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Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Cannella: potente afrodisiaco utile anche contro la fame nervosa

La cannella, con il suo profumo intenso ma al tempo stesso dolce, riscaldante e pungente, è da sempre stata utilizzata per infondere energia e curare mail di stagione come il raffreddore – o più semplicemente indigestioni e crampi. Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta. Scontrarmi dopo i 35 anni con una patologia autoimmune è stata una grande opportunità per cambiare stile e abitudini di vita, e abbracciare tutto quello che porta a vero benessere, partendo dall'alimentazione. Da qui la voglia di rimettermi in gioco, iniziare a studiare di nuovo, formarmi per diventare Healthy Diet Coach e dare…

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Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Fame emotiva? Impara a mangiare consapevolmente!

C’è una grande differenza tra mangiare e mangiare consapevolmente. Una differenza che non implica rinunce bensì scelte. Scegliere un alimento piuttosto che un altro. Scegliere di mangiare per vera fame o mangiare per gola. Ma scegliere. Ed esserne consapevoli fino in fondo. Read more

Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Lectine: se le conosci, le eviti!

Ti sembra di mangiare sano, e nonostante questo ti senti stanco, senza energie, demotivato e talvolta depresso?Soffri di malattie autoimmuni, diabete, sindrome metabolica o squilibri ormonali o tiroidei? Molto probabilmente questi disturbi potrebbero essere correlati con un abuso inconsapevole di lectine. Presenti in molti ortaggi, sono vere e proprie tossine – vegetali – in grado di manomettere il sistema immunitario, in maniera subdola e silente.Le lectine sono vere e proprie armi di difesa messe in campo da alcune piante per uccidere e immobilizzare gli insetti, che altrimenti le mangerebbero. Ecco perché sono così subdole e potenti.Una guerra tra piante e animali… e di mezzo chi c’è? L’uomo!   Perché le lectine sono così dannose? Semplice, forzano le giunzioni strette oltrepassando la mucosa dell’intestino… con relativi danni tangibili e concreti, che spesso e volentieri si manifestano solo dopo lunghi periodi – anche anni! – di lavoro silente. Senza nessun preavviso. Una volta…

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Imparare a gestire le emozioni

Ogni emozione ha varie componenti – presenti peraltro in tutte le emozioni. Rivediamo ora i principali “ingredienti” degli stati emotivi e scopriamo qualche modalità per modificare le emozioni andando a lavorare sulle componenti che le caratterizzano.

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Psicoterapia: nuovi filoni – Schema therapy 3

Proviamo a raccogliere qualche spunto per provare a cambiare i nostri schemi, al fine di uscire da trappole del passato che lungi dall’aiutarci oggi, da adulti e/o come genitori, rischiano di ostacolare la nostra salute e il nostro benessere. Quasi fossero delle “cartine” di un territorio – noi, gli altri, le relazioni, la vita – che hanno necessità di essere aggiornate perché sono obsolete.

L’ipotesi di Young e colleghi, fondatori della Schema Therapy, è che quando viene attivato un nostro schema noi reagiamo come abbiamo imparato a reagire.
Esattamente come se ciò che pensiamo (frutto del nostro passato) fosse assolutamente vero: sempre, con tutti, anche adesso. Quindi reagiamo non tanto alla situazione attuale e presente, specifica, unica, ma ad una sorta di “stereotipo”, ad un “pregiudizio”.
Le nostre risposte pertanto, spesso non sono buone, utili e corrette oggi perché sono “vecchie” (quello che abbiamo imparato magari 10, 30, 50 anni fa), obsolete (sempre quelle di allora, quando eravamo bambini con gli adulti di allora), rigide (sempre le stesse, non modificate, migliorate, aggiornate, flessibili).
Le nostre risposte allo schema vengono chiamate stili di coping: essi sono il modo in cui il bambino ha imparato che è meglio agire quando vive alcune situazione, quando si attivano alcuni schemi.

Essi sono generalmente adattivi durante l’infanzia e possono essere considerati dei meccanismi funzionali di “sopravvivenza”: ad esempio, se avevamo un genitore dominante e aggressivo da bambini possiamo avere imparato che è meglio arrendersi e sottomettersi. Con il tempo tuttavia i nostri stili di coping tendono a diventare disadattivi: messi in atto in modo automatico e inconsapevole, determinano il mantenimento degli schemi disfunzionali.
Se anche da adulti, in qualsiasi rapporto con figure autorevoli, ci comportiamo sempre e comunque in modo arrendevole e passivo non è detto che ciò sia utile, anzi. Anche perché non ci permette di vedere e toccare con mano che non tutti sono aggressivi e dominanti, non ci permette quindi di “cambiare idea”. Né tantomeno di sviluppare altre strategie di coping quali l’esprimerci, il negoziare i nostri bisogni, il sostenere i nostri diritti, lo sviluppare relazioni assertive.
In poche parole… nonostante la persona si trovi in condizioni ambientali e relazionali diverse, le sue modalità di comportamento le impediscono di fare esperienze nuove che potrebbero “correggere” gli schemi e insegnare/farle imparare nuove risposte.


Stili di coping prevalenti

  • resa
  • evitamento – o fuga
  • contrattacco – o ipercompensazione


Nel caso di coping della resa la persona si arrende allo schema, accettandolo come vero e sottomettendosi ad esso: lo schema non viene né evitato né contrastato, ma “agito”. Per esempio, un individuo con lo schema della Dipendenza tende a cercare, nel corso della propria vita, sempre persone forti dalle quali dipendere e da cui farsi guidare e controllare. In tal modo conferma e non si permette di smentire i suoi schemi, di cambiare idea, di cercare persone diverse e di imparare ad essere più autonomo e sicuro di sé.

Lo stile di coping dell’evitamento/fuga porta ad evitare l’attivazione dello schema, a vivere in modo tale che lo schema non si attivi. Ad esempio, una persona con lo schema della Sfiducia/abuso può evitare del tutto le relazioni interpersonali in modo da non entrare in contatto con il suo schema e vivere pertanto solo rapporti superficiali, poco significativi e importanti. Anche in questo modo, evitando, non potrà fare esperienza che “non è detto” che le cose vadano come sono andate in passato, non potrà sviluppare altre capacità personali e relazionali e nemmeno si permetterà di imparare a tollerare, accettare, negoziare eventuali delusioni.

Un terzo stile di risposta agli schemi è il di coping contrattacco/ipercompensazione: l’individuo reagisce all’attivazione dello schema opponendosi ad esso, contrattaccandolo, e comportandosi come se fosse vero proprio il contrario, quindi cerca di pensare, comportarsi, sentire come fosse vero l’esatto opposto. Per esempio, chi possiede lo schema dell’Inadeguatezza può cercare di comportarsi in modo il più possibile infallibile e perfetto, vivendo molto male i suoi errori e limiti; oppure chi ha sviluppato lo schema dell’Abuso può a sua volta diventare un bullo, per dimostrare al mondo che non è più debole e sottomesso. In sostanza, quindi, in tutti gli stili di coping i comportamenti messi in atto paradossalmente rinforzano e mantengono nel tempo lo schema disfunzionale!

Facciamo un ulteriore esempio. Se una persona ha avuto “troppo poco” presenza, accudimento, amore, può aver sviluppato lo “schema dell’Abbandono”. La credenza, certezza, interpretazione unica che le relazioni finiranno, che le persone ti abbandoneranno sempre; potrebbe allora cercare di proteggersi dall’attivazione di questo schema evitando i legami (strategia di coping della resa) che, con la loro rottura, potrebbero far soffrire, così come è stato in passato nelle sue prime esperienze traumatiche di abbandono, ri-attuando uno stile di coping di tipo evitante. Ciò purtroppo contribuirà a mantenere questo schema di funzionamento maladattivo, riperpetuando nel presente ciò che è stato nel passato, impedendo nuove letture di sé-dell’altro-delle relazioni (non è detto che ogni relazione sia sempre io abbandonato-l’altro abbandonante), nuove azioni e comportamenti (non è detto che debba evitare le relazioni), quindi nuove esperienze (vicinanza, amicizia, fiducia, amore) e scoperte (le cose possono andare anche diversamente da come mi aspetto e credo, e se anche succede ciò che temo non è detto che sia insopportabile e che era meglio non viverlo proprio)…

 

Cosa fare per provare ad uscire da queste trappole?

  1. Una cosa importante è la consapevolezza, quindi provare a capire se e quali bisogni emotivi di noi bambini (o dei nostri figli) non sono stati ben soddisfatti, di cosa non abbiamo fatto il pieno, quali esigenze profonde non hanno accumulato sufficienti e coerenti e sufficientemente stabili risposte e soddisfacimenti

  2. Di conseguenza potremmo provare a capire quali trappole/schemi abbiamo maggiormente sviluppato, o ci pare che si stiano creando nei nostri figli

  3. Da ultimo potremmo provare a individuare gli stili di coping prevalenti in noi e nei nostri bambini

  4. Motivante è capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi in noi e nei nostri figli di queste trappole e delle modalità automatiche di risposta: questo ci servirà per trovare e mantenere la motivazione al cambiamento per provare a modificare alcuni nostri schemi e strategie di coping come persone o nel nostro ruolo di educatori

  5. Importante, inoltre, è che ci sentiamo responsabili noi, oggi, del nostro cambiamento: non gli altri ma noi possiamo e dobbiamo cercare ciò che ci aiuta a stare meglio e che può aiutare i nostri figli a crescere più capaci di benessere, soddisfazione, salute, adattamento

  6. Cambiare significa in questo caso promuovere reazioni, atteggiamenti e comportamenti che non si basino unicamente sul passato, soprattutto su condotte disfunzionali, ma sul presente, su un sé adulto e adattivo, che prova a “scegliere” come agire e non ripete gli stessi copioni di sempre. Figlia di quest’approccio è la frase “Sii l’adulto di cui avevi bisogno quando eri bambino”

  7. Cerchiamo infine di “costruire” l’immagine della persona/genitore che vorremmo essere, in modo dettagliato, magari prendendo spunto da noi stessi quando riusciamo a comportarci come ci piace di più, in modo più libero e funzionale; o ispirandoci a qualcuno che conosciamo e che può fungere da modello sano; o anche a personaggi di libri, serie TV, film. E cerchiamo di agire “come se” fossimo loro, ci sentissimo così, fossimo guidati e ispirati non dal nostro passato e dalle sue parti più buie, ma da ciò che vorremmo, che riteniamo migliore per noi e per i nostri figli, per la nostra vita da oggi in poi e per la loro.

Buon cambiamento!

Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Psicoterapia: nuovi filoni – Schema therapy 2

Approfondiamo la Schema therapy e vediamo più nel dettaglio quali schemi di lettura, risposte emotive e reazioni comportamentali possiamo aver sviluppato in base a come i nostri bisogni infantili di base sono stati accolti e a che risposte hanno ricevuto nei primi mesi e anni di vita – in particolare da parte dei nostri genitori.

Young – fondatore della Schema therapy – identifica numerosi schemi maladattivi o trappole, e li ha suddivisi in 5 domini/categorie/aree tematiche (ciascuno correlato con la frustrazione di specifici bisogni fondamentali). Provate a leggerli e a sentire se qualcuno “risuona” in modo particolare per voi, come figlio e/o come genitore.


1. Dominio “Distacco e Rifiuto”

Se nell’infanzia il nostro bisogno di attaccamento sicuro agli altri, in particolare a mamma e papà, non è stato soddisfatto in modo abbastanza frequente, costante e coerente, possiamo aver sviluppato una serie di credenze automatiche che ci fanno credere e cogliere soprattutto i segnali che ciò accadrà ancora e ancora, sempre.
Un esempio? “Le persone per me importanti inevitabilmente mi abbandoneranno e io resterò da solo”.
Questo può essere tipico di contesti famigliari distaccati, assenti, freddi, rifiutanti, o esplosivi e abusanti. Impariamo a credere, quindi, che gli altri ci escluderanno, ci abbandoneranno, non ci saranno per noi, non ci vorranno mai davvero bene o – peggio ancora – approfitteranno di noi e ci faranno certamente del male. Perché siamo persone inadeguate, abbiamo qualcosa che non va, non siamo degni del rispetto e dell’amore altrui. È proprio così che proveremo spesso vergogna… anche perché ci sentiamo diversi, invisibili, indesiderati.

Pensiamo a noi…
Ci risuonano queste tematiche?
Le sentiamo vicine e vere? Sentiamo che alcune di queste chiavi di lettura del mondo, di noi, degli altri ci appartengono?
Ci riconosciamo?
E come ci influenzano nel presente, nei nostri rapporti?
Quali “costi” hanno per noi?

Se invece pensiamo ai nostri figli…
Siamo loro vicini?
Ci siamo per i loro bisogni di vicinanza, cura, amore?

Conosciamo e curiamo le loro esigenze, non solo fisiche e concrete ma anche emotive, di intimità e di sostegno?
Siamo presenti, affidabili e amorevoli o siamo aggressivi con loro, perdiamo la pazienza, li aggrediamo?
Rivediamo nei nostri figli alcuni tratti descritti sopra?   

 

2. Dominio “Mancanza di autonomia/svilimento dell’autonomia e della performance”

Solitamente trova le sue radici in famiglie d’origine troppo protettive e ansiose, che evitano di incoraggiare e rinforzare il bambino per i suoi progressi e i suoi tentativi di autonomia.

Comprende una serie di schemi legati alla frustrazione dei bisogni di autonomia, competenza, senso di identità e crea la tendenza a relazioni e comportamenti improntati a dipendenza, senso di vulnerabilità, eccessivo coinvolgimento e senso di fallimento sempre in agguato. Questo perché, in base a queste esperienze avute in famiglia, crediamo di essere incapaci di affrontare la vita senza il supporto e l’aiuto degli altri, ci sentiamo vulnerabili e fragili, inadeguati, falliti, inferiori agli altri.

Pensiamo a noi… 
Ci ritroviamo in questi tratti?
Ci riconosciamo in queste esperienze?
Condividiamo questa visione di noi e degli altri?
Da che esperienze di cura possono essersi sviluppate e rinforzate queste trappole?
Che conseguenze hanno per noi oggi?
Ci sono di aiuto o di ostacolo nel diventare la persona che vorremmo imparare ad essere?

Come genitori…
Favoriamo l’esplorazione e l’autonomia nei nostri figli?
Riconosciamo e apprezziamo le loro competenze?
Commentiamo positivamente le loro capacità?
Abbiamo e diamo fiducia nel loro saper fare, saper imparare, sapersela sbrigare?
Ci pare che siano consapevoli delle loro capacità, che si stimino, che siano aperti ad esplorare e provare cose nuove?
Sono autonomi almeno in alcuni ambiti, coerenti con la loro età?

 

3. Dominio “Mancanza di regole/indebolimento dei limiti”



Sembra correlato a famiglie iper-permissive, in cui non viene data una linea guida né un limite e in questo modo non vengono soddisfatti i bisogni di limiti realistici e di apprendimento di capacità di autocontrollo che sono molto importanti, poiché permettono al bambino un buon adattamento, che è conseguenza anche di acquisizione della capacità di gestire le frustrazione, cosa che aumenta la tolleranza a gestire le cose che non vanno come vorremmo o ci aspettavamo.
Il bambino cresce pensando di poter dire e fare ciò che crede, senza curarsi della fattibilità o ragionevolezza delle sue richieste, né delle conseguenze per gli altri.

Pensiamo a noi…
Possiamo aver vissuti in contesti famigliari in cui erano presenti queste dinamiche?
Ci aspettiamo anche oggi, adulti, che le cose debbano sempre andare come vogliamo noi e non accettiamo che non sia così?
Che conseguenze hanno le nostre aspettative e credenze nei nostri rapporti, al lavoro, con gli amici, negli affetti?
Ne viviamo “effetti collaterali”?

Pensiamo a noi come genitori…
Siamo capaci di porre regole ai nostri figli?
Diamo dei limiti?
E, una volta dati, sappiamo mantenerli con coerenza e fermezza, magari spiegandoli e negoziandoli?
Ci pare che i nostri figli sappiano tollerare e rispettare i no e i confini che poniamo loro?
Accettano e sopportano discretamente le frustrazioni?


4 .Dominio “Eccessiva attenzione ai bisogni degli altri/gestione da parte degli altri”

 

Si sviluppa nelle famiglie in cui il bambino è stato costretto a mettere da parte le proprie necessità a favore di quelle degli altri, solitamente per ottenerne l’attenzione o l’affetto.
È frutto del troppo scarso o nullo soddisfacimento del bisogno di esprimere e venire accolti nei propri bisogni, emozioni, caratteristiche. Ciò porta il bambino ad un’eccessiva tendenza a sottomissione, sacrificio di sé. Ad anteporre i bisogni e desideri altrui ai propri, pena il senso di colpa o la paura di essere puniti e abbandonati se prevalgono i propri bisogni. Alla ricerca eccessiva dell’approvazione altrui.

Pensiamo a noi…
Ci rispecchiamo in queste descrizioni?
Ci ricordiamo il nostro bisogno di accudire e sacrificarci e il poco spazio e possibilità di venire accolti e accuditi nei nostri bisogni ed emozioni?
Cosa ottenevamo, in questo modo, e cosa invece accadeva se non ci comportavamo così?
E ora, quali effetti hanno questi schemi nella nostra vita di adulti?

Guardiamo a noi in quanto genitori… 
Siamo capaci di non chiedere ai figli di soddisfare i nostri bisogni e le nostre esigenze ma ci sentiamo noi responsabili di sintonizzarci e prenderci cura delle loro?
Pretendiamo a volte che siano loro ad “accudire” noi e non viceversa? Ritroviamo nelle caratteristiche descritte sopra alcuni aspetti dei nostri figli?

 

5. Dominio “Ipervigilanza e inibizione”

Legato a famiglie in cui il senso del dovere e la performance prevalgono sulla ricerca del piacere, sul bisogno di spontaneità e gioco.
Il bambino tenderà quindi ad avere pensieri di tipo negativo e pessimistico, ad essere inibito emotivamente, a porsi standard severi ed elevati, ad essere ipercritico soprattutto verso se stesso, ad aspettarsi sempre delle punizioni se non è all’altezza delle sue aspettative e dei risultati attesi.

Pensiamo a noi… 
Ci riconosciamo in alcune di queste caratteristiche?
Ci sentiamo o veniamo descritti da chi ci conosce come eccessivamente dediti al dovere, responsabili, perfezionisti?
Ci sentiamo in ansia o in colpa se ci prendiamo del tempo libero o se non lavoriamo 10 ore al giorno?
Crediamo che per valere ed essere amabili dobbiamo essere capaci e perfetti? Ed è così che ci piace essere, che vorremmo essere…?

Pensiamo ora al nostro stile educativo con i figli…
Siamo guidati da questi schemi e da questi principi?
Stiamo crescendo dei figli eccessivamente sbilanciati verso il dovere e la responsabilità?
Pensano già che se non sono bravi non verranno amati e apprezzati? Esprimiamo loro un amore “condizionato” dalle loro prestazioni? 


Proviamo a riflettere se ci ritroviamo in alcune di queste categorie di pensieri, di atteggiamenti, emozioni e comportamenti.
Oppure se come genitori diamo eccessiva valenza a queste tematiche e valori.
E proviamo a riflettere sulle possibili conseguenze per noi o per i nostri figli di questo e se ciò va nella direzione che desideriamo per la nostra e la loro vita…

Nel prossimo articolo cercheremo di trovare qualche spunto per provare ad allentare queste trappole e ad uscirne 😉

Food Therapy, Spunti in Cucina, To Be Good

Le mille virtù del Topinambur, il carciofo di Gerusalemme

Il Topinambur è una pianta perenne e può essere bianca – precoce e quindi disponibile da fine agosto – o bordeaux, tipica dei mesi invernali e reperibile da ottobre a marzo. Ha davvero innumerevoli proprietà, è perfetta per le diete ipocaloriche, regola la glicemia, favorisce il senso di sazietà e supporta la digestione.Read moreMonica Montanaro Biohacking CoachFounder & Creative Director Healthy Lifestyle | Biohacking Coach www.biohackingcoach.it Read MoreMoniqueCloseMonica Montanaro - Founder & Creative Director Fashion Designer, appassionata d'arte e affamata di vita ed emozioni vere. Docente di fashion design e consulente free lance nel settore lusso. Ma soprattutto mamma moderna e compagna di vita esuberante, ma dolce e determinata. Curiosa e cocciuta. Scontrarmi dopo i 35 anni con una patologia autoimmune è stata una grande opportunità per cambiare stile e abitudini di vita, e abbracciare tutto quello che porta a vero benessere, partendo dall'alimentazione. Da qui la voglia di rimettermi in gioco, iniziare…

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Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Grano saraceno: tutte le proprietà di questo super “non” cereale!

Il grano saraceno è naturalmente privo di glutine e… non è un cereale, come spesso si crede, bensì una poligonacea, pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Poligonacee. Viene spesso ed erroneamente classificato come un cereale; tuttavia non appartiene alla famiglia delle Graminacee, quindi si presta molto bene ad essere consumato anche da chi ha problemi di celiachia – o più semplicemente da chi ha scelto di escludere i cereali dalla propria “strategia alimentare”. Tra l’altro vanta davvero notevoli proprietà nutrizionali e apporta importanti benefici per la salute. Caratteristiche Tra i minerali e vitamine contenuti nel grano saraceno troviamo ferro, magnesio, potassio, selenio, zinco, rame e alcune vitamine del gruppo A, J e del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6)  Selenio, zinco e rame sono oligoelementi che contribuiscono al buon funzionamento della tiroide, regolano l’insulina e sono utili in caso di anemia e infiammazioni virali e batteriche. Le vitamine del gruppo A, B…

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Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Psicoterapia: nuovi filoni – Schema therapy 1

Riprendo a presentarvi alcuni filoni nuovi di terapia cognitivo comportamentale, l’approccio psicoterapeutico di mia formazione da cui prendo spunto per questi articoli. Vi presento in questi prossimi contributi la Schema Therapy, creata da J. E. Young e colleghi in America una quindicina di anni fa (2008). E cerco sempre di collegarmi alla vita di tutti i giorni, affinché la psicologia e la psicoterapia ci diano spunti di riflessione e strumenti di azione a sostegno del nostro benessere.

Uno degli aspetti fondamentali di questo approccio è l’assunto che se i bisogni emotivi fondamentali di un bambino vengono soddisfatti il bambino cresce con corrette aspettative su sé/gli altri/il mondo e con stili di reazione e comportamento (schemi e strategie di coping) realistici, salutari, flessibili, adattivi, funzionali.
Sarà anche meno a rischio di sviluppare disturbi psicologici severi. Queste esperienze, infatti, saranno un bagaglio positivo e utile, ricco di chiavi di lettura e attrezzi buoni per affrontare vita, scelte, relazioni e problemi.

Qualora tali bisogni vengano pesantemente e ripetutamente frustrati, soprattutto nei primi anni di vita e soprattutto dalle figure di cura (che generalmente sono i genitori), ciò può dare origine a visioni del mondo, delle relazioni, degli altri e di sé e a modalità comportamentali disfunzionali, maladattivi (schemi e strategie di coping poco adattive e sane).
Può inoltre far insorgere problematiche psicologiche che tendono ad essere serie e persistenti.

In sintesi in base a come viene risposto ai nostri bisogni da bambini noi costruiamo mappe/schemi di come funziona il mondo, di chi siamo e di come sono gli altri, di come è la vita e di come sono i rapporti, e dei modi di comportarci.

In generale, la funzione degli schemi è quella di favorire un’interpretazione di ciò che succede dentro e attorno a noi, in modo da costruirci e vivere all’interno di un sistema di significati che abbia un senso di coerenza interiore, che sia stabile e prevedibile, e che ci permetta di prepararci ad agire/fare scelte/risolvere problemi/relazionarci in modo sicuro e funzionale.

Bisogni emotivi del bambino

Quali sono i bisogni emotivi tipici in età infantile – e indispensabili durante tutto l’arco della vita! – la cui soddisfazione o frustrazione appaiono, assieme a biologia e temperamento, così fondamentali per il nostro benessere di bambini e adulti?

I principali sembrano essere:

  1. un attaccamento sicuro agli altri, un senso di sicurezza e protezione, stabilità, accudimento, accettazione, amore, cura e attenzione, lode
  2. autonomia, competenza, senso di identità
  3. libertà di esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni
  4. avere dei limiti realistici e sviluppare autocontrollo
  5. spontaneità e gioco

Proviamo a pensare a noi bambini e a noi genitori: che ricordi abbiamo circa le nostre esperienze di bambini in merito a queste aree?
Abbiamo ricordi o sentiamo racconti della nostra infanzia improntati ad un buon riconoscimento e sintonizzazione su questi bisogni?
Ad una buona comprensione e accettazione?
A risposte positive, coerenti e soddisfacenti da parte di chi si prendeva cura di noi?
Abbiamo, al contrario o anche, qualche ricordo di non accoglienza di tali bisogni?
Di non accettazione, negazione o critica e rimprovero magari di alcuni di essi?
Che conseguenze potrebbero aver avuto queste esperienze su di noi, sui nostri schemi di lettura di noi e del mondo, di comportamento nelle relazioni o rispetto ai problemi e alle scelte da compiere, di reazione emotiva e sensazioni che le cose ci suscitano?

Se siamo genitori, come ci relazioniamo con i nostri figli rispetto a tali bisogni?
Li accogliamo e comprendiamo?
Ne favoriamo la soddisfazione?
Siamo in difficoltà ad accettare e permettere di dare risposta, soddisfare e sviluppare alcuni di essi?
Quali?

Attenzione: non è che qualche mancanza qua e là, qualche errore ogni tanto, qualche risposta inadeguata creino problemi importanti e stabili! Non esiste un genitore perfetto e non per questo non esistono bambini e adulti sani, sereni, equilibrati e realizzati.

È la tendenza, il per lo più, lo stile di accudimento e cura prevalente che ci caratterizza che sembra essere davvero significativo e importante per lo sviluppo dei nostri figli.


Young parla di 4 modalità principali attraverso cui l’ambiente può frustrare i bisogni emotivi del bambino:

  1. troppo poco di una cosa buona: il bambino non fa esperienza sufficiente di accoglienza e risposta positiva ai suoi bisogni fondamentali, in particolare di stabilità, sicurezza, accudimento, amore, empatia
  2. troppo di una cosa buona: ad esempio quando la famiglia è iperprotettiva e può danneggiare il bisogno di autonomia del bambino, non permettendogli di creare una buona fiducia in sé, oppure è troppo permissiva e indulgente, o ancora trasmette al bambino un senso di superiorità
  3. traumatizzazione: eventi traumatici possono frustrare in modo pesante e significativo vari bisogni emotivi fondamentali del bambino, che quindi affronta il mondo senza la sicurezza, la stabilità e l’equilibrio che derivano dalla loro accoglienza e soddisfazione
  4. internalizzazione selettiva: succede quando il bambino interiorizza alcune delle regole presenti in famiglia che, se esasperate o prive di “contraltari”, possono portare all’iperfocalizzazione su alcuni bisogni e alla frustrazione di altri.

Ancora una volta, proviamo a pensare a noi bambini e a noi come genitori, se lo siamo.

Rispetto ad alcuni bisogni indicati sopra, ci pare che abbiamo ricevuto “troppo poco”?
Rispetto a quali?
Quali possono essere stati i motivi di queste carenze?
Ci pare che abbiano delle conseguenze sul nostro presente, sulla nostra emotività e sul nostro modo di stare al mondo?
Oppure abbiamo “ricevuto troppo” di qualcosa, e questo potrebbe spiegare alcune difficoltà presenti nell’adattarci a quando le cose non vanno come vorremmo?
Potrebbe c’entrare con alcune nostre pretese o doverizzazioni?

E così via per traumatizzazione e internalizzazione selettiva

Se ci analizziamo in quanto genitori, ci ritroviamo in alcune di queste quattro modalità?
In quali maggiormente?
Questo può avere un legame con la nostra storia di apprendimento, magari proprio con la cura che abbiamo ricevuto su quegli stessi aspetti/domini? Che effetto ci pare che abbiano le nostre modalità educative circa quei bisogni sui nostri figli? 
È ciò che vorremmo… ovvero questo è il linea con i valori e gli scopi educativi che abbiamo, con il genitore che vorremmo essere e con la persona che vorremmo aiutare a diventare nostro figlio?

Proviamo a guardarci dentro e a riflettere su queste tematiche.
Vi invito a farlo con apertura e curiosità, non allo scopo di trovare colpe e colpevoli ma di conoscerci meglio, comprenderci e poterci migliorare.
Noi, ora.

Nei prossimi articoli vi presenterò i vari schemi che possiamo aver sviluppato se alcuni dei nostri bisogni fondamentali non sono stati soddisfatti, o che possono sviluppare i nostri figli se non riusciamo a sintonizzarci, capire e soddisfare le loro necessità emotive di base.
E quali risposte prevalenti possono attivarsi in modo automatico e inconsapevole (strategie di coping) se questi schemi vengono attivati nel presente.
Intanto… Buone riflessioni!

Psicologia per tutti, Psicology, To Be Good

Gestione Covid-19: Crisi e opportunità

Eccoci qui: tempo di bilancio ora che molti di noi sono tornati a ritmi e impegni un po’ più simili a prima che questa pandemia travolgesse e stravolgesse le nostre abitudini, ritmi, convinzioni, certezze e sicurezze.
E anche a questa “fase” ci dobbiamo adattare… Già, perché
ogni cambiamento richiede un adattamento che stimola e necessita della nostra capacità di cambiare. Richiede risorse e competenze ambientali, economiche, sociali e relazionali, emotive, cognitive, comportamentali…

Il grande Charles Darwin diceva che “non sopravvive la specie più forte, ma quella che ha la maggiore capacità di adattamento”...

Cosa significa adattarsi?

Significa cercare e trovare un equilibrio, costantemente instabile e in divenire, tra assimilazione e accomodamento – come diceva lo psicologo Jean Piaget – ovvero tra cambiare noi per riuscire a stare/meglio nella nuova situazione e modificare la situazione al fine di farla adattare a noi.
Adattamento significa venire a patti, venire incontro al nuovo/esterno, trovare un posto nel nuovo, lasciarsi rinnovare dal cambiamento, prendere atto della (nuova) realtà e cercare di trovare un assestamento che permetta di starci e possibilmente di starci bene.

Un po’ perdendo e modificando delle cose di sé per crearne e svilupparne altre, al fine di un buon/migliore equilibrio individuo-ambiente, individuo-situazione.
L’evoluzione è questo… e richiede questo: un po’ mi adatto cambiando io per vivere in/con ciò che ho intorno, un po’ modifico e cambio ciò che mi circonda affinché si adatti a me.

Ma torniamo al presente…
Siamo ancora chiusi in casa, preoccupati e isolati come i mesi scorsi, tutto è rimasto come “prima” (fase1)?
O siamo tornati in toto alla nostra vita di “prima prima” (pre-Covid), dimentichi di questa “parentesi” e desiderosi di cancellare questo “incubo”? Oppure stiamo tornando a molte cose di prima con le accortezze e le consapevolezze imparate in questo periodo?

Ci distribuiamo lungo un
continuum (zero cambiamenti/alcuni cambiamenti/niente è più come prima) e in generale sta meglio chi riesce a percorrerlo un po’ tutto ma alberga per lo più in un’ampia zona centrale

Tuttavia al di là delle uscite, del distanziamento e dei dispositivi di protezione individuale… abbiamo modificato alcune cose della nostra vita, del nostri impegni, delle nostre priorità?
Abbiamo fatto delle scelte
?
Ci siamo chiesti: cosa continuo, cosa lascio, cosa modifico?
Abbiamo scelto a cosa tornare, cosa tenere e cosa eliminare?
Le famose riflessioni fatte durante la quarantena, le priorità, il “cosa è essenziale”, cosa importante, cosa dubbio, cosa eliminabile, cosa da eliminare… sono finite in fondo ad un cassetto o in un cestino?
O stanno guidando la nostra ripresa?
Stanno ispirando le nostre agende?
Fanno da guard rail alla nostra fase 2 e 3?

Se abbiamo scoperto qualcosa di noi, della nostra vita, delle persone a noi vicine in questi mesi così diversi e “assurdi”… tutto ciò è alle spalle, passato e dimenticato, o lo stiamo usando, coltivando, seminando nel nostro presente? 
È qualcosa da dimenticare anche perché si vuole dimenticare il brutto in cui queste scoperte e riflessioni sono nate e si sta “buttando via il bambino con l’acqua sporca”?
O è qualcosa che ricordiamo, che ci fa fare scelte, rinunce, cambiamenti ora che possiamo tornare un po’ alla volta ad avere più libertà e controllo?

Evoluzione e sopravvivenza

Può succedere di voltare completamente pagina, chiudere una porta per sempre, eliminare un numero di telefono dalla rubrica… ma buttare via il libro?
Cambiare paese?
Cancellare tutta la rubrica?
L’evoluzione e la sopravvivenza richiedono adattamento, ricordate?
Qualcosa tenere, qualcosa modificare, qualcosa perdere o lasciare andare… avendo imparato, facendo tesoro, scegliendo.

Questo significa trasformare una crisi anche in un’opportunità.

Una perdita anche in una ricchezza.
Un lutto anche in una rinascita.
E non perché evitiamo di vedere il negativo, in modo ingenuo e miope, ma perché vogliamo vedere anche il positivo e il nuovo.

L’invito allora è di recuperare quelle note, quegli appunti, quelle riflessioni in cui, avendo quasi azzerato il nostro modo di procedere nei giorni e di pensare al nostro presente, ci siamo chiesti cosa ci mancava, chi e perché, cosa avremmo fatto se avessimo potuto, quale sarebbe stata la prima cosa quando saremmo usciti, con chi avremmo voluto condividere le prima passeggiate e le future serate e confidenze, quali erano le nostre priorità.
E di ricordare quali nuovi o insoliti piccoli e grandi “lussi” stavamo invece vivendo, quali ritmi ci appartenevano ora, da cosa eravamo sollevati di poterci esimere dal fare, cosa stavamo ri/scoprendo con piacere.

E di ripensare che se abbiamo detto
Quante cose il virus ci ha tolto!”… forse ci siamo anche chiesti: Ma quante cose la vita di prima ci aveva tolto?.

Adesso che possiamo reimpostare alcune routine decidendo cosa tenere, cosa lasciare, cosa cambiare… lo stiamo facendo?
Adesso che possiamo decidere se uscire o no, chi frequentare o meno, se leggere un libro o ascoltare musica o andare in palestra… esercitiamo questo potere?
Adesso che possiamo scegliere di più… cosa stiamo scegliendo?

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