Estate inoltrata, tempo di vacanza, mare e montagna le mete più gettonate.
Sarebbe opportuno dedicarsi alla respirazione, magari sotto l’ombrellone, in spiaggia.
E perché no, anche in montagna, in mezzo ad un prato verde! L’importante è respirare e sentirsi bene, per portarsi a casa un po’ di benessere.

Il Pilates e il Pranayama

Che cos’è il pranayama?
La respirazione è fisiologica – accade! Inspiriamo ed espiriamo sempre, e questo per la nostra sopravvivenza è vitale.

Ci sono diverse tipologie di respirazione che vengono insegnate, dipende dalla disciplina, e soprattutto dalla funzione del tipo di respirazione.

Diverse tecniche ci vengono insegnate in funzione della tipologia di esercizio e il beneficio che da esso ne deriva.

Il pranayama è quindi la scienza del controllo del respiro, e ha tantissime modalità, tra cui la funzione di espellere le tossine. Ossigenare i tessuti, rinforzare i polmoni, rigenerare la pelle.
Le tecniche sono diverse e molteplici, complicate anche da imparare ed applicare. Tuttavia la costanza la pratica e il tempo sono i nostri più grandi e validi alleati.

La respirazione e lo Yoga

Nello Yoga si respira principalmente attraverso il naso: la respirazione porta consapevolezza al nostro corpo. Si ottiene facendo esperienza del respiro naturale nelle varie parti del corpo e prendendo coscienza dei vari blocchi, laddove manchino espansione o ritrazione.

Inspiro (riempio) ed espiro (svuoto).
Le pareti del corpo si ritraggono. Unico recipiente (il tronco dal perineo alle clavicole) si riempie dal basso verso l’alto e si svuota dall’alto verso il basso.
La respirazione può essere addominale, toracica, o clavicolare – chiamate anche rispettivamente respirazione bassa, media e apicale.

Le diverse tecniche

Come già accennato – soprattutto nello Yoga – le tecniche sono diverse.
Ecco un semplice elenco:

  • Kapalabhati – o cranio lucente
  • Uddiana Bandha – il volo verso l’alto
  • Agnisara Dhauti – la purificazione del fuoco
  • Nadi Shuddi – o anche detta Anuloma Viloma, respirazione a narici alternate
  • Bhramari – il respiro dell’ape ronzante.

Perché nel Pilates espiro quando allungo?

Perché la colonna si destabilizza, perché allontanando un arto dal centro del corpo la colonna diventa vulnerabile, instabile.
Con l’espirazione attivo l’unità interna – il core – il trasverso addominale e gli organi collegati: pavimento pelvico, diaframma, obliqui, intercostali, multifidi – muscoli che se attivati rendono stabili la cintura lombo sacrale e la proteggono.
Creo una stabilità interna, il core, e dò la possibilità al corpo di muoversi in una stabilità dinamica, senza perdere l’equilibrio e intercorrere in traumi cumulativi che si riversano sulla postura.

Esercizio pratico

Ecco che sotto l’ombrellone, distesi sul lettino, ma anche distesi su un prato con un semplice asciugamano o coperta, possiamo portare le mani sull’addome – per ascoltare cosa succede e “familiarizzare” con il nostro respiro – e praticare la respirazione Pilates.

Inspiro, l’aria entra.
Espirando porto dentro l’addome, come se volessi far raggiungere all’ombelico la colonna.
L’espiro è lungo lento profondo, non devo soffiare: fondamentale è portare l’addome verso l’interno.
L’aria fuoriesce dalla bocca o dal naso, scegliete voi il canale.

Vi ricordo che questi sono addominali che attivano il core, molto funzionale per avere e mantenere un ventre piatto. E non solo! Sono anche molto utili per costruire un centro di forza che sostiene e protegge la schiena.

Quindi… buona respirazione!!!