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In natura non esistono scoiattoli obesi: intervista al Dottor Luca Speciani

Mai come ora essere in salute è una priorità: l’emergenza di questi mesi ci porta a riflettere sul valore di quello che scegliamo di mettere in tavola. Ogni giorno, tutti i giorni.

Luca Speciani, medico di segnale che ha scritto il libro Guida pratica alla dieta GIFT e all’alimentazione di segnale”, ci parla di come i “segnali biologici di salute” possono aiutarci a supportare correttamente il nostro sistema immunitario per far fronte a molte patologie, più o meno importanti.

Dottore, ci spiega cosa sono questi “segnali biologici di salute”?

Che si tratti di Coronavirus Covid-19 o di qualunque altro virus influenzale o invernale, i rimedi naturali che possono aiutarci a sconfiggerlo in tempi brevi sono molto simili.
Gli antibiotici non hanno alcuna utilità, se non nelle complicanze, e gli antivirali, oltre ad avere pesanti effetti collaterali, hanno dato spesso risultati alternanti.
Se poi si considera che molto spesso si “cede” alle lusinghe di un virus proprio perché ci si trova nelle condizioni psicofisiche che possono facilitarne l’insediamento – stanchezza, stress, alimentazione scorretta, sedentarietà, sovrappeso/sottopeso, basse difese immunitarie, depressione, uso e abuso di farmaci, sovraccarico tossine, età avanzata, comorbilità – risulta chiaro come la prevenzione debba basarsi anche su un lavoro causale, che rimuova i fattori predisponenti.
Una particolare attenzione va rivolta a coloro che fumano. Il fumo infatti rende inattive e disfunzionali le ciglia dell’epitelio ciliato che impediscono a batteri, virus ed altre particelle di accedere alla laringe (naso) e al polmone (trachea). Se serve un consiglio più importante di altri, forse anche di quello di lavarsi le mani di frequente, è proprio quello di non fumare.
 
Ecco dunque qualche regola igienico-nutrizionale per incominciare a volersi bene:
 
  1. Mangiare ogni giorno frutta e verdura fresche e biologiche
  2. Fare ogni giorno almeno mezz’ora di corsa/camminata all’aria aperta
  3. Non consumare cibi con zuccheri aggiunti o farine raffinate
  4. Evitare il cibo spazzatura!
  5. Non fumare
  6. Dormire a sufficienza
  7. Procurarsi ogni giorno tutte le calorie e le proteine necessarie
  8. Avere una vita sociale e familiare gratificante
  9. Combattere lo stress (che è un potente inibitore immunitario)
  10. Ridere spesso e non prendersi troppo sul serio
A queste è bene aggiungere le regole promosse dal Ministero della Salute e diramate dagli ordini provinciali relativamente al lavarsi le mani spesso e dopo ogni contatto, allo starnutire senza arrecare danno a chi ci sta vicino, all’evitare luoghi affollati in cui sia obbligatorio stare a stretto contatto con molti sconosciuti.
 

Leggendo il suo libro mi ha colpito una frase: “non esistono scoiattoli obesi”, che è poi la base della dieta Gift. Ci spiega i punti di forza di questo stile di vita?

Qualcuno ha mai visto uno scoiattolo obeso? Gli animali che vivono in natura non ingrassano mai: possono essere deperiti per carenza di cibo o in piena salute se correttamente nutriti, ma – anche in periodi di grande disponibilità alimentare – non accumulano mai grasso in eccesso. Gli unici animali grassi al mondo, oltre all’uomo, sono quelli a cui diamo da mangiare noi: il cane della zia, il gatto della nonna. Lo scoiattolo obeso del Morro Park la cui foto ha fatto qualche anno fa il giro del mondo è purtroppo nutrito dai tanti bimbi che lo frequentano con i loro cibi spazzatura: caramelle, dolcetti, patatine. La differenza tra una dieta valida e una che non lo è non sta nella quantità di cibo consumata, ma nella qualità dello stesso.
Un gran numero di nutrizionisti ritiene ancora ingenuamente che “una caloria sia sempre una caloria”, sottintendendo con ciò che se si mangia una caloria in più, questa inevitabilmente genererà ingrassamento. Purtroppo le cose non stanno così. Il fallimento delle diete ipocaloriche (in cui si perde peso perdendo soprattutto muscolo e si recupera poi tutto con gli interessi in tempi brevi) è sotto gli occhi di tutti. Ed è ora di dire basta a questa presa in giro.
Dieta Gift (dieta di segnale) basa i suoi effetti sulla regolazione ipotalamica verso l’accumulo o il consumo grazie allo stimolo naturale di molecole segnale. L’azione di queste molecole – leptina, resistina, visfatina, adiponectina – che rispondono in modo preciso a modifiche nello stile di vita, rende del tutto superato, perché scientificamente obsoleto, il calcolo delle calorie come sistema di dimagrimento. Qualunque regime alimentare che oggi ignori questi aspetti è destinato all’insuccesso o a successi solo temporanei o casuali. Più di 300 medici e circa 150 nutrizionisti applicano in Italia la DietaGIFT o la medicina di segnale.

Come lo stile Gift può aiutarci a supportare il sistema immunitario?

Alla base del metodo GIFT ci sono normocaloricità, normoproteicità e qualità degli alimenti. Detto questo se vogliamo stimolare il nostro sistema immunitario con integrazione naturale, i lavori scientifici disponibili ad oggi suggeriscono un apporto regolare o in acuto di:
 
  • Vit.C – un potente antivirale
  • Vit.D – antivirale e protettiva nelle infezioni respiratorie
  • Vit. A – dotata di un’importante capacità di risposta antivirale: una sua carenza riduce le naturali risposte anticorpali e impedisce alle cellule natural killer di esercitare la loro preziosa azione di pulizia
  • Zinco – efficace se preso nelle prime 24 ore di insorgenza di un raffreddamento
  • Rame – aiuta a prevenire la diffusione del virus influenzale
  • Manganese – blocca la capacità di replicazione del virus
  • Fermenti latticiLattobacilli e bifidobatteri proteggono l’intestino da batteri e virus patogeni grazie alle loro batteriocine naturali e all’occupazione di nicchie biologiche
  • Echinacea – un potente antivirale per le infezioni respiratorie virali
  • Eleuterococco – attività antivirale radice di eleuterococco
  • Astragalo – ha un’azione antinfiammatoria a livello dei bronchi e una documentata azione antivirale nell’adulto
  • Propoli – uso locale, disinfezione, spray orale, azione antinfluenzale
  • Olio tea treeMelaleucaalternifolia: inibisce la replicazione virale. Si usa spesso per sciacqui, gargarismi, o anche in gocce

È possibile combattere stanchezza e stress a tavola?

Una dieta di segnale apporta leptina all’ipotalamo, stimolandolo a secernere molecole in grado di fare meglio lavorare il surrene (organo produttore di cortisolo e adrenalina). Stanchezza, stress, esaurimento altro non sono che segni di abbattimento surrenale.
Una dieta normocalorica, normoproteica e di alta qualità non può che prevenire e curare stanchezza e stress, a livello centrale.
 
 

Quali sono le regole di base dello stile Gift…

Vediamo una per una le regole alimentari necessarie a mantenere efficace il segnale leptinico al cervello. Vedremo come la elegante complessità del nostro corpo non disdegni di utilizzare segnali cronobiologici (orario pasti), muscolari (masticazione), biochimici e ormonali per raggiungere i propri obiettivi.
 
  • Colazione: il primo prezioso segnale!
  • Corretto bilancio proteico
  • Controllo dell’insulina
  • Masticazione lenta
  • Abbondanza di fibra alimentare
  • Equilibrio ormonale – leptina e ipotalamo
  • Eliminazione cibi spazzatura – qualità del cibo
  • Attività fisica regolare e costante
  • Buon equilibrio psichico
  • Controllo infiammazione e Food sensitivities
  • Assenza di disbiosi intestinale – microbiota
 
L’insieme di questi accorgimenti, ciascuno dei quali richiederebbe una trattazione separata, consente di tornare in forma in salute, mangiando sano ma anche abbondante, eliminando solo grasso e acqua e non muscolo!



Luca Speciani
www.dietagift.it
www.medicinadisegnale.it
www.signalmedicineacademy.com
 
Medico chirurgo – OMCeO MB 3489
Dottore in Scienze Agrarie – Master in Nutrizione e Dietetica
 
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Metabolismo, calorie e stile di vita: mantenere salute e forma fisica senza fatica

È possibile rimanere in forma senza far fatica, senza dover contare le calorie e senza vivere il cibo come fonte di stress? Ebbene sì!Ed è tutta una questione di metabolismo. Attraverso il metabolismo avvengono infatti degradazione e trasformazione chimica e fisica degli alimenti in molecole più semplici, assimilabili poi a livello cellulare. È un insieme di reazioni vitali che ci permette di trasformare il cibo in energia, in combustibile in grado di garantirci funzioni vitali come battito cardiaco, respirazione, sintesi di ormoni ed enzimi e il rinnovamento cellulare.Tutti abbiamo un metabolismo “basale” che dipende da diversi fattori e varia non solo in base a età e sesso, ma anche da asse metabolico, clima e corredo genetico.Siamo esseri meravigliosamente complessi e “unici! È possibile modificare ed “educare” un metabolismo “lento”? Certo!E non solo la quantità del cibo che ingeriamo influenza direttamente il metabolismo: anche – ovviamente! – la qualità gioca un…

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Gestione Covid-19: cosa mi sta succedendo?

Oggi voglio parlare di alcune fasi che possiamo vivere e “attraversare” in questo periodo così pesantemente condizionato dal Corona virus. Molte cose che viviamo non ci inducono infatti una sola e unica reazione – soprattutto se ci riferiamo a eventi complessi e duraturi come può essere un lutto, una malattia, una guerra, una pandemia appunto.

Anche cose “positive” quali una convivenza, un lavoro, il diventare genitori  –  attivano alcuni “processi”.
Varie reazioni quindi, legate alle necessarie elaborazioni, adattamenti, accettazioni e cambiamenti che comportano. Spesso queste fasi si susseguono, ovvero è come se fossimo all’interno di un ciclo in cui ne sperimentiamo diverse, alcune anche più volte, a più riprese.

Ecco le principali che potremmo trovarci a vivere in queste settimane.

Probabilmente all’inizio abbiamo tutti avuto, chi più a lungo chi meno, una fase di incredulità e sbigottimento, negazione – “Non può essere vero! Ma cosa sta succedendo? Non capisco, non è possibile, come può essere…?” – a cui la reazione è stata una certa “latenza” nel cambiare comportamenti e abitudini tendendo a mantenere le nostre abitudini di sempre.

Serve infatti tempo per digerire e capire le informazioni e i mutamenti di azione che talvolta dobbiamo fare, per trasformarli in conoscenza e consapevolezza e quindi per trasferirli anche nel campo del fare e del continuare a fare qualcosa di diverso e nuovo. Questa fase ci protegge anche un po’ dall’angoscia che alcune realtà inevitabilmente ci suscitano. Quanto più le cose che ci richiedono un cambiamento sono veloci, improvvise, inaspettate, tanto più tendiamo a reagire e permanere in questo stadio.

Molte persone stanno vivendo o hanno vissuto una fase di spaesamento e confusione, disorientamento e disorganizzazione: tanto tempo a disposizione ma non riuscire a gestirlo bene, perdere tempo, iniziare varie cose e non concluderle.
Queste alcune esternazioni che esprimono questi vissuti: “Mi pare di correre, correre, ma di stare ferma”; “Mi sento come un criceto su una ruota: giro giro… ma non faccio strada”; “Al mattino mi dico che ho un sacco di tempo per fare un sacco di cose… ma alla sera mi pare di avere le mani vuote”; “Non so proprio cosa fare, come reagire, mi sento proprio confuso, nel caos”.

Paura e preoccupazione

Tanti hanno sperimentato/stanno sperimentando/sperimenteranno fasi di paure e preoccupazioni sia specifiche rispetto alla malattia – “L’ho presa? La prenderò? Come stanno i miei cari? E se si ammalasse mio figlio/mio padre…? Se dovessimo aver bisogno di andare in Ospedale? Se morissi/qualcuno dei miei cari morisse? Oddio mi sono ammalato!”.
E anche, più generali, rispetto alle conseguenze a breve e lungo termine di cosa stiamo facendo per contenere e gestire al meglio il virus: “Quanto durerà? Come farò con la scuola? Cosa ne sarà del mio lavoro? Come faremo a resistere? Come posso farcela se non guadagno? Quando potrò rivedere i miei cari?”.

Rabbia e frustazione

Un’ulteriore reazione/fase può essere la rabbia/frustrazione, un senso di ingiustizia, di torto subito, di danno, di limite imposto, di pretesa che le cose siano come vorremmo o come “dovrebbero” essere: “Non è giusto, perché sta succedendo tutto questo?”, “è insopportabile vedermi privato della minima e normale libertà di muovermi e fare quello che devo/voglio e stare con chi amo!”, “Sono teso, una corda di violino, non poter continuare con la mia vita mi pesa troppo”, “Quest’incertezza mi sta uccidendo”, “è tutta colpa di…”.
Quando la realtà è molto distante dalle nostre aspettative, viviamo le cose come un torto e un’ingiustizia, non abbiamo “sotto controllo” quanto accade e soffriamo l’incertezza… tendiamo a vivere con grande senso di frustrazione, rabbia, irritabilità e irritazione.

Abbattimento e resa

Altra reazione che potremmo vivere è l’abbattimento, la resa, la “sottomissione”, ovvero una reazione più depressiva. Qualcuno di noi starà provando o potrà provare vissuti che hanno a che fare maggiormente con una reazione di tristezza, scoramento e blocco, stallo, sensazione di essere fermo: “Sono bloccato, non mi sento in grado di reagire”, “Passo le ore in silenzio, fermo, con la testa vuota, senza concludere nulla”, “Che senso ha tutto questo? Nessuno, non vale la pena di reagire, sono totalmente in balia di quanto sta accadendo”, “Mi sembra di vivere a rallentatore e dentro ad un incubo, non sarà mai più come prima”.

Anche rispetto alle informazione possiamo avere molte diverse reazioni: anche atteggiamenti opposti e molto distanti tra loro! Ci sarà qualcuno che è sempre attaccato ai mezzi di informazione, alla ricerca costante e spasmodica di aggiornamenti, notizie, novità.
Qualcuno invece che ha selezionato fonti e anche frequenza con cui si aggiorna sulla situazione.
Qualcuno che sin da subito, o dopo aver magari anche vissuto il primo tipo di atteggiamento, è ora distante, si è “saturato” e “bruciato” e scappa a gambe levate quando sente parlare di Covid-19, evita programmi e notizie che parlano della malattia.

Resilienza

Molti si stanno avviando o sono già in una fase di nuova organizzazione, di buon adattamento: o perché riescono a fare più o meno quello che facevano prima – orari e routine quotidiane, studio o lavoro on line – oppure perché si sono adattati con una certa “tranquillità” e “velocità” a fare cose nuove e diverse. A dedicare più tempo e a fare con più calma cose che facevano anche prima. Hanno saputo capire la situazione e comprendere i cambiamenti dovuti, anche i sacrifici e le rinunce necessarie, oltre che gli eventuali “vantaggi” implicati, con consapevolezza, pazienza, disciplina, apertura, fiducia e creatività. Tutti questi atteggiamenti rientrano nel concetto di buon adattamento e resilienza”: la capacità di fronteggiare in maniera positiva eventi negativi, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà e ad eventi avversi, di rimanere se stessi/evolvere anche in circostanze critiche senza “perdere” se stessi.

Nel precedente articolo potete trovare alcuni spunti per rinforzare quest’ultimo atteggiamento.

Ecco inoltre un link per affrontare questa emergenza con gli strumenti dell’Acceptance and Commitment Therapy, di cui ho scritto il mese scorso.

Nuovi filoni 2: l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) – 2a parte

 

 

 

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Indice glicemico e carico glicemico

Si presta sempre più attenzione all’indice glicemico degli alimenti, e spesso si tralascia il carico glicemico. Tuttavia entrambi hanno a che fare con l’assorbimento degli zuccheri nel sangue e il rilascio di insulina: anche se hanno “parametri di misura” diversi, sono strettamente connessi tra loro.   Indice e carico glicemico: quali sono le differenze? Potremmo semplicisticamente considerarli come indicatori di qualità e quantità.     L’Indice glicemico (IG) infatti rappresenta la “qualità” di un alimento: è la capacità di modificare la concentrazione di glucosio dopo un pasto. Chiaro che minore è l’indice glicemico di un alimento, minore è la sua capacità di aumentare i livelli di glucosio nel sangue.   I valori dell’indice glicemico vengono calcolati in riferimento al glucosio, al quale viene assegnato un indice di riferimento IG uguale a 100.Si suddividono in alimenti: a basso IG (IG55) a medio IG (IG tra 56 e 69) ad alto IG…

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Sensibilità al glutine: come quando e perché

Il glutine è composto da gliadine e glutenine. Ed è una proteina presente letteralmente ovunque. Largamente utilizzato in tutti i prodotti industriali per le sue proprietà “addensanti”, ha caratteristiche “collose” che rendono inefficace l’assorbimento e la scomposizione dei nutrienti.E questo in tutti, nessuno escluso. Poi, se ce la vogliamo raccontare, è un’altra storia… Gluten sensibility Il glutine ha ripercussioni negative su tutti. E questo vale proprio per tutti “tutti”, non solo per chi è celiaco o soffre di gluten sensibility – disturbo che ci si porta appresso per tutta la vita, con problematiche non solo a livello intestinale, ma anche di cute e membrane. Il glutine smantella le giunture strette dell’intestino facendo passare oltre la barriera sostanza tossiche: è così che si attiva il sistema immunitario e si scatenano le malattie autoimmuni.E la sensibilità al glutine deriva proprio da una risposta del sistema immunitario. Quindi chi soffre di celiachia o…

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Covid_19: cosa possiamo fare per affrontare queste settimane al meglio

Eccomi qui. Spero anche oggi, e a maggior ragione oggi, di scrivere con umiltà, competenza e responsabilità, per proporre qualche riflessione e spunto pratico per affrontare con una certa serenità e maturità queste settimane di paure, limiti, incertezze, dolore. 
Non entro nel merito del virus, degli aspetti sanitari, politici, economici, ovviamente, ma come sempre in merito a ciò che possiamo fare e che può dipendere da noi.

Cosa possiamo continuare a fare

Nonostante molti limiti e restrizioni possiamo continuare a fare una serie di cose anche in questo tempo così diverso e anomalo. Mantenere le nostre abitudini, ritmi, ritualità ci aiuta ad avere sia un senso di continuità sia un senso di controllo, vissuti importanti per darci sicurezza e stabilità. Cerchiamo quindi di mantenere dove possiamo la nostra routine, magari modificando tempo, modo o strumenti necessari a questo.

Andavamo in palestra?
Cerchiamo di fare attività fisica ed esercizi a casa, in giardino, facendo quello che abbiamo imparato nei nostri corsi, usando le varie app e i tanti video che possiamo recuperare in merito.

Andavamo a bere il caffè dai nostri genitori?
Cerchiamo di sentirli, meglio se con videochiamate e collegamenti video, magari gustandoci un caffe “insieme” da remoto.

Andavamo dall’estetista?
Per come e quanto possibile continuiamo a prenderci cura del nostro corpo anche in questo modo, con un po’ di fai da te guidato (vedi tutorial) o creativo (attenti a non fare danni, però!).

Ci piace leggere, cucinare, guardare la nostra serie TV preferita, pregare, coltivare fiori, studiare, giocare con il nostro cane?
Possiamo continuare a farlo, non tutto ha – perortuna! – dei limiti…

 

Cosa possiamo fare di più/diverso/nuovo?

Se non possiamo più fare certe cose, o le possiamo fare meno, significa anche che abbiamo più tempo a disposizione per…
Ovvero possiamo:

  1. sia fare per più tempo o più spesso o con più calma le cose che facevamo anche prima ma sempre magari un po’ di fretta
  2. sia fare cose diverse, che magari abbiamo posticipato da tempo o non avevamo mai preso in considerazione… Ad esempio possiamo dedicarci ad iniziare nuove cose – ognuno di noi ha ben presente quante volte ha pensato “se avessi tempo farei….” – che ci possono impegnare, dare un senso di potere e controllo, far sentire capaci, dare soddisfazione. Importante è cercare di “integrare” e coltivare questi vissuti (impegno, potere e controllo, efficacia, soddisfazione e piacere), che sono messi a dura prova in questo tempo. Se siamo in casa con i nostri famigliari, ad esempio, questo è un tempo probabilmente in cui si può stare molto più insieme del solito: cosa non sempre e non del tutto automatica o positiva, forse, ma che possiamo vivere come opportunità e occasione, non solo come obbligo e costrizione.

Come ogni cosa, come ogni crisi: è indubbiamente vero che ha un lato della medaglia negativo, doloroso, preoccupante e frustrante, ma è altrettanto vero che come ogni moneta ha almeno un altro lato meno negativo… cerchiamo di giocarcela al meglio! Cerchiamo per quanto possibile di scegliere noi il lato della moneta da tenere in mano a faccia in su! Ad esempio, se è vero che abbiamo bisogno di socialità e possiamo cercare anche in questo tempo di mantenerla (vedi telefonate, videochiamate, messaggi, email, lettere, ad esempio, e dedicarci in modo particolare alle relazioni con quanti sono in casa con noi) possiamo anche riscoprire il silenzio, la solitudine, l’ascolto di noi stessi


Cosa non possiamo fare

Ahimè, moltissime cose ci sono precluse in questo tempo, per impossibilità oggettiva o per dovuta responsabilità e sicurezza. E qui serve davvero lavorare sulla nostra capacità di tollerare la frustrazione, di gestire l’ansia, di accettare. Il dolore e la sofferenza fanno parte della vita, non possiamo toglierle: possiamo solo provare a contenerle e a non aggiungerne di “non necessarie”. Questo per avere energia e strumenti per quelle che sono inevitabili…

Come recita la bellissima preghiera della serenità: “Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza”.

Alcune cose che ci possono aiutare

  1.  stare focalizzati sui motivi e gli scopi dei limiti che viviamo e dei divieti a cui siamo soggetti – quanto più concentriamo lo sguardo sulla meta tanto più la durezza del cammino ha significato e viene meglio sopportata e affrontata con metodo, pazienza e grinta
  2. se siamo persone che tendono a pensare al futuro in termini pessimistici o catastrofici cercare di stare sul presente e non andare oltremodo a pensare al futuro – non sappiamo bene cosa succederà, si naviga a vista, non conviene prendere per vero ciò che può essere un’ipotesi negativa
  3. se siamo persone sufficientemente obiettive e fiduciose e crediamo che non durerà per sempre e non finirà tutto male cercare di stare sul presente e pensare al futuro – avere un senso di fine della fatica e della paura aiuta a sopportarla meglio, a dosare le forze e prendere un ritmo utile
  4. pensare ad altre situazioni “simili” in cui siamo riusciti ad affrontare e superare paure, difficoltà, limitazioni – serve a ricordarci che siamo già stati capaci e in grado, che ce l’abbiamo fatta altre volte, che siamo già riusciti a sopportare e far fronte a sfide difficili e problemi
  5. cercare di “relativizzare” preoccupazioni e problemi, poiché a qualcuno è di aiuto confrontare le pene e sofferenze che sta vivendo con altre ancora maggiori possibili – può sembrare assurdo o banale ma se vediamo che “potrebbe andare anche peggio”, che “c’è chi sta peggio di noi” la nostra situazione può risultare più affrontabile e sostenibile;
  6. focalizzarci sui due aspetti visti in precedenza, ovvero su cosa, nonostante tutto, possiamo fare ancora o di nuovo – come nell’ultimo articolo pubblicato, sull’ACT, ci è molto di aiuto focalizzarci non tanto sul dolore e ciò che non possiamo, quanto sulle scelte e ciò che possiamo e ci dà senso, valore, piacere, potere
  7. non combattere contro l’inevitabile e l’impossibile – cerchiamo di fare le battaglie “giuste” e scegliamoci un nemico “alla nostra portata”, non ingaggiamo una guerra contro chi/cosa non possiamo contrastare/modificare, ci faremo male per nulla
  8. non tutto ciò che non possiamo fare per forza ci manca, è un’assenza dolorosa, ne avremmo bisogno – cerchiamo quindi di discriminare cosa veramente ci manca e ci addolora, cosa invece, anche se ora non possiamo più accedervi, non è una priorità, una cosa importante per noi, forse nemmeno una cosa necessaria o utile

Come sempre, provate a usare qualche spunto, spero vi possa essere di aiuto! Nel prossimo articolo affronteremo gli aspetti della gestione della paura, dello stress e della malattia, del lutto.

Un carissimo saluto a tutti, vi lascio con una poesia di Kitty O’Meary 

E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò
E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente
E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva in modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore, anche la terra cominciò a guarire
E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro”.

 

A questo link la “Guida anti stress” dall’Ordine degli psicologi per affrontare al meglio questo periodo di stop forzato.
file:///Users/monique/Downloads/Guida-anti-stress-per-i-cittadini-in-casa.pdf.pdf

Lifestyle, myLIFESTYLE, To Be Woman

Da momenti di crisi nascono le vere opportunità

Stiamo vivendo un momento davvero surreale: tutto il mondo si è fermato. Tutti, nessuno escluso.
Ricchi, poveri, belli, brutti, sani o malati: Covid-19 non guarda in faccia nessuno. Siamo tutti uguali davanti a questa “tempesta” che ha stravolto le nostre vite, le nostre abitudini, il nostro modo di amare, stare insieme e vivere il mondo
Questo mondo a cui abbiamo chiesto tanto, sicuramente troppo.
E che ora si sta riappropriando della propria natura.

Il mondo si è fermato

Il mondo si è fermato: o meglio, l’uomo si è fermato.
E questo sta permettendo alla Terra di respirare – finalmente!
L’altra faccia della medaglia di questa situazione così drammatica ha quindi anche un risvolto positivo.
Ed è lì che dobbiamo guardare, nonostante i morti e nonostante il collasso del sistema sanitario. Con speranza e fiducia.
Perché è proprio da ogni crisi – lo sosteneva pure Einstein! – nascono le migliori opportunità.
Opportunità che si possono cogliere solo se è in grado di “vederle” e “sentirle”.
Ed è in quest’ottica che sarebbe utile riprogrammare la nostra natura umana: ricalibrare pensieri e abitudini, e modificare radicalmente il nostro approccio all’altro e al mondo che abitiamo.
In nome di un “less is more” che qui calza davvero a pennello!
Da tutta questa situazione sarebbe opportuno imparare qualcosa, e impararlo davvero…
Può essere che ne usciremo tutti “ridimensionati“… anzi sarebbe davvero auspicabile! Per noi stessi e per il genere umano intero.
Magari impareremo a vivere con meno e “meglio”. Impareremo a dare il giusto valore a cose, tempo e persone.
Questo perlomeno sarebbe in grado di garantirci un futuro migliore.

Possiamo fare meglio di come abbiamo fatto sino ad ora

 
E se doveva essere una pandemia a farcelo capire, poco importa…
L’importante è che da questa situazione riusciamo a trarre qualcosa di positivo, qualcosa di utile per la sopravvivenza della nostra specie, nel rispetto di Madre Natura e dell’uomo.
Più rispetto non solo per la Natura, ma anche per noi stessi.
Più rispetto per quella che è la nostra vera natura, che ci vuole flessibili e aperti ai cambiamenti. Natura che, con tutte le comodità a cui siamo abituati, abbiamo completamente dimenticato.
Forse sarà l’occasione giusta per imparare ad amarsi e “ascoltarsi” davvero.
Anche se questo implica una revisione di valori e convinzioni… e un gran bel lavoro di crescita personale. Ma questo è esattamente quello a cui siamo chiamati: tutti, nessuno escluso. Oggi più che mai.
Per un mondo migliore e un futuro migliore.
 
Essere Mamma, Interview, Lifestyle, Mum's Life, To Be Woman

Chetogenica: pro e contro in gravidanza

La gravidanza è un momento molto delicato per il corpo di una donna: l’asse metabolico si trasforma e questo influisce a cascata su livelli ormonali, metabolismo, umore e conformazione fisica.
Il corpo cambia e si adatta per accogliere una nuova vita: la ricerca di un nuovo “equilibrio” va gestita correttamente, con strumenti efficaci e informazioni corrette.
A partire dall’alimentazione, che è molto importante “prima”, ma diventa ancora più fondamentale “durante”.

Perché se è vero che non è necessario mangiare per due, è altrettanto vero che è indispensabile alimentarsi correttamente, per poter dare tutte le sostanza nutritive necessarie ad un corretto sviluppo del feto.
Nel rispetto di se stesse e della vita che si porta in grembo.

È sempre un piacere scambiare due chiacchiere con il Dottor Gennaro Ippolito, Consulente nutrizionale & farmaceutico: per questo abbiamo scelto di intervistarlo nuovamente e sciogliere alcuni dubbi – e allo stesso tempo avere chiarimenti! – sulla strategia alimentare migliore in gravidanza.

Dottore, ormai è sfatato il mito che in gravidanza sia necessario “mangiare per due”: qual è secondo Lei la strategia alimentare migliore?

Da sempre la medicina ha cercato di dare risposte quanto più esaurienti possibili, sempre mirate ad una diversificazione alimentare idonea a soddisfare le più esigenti funzioni biochimiche fetali e della madre. Non esistono formule magiche, ma criteri razionali che ci portano a non avere dubbi al riguardo: regimi alimentari idonei ed opportunamente equilibrati – sia in termini di macro che micronutrienti – risultano fondamentali per un corretto sviluppo fetale.

Quali sono i macronutrienti a cui non si può assolutamente rinunciare per un corretto sviluppo del feto?

Sembrerebbe una domanda retorica, perché ne sentiamo e leggiamo tante da diverse fonti. In realtà non esistono nutrienti da privilegiare in senso assoluto: la natura, il nostro organismo e la vita stessa sono un perfetto bilanciamento di chimica che, nel nostro organismo, si traduce in energia, da diversi elementi della materia. Tutte le sostanze nutritive sono importanti, motivo per cui, eliminare o ridurre drasticamente un attivo a discapito di un altro risulta altamente inopportuno: la “ratio” è nella giusta proporzione. In termini di macronutrienti, un regime alimentare idoneo si potrebbe schematizzare in questo modo: 45-55% in carboidrati, proveniente da fonti alimentari naturali ed integrali “non raffinati” – e di cui il 10% sia costituito da carboidrati semplici. Un apporto proteico nella misura massima del 15%, principalmente animale e quindi altamente biodisponibile: privilegiando l’alta qualità, ovvero bestiame allevato al pascolo e non da allevamenti intensivi. Particolare riguardo va alle carni bianche – 75%. Come grassi, il consumo deve essere pari al bilanciamento calorico totale, ed è opportuno prediligere anche qui la qualità: principalmente Monoinsaturi, PUFA ed Omega3 (EPA e DHA), cercando di ridurre notevolmente le fonti di omega6, margarine o idrogenati. In termini di micronutrienti, gli attivi particolarmente interessanti sono i folati, sia per le funzioni metaboliche sulla catena respiratoria e sia per la prevenzione del distacco placentare e di malformazioni fetali come la spina bifida. Da non sottovalutare però anche la vitamina D – fondamentale nel metabolismo osseo e non solo – lo Iodio, inositolo, vitamina B7 per la prevenzione delle anomalie del tubo neurale. Ed per ultimi, ma non meno importanti, e nei rispettivi dosaggi: elettroliti calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo.

Gravidanza e chetogenica: i pro e i contro. Può essere utile un approccio “misto” che preveda Paleo, Chetogenica e Low Carb?

Tutte le diete che prevedono una restrizione degli apporti di carboidrati sono definite “low carb”. Tendenzialmente i regimi paleo, chetogenici in senso lato (vlckd, atkins, blackburn, Dukan – quest’ultimo si presta ad essere eseguito sia in modalità chetogena che non) sono tutti profili alimentari che prevedono una limitazione dei carboidrati. Le diete chetogeniche rappresentano una estremizzazione dei regimi low carb: in esse infatti le percentuali di carboidrati tendono ad abbassarsi ulteriormente, fino a raggiungere la soglia dei 15-20 gr/die. Parlare di approcci multipli in tal senso credo sia un errore, in quanto ci ritroveremo in una situazione nutrizionale analoga, con una unica eccezione: il diverso quantitativo di zuccheri introdotti, con o senza l’induzione dello stato di chetosi. Volendo essere più diretto, mi permetto di formulare una domanda: i regimi chetogenici sono consigliabili in gravidanza? Qui centriamo il discorso, e cerchiamo di dare una risposta seria (rispetto a tutte le frottole ed insidie che la rete, i media e i falsi guru ci propongono proiettandoci in una dimensione fuorviante): “NO! SONO ASSOLUTAMENTE DA ECSLUDERE”. I carboidrati, contrariamente a quello che si legge, non rappresentano il male assoluto; prodotti di qualità, non lavorati industrialmente e nelle opportune proporzioni, consentono di soddisfare le normale esigenze biologiche con la dovuta ottimizzazione. Basti pensare che l’assorbimento di molti nutrienti aumenta la propria biodisponibilità in presenza di glucidi, i polisaccaridi svolgono un effetto probiotico preservando la flora batterica intestinale e modulando la sua permeabilità. Le fibre alimentari stesse non sono altro che dei glucidi complessi non assorbibili, di cui tutti noi conosciamo gli effetti benefici sul transito e non solo (anche nei regimi chetogenici le fibre, ossia carboidrati complessi vengono utilizzati tranquillamente!). Da considerare inoltre, che un eventuale regime chetogenico in gravidanza, è possibile intraprenderlo qualora vi siano delle condizioni patologiche tali da ritenerlo indispensabile e sul quale ci sia un costante monitoraggio clinico. Nella letteratura scientifica non esistono studi di sicurezza a tale proposito; vengono riportati solo 2 studi a livello mondiale nei quali a mamme epilettiche farmacoresistenti è stata permessa la continuazione della gravidanza in stato di chetosi. Nel periodo gravidico non è stata evidenziata nessuna “sofferenza” o malformazione fetale. Molto più difficile risulta rispondere se preferire regimi low carb non chetogenici normo proteici (paleo et similia). In realtà voglio far riflettere il lettore su un aspetto fondamentale: a cosa possiamo paragonare un low carb – ossia una limitazione all’uso dei carboidrati? Cos’è una dieta mediterranea? Oggigiorno, sempre più evidenze ci fanno notare che una diminuzione degli zuccheri dalla nostra dieta comporta benefici all’intero organismo. Siamo d’accordo! Ma limitarsi rispetto a cosa: la mediterranea è errata? Leggendo su varie riviste o siti, quest’ultima viene sempre più demonizzata, in quanto prevede livelli altissimi di carboidrati che predispongono a diverse patologie metaboliche. Tuttavia, quasi sempre, l’attenzione risulta defocalizzata dal problema: in realtà sovente più persone a tavola hanno un concetto aberrato di alimentazione mediterranea! Profili alimentari con il 75-85% di carboidrati non sono regimi mediterranei, ma sono la rappresentazione di follie alimentari collettive, che hanno comportato un incremento di patologie quali diabete, obesità, dislipidemie, neuropatie, cardiopatie. Ma che nulla a che vedere con una sana nutrizione. Mi sembra razionale, a questo punto, far notare che una riduzione dei carboidrati evidenzi uno stato di benessere maggiore, come del resto possiamo riscontrare statisticamente nella popolazione sarda, che rappresenta il popolo con il più alto indice di longevità in Europa ed il cui costume alimentare tende ad avvicinarsi a quello simil-mediterraneo. Concludo questa domanda con una semplice osservazione: quando ci sediamo a tavola, quando compriamo i cibi, quando guardiamo le pubblicità, cerchiamo di riflettere: informiamoci con intelligenza, leggiamo le etichette, cerchiamo di cucinare i cibi nelle forme e nei modi salutari. Noteremo in tempi brevi, a prescindere dai vari regimi alimentari, una diminuzione dei sintomi da eventuali patologie, un benessere psico-fisico generale, e il tutto si tradurrà in un aumento considerevole della qualità di vita.

 

Alimentazione e Salute, Food Therapy, To Be Good

Fai il pieno di Vitamina C con gli agrumi!

Per supportare correttamente il sistema immunitario gli agrumi sono fondamentali: tutti sappaimo che sono ricchi in vitamina C, tuttavia altre caratteristiche li rendono essenziali e così importanti. Sono infatti fonte di  vitamina PP – niacina – vitamina A e del gruppo B.
Contengono molta acqua e acido citrico, e hanno davvero pochissime calorie e un bassissimo indice glicemico. Questo li rende perfetti anche per chi ha problemi di diabete o insulino resistenza.

Della famiglia degli agrumi fanno parte: limoni, pompelmi, arancie, mandarini e mandaranci, bergamotto e cedro. Qui ne abbiamo scelti due: limone e pompelmo. 

E viste tutte queste fantastiche proprietà… con un po’ di fantasia in cucina possiamo inserirli anche al di fuori dei canonici snack!
Ecco qualche spunto;)

 

Limone

Più che un alimento, può essere considerato un vero e proprio rimedio naturale: ricco di sali minerali e oligoelementi. ha grandi quantità di vitamine B1, B2 e B3, carotene, vitamina A, e naturalmente vitamina C.

Ha proprietà battericide, antisettiche e antitossiche: ha il potere di essere un forte alcalinizzante, e questo lo rende un alimento davvero unico e irrinunciabile.

Favorisce la digestione ed è un valido supporto per il fegato.
Ricco di potassio, svolge un ruolo determinante nell’omeostasi dell’organismo regolandone il battito cardiaco e contrastando l’azione del sodio – e riducendo così la pressione arteriosa.

Abbassa i livelli di colesterolo e contrasta la formazione di calcoli. favorendone l’eliminazione qualora fossero presenti.

Pulisce in profondità la pelle, tant’è che può essere ustilizzato – con le dovute accortezze – anche come tonico astringente.

Spunti in cucina

Possiamo utilizzarlo in abbinata al rosmarino per una tisana dal potere altamente detossinante e diuretico: da bere durante la giornata a piacere.

 

Pompelmo

Il pompelmo protegge lo stomaco, depura il fegato, aiuta il corpo a smaltire grassi e tossine, a digerire meglio le proteine e abbassa il colesterolo. Anche questo agrume è ricco di fibre, flavonoidi, Vitamine A, B, C e pectine.

Non mancano i sali minerali – tra cui potassio e magnesio, fosforo, calcio – e l’elevata concentrazione di vitamina C aiuta a sostenere in maniera forte il sistema immunitario.
Presenti anche vitamina A e vitamine del gruppo B, mentre tra i flavonodi, il più abbondante presente nel pompelmo è la naringenina, che ha effetto bioattivo sulla salute con attività antiossidante e antitumorale.

Potente drenante, ha una forte azione bruciagrassi, e questo lo rende amato da moltissime donne;)

Aiuta a combattere le infezioni polmonari e sembra favorire anche il sonno. Questo essendo un’ottima fonte di triptofano, che va ad aiutare quando ci sono problemi di insonnia. 

In caso di diabete,  contribuisce ad evitare picchi glicemici.

Attenzione solo all’interazione con alcuni farmaci come statine, chemioterapici e antibiotici! … Per il resto, via libera a questo strepitoso agrume dal gusto agrodolce inimitabile;)

Spunti in cucina

Possiamo provare a sperimentare il gusto “agrodolce” del pompelmo ad esempio in abbinata ad un risotto… per stupire i palati più esigenti;)

Lifestyle, myLIFESTYLE, To Be Woman

Autofagia e longevità

L’autofagia promuove meccanismi di regolazione biologica che contrastano l’invecchiamento e promuovono la disintossicazione dell’intero organismo, regalandoci longevità e salute.
È un processo del tutto naturale caratteristico della biologia delle nostre cellule: ha qualcosa di magico e ci fa capire quanto meravigliosi siano i nostri meccanismi di regolazione interna.

 

Autofagia e restrizione calorica

L’autofagia può essere considerata a tutti gli effetti un “ringiovanimento cellulare”: è infatti il principale meccanismo di degradazione di organelli, proteine e parti della membrana cellulare danneggiati dallo stress ossidativo. È un processo indispensabile che, soprattutto durante la restrizione calorica, procura all’organismo le sostanze necessarie attraverso la degradazione di quello che “non funziona più”: di quello che è danneggiato e meno performante. Della serie: nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!
Le cellule attraverso l’autofagia distruggono le loro componenti danneggiate digerendole. In poche parole è una selezione naturale messa in atto per far sopravvivere solo le cellule più forti. È la legge di convenienza biologica, per cui sopravvivono solo le cellule più forti e sane.

E la magia è proprio qui: è chiaro come un turn over costante sia in grado  quindi di garantirci un ottima autopulizia e una duplicazione di cellule sane. Le nostre cellule si riproducono a velocità elevata in continuazione: fare una scrematura, e dare la possibilità solo alle cellule sane e forti di riprodursi… non è cosa da poco. È il nostro “lasciapassare” per salute e longevità.

Cibi autofagici

Insieme alla sana abitudine di praticare regolarmente la restrizione calorica, è utile inserire nella propria strategia alimentare anche i cosidetti cibi “autofagici”.

I cibi autofagici più importanti sono noci, cacao, olio d’oliva, succo di una rossa, té verde, caffè, sedano, radicchio rosso, fragole, curcuma, peperoncino, cipolla rossa.
In particolare il succo d’uva rossa è ricco di resveratrolo, inibitore della proteina pro-infiammatoria interleuchina-6 – normalmente presente nel sistema immunitario e i cui alti livelli sono associati a bassa sopravvivenza in persone con patologie importanti a carico. Il resveratrolo è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari per le sue qualità antiossidanti che lo rendono vera e propria fonte di giovinezza. Attiva il recettore degli estrogeni senza stimolare tuttavia la proliferazione cellulare.

Che dire, gli strumenti ci sono e li abbiamo: è davvero tutto nelle nostre mani!

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