L’obiettivo di Maria Grazia Chiuri – primo direttore creativo donna di Dior – è creare un dialogo universale sulla femminilità. E ci riesce con disinvoltura ed eleganza, al grido di  Sisterhood Is Global”, facendo sfilare moderne Teddy Girl, espressione della sottocultura inglese anni ’70.

Sisterhood Is Global

Sisterhood Is Global è l’antologia del movimento femminista internazionale dell’autrice americana Robin Morgan. “È pubblicità per il libro”, aggiunge. “Voglio che Dior sia sinonimo di collaborazione tra donne, di donne che supportano il punto di vista di altre donne”.

“Le parole sono per me una fonte di ispirazione molto importante”, afferma Maria Grazia. “I libri non sono come i film in cui tutto è definito, quando leggi puoi sognare”.

 

 

E il richiamo alla sottocultura inglese dei Teddy, che aveva carattere da vendere, è un inno alla libertà – di espressione e pensiero.
Un codice stilistico che ha il DNA Dior – silhouette anni ’50 – ma anche una nuova consapevolezza: un punto di vista completamente nuovo senza dimenticare le origini del marchio. 
Dopotutto,  che stile più di quello british incarna la tradizione ma allo stesso tempo infrange le regole?
 
 
 
Un messaggio forte e chiaro: ancora una volta la moda non è più solo semplicemente fine a se stessa, ma ha una nuova prospettiva che vede come protagonista la sinergia tra le parti.
Si è più forti insieme.
E anche l’allestimento del set è stato affidato – non a caso – ha una donna, Bianca Puciarelli – meglio conosciuta come l’artista Tomaso Binga, nome d’arte maschile adottato per riuscire ad entrare nel misogino mondo dell’arte negli anni ’60 prima di rivelare la sua vera identità come forma di protesta durante il movimento femminista degli anni ’70
 
A lei sarà dedicata la mostra “The unexpected subject” – dal 4 aprile ai Frigoriferi milanesi – e sempre Dior sarà sponsor.