Una serata di una notte splendida. Mi vesto bene, scarponi e tuta da sci, casco e maschera, chiudo tutte le zip fino in cima e metto i guanti, esco. Sciare in notturna è un’esperienza meravigliosa, che ti permette di entrare in contatto con l’infinito. Chi ama sciare sa di cosa sto parlando.

Sapersi meravigliare ancora

 
Il vento ghiacciato solleva anche i pulviscoli di neve.
Il contrasto tra il buio nero del cielo e la neve bianca a terra, illuminata dalle poche luci del rifugio.
I pulviscoli che luccicano a mezz’aria.
La carrozzeria rossa e linda del gatto delle nevi parcheggiato, un caldo rifugio, fuori dal rifugio. 
Poi ci sono io, che metto gli sci. 
 
C’è altra gente che mi aspetta, già pronta. Alcuni con la lampada frontale, altri no. Io sono senza bastoncini e nella mano destra ho una pila che fa un fievole cono di luce per qualche metro davanti a me. Siamo a 2770 metri e siamo pronti. Scenderemo fino in paese.
Nella notte, con gli sci e con le tavole.
Siamo diversi e originari di vari luoghi del nord e centro Italia. Ma adesso, in questo momento che molto ha a che fare con la magia, siamo uniti e insieme. Partiamo.
Sento palpabile la paura di qualcuno – che forse è il riflesso della mia.
Ci lasciamo scivolare: sci uniti sul primo pezzo di stradina pianeggiante. Si vede poco. Anzi no, non si vede proprio un bel niente! Buio. 

Anche se non vedi vai

Buffo. Riscopro che non serve vedere per sciare, basta lasciarsi andare.
Alla fine della stradina mi fermo un attimo, è impossibile non guardare questo cielo: Orione è talmente luminoso che potrei quasi toccarlo e ringrazio il vento che ha spazzato via tutte le nuvole.
I miei compagni di avventura sono anche loro esterrefatti davanti a tanta maestosità di madre natura.
Riparto, adesso la discesa è ripida un dosso dopo l’altro: vedendo poco non anticipo nulla e mi trovo ad ascoltare solo l’avanzamento delle caviglie: che sensazione!
La neve è morbidissima, gli sci affondano il giusto e la mia serpentina è quasi perfetta… Alla cieca!
All’intermedia, ci fermiamo di nuovo. Prendiamo fiato. Vedo sorrisi, e la sorpresa di un’esperienza unica. Rispondo a qualche domanda, poi saluto tutti: io proseguo per un’altra pista in quanto a valle ho la macchina altrove. 
Li guardo andarsene via verso destra, vedo le loro lucine nel buio, fanno un balletto e scompaiono sotto il dosso. 
Sola, pattino un pochino per ripartire, faccio delle curve un po’ più ampie, ascolto i piedi che affondano nella neve, ascolto il vento che fa rumore: mi sto divertendo tantissimo!

A metà del muro mi fermo, il vento è sparito, vedo poco davanti a me, so che tutto intorno alla pista ci sono dei grossi pini e posso scorgere a valle le lucine del paese.
Quello che mi colpisce adesso – oltre al buio – è il silenzio assoluto: decido di sedermi un attimo qui sulla neve, spengo la pila e tolgo la maschera. Sento freddo ma mi rendo conto di stare benissimo: il mio respiro regolare, non affannato, disegna nuvolette che posso appena distinguere davanti alla mia bocca.
Aspetto, ascolto il silenzio, sono in pace. E mi ricordo di quando da ragazzina queste notturne le facevo dopo essere salita con le pelli al Monte Pora. Ci andavo con gli amici di un tempo. Poi la bici mi ha rapita ma se conosco solo un poco quegli amici so che questa sera dopo quasi vent’anni,  sono ancora là, al Monte Pora a scendere con gli sci, come me. 
Mi alzo, aggiusto la maschera e riaccendo la pila.
Riparto, un cortoraggio che mi dà un gran gusto mi conduce fino in fondo alla pista. Sgancio gli sci, li metto a spalla, salgo la scala e raggiungo la macchina. Ho la vaga impressione che questa cosa che provo, sia un batticuore  molto vicino alla gioia. 
Una notturna con gli sci, fatela, almeno una volta nella vita. Qui, al Monte Pora o dovunque vi troviate. 
 
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