fare cose nuove e diverse. A dedicare più tempo e a fare con più calma cose che facevano anche prima. Hanno saputo capire la situazione e comprendere i cambiamenti dovuti, anche i sacrifici e le rinunce necessarie, oltre che gli eventuali “vantaggi” implicati, con consapevolezza, pazienza, disciplina, apertura, fiducia e creatività. Tutti questi atteggiamenti rientrano nel concetto di buon adattamento e resilienza”: la capacità di fronteggiare in maniera positiva eventi negativi, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà e ad eventi avversi, di rimanere se stessi/evolvere anche in circostanze critiche senza “perdere” se stessi.

Nel precedente articolo potete trovare alcuni spunti per rinforzare quest’ultimo atteggiamento.

Ecco inoltre un link per affrontare questa emergenza con gli strumenti dell’Acceptance and Commitment Therapy, di cui ho scritto il mese scorso.

Nuovi filoni 2: l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) – 2a parte

 

 

 

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