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In natura non esistono scoiattoli obesi: intervista al Dottor Luca Speciani

Mai come ora essere in salute è una priorità: l’emergenza di questi mesi ci porta a riflettere sul valore di quello che scegliamo di mettere in tavola. Ogni giorno, tutti i giorni.

Luca Speciani, medico di segnale che ha scritto il libro Guida pratica alla dieta GIFT e all’alimentazione di segnale”, ci parla di come i “segnali biologici di salute” possono aiutarci a supportare correttamente il nostro sistema immunitario per far fronte a molte patologie, più o meno importanti.

Dottore, ci spiega cosa sono questi “segnali biologici di salute”?

Che si tratti di Coronavirus Covid-19 o di qualunque altro virus influenzale o invernale, i rimedi naturali che possono aiutarci a sconfiggerlo in tempi brevi sono molto simili.
Gli antibiotici non hanno alcuna utilità, se non nelle complicanze, e gli antivirali, oltre ad avere pesanti effetti collaterali, hanno dato spesso risultati alternanti.
Se poi si considera che molto spesso si “cede” alle lusinghe di un virus proprio perché ci si trova nelle condizioni psicofisiche che possono facilitarne l’insediamento – stanchezza, stress, alimentazione scorretta, sedentarietà, sovrappeso/sottopeso, basse difese immunitarie, depressione, uso e abuso di farmaci, sovraccarico tossine, età avanzata, comorbilità – risulta chiaro come la prevenzione debba basarsi anche su un lavoro causale, che rimuova i fattori predisponenti.
Una particolare attenzione va rivolta a coloro che fumano. Il fumo infatti rende inattive e disfunzionali le ciglia dell’epitelio ciliato che impediscono a batteri, virus ed altre particelle di accedere alla laringe (naso) e al polmone (trachea). Se serve un consiglio più importante di altri, forse anche di quello di lavarsi le mani di frequente, è proprio quello di non fumare.
 
Ecco dunque qualche regola igienico-nutrizionale per incominciare a volersi bene:
 
  1. Mangiare ogni giorno frutta e verdura fresche e biologiche
  2. Fare ogni giorno almeno mezz’ora di corsa/camminata all’aria aperta
  3. Non consumare cibi con zuccheri aggiunti o farine raffinate
  4. Evitare il cibo spazzatura!
  5. Non fumare
  6. Dormire a sufficienza
  7. Procurarsi ogni giorno tutte le calorie e le proteine necessarie
  8. Avere una vita sociale e familiare gratificante
  9. Combattere lo stress (che è un potente inibitore immunitario)
  10. Ridere spesso e non prendersi troppo sul serio
A queste è bene aggiungere le regole promosse dal Ministero della Salute e diramate dagli ordini provinciali relativamente al lavarsi le mani spesso e dopo ogni contatto, allo starnutire senza arrecare danno a chi ci sta vicino, all’evitare luoghi affollati in cui sia obbligatorio stare a stretto contatto con molti sconosciuti.
 

Leggendo il suo libro mi ha colpito una frase: “non esistono scoiattoli obesi”, che è poi la base della dieta Gift. Ci spiega i punti di forza di questo stile di vita?

Qualcuno ha mai visto uno scoiattolo obeso? Gli animali che vivono in natura non ingrassano mai: possono essere deperiti per carenza di cibo o in piena salute se correttamente nutriti, ma – anche in periodi di grande disponibilità alimentare – non accumulano mai grasso in eccesso. Gli unici animali grassi al mondo, oltre all’uomo, sono quelli a cui diamo da mangiare noi: il cane della zia, il gatto della nonna. Lo scoiattolo obeso del Morro Park la cui foto ha fatto qualche anno fa il giro del mondo è purtroppo nutrito dai tanti bimbi che lo frequentano con i loro cibi spazzatura: caramelle, dolcetti, patatine. La differenza tra una dieta valida e una che non lo è non sta nella quantità di cibo consumata, ma nella qualità dello stesso.
Un gran numero di nutrizionisti ritiene ancora ingenuamente che “una caloria sia sempre una caloria”, sottintendendo con ciò che se si mangia una caloria in più, questa inevitabilmente genererà ingrassamento. Purtroppo le cose non stanno così. Il fallimento delle diete ipocaloriche (in cui si perde peso perdendo soprattutto muscolo e si recupera poi tutto con gli interessi in tempi brevi) è sotto gli occhi di tutti. Ed è ora di dire basta a questa presa in giro.
Dieta Gift (dieta di segnale) basa i suoi effetti sulla regolazione ipotalamica verso l’accumulo o il consumo grazie allo stimolo naturale di molecole segnale. L’azione di queste molecole – leptina, resistina, visfatina, adiponectina – che rispondono in modo preciso a modifiche nello stile di vita, rende del tutto superato, perché scientificamente obsoleto, il calcolo delle calorie come sistema di dimagrimento. Qualunque regime alimentare che oggi ignori questi aspetti è destinato all’insuccesso o a successi solo temporanei o casuali. Più di 300 medici e circa 150 nutrizionisti applicano in Italia la DietaGIFT o la medicina di segnale.

Come lo stile Gift può aiutarci a supportare il sistema immunitario?

Alla base del metodo GIFT ci sono normocaloricità, normoproteicità e qualità degli alimenti. Detto questo se vogliamo stimolare il nostro sistema immunitario con integrazione naturale, i lavori scientifici disponibili ad oggi suggeriscono un apporto regolare o in acuto di:
 
  • Vit.C – un potente antivirale
  • Vit.D – antivirale e protettiva nelle infezioni respiratorie
  • Vit. A – dotata di un’importante capacità di risposta antivirale: una sua carenza riduce le naturali risposte anticorpali e impedisce alle cellule natural killer di esercitare la loro preziosa azione di pulizia
  • Zinco – efficace se preso nelle prime 24 ore di insorgenza di un raffreddamento
  • Rame – aiuta a prevenire la diffusione del virus influenzale
  • Manganese – blocca la capacità di replicazione del virus
  • Fermenti latticiLattobacilli e bifidobatteri proteggono l’intestino da batteri e virus patogeni grazie alle loro batteriocine naturali e all’occupazione di nicchie biologiche
  • Echinacea – un potente antivirale per le infezioni respiratorie virali
  • Eleuterococco – attività antivirale radice di eleuterococco
  • Astragalo – ha un’azione antinfiammatoria a livello dei bronchi e una documentata azione antivirale nell’adulto
  • Propoli – uso locale, disinfezione, spray orale, azione antinfluenzale
  • Olio tea treeMelaleucaalternifolia: inibisce la replicazione virale. Si usa spesso per sciacqui, gargarismi, o anche in gocce

È possibile combattere stanchezza e stress a tavola?

Una dieta di segnale apporta leptina all’ipotalamo, stimolandolo a secernere molecole in grado di fare meglio lavorare il surrene (organo produttore di cortisolo e adrenalina). Stanchezza, stress, esaurimento altro non sono che segni di abbattimento surrenale.
Una dieta normocalorica, normoproteica e di alta qualità non può che prevenire e curare stanchezza e stress, a livello centrale.
 
 

Quali sono le regole di base dello stile Gift…

Vediamo una per una le regole alimentari necessarie a mantenere efficace il segnale leptinico al cervello. Vedremo come la elegante complessità del nostro corpo non disdegni di utilizzare segnali cronobiologici (orario pasti), muscolari (masticazione), biochimici e ormonali per raggiungere i propri obiettivi.
 
  • Colazione: il primo prezioso segnale!
  • Corretto bilancio proteico
  • Controllo dell’insulina
  • Masticazione lenta
  • Abbondanza di fibra alimentare
  • Equilibrio ormonale – leptina e ipotalamo
  • Eliminazione cibi spazzatura – qualità del cibo
  • Attività fisica regolare e costante
  • Buon equilibrio psichico
  • Controllo infiammazione e Food sensitivities
  • Assenza di disbiosi intestinale – microbiota
 
L’insieme di questi accorgimenti, ciascuno dei quali richiederebbe una trattazione separata, consente di tornare in forma in salute, mangiando sano ma anche abbondante, eliminando solo grasso e acqua e non muscolo!



Luca Speciani
www.dietagift.it
www.medicinadisegnale.it
www.signalmedicineacademy.com
 
Medico chirurgo – OMCeO MB 3489
Dottore in Scienze Agrarie – Master in Nutrizione e Dietetica
 
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Chetogenica: pro e contro in gravidanza

La gravidanza è un momento molto delicato per il corpo di una donna: l’asse metabolico si trasforma e questo influisce a cascata su livelli ormonali, metabolismo, umore e conformazione fisica.
Il corpo cambia e si adatta per accogliere una nuova vita: la ricerca di un nuovo “equilibrio” va gestita correttamente, con strumenti efficaci e informazioni corrette.
A partire dall’alimentazione, che è molto importante “prima”, ma diventa ancora più fondamentale “durante”.

Perché se è vero che non è necessario mangiare per due, è altrettanto vero che è indispensabile alimentarsi correttamente, per poter dare tutte le sostanza nutritive necessarie ad un corretto sviluppo del feto.
Nel rispetto di se stesse e della vita che si porta in grembo.

È sempre un piacere scambiare due chiacchiere con il Dottor Gennaro Ippolito, Consulente nutrizionale & farmaceutico: per questo abbiamo scelto di intervistarlo nuovamente e sciogliere alcuni dubbi – e allo stesso tempo avere chiarimenti! – sulla strategia alimentare migliore in gravidanza.

Dottore, ormai è sfatato il mito che in gravidanza sia necessario “mangiare per due”: qual è secondo Lei la strategia alimentare migliore?

Da sempre la medicina ha cercato di dare risposte quanto più esaurienti possibili, sempre mirate ad una diversificazione alimentare idonea a soddisfare le più esigenti funzioni biochimiche fetali e della madre. Non esistono formule magiche, ma criteri razionali che ci portano a non avere dubbi al riguardo: regimi alimentari idonei ed opportunamente equilibrati – sia in termini di macro che micronutrienti – risultano fondamentali per un corretto sviluppo fetale.

Quali sono i macronutrienti a cui non si può assolutamente rinunciare per un corretto sviluppo del feto?

Sembrerebbe una domanda retorica, perché ne sentiamo e leggiamo tante da diverse fonti. In realtà non esistono nutrienti da privilegiare in senso assoluto: la natura, il nostro organismo e la vita stessa sono un perfetto bilanciamento di chimica che, nel nostro organismo, si traduce in energia, da diversi elementi della materia. Tutte le sostanze nutritive sono importanti, motivo per cui, eliminare o ridurre drasticamente un attivo a discapito di un altro risulta altamente inopportuno: la “ratio” è nella giusta proporzione. In termini di macronutrienti, un regime alimentare idoneo si potrebbe schematizzare in questo modo: 45-55% in carboidrati, proveniente da fonti alimentari naturali ed integrali “non raffinati” – e di cui il 10% sia costituito da carboidrati semplici. Un apporto proteico nella misura massima del 15%, principalmente animale e quindi altamente biodisponibile: privilegiando l’alta qualità, ovvero bestiame allevato al pascolo e non da allevamenti intensivi. Particolare riguardo va alle carni bianche – 75%. Come grassi, il consumo deve essere pari al bilanciamento calorico totale, ed è opportuno prediligere anche qui la qualità: principalmente Monoinsaturi, PUFA ed Omega3 (EPA e DHA), cercando di ridurre notevolmente le fonti di omega6, margarine o idrogenati. In termini di micronutrienti, gli attivi particolarmente interessanti sono i folati, sia per le funzioni metaboliche sulla catena respiratoria e sia per la prevenzione del distacco placentare e di malformazioni fetali come la spina bifida. Da non sottovalutare però anche la vitamina D – fondamentale nel metabolismo osseo e non solo – lo Iodio, inositolo, vitamina B7 per la prevenzione delle anomalie del tubo neurale. Ed per ultimi, ma non meno importanti, e nei rispettivi dosaggi: elettroliti calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo.

Gravidanza e chetogenica: i pro e i contro. Può essere utile un approccio “misto” che preveda Paleo, Chetogenica e Low Carb?

Tutte le diete che prevedono una restrizione degli apporti di carboidrati sono definite “low carb”. Tendenzialmente i regimi paleo, chetogenici in senso lato (vlckd, atkins, blackburn, Dukan – quest’ultimo si presta ad essere eseguito sia in modalità chetogena che non) sono tutti profili alimentari che prevedono una limitazione dei carboidrati. Le diete chetogeniche rappresentano una estremizzazione dei regimi low carb: in esse infatti le percentuali di carboidrati tendono ad abbassarsi ulteriormente, fino a raggiungere la soglia dei 15-20 gr/die. Parlare di approcci multipli in tal senso credo sia un errore, in quanto ci ritroveremo in una situazione nutrizionale analoga, con una unica eccezione: il diverso quantitativo di zuccheri introdotti, con o senza l’induzione dello stato di chetosi. Volendo essere più diretto, mi permetto di formulare una domanda: i regimi chetogenici sono consigliabili in gravidanza? Qui centriamo il discorso, e cerchiamo di dare una risposta seria (rispetto a tutte le frottole ed insidie che la rete, i media e i falsi guru ci propongono proiettandoci in una dimensione fuorviante): “NO! SONO ASSOLUTAMENTE DA ECSLUDERE”. I carboidrati, contrariamente a quello che si legge, non rappresentano il male assoluto; prodotti di qualità, non lavorati industrialmente e nelle opportune proporzioni, consentono di soddisfare le normale esigenze biologiche con la dovuta ottimizzazione. Basti pensare che l’assorbimento di molti nutrienti aumenta la propria biodisponibilità in presenza di glucidi, i polisaccaridi svolgono un effetto probiotico preservando la flora batterica intestinale e modulando la sua permeabilità. Le fibre alimentari stesse non sono altro che dei glucidi complessi non assorbibili, di cui tutti noi conosciamo gli effetti benefici sul transito e non solo (anche nei regimi chetogenici le fibre, ossia carboidrati complessi vengono utilizzati tranquillamente!). Da considerare inoltre, che un eventuale regime chetogenico in gravidanza, è possibile intraprenderlo qualora vi siano delle condizioni patologiche tali da ritenerlo indispensabile e sul quale ci sia un costante monitoraggio clinico. Nella letteratura scientifica non esistono studi di sicurezza a tale proposito; vengono riportati solo 2 studi a livello mondiale nei quali a mamme epilettiche farmacoresistenti è stata permessa la continuazione della gravidanza in stato di chetosi. Nel periodo gravidico non è stata evidenziata nessuna “sofferenza” o malformazione fetale. Molto più difficile risulta rispondere se preferire regimi low carb non chetogenici normo proteici (paleo et similia). In realtà voglio far riflettere il lettore su un aspetto fondamentale: a cosa possiamo paragonare un low carb – ossia una limitazione all’uso dei carboidrati? Cos’è una dieta mediterranea? Oggigiorno, sempre più evidenze ci fanno notare che una diminuzione degli zuccheri dalla nostra dieta comporta benefici all’intero organismo. Siamo d’accordo! Ma limitarsi rispetto a cosa: la mediterranea è errata? Leggendo su varie riviste o siti, quest’ultima viene sempre più demonizzata, in quanto prevede livelli altissimi di carboidrati che predispongono a diverse patologie metaboliche. Tuttavia, quasi sempre, l’attenzione risulta defocalizzata dal problema: in realtà sovente più persone a tavola hanno un concetto aberrato di alimentazione mediterranea! Profili alimentari con il 75-85% di carboidrati non sono regimi mediterranei, ma sono la rappresentazione di follie alimentari collettive, che hanno comportato un incremento di patologie quali diabete, obesità, dislipidemie, neuropatie, cardiopatie. Ma che nulla a che vedere con una sana nutrizione. Mi sembra razionale, a questo punto, far notare che una riduzione dei carboidrati evidenzi uno stato di benessere maggiore, come del resto possiamo riscontrare statisticamente nella popolazione sarda, che rappresenta il popolo con il più alto indice di longevità in Europa ed il cui costume alimentare tende ad avvicinarsi a quello simil-mediterraneo. Concludo questa domanda con una semplice osservazione: quando ci sediamo a tavola, quando compriamo i cibi, quando guardiamo le pubblicità, cerchiamo di riflettere: informiamoci con intelligenza, leggiamo le etichette, cerchiamo di cucinare i cibi nelle forme e nei modi salutari. Noteremo in tempi brevi, a prescindere dai vari regimi alimentari, una diminuzione dei sintomi da eventuali patologie, un benessere psico-fisico generale, e il tutto si tradurrà in un aumento considerevole della qualità di vita.

 

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Alimentazione come supporto alla fertilità: intervista al Dottor Gennaro Ippolito

Al giorno d’oggi sono sempre di più le donne che incontrano difficoltà oggettive nel concepimento. Spesso e volentieri una revisione delle abitudini alimentari potrebbe giocare a favore e aiutare a superare ostacoli a prima vista insormontabili.
Ippocrate diceva “fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. A quanto pare qualcosa non torna se la società in cui viviamo oggi sembra andare nella direzione opposta e sembra sottovalutare proprio l’enorme potere terapeutico di una corretta strategia alimentare.


Abbiamo fatto due chiacchiere con il Dottor Gennaro Ippolito – esperto in strategia chetogenica e in consulenza nutrizionale & farmaceutica – per capire quali sono le connessioni tra alimentazione e infertilità, dato che il cibo gioca un ruolo chiave anche in queste dinamiche – che, ahimè, passano per lo più inosservate.

C’è un legame tra alimentazione e infertilità?

Alimentazione e fertilità sono strettamente collegate: più di quanto si possa credere! L’organismo umano nella sua complessità svolge una infinità di reazioni biochimiche ogni secondo della sua vita, e tutte sono mediate da sostanze di natura endogena (biosintetizzate) o introdotte dall’esterno. In entrambi i casi hanno molto spesso come base molecolare di partenza i nutrienti alimentari: vedi la sintesi ormonale, le proteine specifiche, i glucidi nella loro complessità e gli acidi grassi come costituenti della permeabilità cellulare. Un’infinità di molecole biologicamente attive partecipano alla vita del nostro organismo e lo rendono capace di adattarsi, procreare e resistere alle avversità. Sono anche in grado – ed in questo caso si parla di malnutrizione! – di farlo ammalare: un esempio sono le neoplasie in genere, oppure come le patologie neurodegenerative o metaboliche come obesità, dislipidemie, morbo di Azheimer e molte altre. Oggigiorno assistiamo, secondo le ultime pubblicazioni Istat, ad un incremento ponderale del peso corporeo nella popolazione, pari a ritenere in sovrappeso ben un cittadino su 3! C’è un’incidenza spaventosa delle patologie metaboliche, con un incremento triplo nell’ultimo decennio. I dati su insulino-resistenza, diabete, dislipidemia, patologie cardiovascolari e neurologiche sono allarmanti, e simultaneamente, i centri di fecondazione assistita si riempiono sempre di più. Sarà un caso? Sicuramente no! Le disfunzioni glucidiche, lipidiche, metaboliche in senso lato, derivanti sia da agenti esterni che alimentari, come l’uso compulsivo di cibo spazzatura o squilibrato nei macronutrienti: determinano una disfunzione nella regolazione cellulare ed uno stress ossidativo tale da compromettere negativamente sia l’apparato riproduttivo maschile che femminile.

Long-Term Adverse Effects of Oxidative Stress on Rat Epididymis and Spermatozoa.
Wu PY, Scarlata E, O’Flaherty C.
Antioxidants (Basel). 2020 Feb 19;9(2). pii: E170. doi:10.3390/antiox9020170.
The Effect of Low Carbohydrate Diets on Fertility Hormones and Outcomes in Overweight and Obese Women: A Systematic Review.
McGrice M, Porter J.
Nutrients. 2017 Feb 27;9(3). pii: E204. doi: 10.3390/nu9030204. Review.

Può una corretta strategia chetogenica supportare la fertilità, e se sì, come?

Certo, a partire dall’introduzione di alimenti di qualità, ossia nutrizionalmente validi: carni grass fed, pesce, verdure non trattate. Associata ad un basso consumo di prodotti industrialmente lavorati come cereali, farine, carboidrati semplici o complessi nelle varie forme in cui possono esistere in commercio. Questo abuso di cibo spazzatura è divenuto sempre più irresponsabile genera serie problematiche di food craving (dipendenza da cibo): produce infatti durante la digestione la formazione di radicali liberi e di intermedi metabolici pro-infiammatori, determinando l’attivazione a livello gastrico – e non solo! – di citochine endogene, sostanze responsabili in molti casi di una infiammazione basale. Lo stato di chetosi nello specifico, ossia una modulazione estrema in termini di macronutrienti dell’intake glucidico, determina anche una modulazione della sensibilità cellulare ormono-mediata e della concentrazione ematica degli ormoni femminili. In pazienti in trattamento con Pcos e Endometriosi, in parecchi casi si assiste ad un netto miglioramento della sintomatologia. Una delle funzioni primarie di questi ormoni – vedi estrogeni e progestinici che svolgono un ruolo fondamentale nella maturazione degli ovociti, sulla sensibilità follicolare e sull’attecchimento embrionale, è quella di determinare un incremento della percentuale di fecondità della paziente.

The effects of a low-carbohydrate, ketogenic diet on the polycystic ovary syndrome: a pilot study.
Mavropoulos JC, Yancy WS, Hepburn J, Westman EC.
Nutr Metab (Lond). 2005 Dec 16;2:35.
Impact of diet and bariatric surgery on anti-Müllerian hormone levels.
Nilsson-Condori E, Hedenbro JL, Thurin-Kjellberg A, Giwercman A, Friberg B.
Hum Reprod. 2018 Apr 1;33(4):690-693. doi: 10.1093/humrep/dey032.
The impact of keto-adaptation on exercise performance and the role of metabolic-regulating cytokines.
Sherrier M, Li H.
Am J Clin Nutr. 2019 Sep 1;110(3):562-573. doi: 10.1093/ajcn/nqz145.

Una visione d’insieme è a quanto pare l’unica strada percorribile per i medici di oggi. È d’accordo?

Il mondo scientifico o almeno una parte di esso ed in continuo crescendo, concorda con la multidisciplinarietà del trattamento al paziente. Una “visione di insieme” è necessaria per affrontare con un approccio a 360 gradi e indagare tutto l’aspetto biologico, sociale, farmacologico, patologico, di un paziente. Sempre più spesso si parla infatti di medicina funzionale o approccio funzionale: contrariamente a definizioni o dogmi, spesso e purtroppo monovisionari e chiusi, determina una migliore compliance e aderenza terapeutica del paziente stesso.

In questo contesto, quali sono i consigli nutrizionali che si sente di darci?


È una domanda molto complessa difficilmente stilizzabile in poche righe, poiché tutto è in funzione del paziente stesso. Ogni uomo o donna, nella sua diversità può aver bisogno di una nutrizione differente, determinata da fattori quale età, condizione fisica e psicologica o in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Per lo sportivo ad esempio, è opportuno usare un apporto amminoacidico e glucidico adeguato, e soprattutto modulato in base alle esigenze prestazionali o agonistiche. Nella donna, specialmente se gravida, utilizzeremo alimenti per integrare un apporto maggiore di folati, vitamine del gruppo B, Epa e Dha; nell’uomo, qualora come obiettivo ci fosse la procreazione, useremo folati e coenzima Q10 per migliorare la spermatogenesi. L’integrazione di fibre e la calibrazione dei micronutrienti si è rivelata negli ultimi decenni indispensabile per il mantenimento salutare del microbiota intestinale, sia per il trattamento delle disbiosi che delle problematiche inerenti alla sindrome del colon irritabile.
Recentemente, sempre più spesso, si parla di asse intestino-cervello mettendo in correlazione l’apparato gastro-intestinale con l’attività cerebrale, in termini di modulazione ormonale ed il relativo ruolo nelle funzioni biologiche e di gestione contro i patogeni.

Influence of oral vitamin and mineral supplementation on male infertility: a meta-analysis and systematic
review.
Buhling K, Schumacher A, Eulenburg CZ, Laakmann E.
Reprod Biomed Online. 2019 Aug;39(2):269-279. doi: 10.1016/j.rbmo.2019.03.099. Epub 2019 Mar 16. Review

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Paleo, molto più che una filosofia di vita

Ho conosciuto personalmente Francesca Pietrobon e Davide Cabras di Paleo Advisor, e ne sono rimasta piacevolmente colpita.
È bello incontrare curiosità, professionalità e soprattutto coerenza, in un contesto così vasto – e a tratti molto confuso e disorientato! – come quello che tratta di alimentazione e salute.
Sono stati davvero una piacevole scoperta: con questa intervista doppia voglio farvi conoscere meglio il “vero” mondo Paleo e la loro realtà, costruita con onestà intellettuale, passione e tanta dedizione.


Francesca, Davide: come nasce il progetto “Paleo Advisor”?

Francesca: PaleoAdvisor è nato perché ho intercettato un’esigenza. Frequentavo il gruppo Facebook Paleoitalia da qualche anno e lì le richieste di consigli di professionisti o attività che fossero in sintonia con i principi della dieta paleo erano all’ordine del giorno. Se si era fortunati si trovava il contatto giusto attraverso il passaparola. Per questo mi venne l’idea di creare un unico spazio in cui trovare tutte queste informazioni con una semplice ricerca, uno spazio di cui io per prima avrei avuto piacere di essere fruitrice. Avevo conosciuto Davide Cabras da nemmeno un mese, sempre grazie a Paleoitalia, quando gliene parlai. Ricordo ancora come gli si illuminarono gli occhi di gioiosa incredulità quella volta! Credo sia stata la provvidenza a farci incontrare. Le criticità e le difficoltà incontrate nelle fasi di sviluppo, di lancio e di crescita di questo progetto non sono state facili da affrontare nemmeno in due, ma noi siamo spiriti affini ma con attitudini e disposizioni completamente diverse e complementari e questo è stato ed è tuttora fondamentale per il successo della piattaforma.

Davide: Paleoadvisor è il risultato di passione e dedizione a sostenimento del mondo evolutivo.
Lo stile di vita ancestrale è senz’altro l’unica via da prendere per uno stile di vita ottimale. Ciò che realmente può portare il nostro terreno (noi come persona) in condizioni positive stabili.
Due persone che insieme hanno unito le loro menti nel momento in cui la richiesta di luoghi di ristorazione, attività commerciali e professionisti che sposassero il mondo paleo, si faceva sempre più percepire nel territorio italiano.
Il risultato? La prima piattaforma di geolocalizzazione dedicata interamente allo stile di vita secondo natura!

Qual è la vostra mission?

Francesca: PaleoAdvisor non è nato per sostituirsi a tutti i validi canali di informazione già esistenti, ma per fungere da amplificatore e da contenitore coesivo di una community. Chi all’inizio può aver pensato a noi come “newcomers” arrivisti è perché non conosce le nostre storie, quanto crediamo in questo progetto e quanto poco ci interessi trarne profitto. Se così non fosse stato, probabilmente PaleoAdvisor avrebbe già chiuso.
Per tornare alla tua domanda il suo scopo è permettere alle persone che intraprendono questo percorso di poter instaurare un dialogo e un rapporto con professionisti che possano comprenderli e sostenerli, ma anche di permettere agli stessi professionisti di conoscersi tra di loro e instaurare collaborazioni, tutte cose che si sono verificate e di cui siamo davvero orgogliosi.
Questo, se vogliamo, è lo scopo più evidente e dichiarato, ma c’è anche un altro aspetto che mi sta molto a cuore. Credendo nella bontà di questo stile di vita credo che dare risalto ai professionisti che ne sposano i principi possa accrescerne il valore anche agli occhi dei più scettici e diffidenti.   

Davide: La nostra Mission è appunto quella di dare la possibilità agli utenti di aver ogni strumento per condurre al meglio uno stile di vita secondo natura.
Siamo decisi nel creare una sorta di community che sia luogo di apprendimento e confronto sul mondo della medicina, nutrizione evoluzionistica e fare sport seguendo quelli che sono i veri dettami dell’evoluzione del Sapiens.

“Vivere Paleo” in 3 parole…

Francesca: Conosci il detto “il calzolaio ha le scarpe rotte”? Te lo dico perché ormai dovrebbe essere chiaro a chi è informato sull’argomento che “vivere paleo” dovrebbe significare ben oltre che l’esclusione di certi cibi dalla propria alimentazione, e lo stile di vita che conduco, per ragioni di lavoro ma anche di pigrizia, è ben lontano dall’ideale “paleo” che avrei in testa. Vivere più a contatto con la natura, fare più attività all’aria aperta… Potrei fare molto di più, e sicuramente mi impegnerò sempre in tal senso, ma se ripenso al passato ho modificato così tante piccole abitudini e credenze che forse quello che a me sembra ancora poco, sarebbe già uno stravolgimento per la maggior parte delle persone.
Se posso risponderti davvero con tre parole per me significa “vivere con consapevolezza. Per una come me che ha passato l’adolescenza a lottare contro il cibo, ma anche a cercare di comprenderne i meccanismi di influenza sul nostro corpo e sulla nostra mente, leggere Wolf è stata una vera e propria illuminazione, che ha sradicato in un attimo tutte le nebulose sovrastrutture che negli anni si erano accumulate nella mia mente senza portare da nessuna parte. Quel libro è stato il punto di arrivo di una fase del mio percorso di ricerca e il punto di partenza di un’altra. Prima camminavo a tentoni, ora avevo una bussola con cui orientarmi.

Davide: Vivere Paleo in 3 parole? Te le dico in inglese che fa più figo:

  • Sun – fonte di vera vita/energia
  • Cuore – vita di relazione con le persone che ci circondano e veramente ci vogliono bene
  • Real Food – cibo vero, cibo secondo natura, cibo che non subisca eccessiva cottura, ma soprattutto che non sia trattato industrialmente in maniera alcuna…

Qual è il “vero” approccio Paleo”?

Francesca: Quando “paleo” diventa una etichetta da apporre su prodotti alimentari industriali, farine o ricette troppo elaborate, significa che abbiamo perso il significato di questa parola. Questo modo di vedere viene bollato come estremismo, invece secondo me gli estremisti sono quelli che hanno bisogno di associare questa parola a tutte le cose a cui non vogliono rinunciare. È un modo di sentirsi a posto con la coscienza. 
Io non penso assolutamente che dobbiamo privarci di tutto sempre e comunque, al contrario, perché non siamo fatti solo di carne e non sono degli sgarri saltuari a farci ammalare, ma mi piace chiamare le cose con il loro nome, altrimenti si crea confusione e si diventa facile oggetto di critiche. 
L’importante è fare le cose con testa e in modo equilibrato e consono alle proprie condizioni di salute. Le informazioni sono alla portata di tutti. Se la Paleo vuole avere ancora un valore può farlo non lasciandosi trascinare nella degenerazione consumistica tipica di altri regimi alimentari, come il veganesimo. Mi piacerebbe che la Paleo si preservasse da certi fanatismi, mantenendo un approccio più serio e scientifico.

Davide: Il vero approccio Paleo ultimamente, come dice il buon Angelo Rossiello, viene considerato solo sotto l’aspetto nutrizionale, ovvero: Paleo diet e stop.
Peccato che:

  1. Negli ultimi tempi il posizionamento in una comfort zone sia molto succulento per molti utenti che decidono di sposare questo mondo. Mi spiego meglio: sono convinto che una persona che passa da una dieta mediterranea (storpiata) ricca di carboidrati raffinati ad alto indice glicemico e povera nutrizionalmente (non elettiva per l’uomo) debba adattarsi in modo graduale al nuovo percorso (si spera definitivo), però cercare dei surrogati sostitutivi per sopperire la mancanza di alcuni cibi dannosi sia errato, a lungo termine.
  2. La tecnologia che ci porta costantemente a contatto con campi elettromagnetici non nativi, luci artificiali (che ci rivestono come involucri per tutto il tempo), mancanza di esposizione al sole, mancanza di connessione con la Madre Terra, ritmi sonno/veglia completamente sfasati, ci condurrà lentamente ad ammalarci in maniera inesorabile. Questa è una problematica che se non viene trattata con un approccio adeguato, neanche la paleo diet potrà risolvere.

A chi è adatto questo stile di vita?

Francesca: La paleo è adatta a tutti, in quanto esseri umani, ma non tutti sono adatti alla paleo. 
L’obiettivo di chi ha compreso la paleo nella sua accezione più ampia è quello di ridurre quanto più possibile tutti quelli che chiamiamo mismatch evolutivi, partendo dagli studi più aggiornati sulla nostra biologia evolutiva. Non è una ricetta definitiva e preconfezionata, ma un percorso di apprendimento. Quante persone hanno la voglia e l’interesse di studiare e di mettersi continuamente in discussione? 
Io non credo sia un caso che moltissime persone che si sono avvicinate a questo ambiente lo abbiano fatto in seguito a diagnosi di malattie autoimmuni o in seguito ad altri problemi di salute di vario genere. Se non scatta dentro le persone qualcosa che le spinge a cercare, è normale che si fermino in superficie e vedano nella paleo niente di più che una delle tante mode passeggere, senza capire quello che di più profondo ha da dare.

Davide: A mio avviso questo stile di vita (purtroppo) è adatto a pochi, ma va bene cosi! Come si dice? SELEZIONE NATURALE!
Solo chi veramente è disposto a fare delle rinunce (tra l’altro inutili) per riprendere in mano la propria salute sarà in grado di affrontare questa strada verso il benessere assoluto.
Purtroppo anche la disinformazione di oggi giorno non aiuta ed i mass media sempre pronti a schierarsi contro, la fan da padroni.
D’altra parte però…
…siamo qui per questo, no??! 🙂

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Digiuno secco per disintossicarsi e ringiovanire

La sovrabbondanza e la sovralimentazione sono probabilmente i mali peggiori dei nostri tempi. Ci siamo evoluti ma siamo un popolo di “malati”.
Un vero e proprio paradosso a tutti gli effetti.
Ecco perché o scegliamo di cambiare abitudini, o siamo destinati a soccombere, in un modo o nell’altro.
Una delle abitudini migliori che possiamo decidere di “imparare” e inserire nella nostra quotidianità, è il digiuno, nella sua forma più pura ed efficace. Quella del Digiuno Secco – detto anche DS.
Un’astinenza terapeutica da cibo e acqua: uno straordinario metodo per disintossicarsi e ringiovanire!

Abbiamo scambiato due chiacchiere con la Biologa Nutrizionista Ethel Cogliani, ideatrice insieme a Stefano Andrade di FunFastik, il primo metodo divertente e semplice per avvicinarsi alla corretta esecuzione della pratica del DS.

Ethel, il digiuno secco sembra essere una vera e propria “tecnologia”, semplice precisa e davvero completa. Ci racconti da dove arriva questa pratica così attuale eppure così “antica”?

Possiamo dire che il digiuno secco sia nato prima che l’Uomo venisse sulla Terra: è infatti nato con la vita sulla Terra ed è una strategia che in tutti gli ordini animali viene usata per sopravvivere alle condizioni più ostili a cui la Natura è in grado di sottoporci. E che permette quindi la propagazione della specie anche attraverso periodi più o meno lunghi di siccità e carestia.
La sua presa di posizione invece in protocolli medici strutturati è stata permessa proprio grazie allo studio e alla dedizione di intere generazioni di medici russi che dall’inizio del ‘900 del secolo scorso hanno studiato le dinamiche con cui il digiuno agisce e le conseguenze di digiuni di diversa natura e durata, allo scopo di standardizzare protocolli che avessero un’efficacia ripetibile nel tempo.
Il digiuno in Russia è diventato una delle cure ufficiali del regime sovietico dal 1973 perdendo invece quota nel momento in cui è crollato il muro di Berlino e la conseguente occidentalizzazione di tutti i protocolli medici russi.
È per questo che non vedo in modo così positivo da un po’ di tempo la caduta del muro di Berlino e mi sto chiedendo se è stato un modo per escludere o piuttosto un modo per proteggere. Ma anche questo lascio ai posteri l’ardua sentenza.
Comunque attualmente il digiuno è una pratica che non viene più passata dallo stato e quindi dalle decine di migliaia di persone che ne potevano giovare il numero si è ristretto a pochi. Pochi fortunati che si possono permettere delle cure private. È questo il grande dono alla salute che ha fatto l’Occidente alla Russia Rossa.
La cosa interessante comunque di questo intermezzo di fama estesa di questa pratica è che abbiamo veri e propri studi di popolazione tenuti in archivi immensi di casi dei più disparati curati con questa pratica.
Ad oggi sembra che nessuna cura inventata, testata e messa sul mercato sia in grado di avere la potenza che ha il digiuno – che sia esso secco o con acqua!

Quali sono i benefici diretti di una pratica di digiuno?

Ammetto sarebbe più facile dire che cosa non fa che elencare che cosa è in grado di fare il digiuno!
Il digiuno essenzialmente è in grado di attivare tutta una serie di risorse e strategie insite nel nostro corpo, in modo tale da adattare velocemente metabolismo e assetto ormonale per smistare le risorse ai distretti più importanti del corpo. E garantire quindi al massimo la sopravvivenza.
Siamo esseri duttili che comodità, mancanza di stimoli e abbondanza di cibo hanno impigrito. Tutto questo ha inoltre portato il corpo a non essere più reattivo ed avere un tempo di latenza molto lungo per cui ci adattiamo molto lentamente. In realtà in Natura siamo sempre stati abituati a passare lunghi periodi senza mangiare e talvolta anche senza bere, per poi riprendere a mangiare e a bere… sempre fino a sazietà e senza contare le calorie.
Il problema delle calorie non è dato dal fatto che mangiamo tanto ma che mangiamo troppo spesso e cibi scarsamente nutrienti. Questo innesca tutta una serie di meccanismi che inducono a richiedere più cibo e più calorie del normale mangiando fino a 3 volte più di quanto ne necessiti realmente il nostro corpo! … E poi dicono che le risorse del nostro pianeta non bastano per tutti! In realtà non sono le risorse che non bastano… siamo noi che consumiamo troppo.
I benefici del digiuno sono legati comunque alla specificità con cui agisce sulle cellule malate rispetto a quelle sane, portando ad una sorta di chirurgia cellulare di una precisione non replicabile, almeno attualmente, da nessuna terapia ideata dall’Uomo. Riesce quindi a preservare in modo netto la salute delle cellule sane.
Il digiuno, è in grado di agire in modo diverso in base anche a quanto si protrae nel tempo: alcuni effetti sono raggiungibili anche con digiuni brevi, anzi vengono proprio facilitati da digiuni brevi e ripetuti, alcuni effetti invece sono ottenibili solo con digiuni lunghi, o addirittura con digiuni lunghi e ripetuti a specifiche cadenze.
Uno degli effetti – riscontrato essere appannaggio dei digiuni brevi e ripetuti con cadenza regolare – è il dimagrimento, il miglioramento della flora e della permeabilità intestinale, il miglioramento delle prestazioni fisiche (sia in potenza che in lucidità).
Appannaggio invece dei digiuni lunghi è il reset ormonale, la gestione di stati depressivi ed ansia, la regressione di malattie complesse e conclamate da tempo.
Io personalmente ho fatto digiuni di un giorno e mezzo a settimana regolarmente dall’agosto 2018 intervallati da 3 digiuni di 3 giorni e mezzo, uno di 5 giorni e uno di 7 giorni.
Non ho mai avuto grossi problemi ma anche io mi sono portata a casa i miei bei risultati: ho guadagnato 1 kg di peso in media (passando da 49 kg a 50), maggiore massa muscolare, una pelle molto più liscia e idratata, alcuni capelli bianchi sono spariti, i miei problemi di stomaco che erano soggetti all’altalena della mia incapacità di gestire adeguatamente lo stress, sono ridotti a piccoli casi sporadici. Ho lucidità costante anche in periodi in cui normalmente addietro avrei perso il controllo, e mi sento molto più connessa alle esigenze del mio corpo. Il corpo, inoltre gestisce meglio tutte quelle “uscite dagli schemi” che prima accusava pesantemente.
Penso infatti che l’effetto più bello del digiuno è regalare una maggiore libertà e consapevolezza di quelle che sono le reali necessità del corpo. Nessuna dieta o regime alimentare riesce a farlo perché dà regole da seguire, il digiuno invece fa in modo che sia il tuo stesso corpo a dettare le sue regole poi sta a te avere il buon senso di seguirle.
La piena padronanza di ciò di cui hai bisogno penso sia l’ingrediente che manca nella nostra società: siamo costantemente agganciati a ciò che ci viene detto e non a ciò che ci diciamo.

Cos’è l’autofagia?

Risposta breve o risposta lunga? Scherzo! L’autofagia è un processo di selezione che avviene costantemente nel nostro corpo: in ogni momento ci sono delle cellule che vengono “buttate al macero”. Vengono selezionate perché non più funzionanti – troppo vecchie o malate! – e tramite un processo di riconoscimento da parte del nostro Sistema Immunitario vengono smaltite… e alcuni dei loro materiali riciclati dalle cellule sane.
È un processo costante che permette al corpo di mantenersi sano nonostante ogni giorno molte cellule diventano “potenzialmente tumorali”. Alla fine che cos’è la malattia se non un mancato smaltimento delle scorie e delle cellule non più funzionanti?
Più o meno come gli alberi rinnovano le loro foglie facendole cadere in autunno e facendone crescere di nuove in primavera, noi ogni giorno sostituiamo le cellule vecchie con cellule nuove.
Il problema sussiste quando i fattori che danneggiano le cellule sono maggiori della velocità che ha il nostro Sistema Immunitario di smaltire i danni che questi fanno.
Quindi, nel lavoro si accumulano gli arretrati, il nostro corpo diventa una discarica di rottami cellulari che diventano potenzialmente dannosi.

Chi può avvicinarsi a questa pratica?

Chiunque abbia buonsenso. Non sto scherzando. Vedo gente che fa digiuni errati: troppo lunghi, senza preparazione, partendo da alimentazioni degenerate, con patologie anche gravi senza tener conto che il digiuno è una disintossicazione e se la quantità di tossine mobilitate a maggiore alla capacità del corpo di gestirle ci si sente male.
A quel punto di chi è la colpa: del digiuno o della scarsa capacità di valutazione delle persone?
Ammetto che vedo errori grossolani che per lo più sono dovuti a fretta e sottovalutazione dello strumento che hai in mano.
Il professor Filonov, l’ultimo divulgatore del digiuno secco ama dire: “preparati al digiuno come se ti preparassi ad un operazione chirurgica”.
È questo che cerco di insegnare sempre perché questo concetto è la chiave per trasformare il digiuno da uno strumento dannoso ad uno strumento potentissimo.

Digiuno secco o digiuno idrico: quali sono le principali differenze?

Intanto direi che la prima differenza che salta all’occhio è che uno prevede l’assunzione di acqua, mentre l’altro prevede l’astensione totale anche dall’acqua.
Passando all’astensione totale dall’acqua si velocizzano i processi interni, anche il cambio dei metabolismi diventa più efficiente, le tossine vengono liberate più velocemente, il consumo di grassi diventa più cospicuo e non c’è praticamente nessun tipo di danneggiamento o perdita della componente proteica.
Mediamente chi fa il digiuno secco sente meno fame.
Il digiuno secco è interessante soprattutto per problematiche come le infezioni: sottraendo acqua la componente microbica tende a morire più facilmente.
Il digiuno secco aiuta anche a ridurre il problema del riassorbimento intestinale delle tossine, cosa che il digiuno idrico, mantenendo le mucose umide non garantisce.
Per il resto quello che penso è che è meglio digiunare che non digiunare, quindi anche se mentalmente il digiuno secco è un limite… non abbandonate mai il digiuno come idea.
In una società contaminata come la nostra vivere decentemente senza digiunare è pressoché impossibile e diventerà sempre più difficile man mano che le condizioni di inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei terreni diventeranno più cospicue. Allora sarà difficile “mangiare pulito” e l’unico modo per ovviare al problema dei contaminanti rimane dunque depurarsi regolarmente e attivare in modo sistematico i processi di smaltimento.

 

 

Link utili:

https://funfastik.com

https://funfastik.com/eventi

 

 

 

 

 

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Biohacking: ottenere il massimo sia dal corpo che dalla mente

Sempre più spesso si sente parlare di Biohacking, tuttavia c’è ancora molta confuzione a riguardo: cos’è davvero il Biohacking e chi è il Biohacker?
Per sciogliere ogni dubbio abbiamo scambiato due chiacchiere sul biohacking con Matteo Cozzi, fondatore del blog Avocado Tree e del progetto Cyrcared.

 

Matteo, cos’è per te il Biohacking?

La definizione classica di biohacking è “l’arte e scienza di alterare l’ambiente esterno ed interno per ottenere il massimo della performance.” Trovo questa definizione estremamente calzante. Mi piace soprattutto il fatto che unisca la componente scientifica, che è alla base di ogni intervento, a quella artistica che implica una parte di sperimentazione. In particolare, la sperimentazione è su se stessi, infatti il biohacking si basa sul principio del DIY (Do it yourself), ovvero l’individuo è chiamato a informarsi e a utilizzare quelle informazioni raccolte per intervenire sulla propria biologia. Questo è rilevante soprattutto perché, per usare un termine scientifico n=1. Ovvero gli effetti di una determinata scelta, che possa essere alimentare o di un integratore sono del tutto suscettibili all’individuo. In altre parole, la stessa scelta può avere effetti radicalmente diversi su due persone.

 

Quali sono i migliori dispositivi di biohacking?

Il miglior dispositivo di biohacking è la natura. Negli ultimi anni, soprattutto in USA, il biohacking è entrato a far parte del mainstream. Questo ha portato a sviluppare interessi commerciali che a loro volta hanno creato integratori, prodotti e dispositivi. Lo trovo un eccesso. Per me il primo biohack è il ritorno alla natura: sole, contatto con la terra, mangiare semplice e locale. Il resto può essere un’aggiunta per raggiungere obiettivi eccezionali oppure per difenderci dalla tecnologia.
Se dovessi parlare strettamente di dispositivi, sicuramente occhiali blue blockers che proteggono dalle luci artificiali e luci rosse ed infrarosse per bilanciare la luce blu nella quale siamo immersi.

Quali sono i problemi principali derivanti dalla tecnologia?

Oggi siamo circondati da tecnologie che non esistevano poche decine di anni fa. La nostra biologia è estremamente sensibile all’ambiente e c’è da aspettarsi che qualsiasi cambiamento radicale possa esercitare un effetto negativo.
Le minacce principali -ma che nessuno prende seriamente- sono le luci artificiali e le onde elettromagnetiche nelle quali siamo immersi 24/7. Per quanto riguarda le prime, sappiamo che la luce blu, emessa dalle moderne luci LED e dagli schermi dei telefoni sopprime la melatonina, che è l’ormone del sonno ma anche un potente antiossidante. L’insonnia è un’epidemia dilagante ormai ma nessuno vuole unire i puntini. E uso il termine volere appositamente. Governi, aziende e persone comuni sono consapevoli dei danni ma non fanno niente i primi per questioni economiche e i secondi per pigrizia.
Stesso discorso vale per le onde elettromagnetiche di Wi-Fi e cellulari. Oggi siamo esposti ad un campo elettromagnetico miliardi di volte superiore a quello di appena 50 o 100 anni fa. Anche qui tutti sono consapevoli dei danni, ma vengono minimizzati per altri interessi.


Il biohacking è adatto a tutti?

Per me il biohacking può essere inteso come stile di vita. Un biohacker è una persona consapevole di avere un enorme potere personale per quanto riguarda la propria biologia e le proprie perfomance e decide di utilizzarlo. Al di la di piccoli interventi, il biohacker cerca di ottimizzare tutti gli aspetti della vita: alimentazione, luci, integrazione, sonno. L’obiettivo è massimizzare il potenziale umano.
In un certo senso siamo tutti biohacker nel momento in cui, ad esempio, scegliamo uno stile alimentare che ci fa stare bene o ci alleniamo. Le persone comuni potrebbero iniziare a pensare che anche in altri ambiti possono essere effettuate delle scelte consapevoli.

 

Come iniziare?

In realtà è molto semplice, ma non è facile. Semplice perché non richiede requisiti particolari se non la volontà. Non facile perché bisogna studiare prima di fare qualcosa e soprattutto è richiesta tanta sperimentazione. Purtroppo, la maggior parte delle persone vuole la pillola magica che gli permetta di ottenere tutto e subito, quindi, mancando questa pazienza di sperimentare molto spesso l’appello di chi divulga cade nel vuoto. Ma non è solo mancanza di pazienza, è anche mancanza di stimoli ad uscire dalla comfort zone. Molti dei cambiamenti da intraprendere influenzano il modo in cui le persone hanno vissuto per 40, 50 anni o più. Rompere le abitudini poco salutari è difficile, ed ancora di più sostituirle che abitudini migliori.

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L’energia primordiale di Madre Terra al servizio di salute e benessere

Riprendere un contatto “vero e sincero” con la Terra sembra essere il miglior antinfiammatorio esistente e la miglior medicina “antiaging”.
E qualcosa ci dice che abbiamo smarrito un tesoro profondo e indispensabile: il contatto con Madre Natura
Siamo conduttori elettrici, e questa considerazione ci ha portato a scambiare due chiacchiere con un ingegnere prestato alla salute, per capire le connessioni tra la nostra essenza bioelettrica e il nostro pianeta elettrico.
Tutto intorno a noi è energia. 
Noi siamo energia.
Partendo da questi semplici presupposti… viene spontaneo domandarsi come si connettono e quali sono gli scambi che si innestano tar le singole parti…

 

Abbiamo quindi scambiato due chiacchiere con Angelo Rossiello, fondatore del blog “Evolutamente” e autore insieme all’ingegnere Alessio Angeleri del libro “Il nuovo vivere secondo Natura”, bestseller su dieta e stile di vita ancestrali a cui è seguito “Insonnia, il male del nuovo secolo”.

Angelo Rossiello è un ingegnere con un passato nell’industria metalmeccanica multinazionale, da sempre appassionato di sport e salute, ha studiato indipendentemente nutrizione e biochimica umana.
Ideatore del Paleomeeting e fondatore di Simne, la prima società scientifica di medicina e nutrizione evolutiva che ha all’attivo congressi e seminari in tutta Italia. 

 

Ingegnere, la Terra ha una carica energetica e un flusso pressoché infinito di elettroni liberi. Siamo quindi parte attiva “del tutto”: come questo ci influenza, direttamente e indirettamente?

Certamente, l’elettromagnetismo plasma la vita, siamo in tutto e per tutto entità elettromagnetiche.

Le reazioni basilari relative ai processi biochimici sono reazioni di ossidoriduzione, cioè una specie molecolare cede elettroni ad un’altra. Il trasferimento elettronico (e protonico) efficiente, è possibile solamente in presenza di oscillazioni coerenti, organizzate e stabilizzate  dal campo elettromagnetico.

Senza ordine e ritmicità, saremmo solamente un ammasso casuale di molecole senza alcuna possibilità di ‘vivere’.

Inoltre, gli elettroni provenienti dalla terra riducono lo stress ossidativo e l’infiammazione sistemica.

 

È azzardato dire che il moto degli elettroni gioca un ruolo centrale anche nello sviluppo di malattie infiammatorie, autoimmuni e squilibri ormonali? 

Non solo non è azzardato, ma il processo è basilare. La malattia, da un punto di vista fisico, è rappresentata da una perdita di coerenza, e quando la corretta organizzazione elettromagnetica viene meno, si instaurano meccanismi patologici, tra cui malattie infiammatorie, autoimmuni, ect.

I processi biochimici macroscopici vanno ad operare in ultima analisi tramite processi fisici.

Cosa possiamo fare nel concreto per recuperare le “nostre radici elettriche perdute” e riconnetterci correttamente con Madre Natura?

Fare earthing, ascoltare musica a 432Hz, utilizzare eventualmente diapason con frequenze stabilizzatrici, limitare al massimo l’esposizione alle onde elettromagnetiche non native prodotte dall’uomo come wi-fi, cellulari, Bluetooth, etc. E controllare l’elettricità sporca, esporsi al sole. 

Quali sono i campi di applicazione di questa “conduzione elettrica”?

La stabilizzazione elettromagnetica è di vitale importanza per mantenere salute, forma fisica e mentale.
Provare per credere! Le testimonianze positive di lettori del nostro libro “Insonnia” si stanno accumulando in modo che neanche noi potevamo prevedere… Dimostrando che lo stile di vita conta più di ogni altra cosa, dieta ed esercizio fisico compresi!

Terra, ma anche Sole: qual è l’impatto più evidente e importante che ha la luce solare sulla nostra salute?

Oltre alla produzione di vitamina D, ossido nitrico e altre molecole fondamentali, l’esposizione al sole permette di stabilizzare la coerenza strutturando l’acqua interfacciale tramite la radiazione del lontano infrarosso, promuove la produzione di ATP tramite il rosso e vicino infrarosso, e ci fa diventare superconduttori a livello protonico tramite gli UV (ultravioletti). UV oggi purtroppo ingiustamente demonizzati dal mainstream, dai dermatologi e dagli oculisti in particolare. Purtroppo confusi da studi su topi che sono animali notturni e dalle spinte esterne del marketing delle creme solari e degli occhiali da sole…
Incredibile ma vero!
E non ha nessun senso sostituire il sole con pillole di vitamina D!
… Ma questa è un’altra storia di cui parlerò in un prossimo libro, almeno spero.

 

Se volete approfondire tutti questi aspetti potete partecipare ai corsi di “Rudimenti di Light Training”.
Trovate tutte le info sul sito evolutamente.it

 

 

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Alimentazione e stile di vita in connessione con la natura

C’è sempre più attenzione verso tutto ciò che è in qualche modo “naturale”: che sia alimentazione, stile di vita o medicina alternativa, stiamo assistendo fortunatamente ad un inversione di tendenza che porta le persone ad informarsi e a prendere parte attivamente ai propri processi di guarigione.
Ci siamo confrontate con Francesca Devi Cillo su quello che può essere il vero significato del “vivere” in connessione con la natura – la “nostra” natura, e quella che ci circonda.

Devi Francesca Cillo è naturopata e si occupa di nutrizione da 35 anni. Creatrice del Programma Online “The SAUTÓN Approach” e del blog www.energytraining.it (tra i più seguiti in Italia), ha aiutato oltre 140.000 persone a ritrovare salute, energia e forma fisica col suo approccio nutrizionale.

Dalle sue ricerche è nata la SAUTÓN Academy of Nutrition, scuola di formazione in nutrizione olistica per medici, personal trainer, educatori e appassionati.

Francesca, ti definisci un’appassionata di salute naturale e alimentazione sana. Ci spieghi cos’è per te la salute naturale?

La salute naturale è un approccio al benessere e alla salute che rispetti le esigenze di ciò che siamo: un meraviglioso miracolo, unione di mente e corpo. Un approccio che vada sempre ad identificare le cause profonde del nostro malessere o squilibrio senza sopprimere i sintomi ma scoprendo attraverso di essi l’origine del disturbo e che lavori per riportare l’equilibrio attraverso il miglioramento delle nostre abitudini di vita, incluse quelle alimentari.

E un’alimentazione sana che presupposti deve avere?

Un’alimentazione sana deve prendere in considerazione i due fattori chiave in grado di condizionare tutta la nostra salute:

  • se e come riusciamo davvero ad assimilare ciò che mangiamo, nutrendo le cellule e eliminando le tossine. Quindi si occupa di ripristinare e riattivare la nostra digestione. Andando a conoscere le leggi che la governano e la favoriscono
  • se abbiamo imboccato la via dell’emergenza e cioè funzioniamo in modalità ridotta e sofferta poiché l’infiammazione sta dilagando nel nostro corpo. Questa è un’emergenza degli ultimi anni, causata da profondi errori alimentari protratti nel tempo, combinati con condizioni di vita governate da stress e inquinamento chimico ed elettromagnetico. Questa emergenza sta progressivamente bloccando i nostri principali sistemi: metabolico, ormonale, immunitario e nervoso. E comporta un progressivo sorgere di disturbi diversi e difficili da comprendere tutti a carico dei sistemi bloccati.

Un’alimentazione sana che voglia essere davvero efficace deve essere in grado di misurare queste due condizioni per noi, cioè quanto è in difficoltà la nostra digestione e quanto è alta la nostra infiammazione. Deve poi mettere in campo una strategia efficace e personalizzata (perchè siamo tutti diversi!) per poter risolvere queste due condizioni e ripristinare ordine e salute in tutti i sistemi del corpo.

Detox post feste: da dove iniziare e come

Quello che accade, dopo le feste, è l’acutizzarsi di quella emergenza che ci appartiene ormai da tempo. Abbiamo mangiato troppo e soprattutto tanto zucchero e abbiamo imboccato quella spirale ingovernabile che io chiamo “la ruota del criceto” che gira sempre in tondo cercando di scappare. Dove mangiamo costantemente dolci e carboidrati per noia e stanchezza e non riusciamo ad interrompere questo circolo vizioso.  Appena ne mangiamo un pò ci sentiamo prima euforici, poi nervosi e ben presto nuovamente stanchi e affamati e ricominciamo a mangiare zucchero ogni due o tre ore, altrimenti non riusciamo a carburare. Quindi abuso di zucchero, caffè, chili di troppo, con conseguente stanchezza, difficoltà a concentrarci e debolezza del sistema immunitario (ci ammaliamo spesso).

Ecco perché avere una strategia detox, dopo le feste, diventa vitale. Un momento ottimo per ripartire!

Punto importante di questa strategia deve essere da una a due settimane sugar free (cioè prive di alimenti che contengano zuccheri come pasta, pane, prodotti da forno, patate, dolci, cereali) e ricche di proteine fresche (a seconda di ciò che mangiamo carne, pesce, uova, derivati del latte, proteine vegetali come canapa, chia e pochissimi legumi). Vegetali cotti in modo leggero (verdure fresche cotte poco giusto per rompere i legami di cellulosa rinforzando la nostra capacità di digerirle) e grassi sani (olio evo, burro, ghi, olio extravergine di cocco, avocado, olive). Questi sono i migliori antidoti all’abuso di zucchero perché donano sazietà, energia, riequilibrio metabolico e ci permettono immediatamente di uscire dalla spirale dell’abuso di zucchero mangiando pienamente e in modo soddisfacente senza regimi dietetici rigidi e punitivi.

Questo è ciò che insegno nel mio Programma Online.

Strategia chetogenica, regime low carb, filosofia Paleo: come orientarsi?

Ognuno di questi approcci contiene importanti insegnamenti e l’ideale è conoscerli, guardarne i punti forti e gli eventuali limiti, e applicarli in una sintesi che comprenda le nostre reali esigenze, il modo in cui noi funzioniamo e dia al nostro corpo il carburante perfetto.

Dalla dieta Chetogenica riceviamo la comprensione che siamo una macchina ibrida, che possiamo vivere con due diversi carburanti: zucchero o grassi. Lo zucchero è un carburante pericoloso, non presuppone riserve, deve essere costantemente assunto e crea fame, alti e bassi energetici e fastidiosissimi cuscinetti da smaltire. Il carburante grassi è invece estremamente adatto alle cellule, crea ampie riserve, ci rende molto più soddisfatti e sazi e ci consente di mantenere il peso forma senza sforzo. La dieta chetogenica ci insegna a rivalutare i grassi che devono costituire la metà del nostro introito alimentare quotidiano. I limiti di un’applicazione troppo rigida possono condurci ad un consumo esagerato di grassi (a volte parei al 70% delle calorie totali), con una sottovalutazione di quelle che sono le migliori fonti nutrizionali equilibrate, spesso rischiando di abusare di derivati del latte.

L’approccio Low Carb ci ha spiegato quanto sia pericoloso porre gli zuccheri al centro della nostra quotidianità. Zucchero che ci rende affamati, insoddisfatti, in preda all’emergenza infiammazione e al progressivo invecchiamento. Il metabolismo si blocca e rallenta, le cellule si riempiono di tossine e il corpo blocca i sistemi creando una serie infinita di sintomi fastidiosi e problemi di salute. Il limite è che in questa guerra senza quartiere agli zuccheri rischia di tralasciare importanti punti riguardanti la qualità e la proporzione tra i macro nutrienti e l’importanza delle fibre per il nostro microbioma intestinale.

L’approccio Paleo ha il merito di aver rivalutato le proteine come parte importante della nostra quotidianità. Basta guerra a questo nutriente che ci ha portato dritti nelle braccia dell’abuso di zucchero. Il limite è che spesso lei proteine non sono analizzate nelle loro qualità e si può rischiare un vero e proprio abuso di proteine non sane.

Quindi il migliore approccio è quello di creare una sintesi che riporti ordine tra i nutrienti, che punti su qualità degli alimenti e sul modo di consumarli per permetterci di assimilarli al meglio e che non dimentichi di rispettare le nostre esigenze individuali.

Questo è ciò che mi ha guidato nella formulazione del mio metodo.

Francesca, in che cosa consiste il tuo metodo “Sautón Approach”?

L’approccio SAUTÓN, (chiamato così dalla parola greca che vuol dire “te stesso”) è un approccio low carb e cheto che aiuta a ripristinare la nostra digestione e a diminuire la nostra infiammazione.

Si parte dal compilare un Test che misura il livello della tua digestione e della tua infiammazione. Uno strumento molto efficace che ti aiuta anche a misurare i progressi nel percorso.

Successivamente si trova una prima parte, in cui ti avvicini gradualmente e praticamente alle basi della nutrizione sana scoprendo come portarle concretamente nella tua vita al tuo ritmo. Un tempo che può durare quanto desideri e che già da solo ti trasforma in profondità.

Quando ti senti pronto inizi la vera trasformazione,  attraverso tre fasi in sequenza:

  • il detox di 28 giorni, chiamato RESTART, unica fase di dieta stretta, che ti permette di uscire dall’emergenza e ripristinare il corretto funzionamento di tutti i sistemi del corpo
  • La riammissione selettiva e progressiva dei tutti gli alimenti sospesi, chiamata RETRY; nella quale verifichiamo la nostra effettiva risposta agli alimenti. Ormai riequilibrati è più facile identificare gli effetti reali del cibo che mangiamo ed identificare alimenti da usare tutti i giorni, quelli da inserire alcune volte a settimana e quelli da considerare solo nelle occasioni speciali. Così da non ritrovarci nuovamente nel regime di emergenza e sulla ruota del criceto.
  • E l’ultima fase finale, chiamata appunto RELAX, nella quale ci divertiamo a portare tutte le nostre comprensioni, in modo creativo, armonico e rilassato, nella nostra vita. Divertendoci a disegnare un nuovo stile personale che ci consenta di esprimere tutte le nostre migliori potenzialità.

Il tutto con l’unico intento di consentirti di ritrovare il tuo libretto di istruzioni originario per esprimere il tuo massimo potenziale, con un approccio ampio, non rigido,  creativo, divertente e soprattutto pratico ed adatto a persone che vivono nel mondo e hanno poco tempo ma grandi obiettivi.

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La medicina funzionale: un approccio centrato sul paziente e sulle “cause”

La medicina funzionale è una medicina personalizzata che non fa riferimento solo ai sintomi, ma all’intero organismo. Una medicina centrata sul paziente: un nuovo modo rivoluzionario di studiare le cause profonde della malattia e come i nostri geni, l’ambiente e lo stile di vita siano determinanti per l’insorgere di qualsiasi patologia. Read more

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La potenza del respiro: intervista a Stefano Andrade

Partendo dal presupposto che una buona attività fisica, una corretta alimentazione e un’ottima qualità del sonno permettono al corpo di funzionare al meglio, quando parliamo di ben-essere non possiamo tralasciare un dettaglio tanto semplice quanto potente: il respiro.
Imparare a conoscere e gestire questo importante modulatore di stati d’animo cambia radicalmente l’impatto degli eventi stressogeni che incontriamo quotidianamente.
Come?
Abbiamo fatto due chiacchiere con Stefano Andrade (Personal trainer, maestro di Arti Marziali ed esperto in massoterapia. Specializzato nell’uso del movimento, dei massaggi e della respirazione per il potenziamento delle performance atletiche, riduzione delle tensioni e gestione dell’ansia. https://funfastik.com) per comprendere meglio le potenzialità di riuscire a percepire correttamente il respiro.

Perché imparare a gestire il respiro ci può cambiare radicalmente la vita?

Tensioni stress postura dolore.
Partendo dal fatto che respirando circa 20.000 volte al giorno, possiamo capire quanto respirare sia importante nella nostra vita.
La respirazione, che diamo spesso come scontata, in realtà non ha solo una funzione strettamente di sopravvivenza ma anche di regolazione, quindi possiamo respirare a sufficienza per sopravvivere ma non a sufficienza per restare in salute.
“Ma io so respirare!” è la frase che sento più frequentemente. Tuttavia, per chi come me è abituato a lavorare con il respiro, questa frase non è vera nel 90% dei casi.
Se è vero che è l’atto che facciamo con maggiore frequenza, è anche vero che farlo male è la cosa che incide maggiormente sulla nostra salute.
Da appena nati istintivamente sappiamo qual è il modo corretto di respirare, in maniera libera e naturale, potente e senza freni. Da bambini riuscivamo ad avere energie pressocché inesauribili, riuscendo a passare velocemente da un’attività ad un’altra, da uno stato emotivo ad un altro, senza tuttavia risentirne nel corpo.
È solo successivamente, a causa di condizionamenti e tensioni – regole, obblighi, dinieghi, preoccupazioni, successi, fallimenti – che iniziamo a creare abitudini scorrette e stati perenni di tensione bloccando e limitando il naturale flusso respiratorio. Ognuno di noi crea così un proprio modo di respirare, e arriva a conseiderare questo modo “normale”.
Respirare bene o male influisce direttamente sul nostro stato:

⦁          Fisico. In base alla postura e al tipo di attività fisica (sia il semplice stare seduti o camminare, correre o praticare sport di varia intensità e tipologia)

⦁          Intellettuale. Quando siamo molto concentrati il cervello da solo, in percentuale rispetto al corpo consuma il 20% dell’ossigeno

⦁          Emotivo. Se siamo calmi o in ansia, eccitati, con collera o nevrotici, abbiamo un respiro diverso.

Non siamo consapevoli – a meno che non ci portiamo l’attenzione! – che durante l’arco della giornata attiviamo diversi tipi di respirazione: da un respiro totale e profondo in cui coinvolgiamo sia il petto che l’addome passiamo ad un respiro alto, clavicolare e superficiale creando tensioni perenni alle spalle.
Si crea quindi un circolo, a seconda dello stile di respirazione che abbiamo prevalente. Ciclo in cui il respiro influenza il corpo e il corpo il respiro, i pensieri influenzano il respiro, che a sua volta che influenza il corpo che influenza i pensieri… andando a generare tutte quelle problematiche che ormai consideriamo “normali”.
Il respiro aiuta alla detossificazione, al controllo del pH, alla stimolazione/rilassamento al massaggio e al movimento degli organi interni.
Inoltre, i polmoni coadiuvano il lavoro del cuore, aiutando il ritorno venoso e, nell’esercizio fisico, a regolare l’aumentata pressione nell’azione posturale e ventilatoria. Fungono da riserva attiva di sangue, fungono da filtro – come tutti gli epiteli, pelle e intestino compresi, quello polmonare è una barriera al passaggio incontrollato di sostanze.

Quindi quali sono le sollecitazioni che inducono una respirazione scorretta?

Determinate posture e sollecitazioni ci condizionano e ci impongono se portare tanto o meno ossigeno nei tessuti. Questo influenza il nostro umore, la nostra digestione, il funzionamento efficiente del  nostro cervello. E stabilisce l’equilibrio base dei minerali calcio e magnesio, che di conseguenza porta a stancarci facilmente, a dormire male, a renderci ansiosi e porta anche alla compromissione di molte funzioni direttamente correlate al nostro Sistema Nervoso Simpatico e Parasimpatico, che governa tutte le nostre funzioni involontarie.

So che può essere difficile spiegarlo in un’intervista ma a grandi linee come la respirazione influisce sulle nostre emozioni e sul nostro funzionamento?

La chiave è nel nervo vago.
Il nervo vago fa parte del Sistema Parasimpatico, conosciuto anche come il sistema del “riposa e digerisci”. Il termine vago vuol dire “vagabondo” e questo già fa capire quanti organi connette tra di loro.
Dal cervello raggiunge intestino e stomaco, ma anche cuore, fegato, pancreas, cistifellea, reni, uretere, milza, polmoni, organi riproduttivi (nella femmina), collo (faringe, laringe ed esofago), orecchie e lingua.
Quando non lavora bene può causare problemi digestivi come la dispepsia, gastroparesi, reflusso gastroesofageo, colite ulcerosa, anoressia e bulimia, solo per citarne alcuni.
Gli studi evidenziano anche come un’attività vagale ci porta ad essere maggiormente uniti gli uni con gli altri e stimola comportamenti altruistici.
Sembra anche che il nervo vago sia necessario per entrare in quello che viene chiamato, lo stato di flow. Infatti, la combinazione dell’attivazione simpatica (combatti e fuggi) con il nervo vago, permette la giusta combinazione di stimoli che inducono lo stato di flow, e quindi di perfetta sintonia con ciò che stiamo facendo.
C’è un Sistema Nervoso che viene detto Autonomo (SNA), che è in grado di governare le funzioni basali del nostro corpo indipendentemente dall’attenzione che ci possiamo mettere. Governa la respirazione, l’apparato cardio-circolatorio, la digestione, gli apparati riproduttivi, quelli escretori. Si divide, sempre per ipersemplificare, in due parti: una attivatrice Simpatica e l’altra rilassante Parasimpatica. Uno dei concetti più difficili da far capire è quanto la nostra salute dipenda dall’ambiente e dalla modalità in cui viviamo e rispondiamo a tutti gli stimoli/esperienze che questo ci mette davanti. La chiave che connette la risposta del nostro corpo alle sollecitazioni esterne è proprio la respirazione!
Quindi la respirazione è il ponte per controllare ciò che pensiamo di non poter controllare.
Queste osservazioni sono state portate alla scientificità proprio da tecniche di biofeedback, con le quali tramite elettrodi si misurano le differenti attività fisiologiche in base ai diversi schemi respiratori che attiviamo.

La misura della nostra mente e di quanto questa influenza il corpo e il corpo influenza la mente, sono le emozioni.

Il collegamento tra mente e corpo è molto complesso ed è tutta una questione di equilibri inconsapevoli.

I due Sistemi Nervosi Autonomi provocano reazioni differenti: se uno si attiva in condizioni di stress/pericolo, l’altro si attiva in condizioni di rilassamento quindi va da sé che la condizione ottimale è il totale bilanciamento ed equilibrio di questi due sistemi. Questo bilanciamento in termini scientifici viene definito omeostasi.
L’attivazione di questo sistema così complesso, dipende non tanto dagli stimoli in sé, poichè nonostante GLI stimoli che incontriamo sono di natura diversa e li possiamo percepire più positivi o più negativi, la reale differenza sta in quello che succede dentro di noi in seguito a tali sollecitazioni, e quindi anche come si modula la nostra respirazione per far fronte alla problematica subentrante.
Il confine tra emozione e problema fisiologico è molto labile: viene prima il problema al fegato o la rabbia? Viene prima l’ansia o il problema digestivo? Viene prima la paura o il battito cardiaco accelerato?
E la risposta è tutta nella regolazione del SNA e come esso influenza in base a come percepiamo l’ambiente esterno le nostre funzioni basali.
La respirazione risponde alla nostra differente percezione dell’ambiente esterno ed influisce sulla percezione che abbiamo di quest’ultimo, in una comunicazione duplice andata-ritorno in cui la mente si confonde con il corpo.

Quindi bisogna in qualche modo rieducarsi a fare ciò che abitudini, stile di vita e traumi ci ha fatto dimenticare.

Può a tutti gli effetti essere quindi considerata una tecnica di “biohacking”?

Certamente, è forse il primo biohacking naturale. Sfido chiunque a digerire bene non respirando bene, o a gestire l’ansia respirando male o cercare di dormire avendo un respiro non adeguato. Il respiro può addirittura trasformare l’atteggiamento di una persona verso la vita o la percezione di un evento stressogeno, come allo stesso modo può generare stati di ansia e depressione anche solo non tenendo sotto controllo alcuni vezzi e vizi respiratori. Può anche hackerare la longevità

Stefano, ecco era proprio questo che volevo chiederti, è vero che allungare il respiro equivale ad allungare anche la vita?

Assolutamente sì! Studi di popolazione hanno notato che alcune popolazioni molto longeve non hanno niente di particolare nel loro stile di vita se non quello di vivere intorno ai 1500-2000 metri di altezza. Questo genera uno stato di ipossia tale che permette al corpo di generare dei bypass naturali e quindi fronteggiare specifiche problematiche che in condizioni normali di ossigenazione non si creerebbero. Un modo per allungare la vita è respirare molto lentamente, con cicli di respiro molto lunghi e apnee molto lunghe. Diciamo che l’ideale sarebbe respirare circa 3-5 cicli respiratori al minuto. Questo permette di ridurre il battito cardiaco ed influenzare positivamente il Sistema Nervoso Parasimpatico e quindi uno stato di calma che sappiamo essere la base della longevità.

Un giorno ho conosciuto un nonno di 87 anni, mantenendo un’alimentazione normale e senza alcuna accortezza – parliamo di un posto dove assolutamente nessun tipo di accortezza alimentare di base è contemplata! – ha una vita attiva e sana anche più di suo nipote che già presenta acciacchi a pelle ed articolazioni.
La differenza? Il nonno è stato apneista professionista per 40 anni.
La respirazione è forse la cosa che diamo più scontata.
Quello che è strano è che vigono in materia di respirazione 3 comandamenti che non sono mai stati verificati ma determinano tutte le indicazioni date anche dagli esperti relative alla respirazione:

  1. L’organismo regola automaticamente ed inconsciamente tramite il Sistema Nervoso, il ritmo respiratorio
  2. Più profondamente si respira e più ossigeno si inala, meglio è
  3. L’anidride carbonica emessa dall’esalazione è solo un prodotto di scarto, quindi più si esala meglio è…

Ed è per questo che molti l’unico consiglio che danno è “respira più profondamente”. Alcune volte in realtà respiriamo più del dovuto e troppo profondamente spostando il delicato equilibrio tra anidride carbonica e ossigeno che serve per il corretto scambio tra i tessuti.
Il problema del considerare l’anidride carbonica esclusivamente come prodotto di scarto è quello che determina una scarsa attenzione al concetto di apnea e quindi di accumulo di anidride carbonica.
L’apnea è l’assenza di respirazione esterna o una pausa della respirazione superiore ai 15 secondi.
Durante l’apnea non c’è movimento dei muscoli della respirazione ed il volume dei polmoni rimane inizialmente invariato.
Il problema dell’apnea è che può essere sia volontaria che involontaria e porta ad effetti nettamente diversi nei due casi quindi è fondamentale impostare un lavoro proprio nel ricreare consciamente delle condizioni ad hoc in modo che il corpo riesca in modo consapevole e dosato ad imparare a gestire il flusso respiratorio ma soprattutto accorgersi di schemi respiratori errati.

Stefano, “come” il respiro va oltre il semplice metabolismo energetico?

Diciamo che è una domanda che apre un mondo: partendo dal fatto che la respirazione non finisce con l’atto respiratorio ma arriva fino a dentro le cellule fino ad arrivare all’interno dei mitocondri, proprio dove l’ossigeno ha la sua massima funzione. Il problema del corpo quindi non è solo quello di immettere ossigeno ma deve farlo arrivare ad ogni singola cellula: E la respirazione serve proprio a questo: tutto quanto si può dire sulla respirazione non può prescindere dal processo completo che porta l’ossigeno dall’aria ai mitocondri. Le cellule prive di mitocondri come quelle prive di ossigeno hanno un metabolismo assai inefficiente a livello energetico quindi vanno in affanno in un primo momento e poi muoiono, in quanto meccanismi come il ciclo di Krebs e la respirazione cellulare non possono avvenire. Paradossalmente è proprio grazie all’anidride carbonica che l’ossigeno riesce ad arrivare correttamente all’interno delle cellule. È per questo che quello che noi pensiamo sia un semplice accumulo di quantità maggiori di ossigeno e quindi una respirazione profonda e volta a riempire i polmoni e non le cellule porta non sono a iperventilazione ma porta anche ad affamare le cellule di aria e a predisporre l’invecchiamento.

Respira piano respira il giusto camperai più a lungo e di gusto.

E questo solo se pensiamo a livello biologico! Se poi pensiamo che grazie alla modulazione del respiro possiamo lavorare anche sul dispendio medio energetico del corpo riducendo la richiesta di energia e quindi abbassando i livelli di allarme del corpo… Possiamo capire che veramente non è mangiare, non è bere ma è respirare la funzione biologica che dovremmo tenere maggiormente sotto controllo!

Quindi, da dove partire?

Consapevolezza prima di tutto. Consapevolezza di come respiriamo e di quante volte tratteniamo il respiro o è troppo superficiale o troppo veloce senza accorgercene innescando processi che nel lungo termine rischiano di usurare i meccanismi di regolazione ed esaurirli.

C’è una tecnica di respirazione che ti senti di condividere con noi?

Tecniche semplici di come respirare in modo corretto e rieducarsi ce ne sono a tonnellate e molte ci saranno nel nuovo libro in uscita nel 2020 scritto a 4 mani con Ethel Cogliani. L’ostacolo è solo trovare il tempo mentale per farle! Ho detto tempo mentale perché essendo il respiro un’attività permeante la nostra giornata non è neanche un ostacolo di tempo fisico!
Uno degli esercizi che faccio vedere ai corsi e che penso sia veramente la forma più semplice di rieducazione al respiro è la camminata. Associare il respiro ai passi.
Quindi iniziare con un’inspirazione lunga un passo ed un’espirazione lunga un passo. Ripetere per 3 cicli respiratori. Poi allungare il respiro gradualmente: inspiro 2 passi espiro 2 passi, inspiro 3 passi espiro 3 passi e così finché si riesce ad allungare 10… 15… 20…
Ovviamente più si riesce ad allungare il ciclo respiratorio più si istaura un senso di calma e rilassamento e si impara a gestire il flusso di aria in entrata ed uscita.

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