Anche questo 25 aprile è passato col suo carico di polemiche: la festa della Liberazione ancora non unisce questo Paese. Non so voi, ma io ci soffro. Forse la distanza storica non è ancora sufficiente: finché – credo – non si saranno sviscerati da un punto di vista storiografico tutti gli aspetti del fascismo e della Resistenza, ci sarà sempre qualcuno che ragionerà in termini divisivi. Fra gli aspetti, secondo me, ancora da finire di approfondire c’è il ruolo delle donne nella Resistenza: erano operaie in fabbrica (dove facevano propaganda antifascista) quando gli uomini erano al fronte, staffette o combattenti. Quante sono state? L’Anpi dice che 35mila donne sono state riconosciute partigiane combattenti. Io, però, oggi vi parlo di una sola. Una che è un esempio per tutte: Tina Anselmi (1927-2016). Tina, partigiana pensando alla pace «La guerra come strumento di pace»: è un’idea terribile, faccio davvero fatica a digerirla.…

CLICCA QUI

per continuare la lettura di questo articolo, abbonarti e accedere a tantissimi altri contenuti esclusivi! 
Sappiamo che tu vali e meriti solo il meglio.
Da qui la nostra scelta di dare un valore anche ai contenuti che ti offriamo.


Contribuisci a rendere Smazing sempre migliore, a meno di un caffè al mese.
Cosa aspetti?

oppure
accedi con le tue credenziali