Spesso ci ritroviamo a mangiare senza motivo, e – cosa molto più importante – ancora più spesso non ne abbiamo consapevolezza, non ce ne rendiamo conto. 
Sarebbe invece fondamentale saper riconoscere la fame vera dalla fame emotiva. Abbiamo intervistato la Dott.ssa Laura Bulsis per capire meglio quali sono i meccanismi che scattano quando non siamo consapevoli del nostro rapporto con il cibo.

La Dott.ssa Laura Bulsis è psicologa clinica e psicoterapeuta presso la casa di cura “Parco dei Tigli”, ed è specializzata in dipendenze e new addiction. Formata in sessuologia clinica, insieme al Dott. Filippo Broccadello segue i corsi di gruppo “Una sana tentazione” dedicati proprio ad affrontare le dinamiche del rapporto che abbiamo con il cibo.

Dott.ssa, cos’è la fame emotiva?

La “fame emotiva” OVVERO “la situazione vissuta da quelle persone che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per far fronte alle emozioni che ogni giorno incontrano”.

Qual’è la differenza tra fame vera e fame emotiva?

La differenza è una sensazione che coincide con la necessità reale di mangiare.
Viene innescata dall’ipotalamo in cui sono presenti i centri nervosi che controllano la fame e la sazietà.
La fame fisiologica nasce piano e aumenta gradualmente e presenta sintomi fisici specifici; la fame emotiva scoppia all’improvviso con un’elevata intensità e non presenta sintomi fisici specifici.
La fame fisiologica è più sopportabile della fame emotiva che richiede invece un’immediata soddisfazione con il cibo. La fame fisiologica è un bisogno concreto del corpo, che una volta soddisfatta la necessità, interrompe lo stimolo e comunica sazietà. La fame emotiva invece è più difficile da calmare, perché pur placandola con il cibo tende a ripresentarsi a picchi perché deriva da un bisogno psicologico.
La fame emotiva a differenza di quella fisiologica è selettiva e spinge a ricercare alimenti graditi.

Come si può imparare a riconoscerla?

Acquisendo consapevolezza del qui ed ora chiedendosi, mentre si assume cibo, qual’è la spinta che mi attiva a mangiare.
Se il sintomo è fisico significa che siamo davanti ad una vera e propria fame fisiologica. Se invece notiamo una piccola o grande alterazione dell’umore allora è fame emotiva.

E come imparare a gestirla?

Una volta riconosciuta, la fame emotiva andrebbe gestita attraverso un’ adeguata identificazione dell’emozione che la genera, la focalizzazione del reale momento di disagio associato alla conoscenza dell’autimatismo che spinge ad attribuire al cibo una funzione terapeutica (anti stress, anti noia, anti tristezza), quando in realtà non è così. La fame emotiva andrebbe sostituita con un altro comportamento utile allo scarico emotivo. Ad esempio se sono agitato posso provare a parlare con un’amica, se sono triste posso fare o progettare un cosa piacevole, se sono arrabbiato lo sport potrebbe aiutarmi – anche una semplice passeggiata!

Perché spesso anche se non ce ne rendiamo conto, siamo sopraffatti da una fame che in realtà fame proprio non è?

Il motivo passa attraverso la difficoltà delle persone nel riconoscere il modo adeguato le emozioni e dalla necessità di uscire, immediatamente, da uno stato di disagio. Bisogna riconoscere che “lo star meglio” non può essere delegato a qualcosa – cibo – solo perché a nostra disposizione subito, ma va costruito. Le emozioni, soprattutto quelle negative, non scompaiono, vanno gestire e “sopportate”, poi si affievoliranno e diventeranno più tollerabili. In fine l’eccessiva esposizione e disponibilità di cibo può alimentare tale comportamento.

Dove possiamo ricercare i motivi della fame emotiva?

La fame emotiva può essere occasionale e risolversi senza una reale difficoltà; quando tuttavia la persona perde il controllo su di sé, mangiando quando non vorrebbe o sentendosi in colpa per averlo fatto, sarebbe opportuno domandarsi se stiamo veramente bene.
I motivi di tale comportamento vanno ricercati dentro di noi, senza paura di farsi delle domande scomode o di perdere un equilibrio che forse sta già dando i primi segni di non essere così stabile.