Attualmente le diete chetogeniche sono considerate equivalenti al digiuno intermittente e alla restrizione calorica per quanto riguarda benessere e longevità. Più che una dieta, è una vera e propria strategia alimentare. Uno stile di vita che ottimizza la produzione di chetoni per fornire ai mitocondri un carburante più “pulito” – del glucosio – e performante.

I livelli di insulina e glucosio presenti nel sangue sono strettamente collegati con i livelli di chetoni nel sangue.
Esattamente, come funziona? E quali sono i benefici diretti?
Abbiamo scambiato due chiacchiere con il Dott. Gennaro Ippolito, per capire meglio cosa sta alla base della filosofia chetogenica”.

Dottor Ippolito, facciamo chiarezza: cos’è la chetosi?

La chetosi è una condizione fisiologica dell’organismo, sviluppatasi nella sua complessità nel periodo evolutivo al fine di garantire la sopravvivenza dell’uomo in condizioni estreme di nutrizione – vedi siccità, ambiente desertificato, estrema povertà, alterazioni anatomopatologiche – tramite un meccanismo secondario di produzione energetica, che trova le sue basi nella biosintesi a livello epatico di substrati di natura lipidica naturalmente presenti nell’organismo, ovvero “i trigliceridi”.

Quando è utile adottare una strategia chetogenica, e quando invece può rivelarsi “pericolosa”?

Le terapie chetogeniche, opportunamente elaborate dal personale sanitario – biologi, medici, dietisti – rappresentano un percorso terapeutico di elezione in tantissime patologie neurologiche – come emicrania, cefalea, epilessia, sindrome glut1, oncologiche, immunitarie. E anche patologie renali e metaboliche, che nella maggior parte dei casi sono limitatamente e non completamente rispondenti alle terapie mediche convenzionali. Sicurezza ed efficacia sono alla base dell’alimentazione chetogenica. Falsi miti sulla sua pericolosità non sono imputabili alla dieta di per sé ma, nello specifico, alla sua elaborazione da parte di personale non idoneo o in regime autoprescrittivo. Difatti assistiamo spesso a piani alimentari chetogenici insoddisfacenti dal punto di vista nutrizionale: errate proporzioni dei macronutrienti, assenza dei nutrienti essenziali, carenze minerali. La dieta chetogenica, in qualità di atto medico, risulta efficace e “compliante” per il paziente, con dati clinici di sicurezza sia a breve che lungo termine. Effetti avversi o secondari, sono statisticamente rilevanti sia a breve che lungo termine principalmente in regimi di trattamento autoprescritti, nei quali squilibri di tipo elettrolitico, sovraccarico renale ed epatico – nella migliore delle ipotesi – o disagi di tipo neurologici possono comportare ospedalizzazione del paziente in trattamento.

Perché i chetoni sono così importanti?

I chetoni sono rappresentativi dell’instaurarsi del meccanismo biologico chetogenico di produzione di energia. L’espressione ematica di queste particolari molecole – acetone, 3- idrossibutirrato ed acetoacetone – è di fondamentale importanza, in quanto rappresenta il combustibile alternativo al glucosio utilizzabile nei fisiologici processi cellulari, anche e soprattutto a livello cerebrale in condizioni patologiche di metabolismo glucidico compromesso da deficit enzimatico.

Un regime dietetico ricco di grassi – buoni – a che risultati può portare?

Come in tutti i regimi dietetici presenti in letteratura, la premessa per una loro attuazione sul paziente, risiede in una attenta valutazione clinica sia dei parametri fisiologici che patologici al fine di personalizzare al massimo il piano alimentare nel rispetto delle esigenze del paziente. I grassi di qualità – principalmente “non idrogenati”, bensì biologici e non sottoposti a manipolazioni industriali che ne compromettano i parametri organolettici e fisici – rappresentano dal punto di vista nutrizionale macronutrienti indispensabili sia per soddisfare le esigenze prettamente energetiche, sia per la produzione endogena di biomolecole essenziali per la vita come gli ormoni, i neuromodulatori, il colesterolo come grasso ad attività plastica cellulare, le membrane fosfolipidiche nella veste di strutture plastiche, e molte altri importantissime funzioni biologiche

A chi si rivolge un regime alimentare con queste caratteristiche?

La strategia chetogenica nasce all’inizio per i pazienti neurocompromessi, epilettici o semplicemente emicranici per poi man mano estendersi nel trattamento di patologie quali anoressia, bulimia, obesità, sovrappeso, diabete di tipo II, patologie renali, intolleranze alimentari, patologie autoimmuni, allergie, e disfunzioni metaboliche in genere. Si rivela utile anche nella profilazione non patologica come nel trattamento del sovrappeso, nel controllo del normopeso e nell’ottimizzazione della definizione muscolare per gli sportivi. Attualmente, studi in corso mostrano risultati promettenti nel trattamento oncologico del glioblastoma e sindromi neurologiche complesse collegate al metabolismo glucidico come la “Glut-1 sindrome”. Altri studi, ancora scarsi sia per campioni analizzati che per numero, pongono attenzione a questo protocollo alimentare per il trattamento della fibromialgia, del lipedema, del linfedema della nutrizione sportiva con la relativa comparazione delle performance.