Guardo una foto del 2 settembre di un anno fa: io e il mio compagno esausti davanti a pizza e birra, alla vigilia della prima notte in casa nuova. Guardo però anche la ventina di scatoloni che dobbiamo ancora svuotare o finire di svuotare. Ma siccome siamo tutto sommato tranquilli nella precarietà che ancora c’è, penso che è andata (sta andando) bene. Ecco allora i miei consigli per traslocare senza ammattire… o quasi!

La nostra esperienza: traslocare facendo tutto da soli

Prima di elencare cosa ha funzionato per noi, e cosa avremmo potuto fare meglio, qualche informazione su “chi siamo” così potete fare i giusti paragoni.

Prima di conoscerci, io e il mio compagno vivevamo da soli già da tempo. Poi abbiamo convissuto, superando il grande test di coppia che è stato mettere un appartamento pieno dentro un altro appartamento pieno. Ovvero, cernita numero 1: perché quando ti ritrovi con 4 pelapatate o 6 apribottiglie, ti viene il dubbio che qualcosa puoi anche regalare… 
Nel frattempo, io sono diventata freelance, con l’esigenza di avere uno spazio in casa tutto mio dove lavorare. Infine, eccoci qua. Abbiamo trovato questa che è davvero casa “nostra”. Tra il rogito e l’entrata definitiva, un anno fa appunto, abbiamo fatto alcuni lavori e ci siamo gestiti il trasloco interamente da soli. Schiavizzando all’occorrenza qualche famigliare, com’è giusto!

Ora che sapete più o meno com’è andata, ecco i miei consigli.

1. Abbiate chiara la destinazione delle vostre cose

In vista di smontare mobili e inscatolare la vostra vita, dividete idealmente ciò che avete in due grandi insiemi. Cioè, tutto ciò che ha già una destinazione certa in casa nuova (banalmente, gli utensili da cucina), e tutto ciò che in casa nuova entra sì, ma non sapete ancora esattamente dove (i vasi di fiori regalati dalla zia, la bomboniera degli amici, etc.). Il primo insieme corrisponderà agli scatoloni che, in questo modo, gestirete più semplicemente in via prioritaria. Il secondo insieme è quello che io guardavo prima, e che finirà anche con l’esplodere. Come prova esibisco, non senza vergogna, il confronto fra il reperto A (primi giorni di trasferimento scatoloni) e il reperto B (oggi).

Un consiglio per chi, come me, è freelance: ragionate nel lungo termine e preparatevi un archivio minimo di documenti, manuali, “cose” che vi servono assolutamente nel vostro lavoro. Perché passerà molto tempo prima che rivediate il resto.

 2. Scatoloni di medie dimensioni

Proprio per la questione dei lavori, la fase di impacchettamento è toccata per la maggior parte a me. Col senno di poi, avrei dovuto cominciare a recuperare scatoloni mesi prima: avremmo risparmiato almeno 100-200 euro, soldi che urta spendere. Invece ne abbiamo dovuti comprare, e parecchi. Questo perché conviene usare scatoloni di medie dimensioni (tipo 30x30x40 cm). Ricordatevi che, soprattutto se non vi rivolgete a un’impresa, dovrete sollevarli e spostarli un fantastiliardo di volte e caricarli in auto.

3. Pennarelli indelebili e post it come se non ci fosse un domani

Questo consiglio tradisce la mia natura (cioè, prendere appunti in continuazione), ma a distanza di un anno ne confermo al 1000% l’utilità. Su ogni scatolone, segnate il contenuto e siate precisi. Non fastidiosi, precisi.

E se è uno scatolone di cose fragili, pieno di fagotti di carta di giornale o pluriball uno uguale all’altro, attaccate un post it descrittivo sui suddetti fagotti. Perché quando dopo qualche mese andrete a cercare un determinato portacandele, non uno qualsiasi ma proprio quello, perché avete deciso che proprio quello sta bene sul tavolino del salotto, riuscirete a trovarlo. Sia che l’abbiate messo via voi o no. Salvandovi da qualsiasi scazzo che nasce dal dramma di aver forse perso o buttato quel portacandele. “Dov’è?” – “C’è scritto”. Semplice, il più delle volte.

4. Su giornali e pluriball

Come con gli scatoloni, cominciate a fare scorta di giornali. In fondo leggere un quotidiano male non fa, anzi (e non parlo solo pro domo mea). Comunque, vedrete che non sono mai abbastanza. Io ne avevo a palanche e li ho usati per impacchettare tutti, davvero tutti, gli oggetti fragili e per imbottire per bene gli scatoloni che li contenevano. Tuttavia, col senno di poi avrei fatto un adeguato acquisto anche di pluriball per le stoviglie e bicchieri. I giornali, infatti, mollano inchiostro: rifare un passaggio di lavastoviglie è stato necessario.

5. Scegliete un sottofondo di conforto

Impacchettare casa è faticoso e, tra una sorpresa e l’altra e un amarcord e l’altro (momenti da tenere bene a bada), mediamente noioso. Molto noioso. Tenetevi da parte dei dvd, podcast o audiolibri, tv o computer per Netflix… Qualcosa, insomma, da vedere/ascoltare come diversivo mentre giocate a Tetris con le vostre cose. Sembra banale, ma non lo è: un sottofondo vi aiuta anche a tenere un certo ritmo di lavoro. Cioè, se nel tempo di un film avete chiuso solo uno scatolone, allora non va bene. Magari avete ceduto troppo proprio a un momento amarcord…
In caso contrario rischiate di finire come me l’anno scorso che, avendo inscatolato dvd e cd per primi, sono stata costretta a dipendere dai palinsesti estivi della tv… Non mi era andata nemmeno malissimissimo, devo ammettere: per una che cambia casa finire incollata a Fine Living ha avuto il suo perché. Però hanno chiuso il canale. Potreste non avere la stessa “fortuna”.

6. Assecondate i “momenti Marie Kondo”…

Premessa: non ho letto Il magico potere del riordino. E sono convinta che la tecnica di arrotolare l’abbigliamento per riporlo (in piedi?!) e guadagnare così spazio sia una grande cavolata, perché geometricamente insensata. Tuttavia, per ciò che ho letto e per come mi hanno parlato di Marie Kondo e delle sue regole per il decluttering, su due cose ha ragione: non usi più qualcosa? Buttala. Un oggetto non ti dà più emozioni? Buttalo. Lei dice anche di ringraziarlo, prima. Ma sta un po’ alla vostra sensibilità.

Vedrete che man mano che svuotate casa incoccerete mille mila volte in cose che vi siete dimenticati di avere. Oppure, per altre cose, starete del tempo a riflettere se volete davvero farle finire in casa nuova. In questi momenti, fatevi le due domande di cui sopra e… buttate.

7. … o adottate la mia tecnica del “foto-cestino” (che faccio? Metto il copyright?)

Se siete invece fastidiosamente sentimentali come me, perché tutto vi ricorda qualcosa, avrete un motivo di benedire sul serio l’avvento degli smartphone. Loro e le memorie digitali che si moltiplicano: finché c’è giga, c’è speranza. Fotografate l’oggetto in questione, e poi ciao. Via. Cestinatelo. Il ricordo c’è, l’occupazione di spazio vitale non più. Io ho fatto così con la mia libreria, che ho svuotato in 8 giorni e che ora è in un album di 120 foto (reperto C). Ma la devo spiegare meglio per farvi capire che operazione fisicamente ed emotivamente pazzesca è stata. È una storia lunga, in caso andate direttamente al punto 8.

Dicevo, la libreria e la metafora del mio trasloco…

Nel 2002, abitavo ancora in famiglia, ho coronato il mio sogno di avere una libreria grande come un’intera parete. In quella libreria ho riversato tutta la mia vita sino ad allora. Libri, quaderni e ricerche di tre stagioni scolastiche: medie, superiori, università allora in corso (niente elementari, quelle sono in un baule custodito gelosamente da mia madre). Le mie decine di vocabolari, perché ho fatto il classico e ho studiato lingue. E perché prima che Google sviluppasse Translate, e che questo diventasse decente, compravo un vocabolarietto ogni volta che andavo all’estero. Ma li compravo anche per curiosità. Poi i libri, ovviamente, e i fumetti, i diari e le agende. E ancora i raccoglitori e gli scatoloncini di foto, lettere, cartoline, biglietti. Le guide turistiche e le buste coi ricordi di viaggio: biglietti, depliant, scontrini… per non parlare del numero incalcolabile di soprammobilini vari. Nel 2002 l’avevo riempita per oltre la metà. Ora del 2007, quando sono andata a vivere da sola e l’ho semplicemente trasferita senza alcuna selezione, la libreria era piena a tre quarti abbondanti. Provate a immaginare cos’era diventata negli anni successivi – quando ho pure cominciato a lavorare in casa – finché, il 14 agosto 2017, l’ho guardata e ho detto “E mo’?”
E mo’, metodo: scaffale per scaffale. Destinazioni: o uno scatolone o il cestino. In mezzo lo smartphone. Perché la mia libreria in casa nuova sarebbe stata modificata e non sarebbe stata più mia. Svuotarla, decidendo le nuove collocazioni del suo contenuto; buttare chili e chili di carte (anche molto sudate) ormai perfettamente inutili; vederla infine trasformata è stata per me la parte più emozionante di tutto il trasloco. Perché quella libreria rappresentava me da “prima”, da praticamente “sempre”. 

In un trasloco, anche a voi capiterà di dover affrontare la vostra libreria, qualunque cosa essa effettivamente sia. Il “foto-cestino” aiuta a lasciarla andare.

8. Siate pronti alle sorprese

Tenere a bada i momenti amarcord, per evitare continue perdite di tempo, non significa snobbarli del tutto. Ci sono tante cose che il trasloco vi farà venir voglia di fare (“dopo”, soprattutto), e persone da sentire. Andate a sentimento e scegliete quali stimoli seguire.
Per esempio dalla ricomparsa dell’originale di una poesia (rima baciata e le firme di 22 neoadolescenti di 13 e 14 anni) che ci eravamo tutti dimenticati di aver scritto per i nostri professori, come saluto post esami nel lontano 1994, è scattata una esilarante pizza delle medie. E altre arriveranno.

9. I soldi meglio spesi? Le pulizie

Sia che si tratti di una casa di nuova costruzione o comprata da qualcuno, i soldi meglio spesi sono quelli per delle pulizie di fondo prima di entrarci. Noi non li abbiamo spesi, per questo fidatevi di me: fate questo investimento. Soprattutto se avete avuto muratori in casa e se i locali sono praticamente vuoti. Affidatevi a qualcuno per tirare a lucido ogni angolo: vi sentirete più leggeri, e meno stanchi, nel riempire gli spazi poi. 

10. Non abbiate paura di porre veti a famigliari e amici

Il trasloco vi farà riscoprire molto inclini al minimalismo. Farete anche una sorta di lista di cose di cui non avete più bisogno. Perché, impacchettando, avrete realizzato di possederle già in plurime copie. Quindi anche basta. Cose che, però, tipicamente compaiono fra i regali di Natale o, poffarbacco (!), proprio di inaugurazione di casa nuova…
Ecco, non abbiate paura di dire a parenti e amici, inorriditi all’idea di arrivare a mani vuote nella vostra nuova abitazione, che sarete felicissimi di ricevere bottiglie di vino invece di presine, canovacci, tovagliette all’americana, cornici etc. etc. Di solito gli amici sono molto recettivi, i parenti meno, ma vale la pena tentare.

Bonus: benevolenza e ironia nei confronti delle vostre “ultime parole famose”

A meno di andare fuori di testa, non rispetterete mai le scadenze che vi sarete dati.

Esempio, io: “Entro fine anno disegno il mio studio nuovo e lo faccio fare”. La mia attuale scrivania è ancora il vecchio tavolo da pranzo che in cucina nuova non stava. E per l'”archivio minimo” di cui al punto 1… per fortuna c’erano già delle mensole.
Esempio, lui: “Non voglio essere di quelli che dopo un anno hanno ancora le lampadine appese coi fili fuori”. Dopo lo slancio iniziale (faretti per la taverna visti-e-piaciuti in ferramenta e un lampadario fatto da noi), la casa è disseminata di queste (reperto D) soluzioni tanto precarie quanto ingegnose affinché facciano una luce decente.

Alla fine, questo è il consiglio non operativo più importante: mettetevela via e rideteci su!

Antonella

Antonella Scambia – Giornalista
Da piccola ho deciso che sarei diventata – in ordine di scoperta –
giardiniera, ballerina e giornalista.
Perché, col senno di poi, il verde è tutt’ora una necessità vitale, il movimento armonioso del corpo l’espressione artistica per me più naturale, e raccontare il mondo è sempre stato molto più di un lavoro.