Oggi voglio parlare di alcune fasi che possiamo vivere e “attraversare” in questo periodo così pesantemente condizionato dal Corona virus. Molte cose che viviamo non ci inducono infatti una sola e unica reazione – soprattutto se ci riferiamo a eventi complessi e duraturi come può essere un lutto, una malattia, una guerra, una pandemia appunto.

Anche cose “positive” quali una convivenza, un lavoro, il diventare genitori  –  attivano alcuni “processi”.
Varie reazioni quindi, legate alle necessarie elaborazioni, adattamenti, accettazioni e cambiamenti che comportano. Spesso queste fasi si susseguono, ovvero è come se fossimo all’interno di un ciclo in cui ne sperimentiamo diverse, alcune anche più volte, a più riprese.

Ecco le principali che potremmo trovarci a vivere in queste settimane.

Probabilmente all’inizio abbiamo tutti avuto, chi più a lungo chi meno, una fase di incredulità e sbigottimento, negazione – “Non può essere vero! Ma cosa sta succedendo? Non capisco, non è possibile, come può essere…?” – a cui la reazione è stata una certa “latenza” nel cambiare comportamenti e abitudini tendendo a mantenere le nostre abitudini di sempre.

Serve infatti tempo per digerire e capire le informazioni e i mutamenti di azione che talvolta dobbiamo fare, per trasformarli in conoscenza e consapevolezza e quindi per trasferirli anche nel campo del fare e del continuare a fare qualcosa di diverso e nuovo. Questa fase ci protegge anche un po’ dall’angoscia che alcune realtà inevitabilmente ci suscitano. Quanto più le cose che ci richiedono un cambiamento sono veloci, improvvise, inaspettate, tanto più tendiamo a reagire e permanere in questo stadio.

Molte persone stanno vivendo o hanno vissuto una fase di spaesamento e confusione, disorientamento e disorganizzazione: tanto tempo a disposizione ma non riuscire a gestirlo bene, perdere tempo, iniziare varie cose e non concluderle.
Queste alcune esternazioni che esprimono questi vissuti: “Mi pare di correre, correre, ma di stare ferma”; “Mi sento come un criceto su una ruota: giro giro… ma non faccio strada”; “Al mattino mi dico che ho un sacco di tempo per fare un sacco di cose… ma alla sera mi pare di avere le mani vuote”; “Non so proprio cosa fare, come reagire, mi sento proprio confuso, nel caos”.

Paura e preoccupazione

Tanti hanno sperimentato/stanno sperimentando/sperimenteranno fasi di paure e preoccupazioni sia specifiche rispetto alla malattia – “L’ho presa? La prenderò? Come stanno i miei cari? E se si ammalasse mio figlio/mio padre…? Se dovessimo aver bisogno di andare in Ospedale? Se morissi/qualcuno dei miei cari morisse? Oddio mi sono ammalato!”.
E anche, più generali, rispetto alle conseguenze a breve e lungo termine di cosa stiamo facendo per contenere e gestire al meglio il virus: “Quanto durerà? Come farò con la scuola? Cosa ne sarà del mio lavoro? Come faremo a resistere? Come posso farcela se non guadagno? Quando potrò rivedere i miei cari?”.

Rabbia e frustazione

Un’ulteriore reazione/fase può essere la rabbia/frustrazione, un senso di ingiustizia, di torto subito, di danno, di limite imposto, di pretesa che le cose siano come vorremmo o come “dovrebbero” essere: “Non è giusto, perché sta succedendo tutto questo?”, “è insopportabile vedermi privato della minima e normale libertà di muovermi e fare quello che devo/voglio e stare con chi amo!”, “Sono teso, una corda di violino, non poter continuare con la mia vita mi pesa troppo”, “Quest’incertezza mi sta uccidendo”, “è tutta colpa di…”.
Quando la realtà è molto distante dalle nostre aspettative, viviamo le cose come un torto e un’ingiustizia, non abbiamo “sotto controllo” quanto accade e soffriamo l’incertezza… tendiamo a vivere con grande senso di frustrazione, rabbia, irritabilità e irritazione.

Abbattimento e resa

Altra reazione che potremmo vivere è l’abbattimento, la resa, la “sottomissione”, ovvero una reazione più depressiva. Qualcuno di noi starà provando o potrà provare vissuti che hanno a che fare maggiormente con una reazione di tristezza, scoramento e blocco, stallo, sensazione di essere fermo: “Sono bloccato, non mi sento in grado di reagire”, “Passo le ore in silenzio, fermo, con la testa vuota, senza concludere nulla”, “Che senso ha tutto questo? Nessuno, non vale la pena di reagire, sono totalmente in balia di quanto sta accadendo”, “Mi sembra di vivere a rallentatore e dentro ad un incubo, non sarà mai più come prima”.

Anche rispetto alle informazione possiamo avere molte diverse reazioni: anche atteggiamenti opposti e molto distanti tra loro! Ci sarà qualcuno che è sempre attaccato ai mezzi di informazione, alla ricerca costante e spasmodica di aggiornamenti, notizie, novità.
Qualcuno invece che ha selezionato fonti e anche frequenza con cui si aggiorna sulla situazione.
Qualcuno che sin da subito, o dopo aver magari anche vissuto il primo tipo di atteggiamento, è ora distante, si è “saturato” e “bruciato” e scappa a gambe levate quando sente parlare di Covid-19, evita programmi e notizie che parlano della malattia.

Resilienza

Molti si stanno avviando o sono già in una fase di nuova organizzazione, di buon adattamento: o perché riescono a fare più o meno quello che facevano prima – orari e routine quotidiane, studio o lavoro on line – oppure perché si sono adattati con una certa “tranquillità” e “velocità” a fare cose nuove e diverse. A dedicare più tempo e a fare con più calma cose che facevano anche prima. Hanno saputo capire la situazione e comprendere i cambiamenti dovuti, anche i sacrifici e le rinunce necessarie, oltre che gli eventuali “vantaggi” implicati, con consapevolezza, pazienza, disciplina, apertura, fiducia e creatività. Tutti questi atteggiamenti rientrano nel concetto di buon adattamento e resilienza”: la capacità di fronteggiare in maniera positiva eventi negativi, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà e ad eventi avversi, di rimanere se stessi/evolvere anche in circostanze critiche senza “perdere” se stessi.

Nel precedente articolo potete trovare alcuni spunti per rinforzare quest’ultimo atteggiamento.

Ecco inoltre un link per affrontare questa emergenza con gli strumenti dell’Acceptance and Commitment Therapy, di cui ho scritto il mese scorso.

Nuovi filoni 2: l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) – 2a parte