C’è una grande differenza tra mangiare e mangiare consapevolmente. Una differenza che non implica rinunce bensì scelte. Scegliere un alimento piuttosto che un altro. Scegliere di mangiare per vera fame o mangiare per gola. Ma scegliere. Ed esserne consapevoli fino in fondo.
Fino a qualche anno fa, per quanto il mio stile di vita e le mie abitudini alimentari fossero qualitativamente migliori rispetto alla norma, non ero forse realmente consapevole e in ascolto. Dei bisogni reali del mio corpo e degli impulsi esterni che – soprattutto inconsciamente – spesso e volentieri riportano a galla emozioni e conseguente perdita di controllo.

Emozioni e cibo

Che piaccia o no, il cibo è strettamente legato alle emozioni: spesso e volentieri è un nutrirsi di qualcos’altro. Ma non è un ragionamento scontato, e la dinamica difficilmente ci è chiara subito.
Personalmente mi è servito un percorso personale di prove ed errori. Un percorso attraverso le sfaccettature delle emozioni legate alle abitudini – consce o inconsce – alimentari

La leva motivazionale non era legata ad una necessità di perdere peso – fortunatamente con rigore e disciplina rientro nella fascia normo peso – piuttosto alla voglia di approfondire alcune tematiche che ritengo necessarie per la mia salute.
Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi due anni è proprio che il primo aspetto che dobbiamo curare se abbiamo a cuore la nostra salute, è l’alimentazione. Senza se e senza ma. A volte le patologie che ci investono come fulmini a ciel sereno si rivelano in realtà grandi opportunità per cambiare. Cambiare radicalmente e aprire gli occhi.

È opportuno analizzare tutte le pessime abitudini che legano, anche e soprattutto socialmente, il nostro rapporto con il cibo.

Frustrazione, dolore, noia, stanchezza. Tanti sono gli stati d’animo che influiscono direttamente sull’approccio al cibo.
Ecco perché è utile come prima cosa riconoscere lo stato emotivo in cui ci troviamo, per capire a cosa stiamo rispondendo e come.
Troppo spesso il cibo diventa pretesto e risposta ad un bisogno emotivo, e non il bisogno reale di sfamare il nostro corpo.

Scegliere rende liberi

Grazie al mio percorso personale fatto di prove, errori e tanto studio, ho capito realmente come distinguere dove arriva la fame, e dove invece le mie emozioni. Non sempre è facile – anzi! – ma raggiungere quanto meno la consapevolezza di quello che si mangia e perché è il primo passo verso la felicità. E non sto esagerando. È una felicità che sa di libertà, perché poi viene naturale sradicare le vecchie abitudini – sbagliate e nocive – e raggiungere un benessere reale a 360°.

La mia patologia impone un regime ferreo privo di qualsiasi cibo spazzatura, tuttavia l’approfondimento del lato emotivo si è rivelato fondamentale.
Posso ad oggi dire di essere soddisfatta, e ancora più consapevole. Consapevole che sto preservando la mia salute e le mie non sono rinunce, ma scelte. Scelte corrette che ora veicolo ancora meglio distinguendo il senso del piacere dal senso di frustrazione.

Certo, il bello – e difficile – arriva dopo: mantenere i risultati e assodare uno stile di vita che si sta rivelando corretto per me e la mia salute. 
Ma sono sulla buona strada, finalmente oggi mi sento forte. Libera e felice.

E tu, come ti senti?
Ti sei mai fermato a pensare perché e come mangi?