Abbiamo fatto due chiacchiere con la Dott.ssa Roberta Raffelli, ginecologa olistica – che insieme alla naturopata Monica Bertoletti ha ideato gli Educational Weekend – per capire meglio alcune dinamiche diffuse del nostro essere Donna.

La Dott.ssa Roberta Raffelli è specialista in ginecologia e ostetricia, diplomata in Medicina Olistica e Biotipologia all’Università di Urbino, diplomata in Agopuntura e MTC, diplomata in Farmacologia Cinese, diplomata in Medicina Funzionale e in Neuralterapia. Si occupa di alimentazione fin dai tempi degli studi di MTC, avendo fatto anche la tesi in dietetica cinese; conosce e applica il metodo Kousmine, la paleodieta, il metodo Seignalet, la dieta della longevità di Valter Longo.

Da alcuni anni organizza e segue ritiri di dieta mima digiuno secondo il metodo del prof. Longo e negli ultimi anni fa due settimane di digiuno annuale alla clinica Buchinger in Germania, essendo profondamente convinta del valore terapeutico di questa antica pratica. Insieme alla naturopata Monica Bertoletti ha ideato e insegna agli Educational Weekend, un percorso di consapevolezza che parte dall’alimentazione per arrivare alla cura di tutti gli aspetti di sé.

Dott.ssa Raffelli, qual è il percorso che l’ha portata ad abbracciare un approccio olistico nella ginecologia?

Fin dagli anni della specializzazione ho avuto ben chiaro come il lavoro in ospedale non si conciliasse con le mie esigenze di libertà, sia in termini di gestione del tempo che di approcci terapeutici. Quindi ho iniziato molto presto a lavorare come libera professionista e a confrontarmi con la frustrazione di non avere gli strumenti per affrontare la maggior parte delle patologie che si presentano nella pratica ambulatoriale, cioè disturbi funzionali in genere non pericolosi ma fortemente disturbanti per il benessere delle persone. La medicina “ortodossa” è imbattibile nelle situazioni di urgenza e nelle patologie chirurgiche, ma offre solo rimedi sintomatici in tutti gli altri casi e per questo ho cercato quasi subito altre strade, dall’omeopatia alla medicina cinese alla prevenzione attraverso lo stile di vita, alimentazione in primis. È una strada difficile perché richiede la collaborazione attiva delle persone, non sempre disposte a mettersi in gioco, ma è anche l’unica praticabile se non vogliamo ottenere solo miglioramenti sintomatici e temporanei ma una vera guarigione.

Quanto siamo direttamente condizionate anche a livello ginecologico dal microbiota intestinale?

Da qualche anno anche la ginecologia “ufficiale” sembra essersi accorta di quello che noi medici olistici sappiamo da sempre: non si possono curare le infezioni ginecologiche (e per la verità neanche le altre) senza curare il microbiota. Nell’intestino risiedono la salute e la malattia – diceva Ippocrate più di 2000 anni fa – e questa verità finalmente sta tornando alla luce della consapevolezza anche della medicina cosiddetta scientifica.
Banalmente l’intestino è legato all’apparato urogenitale da un rapporto di contiguità, ma sappiamo che il sistema immunitario nasce e ha la sua componente più rappresentativa a questo livello, per cui non c’è equilibrio immunitario se il microbiota (o biota come ultimamente si preferisce definirlo) non gode di ottima salute. È certo che infezioni batteriche a partenza vaginale e intestinale sono fra le cause più comuni di parto pretermine, ma anche che un microbiota non equilibrato condiziona l’alterato sviluppo di quello fetale e neonatale e la predisposizione del bambino a malattie allergiche, autoimmuni e a scarsa resistenza nei confronti dei patogeni.
Inoltre il microbiota determina una modulazione epigenetica che interviene in tutti i processi infiammatori e antinfiammatori, e quindi entra in gioco anche in patologie in apparenza non correlate quali l’endometriosi e le lesioni pretumorali della cervice uterina.
In sostanza possiamo dire che quasi non c’è un ambito ginecologico nel quale il microbiota non sia di importanza cruciale. Questo implica la necessità di un profondo lavoro per assicurarne il benessere e il riequilibrio, se pensiamo che tutto ciò che caratterizza lo stile di vita “moderno” va in direzione opposta: uso di antibiotici, anche occulti (somministrati agli animali di cui consumiamo i derivati), FANS, inibitori di pompa protonica, ormoni e in particolare la pillola contraccettiva fra i farmaci. E poi ancora pesticidi, plastiche, metalli pesanti e poi alimentazione industriale con conservanti e additivi, povera di fibre di cui il microbiota si nutre e ricca di zuccheri, latticini, glutine e grassi dannosi. Vita sedentaria, stress cronico. Non è possibile pensare di riequilibrarlo con un ciclo di probiotici, come superficialmente si tende a credere ora che è diventato di moda: il lavoro è molto più profondo e olistico, se vogliamo un vero cambiamento e non un miglioramento parziale e temporaneo. Ricordiamoci che occorre utilizzare probiotici certificati e selezionati, in quantità adeguate e conservati correttamente nel rispetto della catena del freddo. Nonostante molte aziende produttrici assicurino di usare tecnologie che non lo richiedono, alcuni studi di laboratorio hanno dimostrato che la quantità di batteri vivi e utilizzabili si riduce drasticamente con l’aumentare della temperatura. Se il problema è la candidosi cronica va fatta attenzione ai probiotici contenenti Saccaromyces Boulardii, che sono funghi e possono essere addirittura controproducenti. Attenzione inoltre all’utilizzo di probiotici in condizioni di particolare debolezza del sistema immunitario, per esempio in corso di chemioterapia, poiché non si può escludere la possibilità che diventino patogeni. Quindi, contrariamente a quella che è la prassi diffusa, anche l’uso dei probiotici è una terapia che va utilizzata con criterio e con la guida di un terapeuta esperto.

Menopausa: come è possibile vivere bene questa tappa della vita così importante per una Donna?

E’ un argomento che mi appassiona al punto che ci sto scrivendo sopra un libro ed è troppo vasto per poter essere riassunto in poche righe!
Sono convinta che la menopausa per noi donne sia una splendida opportunità, a patto di riuscire a svincolarci dai condizionamenti culturali e sociali dei mass media e di un contesto che la lega a vecchiaia e declino fisico e mentale. Gli studi epidemiologici e sociologici ci dimostrano che il modo in cui le donne vivono la menopausa è correlato al loro livello socioculturale e alle convinzioni della tribù di appartenenza, al punto che presso alcuni popoli non esistono neanche i vocaboli per definire i sintomi che da noi vengono considerati parte quasi imprescindibile di essa. Si dice che la menopausa sia una condizione nuova nella storia dell’umanità, perché si è allungata la durata della vita, ma se andiamo ad analizzare i dati è facile rendersi conto che questo aumento è dovuto al crollo della mortalità infantile, da parto e da cause chirurgiche, e che la menopausa è sempre esistita e non è mai stata considerata una patologia finché gli interessi dell’industria farmaceutica e la manipolazione dell’immagine femminile si sono trovati in sintonia per favorirne la medicalizzazione.
Ci sono moltissimi livelli sui quali agire per vivere questa fase della vita nel modo migliore, che vanno dall’utilizzo di ormoni bioidentici, quando necessari, a fitoterapici, integratori, agopuntura, omeopatia per quanto riguarda i sintomi fisici. Ma occorre ovviamente riequilibrare l’alimentazione, imparare a gestire lo stress nel modo migliore, capire in quale direzione si vuole espandere la propria creatività, ridurre e drenare il carico tossinico e praticare un’attività fisica costante e regolare.
Anche in questo caso la soluzione non è banalmente una pillola per mettere a tacere quello che il corpo ci sta dicendo, ma ascoltarlo e capire quali disagi sta segnalando. Certo non è la via più facile, ma è quella che ci offre l’opportunità di vivere in pieno la nostra vita, senza alcun rischio e solo con benefici.