Chi studia gli stili relazionali e comunicativi, ovvero le modalità prevalenti con cui ci muoviamo nelle relazioni a due e di gruppo, ne ha classificati vari tipi, ma volendo fare una sintesi direi che ha messo in luce tre macro stili.

Stile passivo

Chi ha uno stile prevalentemente passivo trova difficoltà a relazionarsi positivamente con gli altri nel senso che fatica nell’esprimere un’opinione, prova disagio nel manifestare un disaccordo, ha difficoltà a dire di no e a fare/ricevere una critica, non riesce ad esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni.
È più orientato all’altro che a sé, possiamo dire che quasi teme l’altro: teme di arrivare a litigi e scontri, non vuole deludere né rompere la relazione e vede queste eventualità come molto probabili e terribili.

Spesso non sa bene cosa vuole perché è più incline e abituato a capire e assecondare cosa vuole l’altro.
In ogni caso – qualora abbia chiaro di cosa ha bisogno, le sue preferenze, i suoi scopi – comunque tende a non adoperarsi per ottenerli, soprattutto perché pensa che l’altro e la relazione ne verranno compromessi.

Questa modalità relazionale può avere dei buoni risultati e vantaggi (non disturbo, mantengo un clima tranquillo, non creo problemi, sono disponibile e accondiscendente, è piacevole o comunque non difficile stare con me), ma se usata spesso a medio-lungo termine non favorisce rapporti profondi, autentici, solidi.
Non appaga
, crea insoddisfazioni, frustrazioni e disagi.

Stile aggressivo

Chi invece ha uno stile prevalentemente aggressivo ha in un certo senso una modalità relazionale opposta: è poco interessato all’altro, che vede più come “strumento” per i propri scopi.
Non gli interessano l’opinione e i bisogni dell’altro, non accetta i no e il disaccordo altrui, tende a trascurare, manipolare o aggredire l’interlocutore.

Tende a non fare complimenti, che pure si aspetta, e non lesina critiche – che però non si astiene dal fare.

Parla di sé e di quello che pensa e vuole, non ha lo stesso interesse e attenzione alle opinioni ed emozioni altrui.
Usa due pesi due misure, a vantaggio di sé.
La regola vale più per gli altri, per sé valgono anche le eccezioni.
Anche questa modalità relazionale ha dei vantaggi: sicuramente può far ottenere qualcosa, soprattutto a breve termine, perché ci si impone, ma spesso nel tempo e come qualità e profondità relazionale lascia molto a desiderare, alla lunga fa allontanare l’altro da un’autentica reciprocità e sincerità – isolando chi ha questo stile.

Estremi

Un po’ come se questi due stili – quello passivo e quello aggressivo – fossero due estremi di un continuum.
Eccesso di attenzione all’altro, difetto di attenzione e rispetto di me se sono passivo, viceversa se sono aggressivo.
Eccesso di rispetto dei miei diritti, a scapito però di quelli altrui se sono aggressivo, viceversa se sono passivo.
Può succedere che da un estremo, tipicamente quello passivo, si possa in alcune relazioni passare all’estremo opposto, ovvero diventare aggressivi: questo perché a forza di mandare giù e tacere, sopportare e non dire la propria, subire e non parlare, difendersi, esprimersi… si finisce per scoppiare!

Stile assertivo

Lo stile assertivo è invece quello stile relazionale che permette una chiara e diretta espressione di sé, rispettosa sia di sé sia dell’altro e dei suoi bisogni/valori, in modo adeguato e coerente al contesto in cui ci si trova, al fine di perseguire gli obiettivi ricercati.

La persona prevalentemente assertiva ha una visione positiva di sé, dell’altro e della relazione: riconosce i propri diritti e quelli altrui, ed è pronta ad ascoltare il punto di vista espresso dal suo interlocutore e ad esprimere il proprio eventuale disaccordo, mantenendo però sempre il rispetto nei suoi confronti.

Ciò la porta ad accettare la negoziazione come strumento principale per affrontare e risolvere i conflitti interpersonali nei quali si potrà trovare.
Sa fare critiche costruttive e sa gestire in modo migliorativo le critiche che riceve; sa dire anche di no mantenendo il rispetto della richiesta dell’altro e senza sentirsi in colpa.
Sa fare con onestà degli apprezzamenti e sa riceverli senza particolari imbarazzi.

Le ricerche, la pratica clinica e l’esperienza di tutti i giorni dimostrano come l’assertività sia lo stile relazionale e comunicativo che più correla con il benessere sia personale/individuale che relazionale, ovvero stiamo meglio come persone e nella relazione se abbiamo uno stile prevalentemente assertivo.

E tu?

E tu, che stile relazionale prevalente credi di avere?

Esercitati con i diritti assertivi!
Per diventare meno passivo allenati a riconoscere e coltivare questi diritti per te stesso, non solo per gli altri!
Per diventare meno aggressivo allenati a riconoscere e coltivare questi diritti anche per gli altri, non solo per te stesso:

  • Il diritto di agire in modo da difendere il tuo valore e la tua dignità senza ledere l’integrità altrui
  • di essere te stesso
  • Il diritto di dire no senza sentirsi in colpa
  • di esprimere le proprie emozioni e idee
  • Il diritto di chiedere (non di pretendere) ciò di cui si ha bisogno
  • Il diritto di non rendere sempre al massimo delle proprie possibilità
  • Il diritto di dire “non so, non capisco”
  • di fare degli errori e di imparare da questi ultimi
  • Il diritto di cambiare idea
  • Il diritto di non essere perfetto