Frida, che incarna alla perfezione lo stereotipo della donna artista, è oggi una vera e propria figura di culto, imitata, santificata e idolatrata.
Al Mudec fino al 3 Giugno potete ammirare il vero e proprio tesoro di Casa Azul.

Una coerenza – la sua – totale e disincantata.
Che si riflette nelle sue opere attraverso i temi dell’espressione della sofferenza vitale, della ricerca cosciente dell’Io, dell’affermazione della messicanità.

Donna autentica

Malata e ipersensibile, instabile emotivamente: Frida si forma all’ombra di un maestro – Diego Rivera – con cui instaura una storia d’Amore tragica e passionale, ribelle e poco rispettosa delle convenzioni di quell’epoca.

Lei stessa ammette che “Ho avuto due gravi incidenti… il primo è stato il tram che mi ha travolto e il secondo è stato Diego.”

Frida è un mito perché è inspiegabile, perché non c’è una ragione per comprendere tanta passione.
Frida e Diego così intensi, poetici e allo stesso tempo commoventi.
La loro passione e la loro sensualità li hanno consacrati.

Autoritartto come Tehuana – o Diego nella mia mente, 1943

Le maternità mancate

Una vita piena di passione, ma anche di dolore, solitudine, tristezza, disgrazia, desolazione.
Il sogno di diventare madre, negato e rincorso per una vita intera.

Tra gli alti e bassi della storia con Diego, Frida soffriva per le mancate maternità, che non riusciva a portare a termine.
Sofferenza quindi che è anche dovuta alla sperimentazione della perdita in prima persona, che va ad aggiungersi agli strazi fisici che l’hanno accompagnata tutta la vita.

Energia vibrante

Un linguaggio visivo, spesso simbolico, dove il corpo della stessa Frida è usato come manifesto della protesta e dell’opposizione.

Una relazione osmotica con l’elemento organico, dove non esiste nessun confine interiore o sociale: mito e concretezza allo stesso tempo. Tutto questo è Frida, testimonianza di una vita fatta d’intensità costante.
L’eccezione alla regola.

Potente ed espressiva, la sua opera emana una sensazione di distruzione tra sacro e perverso, tra morte e vita.
La tristezza è rappresentata / in tutti i miei quadri / ma questa è la mia condizione / ormai non ho più compostezza. / Ciò nonostante, l’allegria / la porto nel mio cuore…

Frida, tutto e il contrario di tutto. Un inno alla vita in mezzo ad una sofferenza fisica profonda.

Non solo dipinti

Ma anche fotografie. A Frida piaceva molto la macchina fotografica, ed è chiara l’influenza della fotografia da studio Ottocentesca.
D’altro canto veniva da una famiglia di due generazioni di fotografi: il nonno paterno, il nonno materno e il padre stesso.

E la sua amicizia con Tina Modotti lasciò il segno, stilisticamente parlando.
Donne che si ritrovano a ritrarre la bellezza femminile: donne contadine e operaie, spesso segnate dalle loro condizioni di vita.
Uno sguardo profondo, da donna a donna.

Frida attivista e militante, la cui opera non può non apparirci profonda e radicalmente politica.
Stupisce quanta modernità ci sia in Frida, nel suo anticipare nozioni che furono poi sviluppate, con maggiore ampiezza, dal pensiero femminista.
Oltre il mito
, appunto.