Sono ancora necessari gli animale nei circhi? Sono sottoposti a sofferenze o per loro è un piacere lavorare con le compagnie circensi?
C’è chi sostiene che bisogna liberare le gabbie, e chi invece che bisogna renderle solo più grandi.

“Chi critica la presenza di animali al circo vuole solo farsi pubblicità. Io adoro gli elefanti. Pensate che uno costa 160 mila euro, perché dovrei trattarlo male?” . Così disse una volta Moira Orfei. Ma come lei la comunità circense in generale si difende dalle accuse di maltrattamento nei confronti di animali facendo presente come la salute degli stessi rientri nei propri interessi.

Studi

Non mancano poi studi che confermano ciò, come quello dell’etologa Marthe Kiley-Worthington, secondo cui “dopo 3000 ore di osservazione scientifica e visite a circhi e zoo, si è arrivati alla conclusione che questi non causano sofferenza agli animali”. 

A mettere in discussione affermazioni simili troviamo però svariati casi di maltrattamento, scandali e denunce a compagnie circensi, che gettano un’ombra sull’immagine del tendone come luogo di divertimento e spensieratezza.

Ammesso anche che casi simili rappresentino l’eccezione e non la regola, la loro frequenza e gravità li qualificano come niente affatto rari e trascurabili. 

Perché?


Se si considera poi che, nelle migliori delle ipotesi – quando gli animali vengono nutriti e curati – si tratta comunque di esemplari in cattività, si può ben capire perché la questione sollevi interrogativi etici.
È giusto, innanzitutto, privare alcuni esseri viventi della loro libertà?

Gli animali nascono infatti all’interno delle strutture del circo e qui trascorrono l’intera vita, senza mai conoscere il loro habitat naturale, in gabbie spesso anguste, che in ogni caso non potranno mai essere abbastanza spaziose e “confortevoli” per giustificare un’iniquità tale.

 Svuotare le gabbie 


“Dobbiamo svuotare le gabbie, non renderle più grandi”, sostiene il filosofo statunitense Tom Regan
Se si riflette poi sul fatto che lo scopo dichiarato di tutto ciò è il “divertimento”, appare piuttosto evidente la necessità di porre fine ad una consuetudine superflua oltre che crudele. 
Nel dibattito c’è chi si appella all’importanza delle tradizioni, sottolineando come il circo faccia parte della nostra cultura in quanto forma d’arte. 
Ma il progresso non è sempre nemico delle tradizioni. 

Senza pretendere infatti la chiusura e la damnatio memoriae di tutti i circhi, quello che ci si propone di fare è indirizzarli verso forme d’arte più corrette, che sono sicuramente possibili, come dimostra il caso del famoso Cirque du Soleil, che non impiega animali negli spettacoli.

Tu come la pensi?
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Giorgia