Riflessioni a cuore aperto, dopo un mese di Marocco in bici in solitaria.
Ci sono cose bellissime e cose che non capirò mai, di questo Marocco di cui mi sono innamorata.

Ci sono le donne col velo e mille contraddizioni legate a una religione onnipresente e potente.

C’è la follia del cercare di vendere ai turisti qualsiasi cosa e il gioco di un prezzo che ogni volta cambia, il sogno di libertà e di liberazione di qualcuno, il calcio ogni giorno che tutto il giorno esce dalle televisioni.

C’è povertà e anche furbizia, semplicità primitiva e selvaggia nei modi. E una socievolezza immediata a cui non siamo abituati, che a volte si trasforma in un qualche tipo di fregatura e quasi sempre è invece accoglienza totale. 

Ci sono i berberi delle montagne e il deserto, l’Oceano e la ceramica, la natura e tutti i suoi colori, le spezie e gli odori…

Dopo un mese di Marocco in bici in solitaria, torno che non sono stata rapita, derubata, violentata o fregata. 
Nulla di male è successo. Eppure ogni giorno ero per strada, in balia degli elementi, immersa totalmente tra la gente e in un mondo che da qui ci fa così paura.

Ho sempre pensato di essere fortunata: sono nata sotto una cattiva stella, una mamma che muore e la vita da quel momento sembra voler essere generosa con me, quasi a dover compensare la ferita originaria. Forse è questo: fortuna? Forse. O forse davvero c’è qualcosa di magico in questa terra arancione, e molto dipende anche da come le viviamo noi, le cose. Leggerezza e un po’ di coraggio, occhi buoni e spalancati sul mondo, cuore aperto. 

Senza voler giudicare.

Senza pretendere di capire o di confrontare tra ciò che è il “mio” modo di vedere e quello che è “il loro”.
La concezione di differenza credo sia questo: dall’alto della mia cultura agiata europea non voglio e non posso pensare di poter capire, o tantomeno comparare, perché sarà sempre e solo la mia scala di valori il metro di misura da cui parte ogni mio (limitato) pensare. 

Immergersi vuol dire invece sforzarsi di abbandonare le facili certezze che la nostra mente sempre si costruisce per dare ordine al mondo; e stare piuttosto a guardare, contemplare e commuoversi. Davanti alla gente e alla diversità dei modi.

È bello tornare e sentirsi così, frastornata dal mondo: fa venir voglia di prendere e partire di nuovo.