Riprendo a presentarvi alcuni filoni nuovi di terapia cognitivo comportamentale, l’approccio psicoterapeutico di mia formazione da cui prendo spunto per questi articoli. Vi presento in questi prossimi contributi la Schema Therapy, creata da J. E. Young e colleghi in America una quindicina di anni fa (2008). E cerco sempre di collegarmi alla vita di tutti i giorni, affinché la psicologia e la psicoterapia ci diano spunti di riflessione e strumenti di azione a sostegno del nostro benessere.

Uno degli aspetti fondamentali di questo approccio è l’assunto che se i bisogni emotivi fondamentali di un bambino vengono soddisfatti il bambino cresce con corrette aspettative su sé/gli altri/il mondo e con stili di reazione e comportamento (schemi e strategie di coping) realistici, salutari, flessibili, adattivi, funzionali.
Sarà anche meno a rischio di sviluppare disturbi psicologici severi. Queste esperienze, infatti, saranno un bagaglio positivo e utile, ricco di chiavi di lettura e attrezzi buoni per affrontare vita, scelte, relazioni e problemi.

Qualora tali bisogni vengano pesantemente e ripetutamente frustrati, soprattutto nei primi anni di vita e soprattutto dalle figure di cura (che generalmente sono i genitori), ciò può dare origine a visioni del mondo, delle relazioni, degli altri e di sé e a modalità comportamentali disfunzionali, maladattivi (schemi e strategie di coping poco adattive e sane).
Può inoltre far insorgere problematiche psicologiche che tendono ad essere serie e persistenti.

In sintesi in base a come viene risposto ai nostri bisogni da bambini noi costruiamo mappe/schemi di come funziona il mondo, di chi siamo e di come sono gli altri, di come è la vita e di come sono i rapporti, e dei modi di comportarci.

In generale, la funzione degli schemi è quella di favorire un’interpretazione di ciò che succede dentro e attorno a noi, in modo da costruirci e vivere all’interno di un sistema di significati che abbia un senso di coerenza interiore, che sia stabile e prevedibile, e che ci permetta di prepararci ad agire/fare scelte/risolvere problemi/relazionarci in modo sicuro e funzionale.

Bisogni emotivi del bambino

Quali sono i bisogni emotivi tipici in età infantile – e indispensabili durante tutto l’arco della vita! – la cui soddisfazione o frustrazione appaiono, assieme a biologia e temperamento, così fondamentali per il nostro benessere di bambini e adulti?

I principali sembrano essere:

  1. un attaccamento sicuro agli altri, un senso di sicurezza e protezione, stabilità, accudimento, accettazione, amore, cura e attenzione, lode
  2. autonomia, competenza, senso di identità
  3. libertà di esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni
  4. avere dei limiti realistici e sviluppare autocontrollo
  5. spontaneità e gioco

Proviamo a pensare a noi bambini e a noi genitori: che ricordi abbiamo circa le nostre esperienze di bambini in merito a queste aree?
Abbiamo ricordi o sentiamo racconti della nostra infanzia improntati ad un buon riconoscimento e sintonizzazione su questi bisogni?
Ad una buona comprensione e accettazione?
A risposte positive, coerenti e soddisfacenti da parte di chi si prendeva cura di noi?
Abbiamo, al contrario o anche, qualche ricordo di non accoglienza di tali bisogni?
Di non accettazione, negazione o critica e rimprovero magari di alcuni di essi?
Che conseguenze potrebbero aver avuto queste esperienze su di noi, sui nostri schemi di lettura di noi e del mondo, di comportamento nelle relazioni o rispetto ai problemi e alle scelte da compiere, di reazione emotiva e sensazioni che le cose ci suscitano?

Se siamo genitori, come ci relazioniamo con i nostri figli rispetto a tali bisogni?
Li accogliamo e comprendiamo?
Ne favoriamo la soddisfazione?
Siamo in difficoltà ad accettare e permettere di dare risposta, soddisfare e sviluppare alcuni di essi?
Quali?

Attenzione: non è che qualche mancanza qua e là, qualche errore ogni tanto, qualche risposta inadeguata creino problemi importanti e stabili! Non esiste un genitore perfetto e non per questo non esistono bambini e adulti sani, sereni, equilibrati e realizzati.

È la tendenza, il per lo più, lo stile di accudimento e cura prevalente che ci caratterizza che sembra essere davvero significativo e importante per lo sviluppo dei nostri figli.


Young parla di 4 modalità principali attraverso cui l’ambiente può frustrare i bisogni emotivi del bambino:

  1. troppo poco di una cosa buona: il bambino non fa esperienza sufficiente di accoglienza e risposta positiva ai suoi bisogni fondamentali, in particolare di stabilità, sicurezza, accudimento, amore, empatia
  2. troppo di una cosa buona: ad esempio quando la famiglia è iperprotettiva e può danneggiare il bisogno di autonomia del bambino, non permettendogli di creare una buona fiducia in sé, oppure è troppo permissiva e indulgente, o ancora trasmette al bambino un senso di superiorità
  3. traumatizzazione: eventi traumatici possono frustrare in modo pesante e significativo vari bisogni emotivi fondamentali del bambino, che quindi affronta il mondo senza la sicurezza, la stabilità e l’equilibrio che derivano dalla loro accoglienza e soddisfazione
  4. internalizzazione selettiva: succede quando il bambino interiorizza alcune delle regole presenti in famiglia che, se esasperate o prive di “contraltari”, possono portare all’iperfocalizzazione su alcuni bisogni e alla frustrazione di altri.

Ancora una volta, proviamo a pensare a noi bambini e a noi come genitori, se lo siamo.

Rispetto ad alcuni bisogni indicati sopra, ci pare che abbiamo ricevuto “troppo poco”?
Rispetto a quali?
Quali possono essere stati i motivi di queste carenze?
Ci pare che abbiano delle conseguenze sul nostro presente, sulla nostra emotività e sul nostro modo di stare al mondo?
Oppure abbiamo “ricevuto troppo” di qualcosa, e questo potrebbe spiegare alcune difficoltà presenti nell’adattarci a quando le cose non vanno come vorremmo?
Potrebbe c’entrare con alcune nostre pretese o doverizzazioni?

E così via per traumatizzazione e internalizzazione selettiva

Se ci analizziamo in quanto genitori, ci ritroviamo in alcune di queste quattro modalità?
In quali maggiormente?
Questo può avere un legame con la nostra storia di apprendimento, magari proprio con la cura che abbiamo ricevuto su quegli stessi aspetti/domini? Che effetto ci pare che abbiano le nostre modalità educative circa quei bisogni sui nostri figli? 
È ciò che vorremmo… ovvero questo è il linea con i valori e gli scopi educativi che abbiamo, con il genitore che vorremmo essere e con la persona che vorremmo aiutare a diventare nostro figlio?

Proviamo a guardarci dentro e a riflettere su queste tematiche.
Vi invito a farlo con apertura e curiosità, non allo scopo di trovare colpe e colpevoli ma di conoscerci meglio, comprenderci e poterci migliorare.
Noi, ora.

Nei prossimi articoli vi presenterò i vari schemi che possiamo aver sviluppato se alcuni dei nostri bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti, o che possono sviluppare i nostri figli se non riusciamo a sintonizzarci, capire e soddisfare le loro necessità emotive di base.
E quali risposte prevalenti possono attivarsi in modo automatico e inconsapevole (strategie di coping) se questi schemi vengono attivati nel presente.
Intanto… Buone riflessioni!