Nel 2017 l’Osservatorio Non Food di GS1 ha calcolato che in Italia abbiamo speso 1,2 miliardi i euro in giochi non elettronici da regalare ai bambini. Giocattoli tradizionali, potremmo definirli: peluches, bambole, costruzioni etc. Giochi che al termine della loro “vita” sono destinati nel peggiore dei casi agli inceneritori. Brutale, ma vero. Che fare quindi?

Esistono bambini con pochi giocattoli?

Parlare di moderazione nell’acquisto dei giocattoli è difficile, quando poi si tratta di regali sembra letteralmente impossibile. Quanto bello è, infatti, il viso di un bimbo quando spacchetta un regalo nuovo? Se anche i genitori provano a darsi un limite, hai voglia a tenere a freno nonni, zii, amici… causa persa.

Me lo conferma anche un sondaggio che ho condotto fra genitori che conosco: dei 52 che mi hanno risposto, 30 hanno detto che la maggior parte dei giochi dei figli arriva da regali. In 29 pensano che i figli abbiano troppi giocattoli, mentre 22 ritengono che la quantità sia giusta. Anche se, rilevo, di questi in 13 hanno due figli, quindi in un certo senso può valere anche la “condivisione dei beni”.

Il problema dello smaltimento

C’è un rovescio della medaglia che dovremmo cominciare a tenere in considerazione: riempiamo le camerette dei bambini e i salotti di casa di giochi che hanno una vita ambientale lunghissima rispetto alla loro vita “lavorativa”. Cose che – se non troviamo il modo di dar loro una seconda possibilità – poi saranno oggetto di uno smaltimento pesante.

A meno, infatti, di acquistare giocattoli ecologici, come quelli in legno colorati con vernici naturali, tutti gli altri sono composti da plastiche che al momento l’industria del riciclo non riesce ancora a recuperare. Quindi finiscono in inceneritore. Mentre i giochi elettronici vanno smaltiti come RAEE (rifiuti elettronici), recuperando diverse componenti.

Una seconda vita per i giocattoli

I giocattoli restano nelle nostre case mediamente 10 anni, anche se hanno un “fisico” che consente loro di campare senza problemi fino a 100… a meno di finire in mano a piccoli Terminator! Per salvarli dalla fine triste che vi ho illustrato prima, è opportuno pensare alla loro seconda vita.

Le strade sono sostanzialmente due: venderli, ai negozi dell’usato per l’infanzia o ai mercatini, o la beneficenza. Potete regalarli ad asili nido o scuole materne, ad associazioni che li distribuiranno a famiglie con meno possibilità, ad associazioni che si occupano dello svago dei bambini ospitalizzati etc. Non sarà difficile trovare una soluzione, ma tenete a mente che molte di queste realtà prevedono dei requisiti anche per i giocattoli da recuperare.

In particolare vi segnalo due iniziative: Rigiocattolo della Comunità di Sant’Egidio, con la vendita ogni dicembre di giocattoli dismessi e raccolti nelle settimane precedenti, e il movimento Contro il prepensionamento dei peluche “fondato” dal Lions club Thiene Colleoni. Su di loro ha scritto la mia bravissima collega Barbara Ganz in un articolo che vi invito a leggere: i peluches dopo un bel trattamento e sanificazione finiscono nei reparti di pediatria, ma anche in orfanotrofi all’estero.

Prima del repulisti totale, però,  scegliete cosa tenere per ricordo (un terzo dei genitori del mio sondaggio ci sta già pensando). Ve lo consiglio. Per affetto. Ma anche per ripicca. Tra qualche anno, infatti, anche voi potrete fare come mia madre. Presentarvi a casa dei figli con un sacchetto pieno di giocattoli, tentando di spacciare per vostri anche quelli dei cugini più piccoli che teneva come baby sitter, e la felicità stampata in volto per aver guadagnato altro spazio in armadio. Un colpo basso. Che mi ha dato l’idea per questo articolo 🙂

E anche per questo venerdì ho finito. Aspetto le vostre opinioni e consigli su antonella@smazing.it. Al prossimo Fridays For Future con Smazing!

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