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La psicoterapia cognitiva, nuovi filoni: la Mindfulness

La psicologia cognitivo comportamentale si occupa principalmente di indagare quali pensieri, credenze, schemi di lettura e quali comportamenti e azioni caratterizzano il malessere e la sofferenza psichica, dato che emozioni, pensieri e comportamenti sono fortemente interconnessi tra loro. E quindi sia il benessere che il malessere c’entrano anche con come pensiamo e come agiamo.
La teoria della cura cognitivo comportamentale che ne deriva, quindi, indaga e propone quali cambiamenti nei pensieri e nelle azioni possono aiutarci a ridurre sintomi e malessere, e ad aumentare benessere e salute psicologica.

Negli ultimi due-tre decenni questo approccio ha sviluppato tutta una serie di nuove teorie e tecniche volte non solo al cambiamento, primo focus della psicoterapia, ma in particolar modo all’accettazione, vista come strategia e atteggiamento molto utile al benessere. 

 

Approccio Mindfulness

Oggi vi presento l’approccio della Mindfulness.
Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio, la descrive così:

“Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare”.

  • con intenzione
  • al momento presente
  • in modo non giudicante, curioso e gentile


Si può descriverla come un modo per allenare e coltivare una piena presenza nell’esperienza del momento, nel qui e ora, nel presente che si sta vivendo. Una tecnica per coltivare una presenza non nel passato e nel futuro – dove spesso tendiamo ad andare con la mente, consapevolmente o meno.
Un modo per allenare una vera presenza non sulle preoccupazioni del presente, sulle cose da fare, i problemi e le difficoltà, ma su quello che stiamo effettivamente facendo e vivendo.

Mindfulness è l’atto volontario e consapevole di porre attenzione al momento presente, all’esperienza che si sta vivendo, “solo” osservandolo con benevola curiosità, senza cercare di cambiarlo, accogliendolo con accettazione.
Fa riferimento alla pratica di essere pienamente consapevoli del momento presente e di sperimentare i propri pensieri, emozioni o sensazioni corporee senza giudicarli e senza reagire ad essi. Questo può voler dire stare sul presente del corpo. Ad esempio del respiro in primis: concentrarsi sul respiro e non su altre sensazioni o pensieri che ci turbano, oppure essere concentrati e consapevoli di quanto i sensi ci trasmettono (cosa vedo, cosa sento e ascolto, cosa odoro, cosa gusto e assaporo, cosa tocco), e non su preoccupazioni varie che ci affliggono. Oppure di osservare i pensieri e di leggerli come tali, ovvero solo come pensieri, immagini, attività della mente e non realtà.

Questa consapevolezza intenzionale e non giudicante sul momento presente può aiutare a metterci in una diversa relazione anche con il disagio, la sofferenza, i problemi in quanto possiamo imparare a entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire.
Guardarlo, osservarlo e… basta! Senza farci niente, lasciandolo fare… fino a vedere come cambia e rendersi poi conto che alla fine spesso… se ne va…

Come se queste sensazioni dolorose, questi pensieri tristi, questi ricordi angoscianti fossero “titoli di coda di un film”, “nuvole in cielo”, “foglie trasportate da un fiume”, “paesaggi che scorrono fuori dal finestrino di un treno”, per dirla con alcune metafore proposte dalla Mindfulness.

Esercizi

Ecco alcuni esercizi che questo approccio ci propone per allenarci a stare nel presente in modo consapevole e non giudicante: questa è la premessa per diventare capaci di allenare e dirigere la nostra attenzione dove vogliamo noi, e per sviluppare un atteggiamento più tranquillo e accettante (sia in generale sia rispetto alla sofferenza e ai problemi in particolare).

  1. Imparare a concentrarsi sul respiro
    Solo su di esso, svuotando la mente da pensieri di qualunque altro tipo: è il modo più efficace per coltivare la nostra consapevolezza. Prendiamoci un minuto – inizialmente proviamo davvero solo per un minuto! – e concentriamoci solo ed esclusivamente sull’atto del respirare. Ogni ciclo respiratorio dovrebbe durare per circa 6 secondi: inspiriamo attraverso il naso (per 3 secondi circa) e buttiamo fuori l’aria attraverso la bocca (per 3 secondi circa).
    Lasciamo fluire il respiro senza sforzo dentro e fuori dal nostro corpo. Se ci accorgiamo che pensiamo ad altro riportiamo gentilmente la nostra attenzione al respiro, all’aria che entra e che esce,  ed eventualmente a tutte le sensazioni che riguardano questo.
    Usiamo il corpo per ancorare ad esso la nostra attenzione, dove decidiamo noi (il respiro appunto, in questo caso).

    Variazioni: con il tempo possiamo aumentare i minuti e/o i secondi di inspirazione ed espirazione, in modo da avere un ciclo respiratorio più lungo ed imparare a respirare più lentamente (cosa che sembra avere una serie di vantaggi).
    Fare una pausa tra inspirazione ed espirazione che duri gli stessi secondi di quelle due fasi (ad esempio inspiriamo 6 secondi, tratteniamo il respiro per 6 secondi, espiriamo per 5 secondi) simulando l’ipossia. Anche questa tecnica ha davvero grandi benefici!

  2. Imparare a concentrarsi su quanto si sta facendo
    … E solo su quello! Scegliere un’azione (camminare, farsi la doccia,  fare le pulizie, parlare) e… dedicarvisi completamente ed esclusivamente. Facciamo l’esempio della camminata: cerchiamo di porre totale attenzione e consapevolezza al movimento dei piedi e delle gambe mentre li solleviamo e li mettiamo uno di fronte all’altro. È più “semplice” se la camminata è eseguita molto lentamente: ci permette di concentrarci su movimento e sensazioni. Niente musica, niente chiacchiere, niente distrazioni al cellulare, niente pensare alle cose che dobbiamo fare… Se ci accorgiamo che la mente va lì o che stiamo facendo altro torniamo in maniera consapevole a fare solo quello… camminare. E torniamo a focalizzare e sintonizzare attenzione e consapevolezza esattamente lì.

  3. Un esercizio simile consiste nello scegliere un oggetto o un cibo o una musica/suono e… dedicarvisi completamente ed esclusivamente.
    Se scegliamo un oggetto, ad esempio, l’allenamento consiste nel dedicare 172 minuti – almeno! – a viverlo con tutti i sensi: guardarlo, ascoltarlo, toccarlo. Fare tutte queste cose in modo da escludere altre cose (pensieri, oggetti, ricordi) dalla mente e concentrarsi solo su esso. Dedicarvi totale consapevolezza e totale attenzione. Se sentiamo che la mente si occupa di altro (la mail a cui rispondere, la spesa da fare, i compiti dei bambini da controllare, la riunione di domani) tornare a porre attenzione e consapevolezza a quella cosa al 100%.

Vi va di provare? Buon allenamento e buona consapevolezza a tutti!

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Digiuno secco per disintossicarsi e ringiovanire

La sovrabbondanza e la sovralimentazione sono probabilmente i mali peggiori dei nostri tempi. Ci siamo evoluti ma siamo un popolo di “malati”.
Un vero e proprio paradosso a tutti gli effetti.
Ecco perché o scegliamo di cambiare abitudini, o siamo destinati a soccombere, in un modo o nell’altro.
Una delle abitudini migliori che possiamo decidere di “imparare” e inserire nella nostra quotidianità, è il digiuno, nella sua forma più pura ed efficace. Quella del Digiuno Secco – detto anche DS.
Un’astinenza terapeutica da cibo e acqua: uno straordinario metodo per disintossicarsi e ringiovanire!

Abbiamo scambiato due chiacchiere con la Biologa Nutrizionista Ethel Cogliani, ideatrice insieme a Stefano Andrade di FunFastik, il primo metodo divertente e semplice per avvicinarsi alla corretta esecuzione della pratica del DS.

Ethel, il digiuno secco sembra essere una vera e propria “tecnologia”, semplice precisa e davvero completa. Ci racconti da dove arriva questa pratica così attuale eppure così “antica”?

Possiamo dire che il digiuno secco sia nato prima che l’Uomo venisse sulla Terra: è infatti nato con la vita sulla Terra ed è una strategia che in tutti gli ordini animali viene usata per sopravvivere alle condizioni più ostili a cui la Natura è in grado di sottoporci. E che permette quindi la propagazione della specie anche attraverso periodi più o meno lunghi di siccità e carestia.
La sua presa di posizione invece in protocolli medici strutturati è stata permessa proprio grazie allo studio e alla dedizione di intere generazioni di medici russi che dall’inizio del ‘900 del secolo scorso hanno studiato le dinamiche con cui il digiuno agisce e le conseguenze di digiuni di diversa natura e durata, allo scopo di standardizzare protocolli che avessero un’efficacia ripetibile nel tempo.
Il digiuno in Russia è diventato una delle cure ufficiali del regime sovietico dal 1973 perdendo invece quota nel momento in cui è crollato il muro di Berlino e la conseguente occidentalizzazione di tutti i protocolli medici russi.
È per questo che non vedo in modo così positivo da un po’ di tempo la caduta del muro di Berlino e mi sto chiedendo se è stato un modo per escludere o piuttosto un modo per proteggere. Ma anche questo lascio ai posteri l’ardua sentenza.
Comunque attualmente il digiuno è una pratica che non viene più passata dallo stato e quindi dalle decine di migliaia di persone che ne potevano giovare il numero si è ristretto a pochi. Pochi fortunati che si possono permettere delle cure private. È questo il grande dono alla salute che ha fatto l’Occidente alla Russia Rossa.
La cosa interessante comunque di questo intermezzo di fama estesa di questa pratica è che abbiamo veri e propri studi di popolazione tenuti in archivi immensi di casi dei più disparati curati con questa pratica.
Ad oggi sembra che nessuna cura inventata, testata e messa sul mercato sia in grado di avere la potenza che ha il digiuno – che sia esso secco o con acqua!

Quali sono i benefici diretti di una pratica di digiuno?

Ammetto sarebbe più facile dire che cosa non fa che elencare che cosa è in grado di fare il digiuno!
Il digiuno essenzialmente è in grado di attivare tutta una serie di risorse e strategie insite nel nostro corpo, in modo tale da adattare velocemente metabolismo e assetto ormonale per smistare le risorse ai distretti più importanti del corpo. E garantire quindi al massimo la sopravvivenza.
Siamo esseri duttili che comodità, mancanza di stimoli e abbondanza di cibo hanno impigrito. Tutto questo ha inoltre portato il corpo a non essere più reattivo ed avere un tempo di latenza molto lungo per cui ci adattiamo molto lentamente. In realtà in Natura siamo sempre stati abituati a passare lunghi periodi senza mangiare e talvolta anche senza bere, per poi riprendere a mangiare e a bere… sempre fino a sazietà e senza contare le calorie.
Il problema delle calorie non è dato dal fatto che mangiamo tanto ma che mangiamo troppo spesso e cibi scarsamente nutrienti. Questo innesca tutta una serie di meccanismi che inducono a richiedere più cibo e più calorie del normale mangiando fino a 3 volte più di quanto ne necessiti realmente il nostro corpo! … E poi dicono che le risorse del nostro pianeta non bastano per tutti! In realtà non sono le risorse che non bastano… siamo noi che consumiamo troppo.
I benefici del digiuno sono legati comunque alla specificità con cui agisce sulle cellule malate rispetto a quelle sane, portando ad una sorta di chirurgia cellulare di una precisione non replicabile, almeno attualmente, da nessuna terapia ideata dall’Uomo. Riesce quindi a preservare in modo netto la salute delle cellule sane.
Il digiuno, è in grado di agire in modo diverso in base anche a quanto si protrae nel tempo: alcuni effetti sono raggiungibili anche con digiuni brevi, anzi vengono proprio facilitati da digiuni brevi e ripetuti, alcuni effetti invece sono ottenibili solo con digiuni lunghi, o addirittura con digiuni lunghi e ripetuti a specifiche cadenze.
Uno degli effetti – riscontrato essere appannaggio dei digiuni brevi e ripetuti con cadenza regolare – è il dimagrimento, il miglioramento della flora e della permeabilità intestinale, il miglioramento delle prestazioni fisiche (sia in potenza che in lucidità).
Appannaggio invece dei digiuni lunghi è il reset ormonale, la gestione di stati depressivi ed ansia, la regressione di malattie complesse e conclamate da tempo.
Io personalmente ho fatto digiuni di un giorno e mezzo a settimana regolarmente dall’agosto 2018 intervallati da 3 digiuni di 3 giorni e mezzo, uno di 5 giorni e uno di 7 giorni.
Non ho mai avuto grossi problemi ma anche io mi sono portata a casa i miei bei risultati: ho guadagnato 1 kg di peso in media (passando da 49 kg a 50), maggiore massa muscolare, una pelle molto più liscia e idratata, alcuni capelli bianchi sono spariti, i miei problemi di stomaco che erano soggetti all’altalena della mia incapacità di gestire adeguatamente lo stress, sono ridotti a piccoli casi sporadici. Ho lucidità costante anche in periodi in cui normalmente addietro avrei perso il controllo, e mi sento molto più connessa alle esigenze del mio corpo. Il corpo, inoltre gestisce meglio tutte quelle “uscite dagli schemi” che prima accusava pesantemente.
Penso infatti che l’effetto più bello del digiuno è regalare una maggiore libertà e consapevolezza di quelle che sono le reali necessità del corpo. Nessuna dieta o regime alimentare riesce a farlo perché dà regole da seguire, il digiuno invece fa in modo che sia il tuo stesso corpo a dettare le sue regole poi sta a te avere il buon senso di seguirle.
La piena padronanza di ciò di cui hai bisogno penso sia l’ingrediente che manca nella nostra società: siamo costantemente agganciati a ciò che ci viene detto e non a ciò che ci diciamo.

Cos’è l’autofagia?

Risposta breve o risposta lunga? Scherzo! L’autofagia è un processo di selezione che avviene costantemente nel nostro corpo: in ogni momento ci sono delle cellule che vengono “buttate al macero”. Vengono selezionate perché non più funzionanti – troppo vecchie o malate! – e tramite un processo di riconoscimento da parte del nostro Sistema Immunitario vengono smaltite… e alcuni dei loro materiali riciclati dalle cellule sane.
È un processo costante che permette al corpo di mantenersi sano nonostante ogni giorno molte cellule diventano “potenzialmente tumorali”. Alla fine che cos’è la malattia se non un mancato smaltimento delle scorie e delle cellule non più funzionanti?
Più o meno come gli alberi rinnovano le loro foglie facendole cadere in autunno e facendone crescere di nuove in primavera, noi ogni giorno sostituiamo le cellule vecchie con cellule nuove.
Il problema sussiste quando i fattori che danneggiano le cellule sono maggiori della velocità che ha il nostro Sistema Immunitario di smaltire i danni che questi fanno.
Quindi, nel lavoro si accumulano gli arretrati, il nostro corpo diventa una discarica di rottami cellulari che diventano potenzialmente dannosi.

Chi può avvicinarsi a questa pratica?

Chiunque abbia buonsenso. Non sto scherzando. Vedo gente che fa digiuni errati: troppo lunghi, senza preparazione, partendo da alimentazioni degenerate, con patologie anche gravi senza tener conto che il digiuno è una disintossicazione e se la quantità di tossine mobilitate a maggiore alla capacità del corpo di gestirle ci si sente male.
A quel punto di chi è la colpa: del digiuno o della scarsa capacità di valutazione delle persone?
Ammetto che vedo errori grossolani che per lo più sono dovuti a fretta e sottovalutazione dello strumento che hai in mano.
Il professor Filonov, l’ultimo divulgatore del digiuno secco ama dire: “preparati al digiuno come se ti preparassi ad un operazione chirurgica”.
È questo che cerco di insegnare sempre perché questo concetto è la chiave per trasformare il digiuno da uno strumento dannoso ad uno strumento potentissimo.

Digiuno secco o digiuno idrico: quali sono le principali differenze?

Intanto direi che la prima differenza che salta all’occhio è che uno prevede l’assunzione di acqua, mentre l’altro prevede l’astensione totale anche dall’acqua.
Passando all’astensione totale dall’acqua si velocizzano i processi interni, anche il cambio dei metabolismi diventa più efficiente, le tossine vengono liberate più velocemente, il consumo di grassi diventa più cospicuo e non c’è praticamente nessun tipo di danneggiamento o perdita della componente proteica.
Mediamente chi fa il digiuno secco sente meno fame.
Il digiuno secco è interessante soprattutto per problematiche come le infezioni: sottraendo acqua la componente microbica tende a morire più facilmente.
Il digiuno secco aiuta anche a ridurre il problema del riassorbimento intestinale delle tossine, cosa che il digiuno idrico, mantenendo le mucose umide non garantisce.
Per il resto quello che penso è che è meglio digiunare che non digiunare, quindi anche se mentalmente il digiuno secco è un limite… non abbandonate mai il digiuno come idea.
In una società contaminata come la nostra vivere decentemente senza digiunare è pressoché impossibile e diventerà sempre più difficile man mano che le condizioni di inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei terreni diventeranno più cospicue. Allora sarà difficile “mangiare pulito” e l’unico modo per ovviare al problema dei contaminanti rimane dunque depurarsi regolarmente e attivare in modo sistematico i processi di smaltimento.

 

 

Link utili:

https://funfastik.com

https://funfastik.com/eventi

 

 

 

 

 

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Biohacking: ottenere il massimo sia dal corpo che dalla mente

Sempre più spesso si sente parlare di Biohacking, tuttavia c’è ancora molta confuzione a riguardo: cos’è davvero il Biohacking e chi è il Biohacker?
Per sciogliere ogni dubbio abbiamo scambiato due chiacchiere sul biohacking con Matteo Cozzi, fondatore del blog Avocado Tree e del progetto Cyrcared.

 

Matteo, cos’è per te il Biohacking?

La definizione classica di biohacking è “l’arte e scienza di alterare l’ambiente esterno ed interno per ottenere il massimo della performance.” Trovo questa definizione estremamente calzante. Mi piace soprattutto il fatto che unisca la componente scientifica, che è alla base di ogni intervento, a quella artistica che implica una parte di sperimentazione. In particolare, la sperimentazione è su se stessi, infatti il biohacking si basa sul principio del DIY (Do it yourself), ovvero l’individuo è chiamato a informarsi e a utilizzare quelle informazioni raccolte per intervenire sulla propria biologia. Questo è rilevante soprattutto perché, per usare un termine scientifico n=1. Ovvero gli effetti di una determinata scelta, che possa essere alimentare o di un integratore sono del tutto suscettibili all’individuo. In altre parole, la stessa scelta può avere effetti radicalmente diversi su due persone.

 

Quali sono i migliori dispositivi di biohacking?

Il miglior dispositivo di biohacking è la natura. Negli ultimi anni, soprattutto in USA, il biohacking è entrato a far parte del mainstream. Questo ha portato a sviluppare interessi commerciali che a loro volta hanno creato integratori, prodotti e dispositivi. Lo trovo un eccesso. Per me il primo biohack è il ritorno alla natura: sole, contatto con la terra, mangiare semplice e locale. Il resto può essere un’aggiunta per raggiungere obiettivi eccezionali oppure per difenderci dalla tecnologia.
Se dovessi parlare strettamente di dispositivi, sicuramente occhiali blue blockers che proteggono dalle luci artificiali e luci rosse ed infrarosse per bilanciare la luce blu nella quale siamo immersi.

Quali sono i problemi principali derivanti dalla tecnologia?

Oggi siamo circondati da tecnologie che non esistevano poche decine di anni fa. La nostra biologia è estremamente sensibile all’ambiente e c’è da aspettarsi che qualsiasi cambiamento radicale possa esercitare un effetto negativo.
Le minacce principali -ma che nessuno prende seriamente- sono le luci artificiali e le onde elettromagnetiche nelle quali siamo immersi 24/7. Per quanto riguarda le prime, sappiamo che la luce blu, emessa dalle moderne luci LED e dagli schermi dei telefoni sopprime la melatonina, che è l’ormone del sonno ma anche un potente antiossidante. L’insonnia è un’epidemia dilagante ormai ma nessuno vuole unire i puntini. E uso il termine volere appositamente. Governi, aziende e persone comuni sono consapevoli dei danni ma non fanno niente i primi per questioni economiche e i secondi per pigrizia.
Stesso discorso vale per le onde elettromagnetiche di Wi-Fi e cellulari. Oggi siamo esposti ad un campo elettromagnetico miliardi di volte superiore a quello di appena 50 o 100 anni fa. Anche qui tutti sono consapevoli dei danni, ma vengono minimizzati per altri interessi.


Il biohacking è adatto a tutti?

Per me il biohacking può essere inteso come stile di vita. Un biohacker è una persona consapevole di avere un enorme potere personale per quanto riguarda la propria biologia e le proprie perfomance e decide di utilizzarlo. Al di la di piccoli interventi, il biohacker cerca di ottimizzare tutti gli aspetti della vita: alimentazione, luci, integrazione, sonno. L’obiettivo è massimizzare il potenziale umano.
In un certo senso siamo tutti biohacker nel momento in cui, ad esempio, scegliamo uno stile alimentare che ci fa stare bene o ci alleniamo. Le persone comuni potrebbero iniziare a pensare che anche in altri ambiti possono essere effettuate delle scelte consapevoli.

 

Come iniziare?

In realtà è molto semplice, ma non è facile. Semplice perché non richiede requisiti particolari se non la volontà. Non facile perché bisogna studiare prima di fare qualcosa e soprattutto è richiesta tanta sperimentazione. Purtroppo, la maggior parte delle persone vuole la pillola magica che gli permetta di ottenere tutto e subito, quindi, mancando questa pazienza di sperimentare molto spesso l’appello di chi divulga cade nel vuoto. Ma non è solo mancanza di pazienza, è anche mancanza di stimoli ad uscire dalla comfort zone. Molti dei cambiamenti da intraprendere influenzano il modo in cui le persone hanno vissuto per 40, 50 anni o più. Rompere le abitudini poco salutari è difficile, ed ancora di più sostituirle che abitudini migliori.

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OMAD, un pasto al giorno: tutti i benefici

One Meal At Day, o più semplicemente “OMAD”. Un pasto unico e completo che va a coprire il fabbisogno delle ventiquattrore. I macronutrienti non cambiano, cambia solo la modalità di assunzione. E, a dispetto di quanto potrebbe sembrare, non stiamo parlando di privazione, dieta, sacrificio e privazione.Anzi! OMAD è una sorta di “ammaestramento”: un allenamento che alla lunga porta a livelli di salute invidiabili.Rinunciare al cibo? Giammai!Piuttosto scegliere in modo diverso, e con una consapevolezza “superiore”. La strategia alimentare deve essere sartoriale. Personalmente trovo una bella e sana abitudine inserire la pratica OMAD un giorno a settimana, magari nel weekend, quando tutto scorre più “dolcemente” e si ha più tempo da dedicare a se stessi. Una coccola insomma, che aiuta a finire ed iniziare la nuova settimana con la marcia giusta. Benefici Lasciare l’apparato digerente “a riposo” per molte ore permette un aumento dell’ormone della crescita GH, ormone proteico che,…

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Interview, Lifestyle, To Be Woman

L’energia primordiale di Madre Terra al servizio di salute e benessere

Riprendere un contatto “vero e sincero” con la Terra sembra essere il miglior antinfiammatorio esistente e la miglior medicina “antiaging”.
E qualcosa ci dice che abbiamo smarrito un tesoro profondo e indispensabile: il contatto con Madre Natura
Siamo conduttori elettrici, e questa considerazione ci ha portato a scambiare due chiacchiere con un ingegnere prestato alla salute, per capire le connessioni tra la nostra essenza bioelettrica e il nostro pianeta elettrico.
Tutto intorno a noi è energia. 
Noi siamo energia.
Partendo da questi semplici presupposti… viene spontaneo domandarsi come si connettono e quali sono gli scambi che si innestano tar le singole parti…

 

Abbiamo quindi scambiato due chiacchiere con Angelo Rossiello, fondatore del blog “Evolutamente” e autore insieme all’ingegnere Alessio Angeleri del libro “Il nuovo vivere secondo Natura”, bestseller su dieta e stile di vita ancestrali a cui è seguito “Insonnia, il male del nuovo secolo”.

Angelo Rossiello è un ingegnere con un passato nell’industria metalmeccanica multinazionale, da sempre appassionato di sport e salute, ha studiato indipendentemente nutrizione e biochimica umana.
Ideatore del Paleomeeting e fondatore di Simne, la prima società scientifica di medicina e nutrizione evolutiva che ha all’attivo congressi e seminari in tutta Italia. 

 

Ingegnere, la Terra ha una carica energetica e un flusso pressoché infinito di elettroni liberi. Siamo quindi parte attiva “del tutto”: come questo ci influenza, direttamente e indirettamente?

Certamente, l’elettromagnetismo plasma la vita, siamo in tutto e per tutto entità elettromagnetiche.

Le reazioni basilari relative ai processi biochimici sono reazioni di ossidoriduzione, cioè una specie molecolare cede elettroni ad un’altra. Il trasferimento elettronico (e protonico) efficiente, è possibile solamente in presenza di oscillazioni coerenti, organizzate e stabilizzate  dal campo elettromagnetico.

Senza ordine e ritmicità, saremmo solamente un ammasso casuale di molecole senza alcuna possibilità di ‘vivere’.

Inoltre, gli elettroni provenienti dalla terra riducono lo stress ossidativo e l’infiammazione sistemica.

 

È azzardato dire che il moto degli elettroni gioca un ruolo centrale anche nello sviluppo di malattie infiammatorie, autoimmuni e squilibri ormonali? 

Non solo non è azzardato, ma il processo è basilare. La malattia, da un punto di vista fisico, è rappresentata da una perdita di coerenza, e quando la corretta organizzazione elettromagnetica viene meno, si instaurano meccanismi patologici, tra cui malattie infiammatorie, autoimmuni, ect.

I processi biochimici macroscopici vanno ad operare in ultima analisi tramite processi fisici.

Cosa possiamo fare nel concreto per recuperare le “nostre radici elettriche perdute” e riconnetterci correttamente con Madre Natura?

Fare earthing, ascoltare musica a 432Hz, utilizzare eventualmente diapason con frequenze stabilizzatrici, limitare al massimo l’esposizione alle onde elettromagnetiche non native prodotte dall’uomo come wi-fi, cellulari, Bluetooth, etc. E controllare l’elettricità sporca, esporsi al sole. 

Quali sono i campi di applicazione di questa “conduzione elettrica”?

La stabilizzazione elettromagnetica è di vitale importanza per mantenere salute, forma fisica e mentale.
Provare per credere! Le testimonianze positive di lettori del nostro libro “Insonnia” si stanno accumulando in modo che neanche noi potevamo prevedere… Dimostrando che lo stile di vita conta più di ogni altra cosa, dieta ed esercizio fisico compresi!

Terra, ma anche Sole: qual è l’impatto più evidente e importante che ha la luce solare sulla nostra salute?

Oltre alla produzione di vitamina D, ossido nitrico e altre molecole fondamentali, l’esposizione al sole permette di stabilizzare la coerenza strutturando l’acqua interfacciale tramite la radiazione del lontano infrarosso, promuove la produzione di ATP tramite il rosso e vicino infrarosso, e ci fa diventare superconduttori a livello protonico tramite gli UV (ultravioletti). UV oggi purtroppo ingiustamente demonizzati dal mainstream, dai dermatologi e dagli oculisti in particolare. Purtroppo confusi da studi su topi che sono animali notturni e dalle spinte esterne del marketing delle creme solari e degli occhiali da sole…
Incredibile ma vero!
E non ha nessun senso sostituire il sole con pillole di vitamina D!
… Ma questa è un’altra storia di cui parlerò in un prossimo libro, almeno spero.

 

Se volete approfondire tutti questi aspetti potete partecipare ai corsi di “Rudimenti di Light Training”.
Trovate tutte le info sul sito evolutamente.it

 

 

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Alimentazione e stile di vita in connessione con la natura

C’è sempre più attenzione verso tutto ciò che è in qualche modo “naturale”: che sia alimentazione, stile di vita o medicina alternativa, stiamo assistendo fortunatamente ad un inversione di tendenza che porta le persone ad informarsi e a prendere parte attivamente ai propri processi di guarigione.
Ci siamo confrontate con Francesca Devi Cillo su quello che può essere il vero significato del “vivere” in connessione con la natura – la “nostra” natura, e quella che ci circonda.

Devi Francesca Cillo è naturopata e si occupa di nutrizione da 35 anni. Creatrice del Programma Online “The SAUTÓN Approach” e del blog www.energytraining.it (tra i più seguiti in Italia), ha aiutato oltre 140.000 persone a ritrovare salute, energia e forma fisica col suo approccio nutrizionale.

Dalle sue ricerche è nata la SAUTÓN Academy of Nutrition, scuola di formazione in nutrizione olistica per medici, personal trainer, educatori e appassionati.

Francesca, ti definisci un’appassionata di salute naturale e alimentazione sana. Ci spieghi cos’è per te la salute naturale?

La salute naturale è un approccio al benessere e alla salute che rispetti le esigenze di ciò che siamo: un meraviglioso miracolo, unione di mente e corpo. Un approccio che vada sempre ad identificare le cause profonde del nostro malessere o squilibrio senza sopprimere i sintomi ma scoprendo attraverso di essi l’origine del disturbo e che lavori per riportare l’equilibrio attraverso il miglioramento delle nostre abitudini di vita, incluse quelle alimentari.

E un’alimentazione sana che presupposti deve avere?

Un’alimentazione sana deve prendere in considerazione i due fattori chiave in grado di condizionare tutta la nostra salute:

  • se e come riusciamo davvero ad assimilare ciò che mangiamo, nutrendo le cellule e eliminando le tossine. Quindi si occupa di ripristinare e riattivare la nostra digestione. Andando a conoscere le leggi che la governano e la favoriscono
  • se abbiamo imboccato la via dell’emergenza e cioè funzioniamo in modalità ridotta e sofferta poiché l’infiammazione sta dilagando nel nostro corpo. Questa è un’emergenza degli ultimi anni, causata da profondi errori alimentari protratti nel tempo, combinati con condizioni di vita governate da stress e inquinamento chimico ed elettromagnetico. Questa emergenza sta progressivamente bloccando i nostri principali sistemi: metabolico, ormonale, immunitario e nervoso. E comporta un progressivo sorgere di disturbi diversi e difficili da comprendere tutti a carico dei sistemi bloccati.

Un’alimentazione sana che voglia essere davvero efficace deve essere in grado di misurare queste due condizioni per noi, cioè quanto è in difficoltà la nostra digestione e quanto è alta la nostra infiammazione. Deve poi mettere in campo una strategia efficace e personalizzata (perchè siamo tutti diversi!) per poter risolvere queste due condizioni e ripristinare ordine e salute in tutti i sistemi del corpo.

Detox post feste: da dove iniziare e come

Quello che accade, dopo le feste, è l’acutizzarsi di quella emergenza che ci appartiene ormai da tempo. Abbiamo mangiato troppo e soprattutto tanto zucchero e abbiamo imboccato quella spirale ingovernabile che io chiamo “la ruota del criceto” che gira sempre in tondo cercando di scappare. Dove mangiamo costantemente dolci e carboidrati per noia e stanchezza e non riusciamo ad interrompere questo circolo vizioso.  Appena ne mangiamo un pò ci sentiamo prima euforici, poi nervosi e ben presto nuovamente stanchi e affamati e ricominciamo a mangiare zucchero ogni due o tre ore, altrimenti non riusciamo a carburare. Quindi abuso di zucchero, caffè, chili di troppo, con conseguente stanchezza, difficoltà a concentrarci e debolezza del sistema immunitario (ci ammaliamo spesso).

Ecco perché avere una strategia detox, dopo le feste, diventa vitale. Un momento ottimo per ripartire!

Punto importante di questa strategia deve essere da una a due settimane sugar free (cioè prive di alimenti che contengano zuccheri come pasta, pane, prodotti da forno, patate, dolci, cereali) e ricche di proteine fresche (a seconda di ciò che mangiamo carne, pesce, uova, derivati del latte, proteine vegetali come canapa, chia e pochissimi legumi). Vegetali cotti in modo leggero (verdure fresche cotte poco giusto per rompere i legami di cellulosa rinforzando la nostra capacità di digerirle) e grassi sani (olio evo, burro, ghi, olio extravergine di cocco, avocado, olive). Questi sono i migliori antidoti all’abuso di zucchero perché donano sazietà, energia, riequilibrio metabolico e ci permettono immediatamente di uscire dalla spirale dell’abuso di zucchero mangiando pienamente e in modo soddisfacente senza regimi dietetici rigidi e punitivi.

Questo è ciò che insegno nel mio Programma Online.

Strategia chetogenica, regime low carb, filosofia Paleo: come orientarsi?

Ognuno di questi approcci contiene importanti insegnamenti e l’ideale è conoscerli, guardarne i punti forti e gli eventuali limiti, e applicarli in una sintesi che comprenda le nostre reali esigenze, il modo in cui noi funzioniamo e dia al nostro corpo il carburante perfetto.

Dalla dieta Chetogenica riceviamo la comprensione che siamo una macchina ibrida, che possiamo vivere con due diversi carburanti: zucchero o grassi. Lo zucchero è un carburante pericoloso, non presuppone riserve, deve essere costantemente assunto e crea fame, alti e bassi energetici e fastidiosissimi cuscinetti da smaltire. Il carburante grassi è invece estremamente adatto alle cellule, crea ampie riserve, ci rende molto più soddisfatti e sazi e ci consente di mantenere il peso forma senza sforzo. La dieta chetogenica ci insegna a rivalutare i grassi che devono costituire la metà del nostro introito alimentare quotidiano. I limiti di un’applicazione troppo rigida possono condurci ad un consumo esagerato di grassi (a volte parei al 70% delle calorie totali), con una sottovalutazione di quelle che sono le migliori fonti nutrizionali equilibrate, spesso rischiando di abusare di derivati del latte.

L’approccio Low Carb ci ha spiegato quanto sia pericoloso porre gli zuccheri al centro della nostra quotidianità. Zucchero che ci rende affamati, insoddisfatti, in preda all’emergenza infiammazione e al progressivo invecchiamento. Il metabolismo si blocca e rallenta, le cellule si riempiono di tossine e il corpo blocca i sistemi creando una serie infinita di sintomi fastidiosi e problemi di salute. Il limite è che in questa guerra senza quartiere agli zuccheri rischia di tralasciare importanti punti riguardanti la qualità e la proporzione tra i macro nutrienti e l’importanza delle fibre per il nostro microbioma intestinale.

L’approccio Paleo ha il merito di aver rivalutato le proteine come parte importante della nostra quotidianità. Basta guerra a questo nutriente che ci ha portato dritti nelle braccia dell’abuso di zucchero. Il limite è che spesso lei proteine non sono analizzate nelle loro qualità e si può rischiare un vero e proprio abuso di proteine non sane.

Quindi il migliore approccio è quello di creare una sintesi che riporti ordine tra i nutrienti, che punti su qualità degli alimenti e sul modo di consumarli per permetterci di assimilarli al meglio e che non dimentichi di rispettare le nostre esigenze individuali.

Questo è ciò che mi ha guidato nella formulazione del mio metodo.

Francesca, in che cosa consiste il tuo metodo “Sautón Approach”?

L’approccio SAUTÓN, (chiamato così dalla parola greca che vuol dire “te stesso”) è un approccio low carb e cheto che aiuta a ripristinare la nostra digestione e a diminuire la nostra infiammazione.

Si parte dal compilare un Test che misura il livello della tua digestione e della tua infiammazione. Uno strumento molto efficace che ti aiuta anche a misurare i progressi nel percorso.

Successivamente si trova una prima parte, in cui ti avvicini gradualmente e praticamente alle basi della nutrizione sana scoprendo come portarle concretamente nella tua vita al tuo ritmo. Un tempo che può durare quanto desideri e che già da solo ti trasforma in profondità.

Quando ti senti pronto inizi la vera trasformazione,  attraverso tre fasi in sequenza:

  • il detox di 28 giorni, chiamato RESTART, unica fase di dieta stretta, che ti permette di uscire dall’emergenza e ripristinare il corretto funzionamento di tutti i sistemi del corpo
  • La riammissione selettiva e progressiva dei tutti gli alimenti sospesi, chiamata RETRY; nella quale verifichiamo la nostra effettiva risposta agli alimenti. Ormai riequilibrati è più facile identificare gli effetti reali del cibo che mangiamo ed identificare alimenti da usare tutti i giorni, quelli da inserire alcune volte a settimana e quelli da considerare solo nelle occasioni speciali. Così da non ritrovarci nuovamente nel regime di emergenza e sulla ruota del criceto.
  • E l’ultima fase finale, chiamata appunto RELAX, nella quale ci divertiamo a portare tutte le nostre comprensioni, in modo creativo, armonico e rilassato, nella nostra vita. Divertendoci a disegnare un nuovo stile personale che ci consenta di esprimere tutte le nostre migliori potenzialità.

Il tutto con l’unico intento di consentirti di ritrovare il tuo libretto di istruzioni originario per esprimere il tuo massimo potenziale, con un approccio ampio, non rigido,  creativo, divertente e soprattutto pratico ed adatto a persone che vivono nel mondo e hanno poco tempo ma grandi obiettivi.

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Strategia Sartoriale per una salute al Top!

Venendo dal mondo della Moda 👠👗, quando penso a salute e ben-essere mi piace immaginare una vera e propria strategia “sartoriale”, cucita su misura in base a criteri ben precisi.
 
Una “strategia sartoriale” fatta di misurazioni, imbastiture, prove, “fitting e messe a punto dettagliate ed esaustive.
E mi piace pensare che ognuno di noi, a dispetto di proposte alimentari e di trend dell’ultimo momento, abbia una propria vestibilità’, unica e speciale.
 
Anche – e soprattutto – quando si tratta di salute.
 
Sì perché quello che calza a pennello a me e funziona benissimo su di me… non è detto valga allo stesso modo anche per te.
Anzi!
 
È impensabile non tener conto di queste considerazioni.
 
Ognuno di noi è unico, e a modo suo speciale.
 
E non solo perché ognuno di noi ha un corredo genetico che lo contraddistingue – e che tuttavia, anche se può dare indicazioni importanti sullo stile di vita da adottare per rimanere in salute, non è indispensabile conoscere.
Se ci concentriamo sullo stadio che viene prima di qualsiasi patologia che derivi da una qualsiasi mutazione genetica x – e quindi se poniamo la giusta attenzione sullo stato di infiammazione! – abbiamo già fatto bingo;)
 
E per lavorare sullo stato di infiammazione e spegnere geni mutati accesi da uno stile di vita scorretto o da scelte alimentari non “fisiologiche” per noi, la soluzione deve essere sartoriale.
Assolutamente.
Senza “se” e senza “ma”.
 

E come si prendono queste misure?

 
In base alla nostra unicità.
In base alla storia che ci contraddistingue.
È solo alimentazione?
Certo che NO!
È stile di vita, emozioni, traumi, lutti, abitudini, convinzioni, credenze.
 
Siamo la somma del nostro vissuto.
E la nostra salute, il nostro stato fisico di “ben-essere” o “mal-essere“, ha una memoria.
Tutto, anche l’esperienza più banale, ha un peso – nel bene nel male – e contribuisce a formare quello che è il fitting che siamo “chiamati a vestire”.
 
Così come per la realizzazione di un bell’abito sartoriale 👔👘 , anche la nostra salute ha bisogno di cure, attenzioni e opportune revisioni. Affinché tutto possa essere perfetto e “indossato” con disinvoltura.
E diciamocelo, è evidente quando siamo vestiti con abiti sartoriali piuttosto che con abiti low cost.
 
Una “creazione sartoriale” è per sempre.
Certo, ha bisogno di attenzioni particolari e di un occhio di riguardo.
Ma è per sempre.
Proprio come un tessuto pregiato, una scarpa 👠 o una borsa artigianali 👜.
 
E proprio come la salute ❤️.
Una buona salute, realizzata ad arte e mantenuta con cura… è per sempre!
 
 

 

Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Vuoi mantenere linea e salute? Punta sulla qualità del cibo!

Per perdere peso e mantenerlo la qualità del cibo è fondamentale! Esistono diete e diete: ti sei mai chiesto perché a parità di regime alimentare, la tua amica riesce a mantenersi in forma – e magari pure a dimagrire – e tu invece no? Il cibo è tuo amico, un valido alleato per farti ritrovare – e cosa ancora più importante “mantenere” – la salute. Ma può essere anche il tuo peggior nemico. Per questo conoscerlo e riconoscere cosa è meglio per te ti permette di ottenere risultati reali e duraturi.Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta.…

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Sviluppare un cervello forte ed efficiente? Semplice con gli alimenti giusti!

Riuscire a prendere decisioni corrette e funzionali alla nostra vita è direttamente proporzionale allo stato in cui si trova il nostro cervello. Il cervello è l’organo che necessità di più energia per funzionare: e l’energia la produce il nostro corpo. Ecco perché è fondamentale far sì che le nostre cellule producano più energia – ed è altresì necessario riuscire a sfruttare quest’ultima in maniera più efficace. Per fortuna il nostro cervello è dotato di neuroplasticità, ovvero della capacità di creare e sviluppare nuove cellule e connessioni neurali per tutta la vita. E proprio questa produzione di nuove connessioni ed energia riduce l’infiammazione, che è risaputa portare a patologie degenerative come l’Alzheimer. Ma come riuscire a potenziare la produzione di nuove connessioni e contrastare quella che sembra essere ormai in maniera evidente la patologia degenerativa del secolo?Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica…

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Interview, Lifestyle, To Be Woman

La medicina personalizzata che promette salute e benessere: intervista al Dott.Damiano Galimberti

Mangiare in funzione di quello che siamo: ritrovare una dimensione di consapevolezza che ci permetta di essere i veri protagonisti attivi della nostra vita e della nostra salute.
Lo dice anche l’OMS: “Il benessere è lo stato emotivo mentale e fisico, sociale e spirituale, che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
Stare bene è una priorità, e dieta e salute non possono essere lasciate al caso. Men che meno ora che abbiamo tutti gli strumenti per agire direttamente e attuare strategie preventive efficaci.
Il test genetico è un investimento a lungo termine, che ci permette di individuare informazioni utili a mettere in atto abitudini e atteggiamenti mirati a migliorare la qualità della vita sin da ora. Ognuno di noi reagisce in maniera diversa a parità di stile di vita e alimentazione, ecco perché conoscerci ci rende liberi.Read more

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