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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Piante, animali, uomini e quarantene

Ecco alcune riflessioni emerse leggendo e ascoltando alcuni interventi di Stefano Mancuso, professore di Neurobiologia all’Università di Firenze.

Il professor Mancuso è un grande appassionato ed esperto di piante e della loro intelligenza. Sì, intelligenza! 
Noi siamo abituati a pensare che le piante siano organismi viventi quasi di serie B, ma non sappiamo invece che esse sentono, si muovono, comunicano, sono dotate di intelligenza. Insomma sono sottostimate!

Ad esempio le radici delle piante sono capaci di sentire, identificare e differenziare molti tipi di sostanze chimiche presenti nel terreno. Molte parti delle piante si muovono sia per crescere che per cercare la luce del sole e un esempio lampante sono le piante carnivore, che con movimenti evidenti e molto rapidi catturano il loro pasto.

Le piante hanno delle attività che gli studiosi leggono come gioco, le piante dormono (foglie più ferme e chiuse), capiscono che le radici devono crescere verso la forza di gravità e i fusti contro di essa, sono cooperative e si aiutano tra loro e soprattutto supportano quelle più in difficoltà.

Le piante comunicano tra loro, sia con vegetali della stessa specie che di altre specie e con gli animali, sia via terra (radici) che via aria (sostanze chimiche). Ma come è possibile tutto questo senza un cervello? Il primo a parlare di movimento e intelligenza delle piante è stato addirittura Charles Darwin, che nel 1880 ha scritto il libro “Il potere del movimento nelle piante” dove troviamo queste parole: la punta delle radici agisce come il cervello di un animale dei più semplici (vedi vermi e lombrichi)! La rappresentazione grafica delle radici di molte piante – milioni e milioni, che raggiungono chilometri, che dal centro si orientano verso l’esterno, collegate tra loro e che lavorano in network – è davvero molto simile alla rappresentazione della rete di Internet, lavorano nello stesso modo!

Anche Leonardo, 500 anni fa, aveva capito che le piante fanno rete, ma anche che tutte le specie viventi fanno rete e che la sopravvivenza di una specie è connessa e dipende dalla sopravvivenza delle altre.

Questo vale anche per noi esseri umani: se non ci aiutiamo tra noi e se non aiutiamo e rispettiamo l’ecosistema di cui facciamo parte non potremo sopravvivere!

Cosa può insegnarci tutto ciò, soprattutto in questi tempi? Il professor Mancuso dice che innanzitutto e soprattutto dobbiamo capire che è fondamentale il rispetto e la cura della nostra casa-cosmo e di tutti i suoi abitanti se vogliamo che l’uomo continui a vivere. Ma guardando in particolare a questi tempi, ci dice Mancuso, possiamo vedere che la quarantena ci sta facendo vivere come se fossimo delle piante, limitando i nostri macro movimenti, gli incontri, il toccarsi e aumentando il nostro stare a casa, con chi abita con noi.
E, come le piante, molte persone in questi mesi hanno curato di più le loro case, hanno pulito, fatto lavori di ristrutturazione, goduto del giardino o delle terrazze.
Abbiamo cucinato spesso meglio e sprecato meno cibo.
Abbiamo cercato cooperazione e abbiamo cercato di aiutarci.
Abbiamo usato molto di più gli strumenti di comunicazione, vedi i social. La rete è uno strumento formidabile per restare connessi pur senza muoversi, anche da distanze considerevoli: possiamo comunicare sempre e ovunque, possiamo informarci all’infinito, abbiamo tempo e spazio a portata di mano…

Ma noi siamo animali sociali, abbiamo bisogno di altri animali sociali per stare bene, abbiamo bisogno di muoverci, di vedere gli altri, toccarli, ascoltarli, guardarli, interagire.
Per essere felici noi uomini abbiamo bisogno di stare con gli altri, perché non siamo piante: noi nasciamo da un incontro di due persone, cresciamo dentro ad un altro essere umano, i primi mesi/anni di vita dipendiamo interamente da altri che si prendano cura di noi.
Anche il nostro corpo, voce, cervello non si sviluppano appieno se siamo da soli, hanno necessità di relazioni per crescere al meglio! Sì, perché se indubbiamente siamo biologia, altrettanto indubbiamente abbiamo bisogno di relazioni perché la nostra biologia possa fare bene il suo lavoro, possa maturare e funzionare nel modo migliore!!!

Insomma, non possiamo nascere né vivere bene da soli!

Teniamone conto e cerchiamo di curare con attenzione, pazienza, rispetto i nostri legami:

  • ci capita di darli per scontati?
  • ci attendiamo più di ricevere che di dare?
  • teniamo conto delle critiche e delle richieste che ci fanno le persone e cerchiamo di migliorarci?
  • come generalmente abbiamo obiettivi al lavoro, nello sport ecc., abbiamo scopi e traguardi nelle/per le nostre relazioni?
  • chi sono le persone davvero importanti per noi, dato anche questi tempi di restrizioni di incontri e contatti, e come dimostriamo ed esprimiamo loro il valore che hanno per noi?
  • quali parole e azioni, e con chi, vorremmo avere maggiormente e possiamo impegnarci a potenziare?

Buone relazioni 😉 !

Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Carne Grass Fed: cos’è e perché è importante sceglierla

Grass fed significa letteralmente “nutrito a erba” – e fieno. Quando si parla di allevamento grass fed, si intende un sistema di crescita che permette ai bovini di restare al pascolo per l’intero ciclo di vita. Inutile dire che i benefici di questa carne sono molteplici: curiosi?Read more
Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Essere artefici “responsabili” di traguardi e sconfitte

Se qualcosa non va come vorremmo spesso è più facile trovare cause esterne a noi, “dare la colpa” a cose che non c’entrano con noi o che sono così lontane nel tempo – o difficili da modificare – che comunque non sentiamo di avere nè la possibilità nè la responsabilità di fare qualcosa per cambiare. Nulla di più errato! Read moreFrancesca Baggio, psicologa e psicoterapeutaFrancesca Baggio Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, si occupa di promozione della salute, di benessere, prevenzione e trattamento.

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Lifestyle, myLIFESTYLE, To Be Woman

Connessione mente corpo: come i pensieri influenzano la nostra salute

Siamo quello che pensiamo e le emozioni sono reali: esistono nel tempo e nello spazio e si trovano in tutti i nostri corpi e menti. Da qui parte la rivoluzionaria tesi che i nostri pensieri ed emozioni sono capaci di creare benessere – o malessere – nei nostri corpi. Read more
Food Therapy, Spunti in Cucina, To Be Good

Le mille virtù del Topinambur, il carciofo di Gerusalemme

Il Topinambur è una pianta perenne e può essere bianca – precoce e quindi disponibile da fine agosto – o bordeaux, tipica dei mesi invernali e reperibile da ottobre a marzo. Ha davvero innumerevoli proprietà, è perfetta per le diete ipocaloriche, regola la glicemia, favorisce il senso di sazietà e supporta la digestione.Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta. Scontrarmi dopo i 35 anni con una patologia autoimmune è stata una grande opportunità per cambiare stile e abitudini di vita, e abbracciare tutto quello che porta a vero benessere, partendo dall'alimentazione. Da qui la voglia di rimettermi in gioco, iniziare…

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Psicoterapia: nuovi filoni – Schema therapy 1

Riprendo a presentarvi alcuni filoni nuovi di terapia cognitivo comportamentale, l’approccio psicoterapeutico di mia formazione da cui prendo spunto per questi articoli. Vi presento in questi prossimi contributi la Schema Therapy, creata da J. E. Young e colleghi in America una quindicina di anni fa (2008). E cerco sempre di collegarmi alla vita di tutti i giorni, affinché la psicologia e la psicoterapia ci diano spunti di riflessione e strumenti di azione a sostegno del nostro benessere.

Uno degli aspetti fondamentali di questo approccio è l’assunto che se i bisogni emotivi fondamentali di un bambino vengono soddisfatti il bambino cresce con corrette aspettative su sé/gli altri/il mondo e con stili di reazione e comportamento (schemi e strategie di coping) realistici, salutari, flessibili, adattivi, funzionali.
Sarà anche meno a rischio di sviluppare disturbi psicologici severi. Queste esperienze, infatti, saranno un bagaglio positivo e utile, ricco di chiavi di lettura e attrezzi buoni per affrontare vita, scelte, relazioni e problemi.

Qualora tali bisogni vengano pesantemente e ripetutamente frustrati, soprattutto nei primi anni di vita e soprattutto dalle figure di cura (che generalmente sono i genitori), ciò può dare origine a visioni del mondo, delle relazioni, degli altri e di sé e a modalità comportamentali disfunzionali, maladattivi (schemi e strategie di coping poco adattive e sane).
Può inoltre far insorgere problematiche psicologiche che tendono ad essere serie e persistenti.

In sintesi in base a come viene risposto ai nostri bisogni da bambini noi costruiamo mappe/schemi di come funziona il mondo, di chi siamo e di come sono gli altri, di come è la vita e di come sono i rapporti, e dei modi di comportarci.

In generale, la funzione degli schemi è quella di favorire un’interpretazione di ciò che succede dentro e attorno a noi, in modo da costruirci e vivere all’interno di un sistema di significati che abbia un senso di coerenza interiore, che sia stabile e prevedibile, e che ci permetta di prepararci ad agire/fare scelte/risolvere problemi/relazionarci in modo sicuro e funzionale.

Bisogni emotivi del bambino

Quali sono i bisogni emotivi tipici in età infantile – e indispensabili durante tutto l’arco della vita! – la cui soddisfazione o frustrazione appaiono, assieme a biologia e temperamento, così fondamentali per il nostro benessere di bambini e adulti?

I principali sembrano essere:

  1. un attaccamento sicuro agli altri, un senso di sicurezza e protezione, stabilità, accudimento, accettazione, amore, cura e attenzione, lode
  2. autonomia, competenza, senso di identità
  3. libertà di esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni
  4. avere dei limiti realistici e sviluppare autocontrollo
  5. spontaneità e gioco

Proviamo a pensare a noi bambini e a noi genitori: che ricordi abbiamo circa le nostre esperienze di bambini in merito a queste aree?
Abbiamo ricordi o sentiamo racconti della nostra infanzia improntati ad un buon riconoscimento e sintonizzazione su questi bisogni?
Ad una buona comprensione e accettazione?
A risposte positive, coerenti e soddisfacenti da parte di chi si prendeva cura di noi?
Abbiamo, al contrario o anche, qualche ricordo di non accoglienza di tali bisogni?
Di non accettazione, negazione o critica e rimprovero magari di alcuni di essi?
Che conseguenze potrebbero aver avuto queste esperienze su di noi, sui nostri schemi di lettura di noi e del mondo, di comportamento nelle relazioni o rispetto ai problemi e alle scelte da compiere, di reazione emotiva e sensazioni che le cose ci suscitano?

Se siamo genitori, come ci relazioniamo con i nostri figli rispetto a tali bisogni?
Li accogliamo e comprendiamo?
Ne favoriamo la soddisfazione?
Siamo in difficoltà ad accettare e permettere di dare risposta, soddisfare e sviluppare alcuni di essi?
Quali?

Attenzione: non è che qualche mancanza qua e là, qualche errore ogni tanto, qualche risposta inadeguata creino problemi importanti e stabili! Non esiste un genitore perfetto e non per questo non esistono bambini e adulti sani, sereni, equilibrati e realizzati.

È la tendenza, il per lo più, lo stile di accudimento e cura prevalente che ci caratterizza che sembra essere davvero significativo e importante per lo sviluppo dei nostri figli.


Young parla di 4 modalità principali attraverso cui l’ambiente può frustrare i bisogni emotivi del bambino:

  1. troppo poco di una cosa buona: il bambino non fa esperienza sufficiente di accoglienza e risposta positiva ai suoi bisogni fondamentali, in particolare di stabilità, sicurezza, accudimento, amore, empatia
  2. troppo di una cosa buona: ad esempio quando la famiglia è iperprotettiva e può danneggiare il bisogno di autonomia del bambino, non permettendogli di creare una buona fiducia in sé, oppure è troppo permissiva e indulgente, o ancora trasmette al bambino un senso di superiorità
  3. traumatizzazione: eventi traumatici possono frustrare in modo pesante e significativo vari bisogni emotivi fondamentali del bambino, che quindi affronta il mondo senza la sicurezza, la stabilità e l’equilibrio che derivano dalla loro accoglienza e soddisfazione
  4. internalizzazione selettiva: succede quando il bambino interiorizza alcune delle regole presenti in famiglia che, se esasperate o prive di “contraltari”, possono portare all’iperfocalizzazione su alcuni bisogni e alla frustrazione di altri.

Ancora una volta, proviamo a pensare a noi bambini e a noi come genitori, se lo siamo.

Rispetto ad alcuni bisogni indicati sopra, ci pare che abbiamo ricevuto “troppo poco”?
Rispetto a quali?
Quali possono essere stati i motivi di queste carenze?
Ci pare che abbiano delle conseguenze sul nostro presente, sulla nostra emotività e sul nostro modo di stare al mondo?
Oppure abbiamo “ricevuto troppo” di qualcosa, e questo potrebbe spiegare alcune difficoltà presenti nell’adattarci a quando le cose non vanno come vorremmo?
Potrebbe c’entrare con alcune nostre pretese o doverizzazioni?

E così via per traumatizzazione e internalizzazione selettiva

Se ci analizziamo in quanto genitori, ci ritroviamo in alcune di queste quattro modalità?
In quali maggiormente?
Questo può avere un legame con la nostra storia di apprendimento, magari proprio con la cura che abbiamo ricevuto su quegli stessi aspetti/domini? Che effetto ci pare che abbiano le nostre modalità educative circa quei bisogni sui nostri figli? 
È ciò che vorremmo… ovvero questo è il linea con i valori e gli scopi educativi che abbiamo, con il genitore che vorremmo essere e con la persona che vorremmo aiutare a diventare nostro figlio?

Proviamo a guardarci dentro e a riflettere su queste tematiche.
Vi invito a farlo con apertura e curiosità, non allo scopo di trovare colpe e colpevoli ma di conoscerci meglio, comprenderci e poterci migliorare.
Noi, ora.

Nei prossimi articoli vi presenterò i vari schemi che possiamo aver sviluppato se alcuni dei nostri bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti, o che possono sviluppare i nostri figli se non riusciamo a sintonizzarci, capire e soddisfare le loro necessità emotive di base.
E quali risposte prevalenti possono attivarsi in modo automatico e inconsapevole (strategie di coping) se questi schemi vengono attivati nel presente.
Intanto… Buone riflessioni!

Beauty, Benessere, To Be In Shape

Criosauna, benefici e vantaggi – non solo estetici

Scoperta dai giapponesi – e sviluppata poi dai russi -la crioterapia all’inizio era stata creata per la cura di artrosi e artrite ma poi si è scoperto che offre anche benefici ortopedici, dermatologici, fisioterapici, immunologici ed estetici. Nasce proprio così la criosauna.

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Gestione Covid-19: Crisi e opportunità

Eccoci qui: tempo di bilancio ora che molti di noi sono tornati a ritmi e impegni un po’ più simili a prima che questa pandemia travolgesse e stravolgesse le nostre abitudini, ritmi, convinzioni, certezze e sicurezze.
E anche a questa “fase” ci dobbiamo adattare… Già, perché
ogni cambiamento richiede un adattamento che stimola e necessita della nostra capacità di cambiare. Richiede risorse e competenze ambientali, economiche, sociali e relazionali, emotive, cognitive, comportamentali…

Il grande Charles Darwin diceva che “non sopravvive la specie più forte, ma quella che ha la maggiore capacità di adattamento”...

Cosa significa adattarsi?

Significa cercare e trovare un equilibrio, costantemente instabile e in divenire, tra assimilazione e accomodamento – come diceva lo psicologo Jean Piaget – ovvero tra cambiare noi per riuscire a stare/meglio nella nuova situazione e modificare la situazione al fine di farla adattare a noi.
Adattamento significa venire a patti, venire incontro al nuovo/esterno, trovare un posto nel nuovo, lasciarsi rinnovare dal cambiamento, prendere atto della (nuova) realtà e cercare di trovare un assestamento che permetta di starci e possibilmente di starci bene.

Un po’ perdendo e modificando delle cose di sé per crearne e svilupparne altre, al fine di un buon/migliore equilibrio individuo-ambiente, individuo-situazione.
L’evoluzione è questo… e richiede questo: un po’ mi adatto cambiando io per vivere in/con ciò che ho intorno, un po’ modifico e cambio ciò che mi circonda affinché si adatti a me.

Ma torniamo al presente…
Siamo ancora chiusi in casa, preoccupati e isolati come i mesi scorsi, tutto è rimasto come “prima” (fase1)?
O siamo tornati in toto alla nostra vita di “prima prima” (pre-Covid), dimentichi di questa “parentesi” e desiderosi di cancellare questo “incubo”? Oppure stiamo tornando a molte cose di prima con le accortezze e le consapevolezze imparate in questo periodo?

Ci distribuiamo lungo un
continuum (zero cambiamenti/alcuni cambiamenti/niente è più come prima) e in generale sta meglio chi riesce a percorrerlo un po’ tutto ma alberga per lo più in un’ampia zona centrale

Tuttavia al di là delle uscite, del distanziamento e dei dispositivi di protezione individuale… abbiamo modificato alcune cose della nostra vita, del nostri impegni, delle nostre priorità?
Abbiamo fatto delle scelte
?
Ci siamo chiesti: cosa continuo, cosa lascio, cosa modifico?
Abbiamo scelto a cosa tornare, cosa tenere e cosa eliminare?
Le famose riflessioni fatte durante la quarantena, le priorità, il “cosa è essenziale”, cosa importante, cosa dubbio, cosa eliminabile, cosa da eliminare… sono finite in fondo ad un cassetto o in un cestino?
O stanno guidando la nostra ripresa?
Stanno ispirando le nostre agende?
Fanno da guard rail alla nostra fase 2 e 3?

Se abbiamo scoperto qualcosa di noi, della nostra vita, delle persone a noi vicine in questi mesi così diversi e “assurdi”… tutto ciò è alle spalle, passato e dimenticato, o lo stiamo usando, coltivando, seminando nel nostro presente? 
È qualcosa da dimenticare anche perché si vuole dimenticare il brutto in cui queste scoperte e riflessioni sono nate e si sta “buttando via il bambino con l’acqua sporca”?
O è qualcosa che ricordiamo, che ci fa fare scelte, rinunce, cambiamenti ora che possiamo tornare un po’ alla volta ad avere più libertà e controllo?

Evoluzione e sopravvivenza

Può succedere di voltare completamente pagina, chiudere una porta per sempre, eliminare un numero di telefono dalla rubrica… ma buttare via il libro?
Cambiare paese?
Cancellare tutta la rubrica?
L’evoluzione e la sopravvivenza richiedono adattamento, ricordate?
Qualcosa tenere, qualcosa modificare, qualcosa perdere o lasciare andare… avendo imparato, facendo tesoro, scegliendo.

Questo significa trasformare una crisi anche in un’opportunità.

Una perdita anche in una ricchezza.
Un lutto anche in una rinascita.
E non perché evitiamo di vedere il negativo, in modo ingenuo e miope, ma perché vogliamo vedere anche il positivo e il nuovo.

L’invito allora è di recuperare quelle note, quegli appunti, quelle riflessioni in cui, avendo quasi azzerato il nostro modo di procedere nei giorni e di pensare al nostro presente, ci siamo chiesti cosa ci mancava, chi e perché, cosa avremmo fatto se avessimo potuto, quale sarebbe stata la prima cosa quando saremmo usciti, con chi avremmo voluto condividere le prima passeggiate e le future serate e confidenze, quali erano le nostre priorità.
E di ricordare quali nuovi o insoliti piccoli e grandi “lussi” stavamo invece vivendo, quali ritmi ci appartenevano ora, da cosa eravamo sollevati di poterci esimere dal fare, cosa stavamo ri/scoprendo con piacere.

E di ripensare che se abbiamo detto
Quante cose il virus ci ha tolto!”… forse ci siamo anche chiesti: Ma quante cose la vita di prima ci aveva tolto?.

Adesso che possiamo reimpostare alcune routine decidendo cosa tenere, cosa lasciare, cosa cambiare… lo stiamo facendo?
Adesso che possiamo decidere se uscire o no, chi frequentare o meno, se leggere un libro o ascoltare musica o andare in palestra… esercitiamo questo potere?
Adesso che possiamo scegliere di più… cosa stiamo scegliendo?

Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Vuoi mantenere linea e salute? Punta sulla qualità del cibo!

Per perdere peso e mantenerlo la qualità del cibo è fondamentale! Esistono diete e diete: ti sei mai chiesto perché a parità di regime alimentare, la tua amica riesce a mantenersi in forma – e magari pure a dimagrire – e tu invece no? Il cibo è tuo amico, un valido alleato per farti ritrovare – e cosa ancora più importante “mantenere” – la salute. Ma può essere anche il tuo peggior nemico. Per questo conoscerlo e riconoscere cosa è meglio per te ti permette di ottenere risultati reali e duraturi.Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta.…

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Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Glutatione, salute e longevità

La molecola miracolosa della longevità: il Glutatione è l’antiossidante più forte che il nostro organismo sia in grado di produrre. Agisce contro i radicali liberi, regola le cellule e abbonda nel citoplasma, nei nuclei, nei mitocondri. Ecco perché gioca un ruolo chiave per la nostra salute!Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta. Scontrarmi dopo i 35 anni con una patologia autoimmune è stata una grande opportunità per cambiare stile e abitudini di vita, e abbracciare tutto quello che porta a vero benessere, partendo dall'alimentazione. Da qui la voglia di rimettermi in gioco, iniziare a studiare di nuovo, formarmi…

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