L’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento di un figlio esiste sin dal momento della nascita del figlio stesso, anche se la procreazione dovesse essere accertata successivamente con sentenza.

Obblighi dei genitore

Detto obbligo scaturisce infatti dallo stesso status di genitore: dal fatto di aver generato un figlio. E non si tratta solo di un mantenimento materiale ed economico, ma anche morale e assistenziale – quest’ultimo ben riconosciuto sia dall’attuale normativa, che dalla costante giurisprudenza.

Un figlio minore ha non solo il diritto: che si provveda alle sue esigenze materiali certo, ma anche ad essere educato ed istruito nonché avviato ad un destino lavorativo corrispondente alle sue inclinazioni ed ambizioni.
Purtroppo, data anche l’attuale situazione economica, si assiste oggi a diverse violazioni di detti doveri genitoriali e quindi a privazioni economiche e morali di cui il minore è la vittima.

La storia


Saverio, padre separato di Martina, undici anni, non versa più ormai da quattro mesi l’assegno di mantenimento al quale il Tribunale lo ha ritenuto obbligato in sede di pronuncia della separazione – mettendo così in difficoltà economiche Eleonora,
madre della piccola nonché sua moglie separata, che comunque, fortunatamente, può far conto sull’aiuto monetario del suo nuovo compagno e sulla sua generosità nei confronti suoi e della figlia.
È Eleonora che si rivolge al mio Studio , chiedendomi quali siano i rimedi a detta situazione.
Mi racconta di un rapporto coniugale non facile, con un uomo che forse non doveva sposarsi, né con lei né con nessuna, perché non in grado di assumersi le sue responsabilità, visto che non chiede neppure di stare con la figlia regolarmente – almeno non secondo il piano visite determinato all’esito del procedimento di separazione.

Martina sente la mancanza affettiva del suo papà, anche se la madre mi dice che è una ragazzina serena, con un percorso evolutivo sostanzialmente regolare, ma ciò solo grazie a lei, ai familiari e amici che le sono vicini.
Eleonora però ritiene che Saverio debba essere richiamato all’adempimento dei suoi doveri genitoriali, sia materiali che educativi, perché esiste come padre e va ritenuto figura basilare per una sana crescita della figlia.

Una madre consapevole 

Sento di rispettare questa cliente, perché , nonostante una vita affettiva compensata da altre figure, ritiene giusto che la figlia debba avere il padre vicino.
Ad altre donne probabilmente – come già mi è accaduto – sarebbe importato ben poco che l’altro genitore fosse presente o meno: trovato un nuovo compagno, che contribuisce economicamente alle sue esigenze e a quelle della figlia, per la quale è figura positiva, che importanza può avere che l’altro, l’ex marito, si interessi della bambina, che tanto non è mai stato in grado di accettare e gestire?
Questo ragionamento è da considerarsi errato e in violazione dei diritti di un figlio minore, davanti al quale una madre ha il dovere di attuare tutti i tentativi possibili per far sì che il padre, disinteressato e assente, torni o impari ad essere punto di
riferimento per il figlio stesso.
Madri che la pensano diversamente, rischiano di atteggiarsi a “proprietarie esclusive” di bambini, i quali, una volta cresciuti e consapevoli, potrebbero rimproverare loro di averli privati del padre, di non aver fatto nulla per recuperarlo.
Una simile responsabilità credo sia difficilmente sostenibile.
Quindi ammiro Eleonora, la quale ha saputo comprendere ciò che è giusto per sua figlia, andando oltre la sua diffidenza, i dolori e i dispiaceri patiti come moglie durante il periodo matrimoniale – e mettendo da parte egoismi fuori luogo e un suo personale
vissuto, che non va mai confuso o commisto con il destino di un figlio, né lo deve condizionare.

Dove sta scritto che un cattivo marito non possa essere un bravo padre?

Le due figure vanno distinte. L’amore tra due persone può finire, quello per un figlio dura tutta la vita: genitori, da quando il figlio nasce, lo si è per sempre.
Dal punto di vista economico il dovere di provvedere al pagamento dell’assegno di mantenimento a favore del figlio minore va considerato inderogabile ed indisponibile e non può essere sostituito da prestazioni di altra natura (ad esempio non si può
addurre di pagare una rata del mutuo, specie se già presente nell’organizzazione familiare prima della separazione).
La violazione di questo obbligo costituisce non solo illecito civile, ma anche reato penale.

Apprendere dai propri errori

Diverso è il discorso circa l’adempimento dei doveri educativi e morali, che andrà attuato, qualora disatteso, tramite l’ausilio di soggetti qualificati, preposti ad un percorso di aiuto alla genitorialità – un Consultorio o uno psicologo privato.
Non è un cammino agevole e facile, perché si fonda sulla collaborazione altrui, sulla disponibilità ad apprendere e a correggere i propri errori.
Ma vale sicuramente la pena di tentarlo e cercare di attuarlo con serietà e convinzione, sapendo che è rispondente all’interesse primario di un minore: quello di avere due genitori che lo seguano e lo aiutino a crescere e a diventare un adulto
responsabile, invece di trattarlo come un campo di battaglia dove si consumano gli odi e le tensioni di due ex coniugi, senza vinti né vincitori, dove si mietono solo delle vittime, cioè i bambini.

Eleonora ha ben chiaro questo concetto ed è per questo che l’aiuterò!