La gravidanza è un momento molto delicato per il corpo di una donna: l’asse metabolico si trasforma e questo influisce a cascata su livelli ormonali, metabolismo, umore e conformazione fisica.
Il corpo cambia e si adatta per accogliere una nuova vita: la ricerca di un nuovo “equilibrio” va gestita correttamente, con strumenti efficaci e informazioni corrette.
A partire dall’alimentazione, che è molto importante “prima”, ma diventa ancora più fondamentale “durante”.

Perché se è vero che non è necessario mangiare per due, è altrettanto vero che è indispensabile alimentarsi correttamente, per poter dare tutte le sostanza nutritive necessarie ad un corretto sviluppo del feto.
Nel rispetto di se stesse e della vita che si porta in grembo.

È sempre un piacere scambiare due chiacchiere con il Dottor Gennaro Ippolito, Consulente nutrizionale & farmaceutico: per questo abbiamo scelto di intervistarlo nuovamente e sciogliere alcuni dubbi – e allo stesso tempo avere chiarimenti! – sulla strategia alimentare migliore in gravidanza.

Dottore, ormai è sfatato il mito che in gravidanza sia necessario “mangiare per due”: qual è secondo Lei la strategia alimentare migliore?

Da sempre la medicina ha cercato di dare risposte quanto più esaurienti possibili, sempre mirate ad una diversificazione alimentare idonea a soddisfare le più esigenti funzioni biochimiche fetali e della madre. Non esistono formule magiche, ma criteri razionali che ci portano a non avere dubbi al riguardo: regimi alimentari idonei ed opportunamente equilibrati – sia in termini di macro che micronutrienti – risultano fondamentali per un corretto sviluppo fetale.

Quali sono i macronutrienti a cui non si può assolutamente rinunciare per un corretto sviluppo del feto?

Sembrerebbe una domanda retorica, perché ne sentiamo e leggiamo tante da diverse fonti. In realtà non esistono nutrienti da privilegiare in senso assoluto: la natura, il nostro organismo e la vita stessa sono un perfetto bilanciamento di chimica che, nel nostro organismo, si traduce in energia, da diversi elementi della materia. Tutte le sostanze nutritive sono importanti, motivo per cui, eliminare o ridurre drasticamente un attivo a discapito di un altro risulta altamente inopportuno: la “ratio” è nella giusta proporzione. In termini di macronutrienti, un regime alimentare idoneo si potrebbe schematizzare in questo modo: 45-55% in carboidrati, proveniente da fonti alimentari naturali ed integrali “non raffinati” – e di cui il 10% sia costituito da carboidrati semplici. Un apporto proteico nella misura massima del 15%, principalmente animale e quindi altamente biodisponibile: privilegiando l’alta qualità, ovvero bestiame allevato al pascolo e non da allevamenti intensivi. Particolare riguardo va alle carni bianche – 75%. Come grassi, il consumo deve essere pari al bilanciamento calorico totale, ed è opportuno prediligere anche qui la qualità: principalmente Monoinsaturi, PUFA ed Omega3 (EPA e DHA), cercando di ridurre notevolmente le fonti di omega6, margarine o idrogenati. In termini di micronutrienti, gli attivi particolarmente interessanti sono i folati, sia per le funzioni metaboliche sulla catena respiratoria e sia per la prevenzione del distacco placentare e di malformazioni fetali come la spina bifida. Da non sottovalutare però anche la vitamina D – fondamentale nel metabolismo osseo e non solo – lo Iodio, inositolo, vitamina B7 per la prevenzione delle anomalie del tubo neurale. Ed per ultimi, ma non meno importanti, e nei rispettivi dosaggi: elettroliti calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo.

Gravidanza e chetogenica: i pro e i contro. Può essere utile un approccio “misto” che preveda Paleo, Chetogenica e Low Carb?

Tutte le diete che prevedono una restrizione degli apporti di carboidrati sono definite “low carb”. Tendenzialmente i regimi paleo, chetogenici in senso lato (vlckd, atkins, blackburn, Dukan – quest’ultimo si presta ad essere eseguito sia in modalità chetogena che non) sono tutti profili alimentari che prevedono una limitazione dei carboidrati. Le diete chetogeniche rappresentano una estremizzazione dei regimi low carb: in esse infatti le percentuali di carboidrati tendono ad abbassarsi ulteriormente, fino a raggiungere la soglia dei 15-20 gr/die. Parlare di approcci multipli in tal senso credo sia un errore, in quanto ci ritroveremo in una situazione nutrizionale analoga, con una unica eccezione: il diverso quantitativo di zuccheri introdotti, con o senza l’induzione dello stato di chetosi. Volendo essere più diretto, mi permetto di formulare una domanda: i regimi chetogenici sono consigliabili in gravidanza? Qui centriamo il discorso, e cerchiamo di dare una risposta seria (rispetto a tutte le frottole ed insidie che la rete, i media e i falsi guru ci propongono proiettandoci in una dimensione fuorviante): “NO! SONO ASSOLUTAMENTE DA ECSLUDERE”. I carboidrati, contrariamente a quello che si legge, non rappresentano il male assoluto; prodotti di qualità, non lavorati industrialmente e nelle opportune proporzioni, consentono di soddisfare le normale esigenze biologiche con la dovuta ottimizzazione. Basti pensare che l’assorbimento di molti nutrienti aumenta la propria biodisponibilità in presenza di glucidi, i polisaccaridi svolgono un effetto probiotico preservando la flora batterica intestinale e modulando la sua permeabilità. Le fibre alimentari stesse non sono altro che dei glucidi complessi non assorbibili, di cui tutti noi conosciamo gli effetti benefici sul transito e non solo (anche nei regimi chetogenici le fibre, ossia carboidrati complessi vengono utilizzati tranquillamente!). Da considerare inoltre, che un eventuale regime chetogenico in gravidanza, è possibile intraprenderlo qualora vi siano delle condizioni patologiche tali da ritenerlo indispensabile e sul quale ci sia un costante monitoraggio clinico. Nella letteratura scientifica non esistono studi di sicurezza a tale proposito; vengono riportati solo 2 studi a livello mondiale nei quali a mamme epilettiche farmacoresistenti è stata permessa la continuazione della gravidanza in stato di chetosi. Nel periodo gravidico non è stata evidenziata nessuna “sofferenza” o malformazione fetale. Molto più difficile risulta rispondere se preferire regimi low carb non chetogenici normo proteici (paleo et similia). In realtà voglio far riflettere il lettore su un aspetto fondamentale: a cosa possiamo paragonare un low carb – ossia una limitazione all’uso dei carboidrati? Cos’è una dieta mediterranea? Oggigiorno, sempre più evidenze ci fanno notare che una diminuzione degli zuccheri dalla nostra dieta comporta benefici all’intero organismo. Siamo d’accordo! Ma limitarsi rispetto a cosa: la mediterranea è errata? Leggendo su varie riviste o siti, quest’ultima viene sempre più demonizzata, in quanto prevede livelli altissimi di carboidrati che predispongono a diverse patologie metaboliche. Tuttavia, quasi sempre, l’attenzione risulta defocalizzata dal problema: in realtà sovente più persone a tavola hanno un concetto aberrato di alimentazione mediterranea! Profili alimentari con il 75-85% di carboidrati non sono regimi mediterranei, ma sono la rappresentazione di follie alimentari collettive, che hanno comportato un incremento di patologie quali diabete, obesità, dislipidemie, neuropatie, cardiopatie. Ma che nulla a che vedere con una sana nutrizione. Mi sembra razionale, a questo punto, far notare che una riduzione dei carboidrati evidenzi uno stato di benessere maggiore, come del resto possiamo riscontrare statisticamente nella popolazione sarda, che rappresenta il popolo con il più alto indice di longevità in Europa ed il cui costume alimentare tende ad avvicinarsi a quello simil-mediterraneo. Concludo questa domanda con una semplice osservazione: quando ci sediamo a tavola, quando compriamo i cibi, quando guardiamo le pubblicità, cerchiamo di riflettere: informiamoci con intelligenza, leggiamo le etichette, cerchiamo di cucinare i cibi nelle forme e nei modi salutari. Noteremo in tempi brevi, a prescindere dai vari regimi alimentari, una diminuzione dei sintomi da eventuali patologie, un benessere psico-fisico generale, e il tutto si tradurrà in un aumento considerevole della qualità di vita.