C’è una grande differenza tra mangiare e mangiare consapevolmente. Una differenza che non implica rinunce bensì scelte. Scegliere un alimento piuttosto che un altro, scegliere di mangiare per vera fame o mangiare per gola. Ma scegliere. Ed esserne consapevoli fino in fondo.
Fino ad un mese fa, per quanto il mio stile di vita e le mie abitudini alimentari fossero qualitativamente migliori rispetto alla norma, non ero forse realmente consapevole e in ascolto. Dei bisogni reali del mio corpo e degli impulsi esterni che – soprattutto inconsciamente – ci riportano a galla emozioni e conseguente perdita di controllo.

Emozioni e cibo

Che ci piaccia o no, il cibo è strettamente legato alle emozioni: spesso e volentieri è un nutrirsi di qualcos’altro. Ma non è un ragionamento scontato, e la dinamica difficilmente ci è chiara subito.
Personalmente mi è servito un corso, che però definirei più percorso. Un percorso attraverso le sfaccettature delle emozioni legate alle nostre abitudini – consce o inconsce – alimentari

La mia era inizialmente curiosità: mi ha mosso non tanto la necessità di perdere peso – fortunatamente con rigore e disciplina rientro nella fascia normo peso – ma piuttosto la voglia di approfondire delle tematiche che ritengo necessarie per la mia salute.
Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi due anni è proprio che il primo aspetto che dobbiamo curare se abbiamo a cuore la nostra salute, è l’alimentazione. Senza se e senza ma. A volte le patologie che ci investono come fulmini a ciel sereno si rivelano in realtà grandi opportunità per cambiare. Radicalmente. E aprire gli occhi.
Pensavo sarei tornata a casa solo con qualche info in più, essendo già attenta e appassionata di alimentazione e salute. In realtà ho avuto molto di più.

Con il supporto di nutrizionista e psicologa – Dr Filippo Brocadello e Dott.ssa Laura Bulsis – sono state analizzate tutte le pessime abitudini che legano, anche e soprattutto socialmente, il nostro rapporto con il cibo.
Frustrazione, dolore, noia, stanchezza. Tanti sono gli stati d’animo che influiscono direttamente sul nostro approccio al cibo.
Ecco perché bisogna come prima cosa riconoscere lo stato emotivo in cui ci troviamo, per capire a cosa stiamo rispondendo e come.
Troppo spesso il cibo diventa pretesto e risposta ad un bisogno emotivo, e non il bisogno reale di sfamare il nostro corpo.

Scegliere ci rende liberi

Grazie a questo percorso, della durata di un mese circa, ho capito realmente come distinguere dove arriva la fame, e dove invece le mie emozioni. Non sempre è facile – anzi! – ma raggiungere quanto meno la consapevolezza di quello che si mangia e perché è il primo passo verso la felicità. E non sto esagerando. È una felicità che sa di libertà, perché poi viene naturale sradicare le vecchie abitudini – sbagliate e nocive – e raggiungere un benessere reale a 360°.

Partivo avvantaggiata, se non altro per la parte relativa al mangiar sano. La mia patologia mi impone un regime ferreo privo di qualsiasi cibo spazzatura, quindi mi mancava solo l’approfondimento del lato emotivo.
Posso dire di essere soddisfatta, e ancora più consapevole. Consapevole che sto preservando la mia salute e le mie non sono rinunce, ma scelte. Scelte corrette che ora veicolo ancora meglio distinguendo il senso del piacere dal senso di frustrazione.

Certo, il bello – e difficile – arriva ora: mantenere i risultati e assodare uno stile di vita che si sta rivelando corretto per me e la mia salute. 
Ma sono sulla buona strada, mi sento forte. Libera e felice.

E tu, come ti senti?
Ti sei mai fermato a pensare perché e come mangi?