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Indice glicemico e carico glicemico

Si presta sempre più attenzione all’indice glicemico degli alimenti, e spesso si tralascia il carico glicemico. Tuttavia entrambi hanno a che fare con l’assorbimento degli zuccheri nel sangue e il rilascio di insulina: anche se hanno “parametri di misura” diversi, sono strettamente connessi tra loro.   Indice e carico glicemico: quali sono le differenze? Potremmo semplicisticamente considerarli come indicatori di qualità e quantità.     L’Indice glicemico (IG) infatti rappresenta la “qualità” di un alimento: è la capacità di modificare la concentrazione di glucosio dopo un pasto. Chiaro che minore è l’indice glicemico di un alimento, minore è la sua capacità di aumentare i livelli di glucosio nel sangue.   I valori dell’indice glicemico vengono calcolati in riferimento al glucosio, al quale viene assegnato un indice di riferimento IG uguale a 100.Si suddividono in alimenti: a basso IG (IG55) a medio IG (IG tra 56 e 69) ad alto IG…

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Autofagia e longevità

L’autofagia promuove meccanismi di regolazione biologica che contrastano l’invecchiamento e promuovono la disintossicazione dell’intero organismo, regalandoci longevità e salute.
È un processo del tutto naturale caratteristico della biologia delle nostre cellule: ha qualcosa di magico e ci fa capire quanto meravigliosi siano i nostri meccanismi di regolazione interna.

 

Autofagia e restrizione calorica

L’autofagia può essere considerata a tutti gli effetti un “ringiovanimento cellulare”: è infatti il principale meccanismo di degradazione di organelli, proteine e parti della membrana cellulare danneggiati dallo stress ossidativo. È un processo indispensabile che, soprattutto durante la restrizione calorica, procura all’organismo le sostanze necessarie attraverso la degradazione di quello che “non funziona più”: di quello che è danneggiato e meno performante. Della serie: nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!
Le cellule attraverso l’autofagia distruggono le loro componenti danneggiate digerendole. In poche parole è una selezione naturale messa in atto per far sopravvivere solo le cellule più forti. È la legge di convenienza biologica, per cui sopravvivono solo le cellule più forti e sane.

E la magia è proprio qui: è chiaro come un turn over costante sia in grado  quindi di garantirci un ottima autopulizia e una duplicazione di cellule sane. Le nostre cellule si riproducono a velocità elevata in continuazione: fare una scrematura, e dare la possibilità solo alle cellule sane e forti di riprodursi… non è cosa da poco. È il nostro “lasciapassare” per salute e longevità.

Cibi autofagici

Insieme alla sana abitudine di praticare regolarmente la restrizione calorica, è utile inserire nella propria strategia alimentare anche i cosidetti cibi “autofagici”.

I cibi autofagici più importanti sono noci, cacao, olio d’oliva, succo di una rossa, té verde, caffè, sedano, radicchio rosso, fragole, curcuma, peperoncino, cipolla rossa.
In particolare il succo d’uva rossa è ricco di resveratrolo, inibitore della proteina pro-infiammatoria interleuchina-6 – normalmente presente nel sistema immunitario e i cui alti livelli sono associati a bassa sopravvivenza in persone con patologie importanti a carico. Il resveratrolo è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari per le sue qualità antiossidanti che lo rendono vera e propria fonte di giovinezza. Attiva il recettore degli estrogeni senza stimolare tuttavia la proliferazione cellulare.

Che dire, gli strumenti ci sono e li abbiamo: è davvero tutto nelle nostre mani!

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Il cibo come “medicina” per rinforzare il sistema immunitario

Il cibo come medicina del corpo


Ebbene sì, la salute passa soprattutto dalla tavola, come sosteneva già Ippocrate nel trattato “Antica Medicina. Ed è ora che ci arrendiamo all’evidenza, tutti, nessuno escluso.
Proprio Ippocrate sosteneva con forza che il cibo che ingeriamo può essere medicina o veleno – a seconda delle modalità/quantità di assunzione. E mai come ora, con quello che siamo chiamati a fronteggiare, è opportuno scuotere le coscienze e prendere consapevolezza su quanto il cibo giochi un ruolo determinante per la nostra salute.
 
Per rimanere in salute e contrastare qualsiasi tipo di virus nemico dobbiamo mantenere in salute l’intestino, dove – in particolare nella parte di digiuno e tenue – risiede ben il 70% della nostra risposta immunologica.
Va da sé che quello che scegliamo di ingerire ha una portata decisiva.
Ed è nostra responsabilità mantenere in equilibrio i delicati equilibri dei batteri che ospitano i ben 7 lunghissimi metri del nostro intestino.
 
Intestino che ha un potentissimo filtro all’interno delle proprie pareti: i villi, protuberanza preposte a filtrare il cibo proveniente dalla digestione dello stomaco. In poche parole, impediscono a batteri, virus e materiale estraneo di entrare in contatto con la membrana degli enterociti, ovvero con le cellule della parete epiteliale che stanno al di sotto dei villi.
Quando i villi sono “compromessi” da una cattiva ed errata alimentazione, ecco che la strada verso la malattia inizia a spianarsi, spesso e volentieri in maniera del tutto silente.
 
Villi e batteri che ospitano il nostro intestino vanno tutelati. Così come le giunture che separano l’intestino dal circolo ematico.
E sono compromessi da alimenti raffinati, zuccheri, glutine, caseina, legumi ricchi di lectine – antinutrienti.
 
La nostra cultura occidentale prevede un’alimentazione ricca di glutine e caseina: questo fa si che quasi tutti soffriamo di sindrome dell’intestino permeabile – talvolta senza nemmeno rendercene conto se non quando è troppo tardi e i danni sono irreparabili, o quasi.
La famosa e tanto temuta leaky gut, o sindrome dell’intestino gocciolante.
 
Quando i villi non riescono ad assolvere correttamente al loro compito, quando i batteri non sono in equilibrio, e quando le giunture sono “allargate”… ecco che ci troviamo in una situazione di “infiammazione”. E l’infiammazione è alla base di tutte le patologie: intervenire a livello dell’infiammazione è quindi la nostra unica assicurazione per una salute di ferro.
 

Quindi cosa fare in concreto?

 
Curare l’alimentazione, ovvio. E non è affatto una banalità, proprio in virtù dei delicati equilibri sopracitati.
 
Abbondare con il prezioso olio d’oliva – a crudo! – o scegliere olio di lino e canapa.
Inserire almeno 2/3 volte a settimana l’avocado.
E utilizzare quotidianamente il Ghee, l’oro degli Dei, sia da solo che per la cottura dei vari alimenti.
Sono tutti alimenti ricchi di fosfolipidi, che vanno a riequilibrare le membrane cellulari formate appunto da acidi grassi. 
Tra l’altro i linfociti B e T, per un corretto funzionamento e svolgimento dei loro compiti “immunocompetenti” richiedono una grande quantità di fosfolipidi.
Ecco perché è così importante che forniamo loro le materie prime per poter funzionare al meglio!
 
Per un corretto equilibrio dei batteri intestinali – il nostro amato microbiota – è importante assumere verdure fermentate e kefir.
 
Evitiamo tutte quelle sostanze che posso in qualche modo creare un ulteriore allargamento delle giunzioni strette dell’intestino – tight junction – ovvero della barriera che dovrebbe impedire il passaggio di tutte quelle molecole, virus o batteri nocivi.
Queste sostanze sono sempre le stesse: glutine, latticini, legumi e zuccheri.
Ogni tanto è utile anche “lasciar riposare” il tratto digerente, sempre costretto ad un forte carico di lavoro con la digestione: mangiamo meno e meglio.
Una buona idea può essere saltare la cena, a patto che prima si provveda a fare la pulizia degli organi emuntori preposti alla disintossicazione.
Digiunare
, o saltare anche solo un pasto senza aver prima fatto la pulizia di fegato e intestino significa mettere in circolo tossine e non riuscire a smaltirle.
Quindi, tutto si può fare, ma sotto stretto controllo e seguiti da un terapeuta esperto.
 
Se ancora non ve ne siete fatti una ragione, è il caso di riflettere e iniziare a considerare seriamente il fatto che la salute parte da un intestino “sano”.
Niente di più, niente di meno.

E la salute è fatta di scelte consapevoli. Giorno dopo giorno, pasto dopo pasto.
 
 
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Come affrontare al meglio la “strategia alimentare chetogenica”

Mancano alcuni mesi all’estate e, puntualmente, ecco un bel campionario di diete dell’ultimo minuto che promettono di perdere molto peso in poco tempo. Fra tutte quella che promette i risultati maggiori è la dieta chetogenica, su cui però regna sovrana la confusione. E disinformazione. Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta. Scontrarmi dopo i 35 anni con una patologia autoimmune è stata una grande opportunità per cambiare stile e abitudini di vita, e abbracciare tutto quello che porta a vero benessere, partendo dall'alimentazione. Da qui la voglia di rimettermi in gioco, iniziare a studiare di nuovo, formarmi…

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Essere Mamma, Interview, Lifestyle, Mum's Life, To Be Woman

Alimentazione come supporto alla fertilità: intervista al Dottor Gennaro Ippolito

Al giorno d’oggi sono sempre di più le donne che incontrano difficoltà oggettive nel concepimento. Spesso e volentieri una revisione delle abitudini alimentari potrebbe giocare a favore e aiutare a superare ostacoli a prima vista insormontabili.
Ippocrate diceva “fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. A quanto pare qualcosa non torna se la società in cui viviamo oggi sembra andare nella direzione opposta e sembra sottovalutare proprio l’enorme potere terapeutico di una corretta strategia alimentare.


Abbiamo fatto due chiacchiere con il Dottor Gennaro Ippolito – esperto in strategia chetogenica e in consulenza nutrizionale & farmaceutica – per capire quali sono le connessioni tra alimentazione e infertilità, dato che il cibo gioca un ruolo chiave anche in queste dinamiche – che, ahimè, passano per lo più inosservate.

C’è un legame tra alimentazione e infertilità?

Alimentazione e fertilità sono strettamente collegate: più di quanto si possa credere! L’organismo umano nella sua complessità svolge una infinità di reazioni biochimiche ogni secondo della sua vita, e tutte sono mediate da sostanze di natura endogena (biosintetizzate) o introdotte dall’esterno. In entrambi i casi hanno molto spesso come base molecolare di partenza i nutrienti alimentari: vedi la sintesi ormonale, le proteine specifiche, i glucidi nella loro complessità e gli acidi grassi come costituenti della permeabilità cellulare. Un’infinità di molecole biologicamente attive partecipano alla vita del nostro organismo e lo rendono capace di adattarsi, procreare e resistere alle avversità. Sono anche in grado – ed in questo caso si parla di malnutrizione! – di farlo ammalare: un esempio sono le neoplasie in genere, oppure come le patologie neurodegenerative o metaboliche come obesità, dislipidemie, morbo di Azheimer e molte altre. Oggigiorno assistiamo, secondo le ultime pubblicazioni Istat, ad un incremento ponderale del peso corporeo nella popolazione, pari a ritenere in sovrappeso ben un cittadino su 3! C’è un’incidenza spaventosa delle patologie metaboliche, con un incremento triplo nell’ultimo decennio. I dati su insulino-resistenza, diabete, dislipidemia, patologie cardiovascolari e neurologiche sono allarmanti, e simultaneamente, i centri di fecondazione assistita si riempiono sempre di più. Sarà un caso? Sicuramente no! Le disfunzioni glucidiche, lipidiche, metaboliche in senso lato, derivanti sia da agenti esterni che alimentari, come l’uso compulsivo di cibo spazzatura o squilibrato nei macronutrienti: determinano una disfunzione nella regolazione cellulare ed uno stress ossidativo tale da compromettere negativamente sia l’apparato riproduttivo maschile che femminile.

Long-Term Adverse Effects of Oxidative Stress on Rat Epididymis and Spermatozoa.
Wu PY, Scarlata E, O’Flaherty C.
Antioxidants (Basel). 2020 Feb 19;9(2). pii: E170. doi:10.3390/antiox9020170.
The Effect of Low Carbohydrate Diets on Fertility Hormones and Outcomes in Overweight and Obese Women: A Systematic Review.
McGrice M, Porter J.
Nutrients. 2017 Feb 27;9(3). pii: E204. doi: 10.3390/nu9030204. Review.

Può una corretta strategia chetogenica supportare la fertilità, e se sì, come?

Certo, a partire dall’introduzione di alimenti di qualità, ossia nutrizionalmente validi: carni grass fed, pesce, verdure non trattate. Associata ad un basso consumo di prodotti industrialmente lavorati come cereali, farine, carboidrati semplici o complessi nelle varie forme in cui possono esistere in commercio. Questo abuso di cibo spazzatura è divenuto sempre più irresponsabile genera serie problematiche di food craving (dipendenza da cibo): produce infatti durante la digestione la formazione di radicali liberi e di intermedi metabolici pro-infiammatori, determinando l’attivazione a livello gastrico – e non solo! – di citochine endogene, sostanze responsabili in molti casi di una infiammazione basale. Lo stato di chetosi nello specifico, ossia una modulazione estrema in termini di macronutrienti dell’intake glucidico, determina anche una modulazione della sensibilità cellulare ormono-mediata e della concentrazione ematica degli ormoni femminili. In pazienti in trattamento con Pcos e Endometriosi, in parecchi casi si assiste ad un netto miglioramento della sintomatologia. Una delle funzioni primarie di questi ormoni – vedi estrogeni e progestinici che svolgono un ruolo fondamentale nella maturazione degli ovociti, sulla sensibilità follicolare e sull’attecchimento embrionale, è quella di determinare un incremento della percentuale di fecondità della paziente.

The effects of a low-carbohydrate, ketogenic diet on the polycystic ovary syndrome: a pilot study.
Mavropoulos JC, Yancy WS, Hepburn J, Westman EC.
Nutr Metab (Lond). 2005 Dec 16;2:35.
Impact of diet and bariatric surgery on anti-Müllerian hormone levels.
Nilsson-Condori E, Hedenbro JL, Thurin-Kjellberg A, Giwercman A, Friberg B.
Hum Reprod. 2018 Apr 1;33(4):690-693. doi: 10.1093/humrep/dey032.
The impact of keto-adaptation on exercise performance and the role of metabolic-regulating cytokines.
Sherrier M, Li H.
Am J Clin Nutr. 2019 Sep 1;110(3):562-573. doi: 10.1093/ajcn/nqz145.

Una visione d’insieme è a quanto pare l’unica strada percorribile per i medici di oggi. È d’accordo?

Il mondo scientifico o almeno una parte di esso ed in continuo crescendo, concorda con la multidisciplinarietà del trattamento al paziente. Una “visione di insieme” è necessaria per affrontare con un approccio a 360 gradi e indagare tutto l’aspetto biologico, sociale, farmacologico, patologico, di un paziente. Sempre più spesso si parla infatti di medicina funzionale o approccio funzionale: contrariamente a definizioni o dogmi, spesso e purtroppo monovisionari e chiusi, determina una migliore compliance e aderenza terapeutica del paziente stesso.

In questo contesto, quali sono i consigli nutrizionali che si sente di darci?


È una domanda molto complessa difficilmente stilizzabile in poche righe, poiché tutto è in funzione del paziente stesso. Ogni uomo o donna, nella sua diversità può aver bisogno di una nutrizione differente, determinata da fattori quale età, condizione fisica e psicologica o in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Per lo sportivo ad esempio, è opportuno usare un apporto amminoacidico e glucidico adeguato, e soprattutto modulato in base alle esigenze prestazionali o agonistiche. Nella donna, specialmente se gravida, utilizzeremo alimenti per integrare un apporto maggiore di folati, vitamine del gruppo B, Epa e Dha; nell’uomo, qualora come obiettivo ci fosse la procreazione, useremo folati e coenzima Q10 per migliorare la spermatogenesi. L’integrazione di fibre e la calibrazione dei micronutrienti si è rivelata negli ultimi decenni indispensabile per il mantenimento salutare del microbiota intestinale, sia per il trattamento delle disbiosi che delle problematiche inerenti alla sindrome del colon irritabile.
Recentemente, sempre più spesso, si parla di asse intestino-cervello mettendo in correlazione l’apparato gastro-intestinale con l’attività cerebrale, in termini di modulazione ormonale ed il relativo ruolo nelle funzioni biologiche e di gestione contro i patogeni.

Influence of oral vitamin and mineral supplementation on male infertility: a meta-analysis and systematic
review.
Buhling K, Schumacher A, Eulenburg CZ, Laakmann E.
Reprod Biomed Online. 2019 Aug;39(2):269-279. doi: 10.1016/j.rbmo.2019.03.099. Epub 2019 Mar 16. Review

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Acqua sostanza “che pensa”

L’acqua è essenziale per tutte le funzioni vitali del nostro corpo: respirazione, digestione, assorbimento e circolazione del sangue. E ha proprietà “quasi magiche” che dipendono dalla sua struttura molecolare.Una struttura particolare che agisce “fuori dagli schemi”.   L’acqua infatti “memorizza” e la sua struttura può modificarsi e stravolgersi in risposta a sollecitazioni chimiche, meccaniche o elettromagnetiche. Ecco perché affermare che le sue proprietà sono “quasi magiche” non è affatto riduttivo!Nel bene e nel male.   È la matrice della vita, ed è alla base del nostro metabolismo.   Le proprietà curative che la contraddistinguono hanno connotazioni che agiscono al di fuori di ogni schema.E qui sta la magia.Un esempio?La memoria strutturale: permette all’acqua di conservare e assorbire determinate specifiche dall’ambiente intorno.Luci, suoni, vibrazioni, e perché no, anche parole e pensieri. Sì, pensieri!   Fantastico e inquietante allo stesso tempo… se solo consideriamo che il nostro corpo è per il 70% composto…

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Attività mitocondriale: come mantenersi giovani e in salute

I mitocondri sono essenziali per la salute: ecco perché è importante capire i meccanismi che stanno alla base delle funzioni mitocondriali e prendersene cura sin da ora. I mitocondri infatti sono piccole fabbriche di carburante presenti all’interno delle nostre cellule e hanno il compito di convertire in energia il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo. Sono il pilastro della nostra salute. Infatti quando grandi quantità di mitocondri sono danneggiate e non funzionano più correttamente, andiamo incontro alla malattia. E anche il cancro, come quasi tutte le malattie croniche, è dovuto ai processi metabolici difettosi a livello dei mitocondri.Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita…

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Interview, Lifestyle, To Be Woman

Paleo, molto più che una filosofia di vita

Ho conosciuto personalmente Francesca Pietrobon e Davide Cabras di Paleo Advisor, e ne sono rimasta piacevolmente colpita.
È bello incontrare curiosità, professionalità e soprattutto coerenza, in un contesto così vasto – e a tratti molto confuso e disorientato! – come quello che tratta di alimentazione e salute.
Sono stati davvero una piacevole scoperta: con questa intervista doppia voglio farvi conoscere meglio il “vero” mondo Paleo e la loro realtà, costruita con onestà intellettuale, passione e tanta dedizione.


Francesca, Davide: come nasce il progetto “Paleo Advisor”?

Francesca: PaleoAdvisor è nato perché ho intercettato un’esigenza. Frequentavo il gruppo Facebook Paleoitalia da qualche anno e lì le richieste di consigli di professionisti o attività che fossero in sintonia con i principi della dieta paleo erano all’ordine del giorno. Se si era fortunati si trovava il contatto giusto attraverso il passaparola. Per questo mi venne l’idea di creare un unico spazio in cui trovare tutte queste informazioni con una semplice ricerca, uno spazio di cui io per prima avrei avuto piacere di essere fruitrice. Avevo conosciuto Davide Cabras da nemmeno un mese, sempre grazie a Paleoitalia, quando gliene parlai. Ricordo ancora come gli si illuminarono gli occhi di gioiosa incredulità quella volta! Credo sia stata la provvidenza a farci incontrare. Le criticità e le difficoltà incontrate nelle fasi di sviluppo, di lancio e di crescita di questo progetto non sono state facili da affrontare nemmeno in due, ma noi siamo spiriti affini ma con attitudini e disposizioni completamente diverse e complementari e questo è stato ed è tuttora fondamentale per il successo della piattaforma.

Davide: Paleoadvisor è il risultato di passione e dedizione a sostenimento del mondo evolutivo.
Lo stile di vita ancestrale è senz’altro l’unica via da prendere per uno stile di vita ottimale. Ciò che realmente può portare il nostro terreno (noi come persona) in condizioni positive stabili.
Due persone che insieme hanno unito le loro menti nel momento in cui la richiesta di luoghi di ristorazione, attività commerciali e professionisti che sposassero il mondo paleo, si faceva sempre più percepire nel territorio italiano.
Il risultato? La prima piattaforma di geolocalizzazione dedicata interamente allo stile di vita secondo natura!

Qual è la vostra mission?

Francesca: PaleoAdvisor non è nato per sostituirsi a tutti i validi canali di informazione già esistenti, ma per fungere da amplificatore e da contenitore coesivo di una community. Chi all’inizio può aver pensato a noi come “newcomers” arrivisti è perché non conosce le nostre storie, quanto crediamo in questo progetto e quanto poco ci interessi trarne profitto. Se così non fosse stato, probabilmente PaleoAdvisor avrebbe già chiuso.
Per tornare alla tua domanda il suo scopo è permettere alle persone che intraprendono questo percorso di poter instaurare un dialogo e un rapporto con professionisti che possano comprenderli e sostenerli, ma anche di permettere agli stessi professionisti di conoscersi tra di loro e instaurare collaborazioni, tutte cose che si sono verificate e di cui siamo davvero orgogliosi.
Questo, se vogliamo, è lo scopo più evidente e dichiarato, ma c’è anche un altro aspetto che mi sta molto a cuore. Credendo nella bontà di questo stile di vita credo che dare risalto ai professionisti che ne sposano i principi possa accrescerne il valore anche agli occhi dei più scettici e diffidenti.   

Davide: La nostra Mission è appunto quella di dare la possibilità agli utenti di aver ogni strumento per condurre al meglio uno stile di vita secondo natura.
Siamo decisi nel creare una sorta di community che sia luogo di apprendimento e confronto sul mondo della medicina, nutrizione evoluzionistica e fare sport seguendo quelli che sono i veri dettami dell’evoluzione del Sapiens.

“Vivere Paleo” in 3 parole…

Francesca: Conosci il detto “il calzolaio ha le scarpe rotte”? Te lo dico perché ormai dovrebbe essere chiaro a chi è informato sull’argomento che “vivere paleo” dovrebbe significare ben oltre che l’esclusione di certi cibi dalla propria alimentazione, e lo stile di vita che conduco, per ragioni di lavoro ma anche di pigrizia, è ben lontano dall’ideale “paleo” che avrei in testa. Vivere più a contatto con la natura, fare più attività all’aria aperta… Potrei fare molto di più, e sicuramente mi impegnerò sempre in tal senso, ma se ripenso al passato ho modificato così tante piccole abitudini e credenze che forse quello che a me sembra ancora poco, sarebbe già uno stravolgimento per la maggior parte delle persone.
Se posso risponderti davvero con tre parole per me significa “vivere con consapevolezza. Per una come me che ha passato l’adolescenza a lottare contro il cibo, ma anche a cercare di comprenderne i meccanismi di influenza sul nostro corpo e sulla nostra mente, leggere Wolf è stata una vera e propria illuminazione, che ha sradicato in un attimo tutte le nebulose sovrastrutture che negli anni si erano accumulate nella mia mente senza portare da nessuna parte. Quel libro è stato il punto di arrivo di una fase del mio percorso di ricerca e il punto di partenza di un’altra. Prima camminavo a tentoni, ora avevo una bussola con cui orientarmi.

Davide: Vivere Paleo in 3 parole? Te le dico in inglese che fa più figo:

  • Sun – fonte di vera vita/energia
  • Cuore – vita di relazione con le persone che ci circondano e veramente ci vogliono bene
  • Real Food – cibo vero, cibo secondo natura, cibo che non subisca eccessiva cottura, ma soprattutto che non sia trattato industrialmente in maniera alcuna…

Qual è il “vero” approccio Paleo”?

Francesca: Quando “paleo” diventa una etichetta da apporre su prodotti alimentari industriali, farine o ricette troppo elaborate, significa che abbiamo perso il significato di questa parola. Questo modo di vedere viene bollato come estremismo, invece secondo me gli estremisti sono quelli che hanno bisogno di associare questa parola a tutte le cose a cui non vogliono rinunciare. È un modo di sentirsi a posto con la coscienza. 
Io non penso assolutamente che dobbiamo privarci di tutto sempre e comunque, al contrario, perché non siamo fatti solo di carne e non sono degli sgarri saltuari a farci ammalare, ma mi piace chiamare le cose con il loro nome, altrimenti si crea confusione e si diventa facile oggetto di critiche. 
L’importante è fare le cose con testa e in modo equilibrato e consono alle proprie condizioni di salute. Le informazioni sono alla portata di tutti. Se la Paleo vuole avere ancora un valore può farlo non lasciandosi trascinare nella degenerazione consumistica tipica di altri regimi alimentari, come il veganesimo. Mi piacerebbe che la Paleo si preservasse da certi fanatismi, mantenendo un approccio più serio e scientifico.

Davide: Il vero approccio Paleo ultimamente, come dice il buon Angelo Rossiello, viene considerato solo sotto l’aspetto nutrizionale, ovvero: Paleo diet e stop.
Peccato che:

  1. Negli ultimi tempi il posizionamento in una comfort zone sia molto succulento per molti utenti che decidono di sposare questo mondo. Mi spiego meglio: sono convinto che una persona che passa da una dieta mediterranea (storpiata) ricca di carboidrati raffinati ad alto indice glicemico e povera nutrizionalmente (non elettiva per l’uomo) debba adattarsi in modo graduale al nuovo percorso (si spera definitivo), però cercare dei surrogati sostitutivi per sopperire la mancanza di alcuni cibi dannosi sia errato, a lungo termine.
  2. La tecnologia che ci porta costantemente a contatto con campi elettromagnetici non nativi, luci artificiali (che ci rivestono come involucri per tutto il tempo), mancanza di esposizione al sole, mancanza di connessione con la Madre Terra, ritmi sonno/veglia completamente sfasati, ci condurrà lentamente ad ammalarci in maniera inesorabile. Questa è una problematica che se non viene trattata con un approccio adeguato, neanche la paleo diet potrà risolvere.

A chi è adatto questo stile di vita?

Francesca: La paleo è adatta a tutti, in quanto esseri umani, ma non tutti sono adatti alla paleo. 
L’obiettivo di chi ha compreso la paleo nella sua accezione più ampia è quello di ridurre quanto più possibile tutti quelli che chiamiamo mismatch evolutivi, partendo dagli studi più aggiornati sulla nostra biologia evolutiva. Non è una ricetta definitiva e preconfezionata, ma un percorso di apprendimento. Quante persone hanno la voglia e l’interesse di studiare e di mettersi continuamente in discussione? 
Io non credo sia un caso che moltissime persone che si sono avvicinate a questo ambiente lo abbiano fatto in seguito a diagnosi di malattie autoimmuni o in seguito ad altri problemi di salute di vario genere. Se non scatta dentro le persone qualcosa che le spinge a cercare, è normale che si fermino in superficie e vedano nella paleo niente di più che una delle tante mode passeggere, senza capire quello che di più profondo ha da dare.

Davide: A mio avviso questo stile di vita (purtroppo) è adatto a pochi, ma va bene cosi! Come si dice? SELEZIONE NATURALE!
Solo chi veramente è disposto a fare delle rinunce (tra l’altro inutili) per riprendere in mano la propria salute sarà in grado di affrontare questa strada verso il benessere assoluto.
Purtroppo anche la disinformazione di oggi giorno non aiuta ed i mass media sempre pronti a schierarsi contro, la fan da padroni.
D’altra parte però…
…siamo qui per questo, no??! 🙂

Interview, Lifestyle, To Be Woman

Digiuno secco per disintossicarsi e ringiovanire

La sovrabbondanza e la sovralimentazione sono probabilmente i mali peggiori dei nostri tempi. Ci siamo evoluti ma siamo un popolo di “malati”.
Un vero e proprio paradosso a tutti gli effetti.
Ecco perché o scegliamo di cambiare abitudini, o siamo destinati a soccombere, in un modo o nell’altro.
Una delle abitudini migliori che possiamo decidere di “imparare” e inserire nella nostra quotidianità, è il digiuno, nella sua forma più pura ed efficace. Quella del Digiuno Secco – detto anche DS.
Un’astinenza terapeutica da cibo e acqua: uno straordinario metodo per disintossicarsi e ringiovanire!

Abbiamo scambiato due chiacchiere con la Biologa Nutrizionista Ethel Cogliani, ideatrice insieme a Stefano Andrade di FunFastik, il primo metodo divertente e semplice per avvicinarsi alla corretta esecuzione della pratica del DS.

Ethel, il digiuno secco sembra essere una vera e propria “tecnologia”, semplice precisa e davvero completa. Ci racconti da dove arriva questa pratica così attuale eppure così “antica”?

Possiamo dire che il digiuno secco sia nato prima che l’Uomo venisse sulla Terra: è infatti nato con la vita sulla Terra ed è una strategia che in tutti gli ordini animali viene usata per sopravvivere alle condizioni più ostili a cui la Natura è in grado di sottoporci. E che permette quindi la propagazione della specie anche attraverso periodi più o meno lunghi di siccità e carestia.
La sua presa di posizione invece in protocolli medici strutturati è stata permessa proprio grazie allo studio e alla dedizione di intere generazioni di medici russi che dall’inizio del ‘900 del secolo scorso hanno studiato le dinamiche con cui il digiuno agisce e le conseguenze di digiuni di diversa natura e durata, allo scopo di standardizzare protocolli che avessero un’efficacia ripetibile nel tempo.
Il digiuno in Russia è diventato una delle cure ufficiali del regime sovietico dal 1973 perdendo invece quota nel momento in cui è crollato il muro di Berlino e la conseguente occidentalizzazione di tutti i protocolli medici russi.
È per questo che non vedo in modo così positivo da un po’ di tempo la caduta del muro di Berlino e mi sto chiedendo se è stato un modo per escludere o piuttosto un modo per proteggere. Ma anche questo lascio ai posteri l’ardua sentenza.
Comunque attualmente il digiuno è una pratica che non viene più passata dallo stato e quindi dalle decine di migliaia di persone che ne potevano giovare il numero si è ristretto a pochi. Pochi fortunati che si possono permettere delle cure private. È questo il grande dono alla salute che ha fatto l’Occidente alla Russia Rossa.
La cosa interessante comunque di questo intermezzo di fama estesa di questa pratica è che abbiamo veri e propri studi di popolazione tenuti in archivi immensi di casi dei più disparati curati con questa pratica.
Ad oggi sembra che nessuna cura inventata, testata e messa sul mercato sia in grado di avere la potenza che ha il digiuno – che sia esso secco o con acqua!

Quali sono i benefici diretti di una pratica di digiuno?

Ammetto sarebbe più facile dire che cosa non fa che elencare che cosa è in grado di fare il digiuno!
Il digiuno essenzialmente è in grado di attivare tutta una serie di risorse e strategie insite nel nostro corpo, in modo tale da adattare velocemente metabolismo e assetto ormonale per smistare le risorse ai distretti più importanti del corpo. E garantire quindi al massimo la sopravvivenza.
Siamo esseri duttili che comodità, mancanza di stimoli e abbondanza di cibo hanno impigrito. Tutto questo ha inoltre portato il corpo a non essere più reattivo ed avere un tempo di latenza molto lungo per cui ci adattiamo molto lentamente. In realtà in Natura siamo sempre stati abituati a passare lunghi periodi senza mangiare e talvolta anche senza bere, per poi riprendere a mangiare e a bere… sempre fino a sazietà e senza contare le calorie.
Il problema delle calorie non è dato dal fatto che mangiamo tanto ma che mangiamo troppo spesso e cibi scarsamente nutrienti. Questo innesca tutta una serie di meccanismi che inducono a richiedere più cibo e più calorie del normale mangiando fino a 3 volte più di quanto ne necessiti realmente il nostro corpo! … E poi dicono che le risorse del nostro pianeta non bastano per tutti! In realtà non sono le risorse che non bastano… siamo noi che consumiamo troppo.
I benefici del digiuno sono legati comunque alla specificità con cui agisce sulle cellule malate rispetto a quelle sane, portando ad una sorta di chirurgia cellulare di una precisione non replicabile, almeno attualmente, da nessuna terapia ideata dall’Uomo. Riesce quindi a preservare in modo netto la salute delle cellule sane.
Il digiuno, è in grado di agire in modo diverso in base anche a quanto si protrae nel tempo: alcuni effetti sono raggiungibili anche con digiuni brevi, anzi vengono proprio facilitati da digiuni brevi e ripetuti, alcuni effetti invece sono ottenibili solo con digiuni lunghi, o addirittura con digiuni lunghi e ripetuti a specifiche cadenze.
Uno degli effetti – riscontrato essere appannaggio dei digiuni brevi e ripetuti con cadenza regolare – è il dimagrimento, il miglioramento della flora e della permeabilità intestinale, il miglioramento delle prestazioni fisiche (sia in potenza che in lucidità).
Appannaggio invece dei digiuni lunghi è il reset ormonale, la gestione di stati depressivi ed ansia, la regressione di malattie complesse e conclamate da tempo.
Io personalmente ho fatto digiuni di un giorno e mezzo a settimana regolarmente dall’agosto 2018 intervallati da 3 digiuni di 3 giorni e mezzo, uno di 5 giorni e uno di 7 giorni.
Non ho mai avuto grossi problemi ma anche io mi sono portata a casa i miei bei risultati: ho guadagnato 1 kg di peso in media (passando da 49 kg a 50), maggiore massa muscolare, una pelle molto più liscia e idratata, alcuni capelli bianchi sono spariti, i miei problemi di stomaco che erano soggetti all’altalena della mia incapacità di gestire adeguatamente lo stress, sono ridotti a piccoli casi sporadici. Ho lucidità costante anche in periodi in cui normalmente addietro avrei perso il controllo, e mi sento molto più connessa alle esigenze del mio corpo. Il corpo, inoltre gestisce meglio tutte quelle “uscite dagli schemi” che prima accusava pesantemente.
Penso infatti che l’effetto più bello del digiuno è regalare una maggiore libertà e consapevolezza di quelle che sono le reali necessità del corpo. Nessuna dieta o regime alimentare riesce a farlo perché dà regole da seguire, il digiuno invece fa in modo che sia il tuo stesso corpo a dettare le sue regole poi sta a te avere il buon senso di seguirle.
La piena padronanza di ciò di cui hai bisogno penso sia l’ingrediente che manca nella nostra società: siamo costantemente agganciati a ciò che ci viene detto e non a ciò che ci diciamo.

Cos’è l’autofagia?

Risposta breve o risposta lunga? Scherzo! L’autofagia è un processo di selezione che avviene costantemente nel nostro corpo: in ogni momento ci sono delle cellule che vengono “buttate al macero”. Vengono selezionate perché non più funzionanti – troppo vecchie o malate! – e tramite un processo di riconoscimento da parte del nostro Sistema Immunitario vengono smaltite… e alcuni dei loro materiali riciclati dalle cellule sane.
È un processo costante che permette al corpo di mantenersi sano nonostante ogni giorno molte cellule diventano “potenzialmente tumorali”. Alla fine che cos’è la malattia se non un mancato smaltimento delle scorie e delle cellule non più funzionanti?
Più o meno come gli alberi rinnovano le loro foglie facendole cadere in autunno e facendone crescere di nuove in primavera, noi ogni giorno sostituiamo le cellule vecchie con cellule nuove.
Il problema sussiste quando i fattori che danneggiano le cellule sono maggiori della velocità che ha il nostro Sistema Immunitario di smaltire i danni che questi fanno.
Quindi, nel lavoro si accumulano gli arretrati, il nostro corpo diventa una discarica di rottami cellulari che diventano potenzialmente dannosi.

Chi può avvicinarsi a questa pratica?

Chiunque abbia buonsenso. Non sto scherzando. Vedo gente che fa digiuni errati: troppo lunghi, senza preparazione, partendo da alimentazioni degenerate, con patologie anche gravi senza tener conto che il digiuno è una disintossicazione e se la quantità di tossine mobilitate a maggiore alla capacità del corpo di gestirle ci si sente male.
A quel punto di chi è la colpa: del digiuno o della scarsa capacità di valutazione delle persone?
Ammetto che vedo errori grossolani che per lo più sono dovuti a fretta e sottovalutazione dello strumento che hai in mano.
Il professor Filonov, l’ultimo divulgatore del digiuno secco ama dire: “preparati al digiuno come se ti preparassi ad un operazione chirurgica”.
È questo che cerco di insegnare sempre perché questo concetto è la chiave per trasformare il digiuno da uno strumento dannoso ad uno strumento potentissimo.

Digiuno secco o digiuno idrico: quali sono le principali differenze?

Intanto direi che la prima differenza che salta all’occhio è che uno prevede l’assunzione di acqua, mentre l’altro prevede l’astensione totale anche dall’acqua.
Passando all’astensione totale dall’acqua si velocizzano i processi interni, anche il cambio dei metabolismi diventa più efficiente, le tossine vengono liberate più velocemente, il consumo di grassi diventa più cospicuo e non c’è praticamente nessun tipo di danneggiamento o perdita della componente proteica.
Mediamente chi fa il digiuno secco sente meno fame.
Il digiuno secco è interessante soprattutto per problematiche come le infezioni: sottraendo acqua la componente microbica tende a morire più facilmente.
Il digiuno secco aiuta anche a ridurre il problema del riassorbimento intestinale delle tossine, cosa che il digiuno idrico, mantenendo le mucose umide non garantisce.
Per il resto quello che penso è che è meglio digiunare che non digiunare, quindi anche se mentalmente il digiuno secco è un limite… non abbandonate mai il digiuno come idea.
In una società contaminata come la nostra vivere decentemente senza digiunare è pressoché impossibile e diventerà sempre più difficile man mano che le condizioni di inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei terreni diventeranno più cospicue. Allora sarà difficile “mangiare pulito” e l’unico modo per ovviare al problema dei contaminanti rimane dunque depurarsi regolarmente e attivare in modo sistematico i processi di smaltimento.

 

 

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Biohacking: ottenere il massimo sia dal corpo che dalla mente

Sempre più spesso si sente parlare di Biohacking, tuttavia c’è ancora molta confuzione a riguardo: cos’è davvero il Biohacking e chi è il Biohacker?
Per sciogliere ogni dubbio abbiamo scambiato due chiacchiere sul biohacking con Matteo Cozzi, fondatore del blog Avocado Tree e del progetto Cyrcared.

 

Matteo, cos’è per te il Biohacking?

La definizione classica di biohacking è “l’arte e scienza di alterare l’ambiente esterno ed interno per ottenere il massimo della performance.” Trovo questa definizione estremamente calzante. Mi piace soprattutto il fatto che unisca la componente scientifica, che è alla base di ogni intervento, a quella artistica che implica una parte di sperimentazione. In particolare, la sperimentazione è su se stessi, infatti il biohacking si basa sul principio del DIY (Do it yourself), ovvero l’individuo è chiamato a informarsi e a utilizzare quelle informazioni raccolte per intervenire sulla propria biologia. Questo è rilevante soprattutto perché, per usare un termine scientifico n=1. Ovvero gli effetti di una determinata scelta, che possa essere alimentare o di un integratore sono del tutto suscettibili all’individuo. In altre parole, la stessa scelta può avere effetti radicalmente diversi su due persone.

 

Quali sono i migliori dispositivi di biohacking?

Il miglior dispositivo di biohacking è la natura. Negli ultimi anni, soprattutto in USA, il biohacking è entrato a far parte del mainstream. Questo ha portato a sviluppare interessi commerciali che a loro volta hanno creato integratori, prodotti e dispositivi. Lo trovo un eccesso. Per me il primo biohack è il ritorno alla natura: sole, contatto con la terra, mangiare semplice e locale. Il resto può essere un’aggiunta per raggiungere obiettivi eccezionali oppure per difenderci dalla tecnologia.
Se dovessi parlare strettamente di dispositivi, sicuramente occhiali blue blockers che proteggono dalle luci artificiali e luci rosse ed infrarosse per bilanciare la luce blu nella quale siamo immersi.

Quali sono i problemi principali derivanti dalla tecnologia?

Oggi siamo circondati da tecnologie che non esistevano poche decine di anni fa. La nostra biologia è estremamente sensibile all’ambiente e c’è da aspettarsi che qualsiasi cambiamento radicale possa esercitare un effetto negativo.
Le minacce principali -ma che nessuno prende seriamente- sono le luci artificiali e le onde elettromagnetiche nelle quali siamo immersi 24/7. Per quanto riguarda le prime, sappiamo che la luce blu, emessa dalle moderne luci LED e dagli schermi dei telefoni sopprime la melatonina, che è l’ormone del sonno ma anche un potente antiossidante. L’insonnia è un’epidemia dilagante ormai ma nessuno vuole unire i puntini. E uso il termine volere appositamente. Governi, aziende e persone comuni sono consapevoli dei danni ma non fanno niente i primi per questioni economiche e i secondi per pigrizia.
Stesso discorso vale per le onde elettromagnetiche di Wi-Fi e cellulari. Oggi siamo esposti ad un campo elettromagnetico miliardi di volte superiore a quello di appena 50 o 100 anni fa. Anche qui tutti sono consapevoli dei danni, ma vengono minimizzati per altri interessi.


Il biohacking è adatto a tutti?

Per me il biohacking può essere inteso come stile di vita. Un biohacker è una persona consapevole di avere un enorme potere personale per quanto riguarda la propria biologia e le proprie perfomance e decide di utilizzarlo. Al di la di piccoli interventi, il biohacker cerca di ottimizzare tutti gli aspetti della vita: alimentazione, luci, integrazione, sonno. L’obiettivo è massimizzare il potenziale umano.
In un certo senso siamo tutti biohacker nel momento in cui, ad esempio, scegliamo uno stile alimentare che ci fa stare bene o ci alleniamo. Le persone comuni potrebbero iniziare a pensare che anche in altri ambiti possono essere effettuate delle scelte consapevoli.

 

Come iniziare?

In realtà è molto semplice, ma non è facile. Semplice perché non richiede requisiti particolari se non la volontà. Non facile perché bisogna studiare prima di fare qualcosa e soprattutto è richiesta tanta sperimentazione. Purtroppo, la maggior parte delle persone vuole la pillola magica che gli permetta di ottenere tutto e subito, quindi, mancando questa pazienza di sperimentare molto spesso l’appello di chi divulga cade nel vuoto. Ma non è solo mancanza di pazienza, è anche mancanza di stimoli ad uscire dalla comfort zone. Molti dei cambiamenti da intraprendere influenzano il modo in cui le persone hanno vissuto per 40, 50 anni o più. Rompere le abitudini poco salutari è difficile, ed ancora di più sostituirle che abitudini migliori.

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