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Gestione Covid-19: Tolleranza alla frustrazione

Gestione Covid-19: Tolleranza alla frustrazione

Uno dei limiti o risorse che tutti noi stiamo sperimentando in questo periodo sia la carenza o, al contrario la presenza di “tolleranza alla frustrazione”.

Per tolleranza si intende la capacità di fra fronte in modo adattivo ad una frustrazione: reggere, accogliere e sapersi in qualche modo adattare.

Con frustrazione ci si riferisce invece al vissuto che proviamo quando le cose non vanno come vorremmo. Quando la realtà – noi, gli altri, il mondo – non è come la desideriamo, come abbiamo bisogno che sia, come riteniamo che debba essere. La frustrazione è quindi quello stato emotivo che può essere conseguente al mancato soddisfacimento di un bisogno, di un desiderio, di un obiettivo, di una speranza.

Come ogni dimensione e caratteristica umana non va tanto bene se è assente come pure se è presente in modo eccessivo. Ad esempio, una bassa tolleranza è indice di immaturità, del desiderio di soddisfare immediatamente i propri bisogni e porta quindi a frequenti e intense frustrazioni. Una tolleranza troppo alta costituisce un atteggiamento non adattivo perché può limitare le reazioni del soggetto, ci può rendere passivi: far restare fermi e porci quindi in un atteggiamento di eccessiva attesa.

Quest’emergenza Covid-19 – e il periodo che stiamo vivendo, con le relative misure imposte per la sua gestione – rappresenta una frustrazione, nel senso che molto probabilmente per nessuno rappresenta uno stato ideale, desiderato, voluto, scelto a braccia aperte! Contiene molti limiti, interferenze e a volte veri e propri impedimenti alla soddisfazione di molti nostri bisogni, desideri, obiettivi, speranze.
E anche solo alla nostra routine, abitudini, stile di vitaSi sta adattando meglio chi ha un’alta tolleranza alla frustrazione e quindi resilienza, peggio chi non ce l’ha o ne ha poca.

 

Ci si può allenare ad una maggiore tolleranza alla frustrazione?

 

Eccoo alcuni spunti “cognitivi” e altri più “comportamentali”: come sempre provate a sentire quelli che vi ispirano maggiormente e poi utilizzateli!

  • Quanto più ci accorgiamo di pensare a vari aspetti del nostro “nuovo” quotidiano come “ingiusti, sbagliati, non doveva andare così, non dovrebbe essere così”, “insopportabili e intollerabili”, “catastrofici e terribili”, tanto più la nostra tolleranza sarà basse e li vivremo male. Proviamo a cambiare le parole con cui li pensiamo, a descriverli in modo diverso, a rappresentarceli in modo differente, a usare altri colori per dipingerli.
    Come ci parliamo influenza come ci sentiamo e come ci comportiamo:
    cerchiamo quindi di parlarci in un modo utile a rendere questi aspetti meno difficili e insopportabili. Ad esempio se ci accorgiamo di pensare “Questo periodo è davvero durissimo, non posso tollerare di non poter ancora tornare alla mia vita di prima”, proviamo a capire che emozioni e azioni ci suscitano questi pensieri. Quindi, proviamo a trasformarli per aumentare la sopportabilità di questi aspetti del nostro presente e la nostra tolleranza ad essi.
    Qualche esempio: “Alcune cose che sto vivendo non mi piacciono proprio, ma altre non sono poi così male”, “Non avrei mai scelto di trascorrere queste settimane chiuso in casa, ma di certo c’è chi sta peggio di me”, “Non avrei voluto che questo accadesse, come probabilmente nessuno, ma spesso nella vita non siamo noi a decidere come ‘devono’ andare le cose”, “Più mi oppongo a questa situazione più mi starà stretta, mi conviene cercare di accettarla, come vedo che alcuni riescono a fare e come io stesso sono riuscito in passato riguardo ad alcune cose negative”.

  • Un’altra cosa che abbassa la tolleranza alla frustrazione è il concentrarsi tanto sugli aspetti negativi della situazione attuale, perdendo di vista che ce ne sono alcuni di neutri o finanche di positivi. Riusciremo a tollerare meglio le restrizioni vigenti se impariamo a gestire meglio il tempo in più che abbiamo per coltivare e fare ora cose che ci interessano o richiedono la nostra attenzione. Fosse anche riposare, rilassarsi, rallentare un po’. Oppure approfittare dello stare in casa con la nostra famiglia per curare le relazioni famigliari, fare alcune attività insieme, condividere alcuni momenti e lavori.

  • Una cosa che probabilmente facciamo in modo automatico è continuare a fare confronti tra la situazione attuale e quella passata: può essere più utile concentrarci sul presente senza fare troppi confronti, cercando di viverlo per come è, di focalizzarci sul qui ed ora. Se viviamo maggiormente il presente e meno il passato e il futuro riusciamo ad abbassare una quota della tristezza e dell’ansia che possono derivare proprio da un eccessivo sbilanciamento verso ciò che è stato “bello” e ora non è più. E verso ciò che di “brutto” forse potrebbe essere un domani.

  • Accettare sia quanto non dipende da noi cambiare sia i nostri limiti e difficoltà: rispetto a quanto non dipende da noi e non può essere modificato è davvero sano e utile cercare di accettare invece che irrigidirci, contrastare, opporci. Come pure accettare che in questo periodo siamo frustrati, che facciamo fatica ad adattarci, che siamo in difficoltà…. ad accettare. Quanta libertà ci arriva se lo ammettiamo con mente e cuore aperta! Se diamo per scontato che abbiamo dei limiti, che facciamo fatica, che alcune cose sì le stiamo subendo o le stiamo perdendo… saremo più liberi per agire su ciò che davvero dipende da noi e che realmente possiamo fare!
    Come trasportare dell’acqua con le mani: se stringiamo troppo perché non vogliamo perderne nemmeno una goccia…. finiamo con il perderla tutta! Se invece siamo più morbidi e accettiamo, mettiamo in conto, partiamo già dal presupposto che un po’ di acqua uscirà… probabilmente ne salveremo di più…

  • Un ultimo suggerimento per aumentare la nostra soglia di tolleranza alla frustrazione è quello di focalizzare la nostra attenzione ed energia sul problem solving, ovvero su “cosa posso fare io”? Essere troppo orientati sul problema a volte non ci permette di rivolgere mente e braccia verso le soluzioni.
    Essere troppo intenti a pensare, ragionare, riflettere, a volte ci fa trascurare l’agire, il fare.
    Lottare perché le cose non siano così o non dovrebbero essere colà ci impedisce di percorrere la strada a volte più proficua dell’accettare ciò che non dipende da noi e focalizzarci su ciò che invece è in nostro potere.
    Chiediamoci quindi:
    “Cosa posso fare io oggi? Come posso organizzare io al meglio i prossimi giorni, tenendo conto che questa è la situazione? Per quello che dipende da me come posso sentirmi attivo? Cosa posso decidere perché sta a me farlo, nonostante diverse cose non posso deciderle io?”
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