L’altra sera sono uscita a mezzanotte da un locale dove ho passato la serata con delle amiche.
Pioveva a dirotto e di traverso, nonostante la bufera ho deciso di non aspettare tempi migliori ma di sfidare sotto il mio ombrello quel breve tratto che mi separava dalla macchina.
Camminavo veloce e abbracciata a me stessa per ripararmi.


Dopo aver imboccato la via secondaria che precedeva quella in cui avevo parcheggiato, alla mia destra scorgo un ragazzo che stava scendendo dalla bici per ripararsi sotto il portico. Fradicio.

“Povero – penso – quanta acqua si è preso, se non avessi la paurache ho dei malintenzionati, gli darei un passaggio”.

Faccio in tempo a finire questo pensiero e questo coglione si mette a farmi versi con la bocca, mi guarda, segue la mia traiettoria, mi chiede di avvicinarmi
Chiudo l’ombrello e con tutte le gambe che ho corro via verso la macchina, mi giro ogni tanto nel terrore di vedermelo spuntare da qualche parte, apro lo sportello e lo chiudo subito dopo, azionando la sicura. 
So che il peggio può accadere
Ho gli occhi sbarrati, sono immobile, sento solo il mio cuore in gola più veloce del tichettare della pioggia.
Accendo il motore e aspetto che qualcosa accada. 
Mi viene da piangere ma non è tempo di piangere, è tempo di usare il cervello. 
Penso ai miei figli, a mio marito che mi aspetta a casa. Penso a mia mamma e alla sua paura di uscire sola la sera.

Ingrano la marcia, pronta a colpire.
Sì, se mi avesse realmente seguita e cercata, lo avrei investito. Ne sono certa. Ero pronta a difendermi, a qualunque costo.

Io dico, ma si può? 
Si può importunare una donna a pochi metri da un locale, senza prendere due legnate sui denti?

Dopo la paura e le lacrime, dopo la sensazione – terribile – di quando i ladri tentano di entrare in casa tua, sale la rabbia.
La rabbia per non poter camminare serenamente a mezzanotte per la tua città, la rabbia nei confronti di un minus che altro non può che spaventare, sopraffare, violare; la rabbia nei confronti di chi permette tutto questo.

Se le bestie ci sono è perché le cresciamo, le accogliamo, le accettiamo.
Le bestie nascono dalla non cultura di un maschio che usa la legge del più forte e del più incolto.
Che usa un istinto brutale, brado e selvaggio, privo di alcuna educazione e di rispetto nei confronti della donna.

Sono arrabbiata e lo sono per tutte le donne che devono subire tutto questo e molto peggio.
Per l’impotenza a cui ci costringono.
Per la società civile (civile?) in cui viviamo che accetta che la paura sia la nostra sola arma di difesa.

 

Non possiamo difenderci con la paura

Quella paura che non è stata abbastanza per la ragazza violentata a Rimini né per Noemi in Puglia.

A volte la paura non basta. Abbiamo bisogno di altro.
Abbiamo bisogno di Uomini e non di maschi, abbiamo bisogno di madri e di padri che insegnino il rispetto, la venerazione, l’amore per la donna a prescindere, abbiamo bisogno che muoia l’idea che fa di noi degli oggetti e delle cose di cui appropriarsi e di cui disporre.

Torno a casa e abbraccio mio marito. 
Guardo i miei figli dormire e chiedo a Dio di aiutarmi a fare di loro degli Uomini.

E poi, sogno. 
Sogno di non aver paura.
Sogno di non insegnare ai miei figli, attraverso la mia paura, che le donne possono averla.
Sogno di poter aiutare qualcuno per strada senza dover pensare che in cambio mi violenti.