Purtroppo un esito delle convivenze forzate dovute alle misure per il contenimento del Covid-19 sembra essere l’aumento della violenza domestica. I dati sembrano indicare questo  impatto nelle dinamiche famigliari sia in Italia che in molti altri Paesi.

Spesso non si tratta di episodi nuovi ma di esacerbazioni di situazioni di crisi già presenti, che comportano maltrattamenti sia psicologici che fisici, che data la convivenza vedono anche un aumento della violenza assistita – ad esempio per i bambini, che magari non sono l’oggetto della violenza ma che purtroppo assistono alla liti e ai soprusi tra i genitori.

Il maltrattamento verso famigliari e conviventi costituisce un reato punito dalla legge.

Per maltrattamenti si intendono condotte quali violenza fisica, sessuale, psicologica, morale, economica di un convivente verso altri famigliari tipicamente più deboli quando sono in una successione di atti di sopraffazione che vengono reiterati in una certa unità di tempo.

 

Esempi concreti

Per violenza fisica si intende:

  • ledere, colpire, danneggiare, ferire il corpo
  • atti di violenza psicologica: ad esempio manipolare, controllare, deridere, sminuire, svilire un famigliare/convivente
  • violenza economica: quando un famigliare detiene il controllo dei soldi, decide e gestisce l’utilizzo delle risorse economiche della famiglia
  • violenza sessuale: forzare la vittima a esperienze sessuali contro la propria volontà – o che non può comprendere come ad esempio atti sessuali su bambini o su persone disabili con deficit cognitivi.

Non stiamo parlando quindi di un fenomeno episodico, legato ad un singolo momento o accesso di tensione, rabbia e aggressività, ma di un processo, un a serie di fasi, un ciclo.
Generalmente nella violenza in ambito famigliare vi è una fase di accumulo di tensione, che sembra essere graduale, senza una durata precisa, che può comprendere litigi, urla, scenate di gelosia, atteggiamenti violenti.
Poi la fase dell’aggressione vera e propria.
Spesso vi è poi una fase di calma, riconciliazione… e anche di scuse.

Purtroppo uscire da un ciclo di violenza non è facile, né per la vittima né per l’aggressore, e per entrambi servono consapevolezza della violenza in essere (che spesso non c’è!), responsabilizzazione sul proprio ruolo nella violenza, azione per uscire dalla dinamica violenta e tutelare sé e l’altro – per l’aggressore, o rispetto a chi altri assiste/è in casa/può diventare vittima anch’egli.

Una forma di violenza è quella chiamata di genere, ovvero tra uomini e donne, tuttavia ne esistono di molti altri tipi tra cui quella dei genitori verso i figli, dei figli contro i genitori, verso gli anziani, verso i disabili.

In tutte queste situazioni si hanno generalmente
tre ingredienti:

  1. una disparità di potere da parte dell’aggressore verso la sua vittima
  2. un controllo sulla vittima esercitato dall’aggressore/offender sulla vittima
  3. l’isolamento di quest’ultima, che le rende difficile chiedere aiuto e la rende sempre più dipendente dall’aggressore

Varie possono essere le cause/i fattori di rischio dell’aumento di questo fenomeno in questo periodo di emergenza sanitaria: convivenza forzata negli stessi spazi, aumento dei livelli di stress e preoccupazioni sia diretto che indiretto, minore possibilità uscite e sfiati come alternative per decantare e/o gestire la crisi e la rabbia. E ancora… ridotto accesso ai servizi di aiuto e protezione, allontanamento/difficile accesso alla rete di supporto emotivo e relazionale, riduzione/sospensione dei rapporti sociali e delle attività sportive/ricreative che possono rappresentare possibili fattori protettivi, aumento di abuso alcool e sostanze psicoattive, stress specifico dei professionisti della salute e della gestione dell’emergenza.

Purtroppo gli esperti dicono che come da un punto di vista individuale anche da un punto di vista di coppia e famigliare dobbiamo aspettarci un aumento di aggressività anche nel futuro prossimo immediato… 

Tutti noi cittadini privati, che veniamo a conoscenza di reati, o abbiamo ragionevoli dubbi sulla violenza domestica di persone che conosciamo o a cui viviamo accanto possiamo segnalare quanto abbiamo visto, udito, sospettiamo.
E/o possiamo cercare di avvicinare la famiglia in difficoltà per aiutarla a rivolgersi agli enti competenti al fine di interrompere la violenza.

Ecco alcuni tra i tanti siti e numeri utili di enti/associazioni che si occupano di violenza domestica, che possono essere contattati sia dalla vittima che da chi assiste o abbia dubbi riguardo ad altri:

  • Il 114 Emergenza Infanzia è un servizio di emergenza rivolto a tutti coloro vogliano segnalare una situazione di pericolo e di emergenza in cui sono coinvolti bambini e adolescenti. È raggiungibile sia da fisso che da cellulare, è un servizio pubblico, gratuito, in funzione tutti i giorni dell’anno, 24 ore su 24
  • YouPol è un’applicazione della Polizia di Stato, nasce per trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia. Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate e vengono ricevute dalla Sala operativa della Questura competente per territorio. Anche chi è stato testimone diretto o indiretto, come ad esempio i vicini di casa, può segnalare il fatto all’autorità di Polizia, inviando un messaggio anche con foto e video. È possibile segnalare in forma anonima
  • 1522: numero antiviolenza e stalking e chat, attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile; l’accoglienza è disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo; fornisce informazioni e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale; assoluta garanzia di anonimato
  • Sul sito https://www.1522.eu/mappatura-1522 vi è la mappatura sul territorio nazionale dei centri antiviolenza e case rifugio per donne
  • In generale 112 Carabinieri e 113 Polizia